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La Poesia

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La Madonna di Candelecchia: un faro di speranza e bellezza nelle liriche che tessono un ponte tra fede e natura, celebrando il sacro vincolo mariano.

Tutti gli elementi legati alla pietà mariana, alla storia e al culto di Candelecchia hanno sempre ispirato gli spiriti dei trasaccani, che hanno celebrato la bellezza del sacro luogo con versi sublimi. La poesia di Don Giuseppe Cuciz, datata 1922, canta la devozione verso la Vergine, esprimendo la gioia dei fedeli che si radunano nel Santuario, dove l’amore di Maria risplende in ogni angolo, che sia un’umile dimora o un maestoso tempio.

La chiesetta della Vergine, situata su una dolce pendice, è descritta come un luogo di pace, custode della preziosa memoria di un levita devoto. Dott. Giuseppe Petrei ne celebra la bellezza nel suo componimento, invitando i credenti a chiedere l’intercessione della Madonna, fonte di speranza e carità per l’umanità in pena. L’invito a confidare in Maria nel cammino della vita risuona come un forte monito per tutti.

In un’altra lirica, proveniente da Pescara nel 1950, l’autore si unisce idealmente ai pellegrini che, dal 5 all’8 maggio, partecipano alle celebrazioni nel Santuario. Richiama alla bellezza di questo legame con Maria, facendo eco alla dolcezza della sua presenza e alla protezione che offre ai devoti. Il messaggio centrale è che nulla può eguagliare l’amore della Madre di Cristo, capace di rendere gli uomini gioiosi.

Infine, la pièce di Domenico Buffoni sulle millenarie querce, simbolo di un passato ricco e sacro, consapevole del dolore inflitto alla natura. Descrive un legame indissolubile tra l’uomo e la terra, sottolineando che la bellezza della creazione è strettamente legata alla devozione verso la Madonna di Candelecchia, che, tra le lacrime, guarda l’egoismo umano e invita alla riflessione sulla vera essenza della carità.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

Testi tratti dal libro Trasacco e Candelecchia

(Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

Tutti gli elementi precedentemente accennati, come la pietà mariana, la storia, il sentimento, il verde del bosco, l’aria balsamica e l’acqua minerale, hanno sempre destato l’estro degli spiriti eletti trasaccani, i quali hanno cantato le meraviglie del sacro luogo con sublimi accenti. È commovente rileggere i loro scritti.

A S. E. Mons. Pio M. Bagnoli che scende da Candelecchia, si rivolge un inno:

«Tu, ripieno del Ciel, tutti innamori di Trasacco i fedeli, o dolce Pio. Della Gran Madre nostra e del buon Dio, nel Santuario sollevasti i cuori. Di maggio, nel mattino, sugli albori, l’alme trovasti accese dal desio: era di prece il sentimento pio, che i cuori infiamma di celesti ardori. Oh!, com’eri commosso, o amato Padre, quando tra il verde di quel sacro colle sfilar vedesti le divote squadre!

Di grazie fonte colò su dal cielo come rugiada sovra ardenti zolle in ogni core e nello spirto anelo.

Anno 1922, Don Giuseppe Cuciz, Abate di Trasacco, scrisse: «Alla Vergine SS. di Candelecchia» in cui si descrive una amena e ricettiva china d’ermo, selvoso monte, dove al culto della Vergine Divina una vaga chiesetta erge la fronte, come se dall’alto mirasse il suo beato. Qui riposa la preziosa spoglia di un pio levita, austero e intemerato, propugnator della Cristiana Fede, vittima del suo santo apostolato.

«O Vergine, o Signora, o Tuttasanta», recita il poeta, invocando la protezione della Madre di Dio in ogni luogo, dall’ostello più dimesso a grande tempio. La tua divina immagine, o Maria, rifulge ovunque. «Or da codesta amata riposante, pacifica pendice, oasi prediletta di pratiche divote e onesti svaghi, rivolgi a noi benigna il tuo bel viso, Vergine Immacolata, dei miseri mortali ausiliatrice». Un solo Tuo sguardo basta a dissipare ogni affanno.

Nell’amaro cammino della vita, in questa valle lacrimosa, in Te speriamo, o Vergine Maria: devotamente proni a Te, noi T’imploriam, proteggi i figli Tuoi, Madre clemente e pia.

Il Dott. Giuseppe Petrei scrive sulle emozioni suscitato dal colle di Candelecchia, descrivendo il muto accento dell’umano e l’angelico sol che vale per cantare l’ultimo e primo amore. «Candelecchia, perla della mia terra, salve! piena di pace, di Dio dimora e della Madre Sua. Tra le colline intorno, tu sola fosti scelta per esser benedetta, come l’acqua che sgorga dal tuo seno».

Il poeta continua, sottolineando che Candelecchia è fonte di beni eterni, ed augurando che la sua protezione ci introduca al Cielo.

Nel 1950, da Pescara, scrisse: «E’ con voi il mio cuor sul Loco Santo», riferendosi ai fratelli di Trasacco che si raccolgono nel Santuario della Madonna di Candelecchia. La bellezza del creato si rivela con la dolcezza della Madre Onnipotente. «Cosa può rendere l’uomo più gioioso se ha con sé l’amor della Madre di Cristo?»

Domenico Buffoni, nella raccolta di liriche “Fiori della terra mia”, fa riferimento a piante millenarie, simboli di fede e speranza, descrivendo quercie maestose che assistono il lavoro degli uomini. Tuttavia, la triste sorte di queste querce, abbattute per egoismo, suscita il pianto della Madonna di Candelecchia. «Chi pensa solo a sé, tradisce carità» è il suo monito. La Madre di Dio abbraccia tutti, per mantenere viva la luce e la speranza nella vita.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

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