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La Grotta Del Cervo: Considerazioni

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Esplora i misteri geologici delle grotte del Cervo e dell’Ovito, dove sedimenti vulcanici svelano un passato di fenomeni ignoti e affascinanti.

Le grotte del Cervo e dell’Ovito si trovano ai margini dei calcarei miocenici dell’Aquitaniano-Langhiano, vicino ai sedimenti clastici del Serravalliano-Tortoniano. Queste cavità presentano un affioramento di materiali provenienti dall’esterno, con una netta predominanza di sedimenti clastici. Il bacino imbrifero, in prevalenza di flysch marnoso-arenaceo, ha una limitata presenza di marne e argille marnose. Mentre il flysch è attraversato da numerosi corsi d’acqua, i calcari non mostrano un’idrografia superficiale sviluppata, ma evidenziano curiosi fenomeni di carsismo e morfologie vallive, segni di un passato idrografico attivo.

All’interno delle grotte, i sedimenti clastici si sovrappongono e si mescolano a materiali residuali derivanti dalla dissoluzione dei calcari. Una particolarità della Grotta del Cervo è la scoperta di materiale vulcanico, non riscontrato all’esterno. Questo materiale, a circa 450 metri dall’ingresso della grotta, suggerisce la presenza di fenomeni vulcanici nell’area. Tuttavia, l’assenza di minerali identificabili rende difficile l’attribuzione certa della provenienza. In particolare, la dolomite, comunemente presente nei calcari miocenici, è quasi assente nei calcari cretacei.

Il ritrovamento di calcite nei riempimenti interni è attribuibile a concrezioni di neoformazione. Nella Grotta del Cervo, il materiale residuale si presenta di colore bruno-rossastro e sottolinea la presenza di sostanza amorfa, riconoscibile attraverso analisi chimiche e microscopiche. Questi sedimenti potrebbero essersi formati durante il processo di carsificazione o potrebbero derivare dall’esterno tramite le fessurazioni della roccia.

La vulcanite presente nella Grotta del Cervo contribuisce alla sedimentazione di materiali fluitati. I sedimenti vulcanici sono caratterizzati da cristalli e frammenti di vetro poco arrotondati, indicativi di un trasporto breve. Nella Grotta dell’Ovito, sono stati individuati livelli di materiale vulcanico, ma le relazioni tra i due siti rimangono poco chiare, suggerendo la possibilità di manifestazioni vulcaniche non identificate. Le concrezioni interne, classificate da POSTPISCHL et al. nel 1991, mostrano differenze di porosità e purezza, evidenziando un’evoluzione chimica nel tempo.

Riferimento autore: Bertolani M., Lugli S., Rossi A.

Gli ingressi delle Grotta del Cervo e dell’Ovito si aprono, a quote diverse, nei calcari miocenici dell’AquitanianoLanghiano, ma vicinissimi al contatto con i sedimenti clastici del SerravallianoTortoniano. In questa situazione, l’apporto solido proveniente dall’esterno è costituito, in modo assolutamente prevalente, da sedimenti clastici. Infatti, il bacino imbrifero è formato, nella massima parte, da flysch marnoso-arenaceo e, per una fascia molto ristretta, da marne e argille marnose.

I calcari si affacciano nel bacino chiuso solo nel suo versante occidentale acclive. Inoltre, mentre il flysch è solcato da numerosi piccoli corsi d’acqua, i calcari non presentano una idrografia superficiale sviluppata; in queste rocce, tuttavia, sono riconoscibili fenomeni di carsismo di superficie come campi solcati e morfologie vallive sospese che testimoniano una passata evoluzione idrografica molto attiva.

All’interno delle due cavità, i sedimenti clastici inghiottiti si sovrappongono e si mescolano a materiali residuali, almeno in parte provenienti dalla dissoluzione dei calcari e di elaborazione interna. Una peculiarità di entrambe le cavità è data dalla presenza di materiale vulcanico, non identificato all’esterno ed incontrato in posto solo nella Grotta del Cervo, a circa 450 metri dal suo ingresso.

La presenza nei sedimenti interni di una componente proveniente dall’Hysch non è dimostrabile attraverso minerali caratteristici. Infatti, un minerale significativo presente nel flysch, nelle marne e nelle argille marnose sottostanti, è la dolomite, che si presenta ancora sufficientemente abbondante nei calcari miocenici, a parte poche eccezioni, ma che manca quasi completamente nei calcari cretacei.

Il costante mancato ritrovamento della dolomite e la scarsità della calcite nella maggior parte dei sedimenti alluvionali di grotta possono essere spiegati dalla loro discreta e rapida solubilità. La presenza di calcite nei riempimenti è attribuibile a concrezioni di neoformazione. Il materiale residuale, più abbondante nella Grotta del Cervo rispetto a quella dell’Ovito, è identificabile dal colore tendente al bruno rossastro e dalla presenza, talvolta estremamente abbondante, di sostanza amorfa, già intuibile dal tracciato diffrattometrico e confermata dall’esame microscopico e dal rapporto Si/Al indicato dai dati chimici.

Questi materiali possono essersi formati nella cavità durante il processo di carsificazione, ma possono anche provenire dall’esterno attraverso le fessurazioni della roccia calcarea. La presenza di una vulcanite all’interno della Grotta del Cervo porta un contributo nuovo nella sedimentazione dei materiali fluitati.

Il materiale vulcanico è di facile identificazione anche nelle sedimentazioni miste che si incontrano non solo nella Grotta del Cervo, ma anche, e soprattutto, in quella dell’Ovito. Si tratta di cristalli generalmente idiomorfi e frammenti di vetro sempre poco arrotondati, tant’è che si sospetta un trasporto molto breve e poco tormentato.

La nostra campionatura non ha identificato minerali di provenienza vulcanica come pirosseni, leuciti e granati, nel tratto percorribile della Grotta del Cervo a monte della posizione in cui la vulcanite affiora in posto. Questo materiale si ritrova nella Grotta dell’Ovito, soprattutto in due serie, campionate in dettaglio, in cui gli elementi vulcanici formano livelli molto netti, intercalati con altri che ne sono completamente privi, oppure concentrazioni localmente limitate nei depositi di riempimento più comuni.

Almeno uno dei riempimenti con materiale vulcanico, identificato nella Grotta dell’Ovito e proveniente da un cunicolo ascendente posto circa 50 metri dal suo ingresso, trova difficoltà ad essere collegato con la vulcanite incontrata nella Grotta del Cervo. Nasce quindi la possibilità che manifestazioni vulcaniche non identificate siano presenti anche nella Grotta dell’Ovito.

Le concrezioni interne alle due cavità, classificate da POSTPISCHL et Al. (1991) in tre generazioni in base a datazioni assolute e che, strutturalmente, mostrano differenze di porosità e di colore, dal punto di vista chimico presentano una purezza regolarmente maggiore dalle più antiche alle più recenti.

Riferimento autore: L’area carsica di Pietrasecca. Testi a cura di Bertolani M., Lugli S., Rossi A.

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Gli ingressi delle Grotta del Cervo e dell’Ovito si aprono, a quote diverse, nei calcari miocenici dell’AquitanianoLanghiano, ma vicinissimi al contatto con i sedimenti clastici del SerravallianoTortoniano. In questa situazione, l’apporto solido proveniente dall’esterno è costituito, in modo assolutamente prevalente, da sedimenti clastici. Infatti, il bacino imbrifero è formato, nella massima parte, da flysch marnoso-arenaceo e, per una fascia molto ristretta, da marne e argille marnose.

I calcari si affacciano nel bacino chiuso solo nel suo versante occidentale acclive. Inoltre, mentre il flysch è solcato da numerosi piccoli corsi d’acqua, i calcari non presentano una idrografia superficiale sviluppata; in queste rocce, tuttavia, sono riconoscibili fenomeni di carsismo di superficie come campi solcati e morfologie vallive sospese che testimoniano una passata evoluzione idrografica molto attiva.

All’interno delle due cavità, i sedimenti clastici inghiottiti si sovrappongono e si mescolano a materiali residuali, almeno in parte provenienti dalla dissoluzione dei calcari e di elaborazione interna. Una peculiarità di entrambe le cavità è data dalla presenza di materiale vulcanico, non identificato all’esterno ed incontrato in posto solo nella Grotta del Cervo, a circa 450 metri dal suo ingresso.

La presenza nei sedimenti interni di una componente proveniente dall’Hysch non è dimostrabile attraverso minerali caratteristici. Infatti, un minerale significativo presente nel flysch, nelle marne e nelle argille marnose sottostanti, è la dolomite, che si presenta ancora sufficientemente abbondante nei calcari miocenici, a parte poche eccezioni, ma che manca quasi completamente nei calcari cretacei.

Il costante mancato ritrovamento della dolomite e la scarsità della calcite nella maggior parte dei sedimenti alluvionali di grotta possono essere spiegati dalla loro discreta e rapida solubilità. La presenza di calcite nei riempimenti è attribuibile a concrezioni di neoformazione. Il materiale residuale, più abbondante nella Grotta del Cervo rispetto a quella dell’Ovito, è identificabile dal colore tendente al bruno rossastro e dalla presenza, talvolta estremamente abbondante, di sostanza amorfa, già intuibile dal tracciato diffrattometrico e confermata dall’esame microscopico e dal rapporto Si/Al indicato dai dati chimici.

Questi materiali possono essersi formati nella cavità durante il processo di carsificazione, ma possono anche provenire dall’esterno attraverso le fessurazioni della roccia calcarea. La presenza di una vulcanite all’interno della Grotta del Cervo porta un contributo nuovo nella sedimentazione dei materiali fluitati.

Il materiale vulcanico è di facile identificazione anche nelle sedimentazioni miste che si incontrano non solo nella Grotta del Cervo, ma anche, e soprattutto, in quella dell’Ovito. Si tratta di cristalli generalmente idiomorfi e frammenti di vetro sempre poco arrotondati, tant’è che si sospetta un trasporto molto breve e poco tormentato.

La nostra campionatura non ha identificato minerali di provenienza vulcanica come pirosseni, leuciti e granati, nel tratto percorribile della Grotta del Cervo a monte della posizione in cui la vulcanite affiora in posto. Questo materiale si ritrova nella Grotta dell’Ovito, soprattutto in due serie, campionate in dettaglio, in cui gli elementi vulcanici formano livelli molto netti, intercalati con altri che ne sono completamente privi, oppure concentrazioni localmente limitate nei depositi di riempimento più comuni.

Almeno uno dei riempimenti con materiale vulcanico, identificato nella Grotta dell’Ovito e proveniente da un cunicolo ascendente posto circa 50 metri dal suo ingresso, trova difficoltà ad essere collegato con la vulcanite incontrata nella Grotta del Cervo. Nasce quindi la possibilità che manifestazioni vulcaniche non identificate siano presenti anche nella Grotta dell’Ovito.

Le concrezioni interne alle due cavità, classificate da POSTPISCHL et Al. (1991) in tre generazioni in base a datazioni assolute e che, strutturalmente, mostrano differenze di porosità e di colore, dal punto di vista chimico presentano una purezza regolarmente maggiore dalle più antiche alle più recenti.

Riferimento autore: L’area carsica di Pietrasecca. Testi a cura di Bertolani M., Lugli S., Rossi A.

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