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La Grotta Del Cervo. Studio Petrografico

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Scoperte straordinarie nelle Grotte dell’Ovito e del Cervo rivelano segreti geologici antichi, modificando la nostra comprensione del paesaggio sotterraneo dell’Aquila.

Nel corso dell’iniziativa di studio interdisciplinare promossa dal Gruppo Nazionale “Geografia fisica e geomorfologia” del CNR, si è sviluppata la ricerca petrografica dei sedimenti interni e delle rocce carsificabili nel bacino imbrifero della Grotta del Cervo e di quella dell’Ovito, situate nel territorio dell’Aquila. Attualmente, tutte le acque del bacino affluiscono nell’inghiottitoio della Grotta dell’Ovito.

In questo bacino emergono prevalentemente un flysch arenaceo, con sedimenti pelitici e calcari miocenici in minor misura. Le analisi di laboratorio hanno rivelato la presenza costante di dolomite nel flysch e nei sedimenti pelitici, che invece scompare nei calcari miocenici, per riemergere abbondantemente nei calcari di transizione del sistema carsico. Nei calcari cretacei, parte finale del sistema ipogeo, la dolomite è rinvenuta soltanto in tracce.

I sedimenti all’interno delle grotte sono principalmente di tipo siltitico e risentono dell’eterogeneità litologica del bacino imbrifero. Si arricchiscono di materiale residuale amorfo, derivante dalla carsificazione dei calcari. Un particolare apporto clastico è dato da materiale proveniente da una “vulcanite” leucitica rinvenuta nella Grotta del Cervo, con ulteriori apporti vulcanici presenti anche nella Grotta dell’Ovito. La vulcanite è stata datata a circa 840.000 anni, mentre le concrezioni più antiche hanno un’età stimata di circa 350.000 anni secondo alcuni autori.

Riferimento autore: Bertolani M., Lugli S., Rossi A.

Nel corso dell’iniziativa di studio interdisciplinare dell’area carsica di Pietrasecca (L’Aquila – ITALIA), promossa dal Gruppo Nazionale “Geografia fisica e geomofologia” del CNR, è stata sviluppata la ricerca petrografica dei sedimenti interni, delle rocce carsificabili e di quelle affioranti nel bacino imbrifero della Grotta del Cervo e della Grotta dell’Ovito. Attualmente, il bacino imbrifero invia tutte le sue acque nell’inghiottitoio della Grotta dell’Ovito.

In questo contesto geologico, affiorano in prevalenza un flysch arenaceo e, in misura minore, sedimenti pelitici e calcari miocenici. Dalle analisi di laboratorio è emerso che nel flysch e nei sedimenti pelitici, tra i carbonati, è sempre presente la dolomite, che scompare invece nei calcari miocenici. Tuttavia, la dolomite si ripresenta con una certa abbondanza nei calcari di transizione incontrati dal sistema carsico nelle parti interne.

Nei calcari cretacei, in cui si sviluppa l’ultima parte del sistema ipogeo, la dolomite appare soltanto in tracce. I sedimenti all’interno della grotta, per lo più di tipo siltitico, risentono dell’eterogeneità litologica del bacino imbrifero. Questi sedimenti si arricchiscono di materiale residuale, prevalentemente amorfo, derivato dalla carsificazione dei calcari.

Un apporto clastico particolare è rappresentato dal materiale proveniente da una vulcanite di tipo leucitico, incontrata nella Grotta del Cervo. Si registrano altresì apporti clastici vulcanici anche nella Grotta dell’Ovito. La vulcanite è stata datata a circa 840.000 anni, mentre alle concrezioni più antiche, secondo altri autori, è stata attribuita un’età di circa 350.000 anni.

I termini chiave emersi da questa ricerca includono: petrografia, rocce sedimentarie e riempimenti in grotta. Dal punto di vista regionale, il contesto è collocato nell’Appennino centrale e nel M. Carseolani.

Riferimento autore: L’area carsica di Pietrasecca; testi a cura di Bertolani M., Lugli S., Rossi A.

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Nel corso dell’iniziativa di studio interdisciplinare dell’area carsica di Pietrasecca (L’Aquila – ITALIA), promossa dal Gruppo Nazionale “Geografia fisica e geomofologia” del CNR, è stata sviluppata la ricerca petrografica dei sedimenti interni, delle rocce carsificabili e di quelle affioranti nel bacino imbrifero della Grotta del Cervo e della Grotta dell’Ovito. Attualmente, il bacino imbrifero invia tutte le sue acque nell’inghiottitoio della Grotta dell’Ovito.

In questo contesto geologico, affiorano in prevalenza un flysch arenaceo e, in misura minore, sedimenti pelitici e calcari miocenici. Dalle analisi di laboratorio è emerso che nel flysch e nei sedimenti pelitici, tra i carbonati, è sempre presente la dolomite, che scompare invece nei calcari miocenici. Tuttavia, la dolomite si ripresenta con una certa abbondanza nei calcari di transizione incontrati dal sistema carsico nelle parti interne.

Nei calcari cretacei, in cui si sviluppa l’ultima parte del sistema ipogeo, la dolomite appare soltanto in tracce. I sedimenti all’interno della grotta, per lo più di tipo siltitico, risentono dell’eterogeneità litologica del bacino imbrifero. Questi sedimenti si arricchiscono di materiale residuale, prevalentemente amorfo, derivato dalla carsificazione dei calcari.

Un apporto clastico particolare è rappresentato dal materiale proveniente da una vulcanite di tipo leucitico, incontrata nella Grotta del Cervo. Si registrano altresì apporti clastici vulcanici anche nella Grotta dell’Ovito. La vulcanite è stata datata a circa 840.000 anni, mentre alle concrezioni più antiche, secondo altri autori, è stata attribuita un’età di circa 350.000 anni.

I termini chiave emersi da questa ricerca includono: petrografia, rocce sedimentarie e riempimenti in grotta. Dal punto di vista regionale, il contesto è collocato nell’Appennino centrale e nel M. Carseolani.

Riferimento autore: L’area carsica di Pietrasecca; testi a cura di Bertolani M., Lugli S., Rossi A.

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