Essere Cristiani vuol dire essere eroi. Questa consapevolezza caratterizza l’educazione che Felicità impartisce ai suoi figli, in un periodo storico in cui i Cristiani sono incolpati di ogni male. L’atmosfera di paura seguita da catastrofi naturali e guerre porta a chiedere la loro condanna: “I Cristiani ai leoni”. In questo clima di terrore, solo le preghiere di una madre possono mantenere viva la fede dei suoi figli.
I sette fratelli, insieme a Felicità, non solo si rendono conto della loro forte fede, ma cominciano a comprendere la bellezza del martirio, parlando spesso di esso tra di loro. Gennaro, il primogenito, afferma di avere il dovere di sacrificarsi per primo, mentre i più piccoli, Vitale e Marziale, ribattono che non devono temere né fuggire. Sorprendentemente, tutti manifestano un desiderio ardente di rimanere fedeli, affermando la loro identità cristiana, anzi, gridando con maggior forza che non vogliono adorare idoli.
I fratelli Felice, Filippo, Silvano e Alessandro si uniscono a questo spirito di determinazione. Per Felicità, ascoltare questi discorsi è motivo di gioia e si rivolge a Dio affinché ascolti le suppliche dei suoi figli. Dopo la morte del marito, la casa di Santa Felicità diventa un luogo di alto misticismo cristiano, una vera oasi di fede in cui gli amici trovano conforto e gioia nella grazia di Cristo.
Circondata da tale misticismo, la famiglia di Santa Felicità trascura le vicende esterne, vedendo l’eternità come un bene supremo che rende materiali le preoccupazioni terrene. Questo atteggiamento spiega il loro disprezzo per ciò che è effimero e il fervido desiderio di martirio, attraverso il quale sperano di ricongiungersi a Cristo, che ha scelto di morire in croce per ridare al mondo la vita eterna.
Riferimento autore: Emilio Martorelli.


