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La Storia Di Santa Felicita…Il Martirio

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Santa Felicita e i suoi sette figli, un inno al coraggio e alla fede incrollabile di fronte al martirio, celebrati il 10 luglio.

L’Imperatore, scoprendo il processo, riconosce una forza soprannaturale nelle parole di Santa Felicita e dei suoi figli. In preda all’ira, ordina che tutti siano consegnati ai carnefici per il martirio. Nonostante la notizia, Santa Felicita si dimostra serena e incoraggia i suoi cari, invitandoli a non temere i tormenti e a mantenere lo sguardo rivolto al cielo, dove li attende Gesù con un premio eterno.

Né minacce né seduzioni riuscirono a far vacillare la fede di Felicita e dei suoi figli. L’Imperatore, frustrato, ordina di disperderli in diverse località, infliggendo loro vari tormenti. Nonostante le sofferenze, nessuno dei sette rinunciò alla propria fede, affrontando con coraggio le morti violente: Gennaro morì colpito da sferze, Felice e Filippo furono uccisi a colpi di clava, mentre Silvano cadde dalla rupe Tarpea; Alessandro, Vitale e Marziale furono decapitati.

Santa Felicita, con eroico coraggio, assistette ai martìri, esortando il piccolo Marziale a non temere i carnefici e ad accettare la morte con serenità, per poterlo rivedere insieme ai fratelli in Paradiso. La sua dolcezza lo convinse ad affrontare il martirio, unendosi così ai suoi cari già accolti in cielo.

Il calendario romano celebra il martirio dei sette fratelli il dieci luglio 162. La loro madre subisce la sorte simile il ventitré novembre dello stesso anno. Santa Felicita è trattata come un fiore reciso, subendo l’ultimo supplizio con la decapitazione. La sua sofferenza è ora fisica, dopo aver portato nel cuore il dolore per la morte dei figli. La sua resilienza la porta a diventare, con i suoi figli, un simbolo eterno di gloria nel Paradiso.

Riferimento autore: Emilio Martorelli.

L’Imperatore prende visione del processo e scorge che tanta forza non può venire dalla semplice natura umana; una forza soprannaturale ha messo tanta saggezza e prontezza nelle labbra di quei giovani. Per questo egli è maggiormente adirato contro l’intera famiglia di S. Felicita e vuole subito toglierla. Quindi dà ordine che tutti i figli siano consegnati ai carnefici per il martirio.

La notizia non turbò la madre; anzi, ai figliuoli prossimi al martirio rivolge queste ultime parole: “Ecco, miei cari, giunta finalmente l’ora del combattimento. Non temete i tormenti, siano anche i più atroci. Tenete i vostri occhi rivolti al cielo ed intanto riflettete che quel Gesù che ha dato la sua vita per noi ci attende per darci il premio incommensurabile. Riflettete inoltre che i tormenti di quaggiù sono di pochissima durata, mentre il premio celeste è eterno.

Coraggio dunque, miei cari figli, offritevi al Signore che nella sua bontà e misericordia vi renderà di nuovo più vaga, più lucente e gloriosa quella vita che ora per amor suo generosamente perdete. Andiamo dunque, figliuoli, ed il Signore ci benedica in eterno.”

Né la seduzione, né le minacce avevano vinto Felicita e i suoi figli; perciò l’Imperatore li affida ai giudici perché li portino nelle più diverse località ed ivi con diversi tormenti li facciano perire tutti. Di sette neppure uno venne meno, ma tutti, incoraggiati dalle ultime parole della mamma, affrontarono sereni il diverso martirio.

Gennaro peri sotto i colpi di sferze di piombo; Felice e Filippo furono uccisi a colpi di clava; Silvano fu precipitato con la testa all’ingiù nella rupe Tarpea; Alessandro, Vitale e Marziale furono decapitati.

La madre con eroico coraggio assistette a tutti e si racconta che quando fu all’ultimo, siccome il giudice tentava ancora di farla apostatare, lacrimando disse al piccolo Marziale: “Figliuolo mio, abbi pietà di me che ti ho allevato con pane e sacrifici. Rammenta che il nostro buon Dio ci ha creati per il Paradiso, non per gli onori e per i beni di questa terra.”

Non avere alcun timore dei carnefici, anzi renditi degno dei tuoi fratelli che già stanno lassù a godere dei beni ineffabili. Accetta anche tu volentieri la morte, onde anche tu abbia parte con loro ed io poi abbia la consolazione di trovarmi insieme con tutti voi. Sì, figliuolo mio carissimo, dammi questa consolazione. Vedi, i tuoi fratelli ti aspettano ansiosamente in Paradiso. Gesù già ti presenta una corona di gloria e di eterna ricompensa.”

Marziale, con dolce sorriso, accoglie le parole della madre ed insieme la dolce morte che lo riunisce ai fratelli. Sebbene i sette fratelli fossero stati martirizzati in località diverse, il calendario romano pone il loro martirio in uno stesso giorno, il dieci luglio dell’anno 162. Il martirio della mamma avvenne il ventitré novembre dello stesso anno.

Per altri quattro mesi ella fu tenuta nel carcere e fu ancora tentata all’apostasia, ma, vistala dura ed irremovibile, le tagliarono la testa e le strapparono il cuore. Dopo aver subito per sette volte il martirio dei figli nel cuore, subisce ora il martirio nel suo corpo. Come il fiore reciso due volte dalla falce, Felicita cade onusta di grazie e di virtù, e quei figli che per lei furono sulla terra aiuola di fiori da coltivare, sono ora nel cielo diadema di gloria immortale.

Riferimento autore: “Santa Felicita e sette figli M. M. Protettori di Collarmele” a cura di Emilio Martorelli.

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L’Imperatore prende visione del processo e scorge che tanta forza non può venire dalla semplice natura umana; una forza soprannaturale ha messo tanta saggezza e prontezza nelle labbra di quei giovani. Per questo egli è maggiormente adirato contro l’intera famiglia di S. Felicita e vuole subito toglierla. Quindi dà ordine che tutti i figli siano consegnati ai carnefici per il martirio.

La notizia non turbò la madre; anzi, ai figliuoli prossimi al martirio rivolge queste ultime parole: “Ecco, miei cari, giunta finalmente l’ora del combattimento. Non temete i tormenti, siano anche i più atroci. Tenete i vostri occhi rivolti al cielo ed intanto riflettete che quel Gesù che ha dato la sua vita per noi ci attende per darci il premio incommensurabile. Riflettete inoltre che i tormenti di quaggiù sono di pochissima durata, mentre il premio celeste è eterno.

Coraggio dunque, miei cari figli, offritevi al Signore che nella sua bontà e misericordia vi renderà di nuovo più vaga, più lucente e gloriosa quella vita che ora per amor suo generosamente perdete. Andiamo dunque, figliuoli, ed il Signore ci benedica in eterno.”

Né la seduzione, né le minacce avevano vinto Felicita e i suoi figli; perciò l’Imperatore li affida ai giudici perché li portino nelle più diverse località ed ivi con diversi tormenti li facciano perire tutti. Di sette neppure uno venne meno, ma tutti, incoraggiati dalle ultime parole della mamma, affrontarono sereni il diverso martirio.

Gennaro peri sotto i colpi di sferze di piombo; Felice e Filippo furono uccisi a colpi di clava; Silvano fu precipitato con la testa all’ingiù nella rupe Tarpea; Alessandro, Vitale e Marziale furono decapitati.

La madre con eroico coraggio assistette a tutti e si racconta che quando fu all’ultimo, siccome il giudice tentava ancora di farla apostatare, lacrimando disse al piccolo Marziale: “Figliuolo mio, abbi pietà di me che ti ho allevato con pane e sacrifici. Rammenta che il nostro buon Dio ci ha creati per il Paradiso, non per gli onori e per i beni di questa terra.”

Non avere alcun timore dei carnefici, anzi renditi degno dei tuoi fratelli che già stanno lassù a godere dei beni ineffabili. Accetta anche tu volentieri la morte, onde anche tu abbia parte con loro ed io poi abbia la consolazione di trovarmi insieme con tutti voi. Sì, figliuolo mio carissimo, dammi questa consolazione. Vedi, i tuoi fratelli ti aspettano ansiosamente in Paradiso. Gesù già ti presenta una corona di gloria e di eterna ricompensa.”

Marziale, con dolce sorriso, accoglie le parole della madre ed insieme la dolce morte che lo riunisce ai fratelli. Sebbene i sette fratelli fossero stati martirizzati in località diverse, il calendario romano pone il loro martirio in uno stesso giorno, il dieci luglio dell’anno 162. Il martirio della mamma avvenne il ventitré novembre dello stesso anno.

Per altri quattro mesi ella fu tenuta nel carcere e fu ancora tentata all’apostasia, ma, vistala dura ed irremovibile, le tagliarono la testa e le strapparono il cuore. Dopo aver subito per sette volte il martirio dei figli nel cuore, subisce ora il martirio nel suo corpo. Come il fiore reciso due volte dalla falce, Felicita cade onusta di grazie e di virtù, e quei figli che per lei furono sulla terra aiuola di fiori da coltivare, sono ora nel cielo diadema di gloria immortale.

Riferimento autore: “Santa Felicita e sette figli M. M. Protettori di Collarmele” a cura di Emilio Martorelli.

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