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La Grotta Del Cervo: Conclusioni

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Scoperte eccezionali a Pietrasecca: vulcanite millenaria e un unico sistema carsico svelano nuovi segreti geologici.

Le cavità analizzate presentano inghiottitoi situati al contatto tra formazioni carbonatiche e silicatiche, con riempimenti di composizione mineralogica eterogenea. Questa diversità deriva dai sedimenti del bacino imbrifero, di natura differente rispetto a quelli interni, che hanno subito un’evoluzione composizionale tramite la dissoluzione dei carbonati prima di essere trasportati nelle cavità. Qui si sono mescolati con i sedimenti di percolazione interna. Un elemento distintivo di questo sistema carsico è l’apporto di materiale vulcanico, rinvenuto all’interno della Grotta del Cervo.

La vulcanite, datata circa 840.000 anni, è anteriore ai processi di concrezionamento, risalenti a circa 350.000 anni, e alla formazione del complesso carsico, il quale avrebbe potuto fungere da via di espansione per il materiale vulcanico. A livello granulometrico, a parte i clasti vulcanici, i riempimenti sono prevalentemente fini, con predominanza di silt. La scarsità di materiale più grosso è attribuibile alla presenza di un bacino di decantazione esterno, attualmente attivo solo nel caso dell’Ovito.

Si ipotizza che condizioni simili a quelle attuali esistessero in passato anche per l’inghiottitoio della Grotta del Cervo, ora pensile a causa di evoluzioni morfologiche. La vulcanite, di significativo interesse petrografico e per l’intera zona, sarà oggetto di ulteriori studi approfonditi per chiarire meglio le sue caratteristiche.

Riferimento autore: L’area carsica di Pietrasecca a cura di Bertolani M., Lugli S., Rossi A.

Le cavità studiate, con inghiottitoio posto al contatto o in prossimità di esso, tra formazioni carbonate e formazioni prevalentemente silicatiche, presentano riempimenti eterogenei come composizione mineralogica. I motivi di questa eterogeneità derivano dal fatto che i sedimenti del bacino imbrifero hanno natura molto diversa da quelli di origine interna. Va aggiunto che anche questi ultimi hanno subito un’evoluzione composizionale per dissoluzione dei carbonati già prima di essere trasportati nelle cavità, dove si sono mescolati con i sedimenti residuali di percolazione interna.

Un fatto particolare che diversifica i riempimenti di questo sistema carsico da quelli, più comunemente presenti in grotta, è rappresentato dall’apporto di materiale vulcanico, identificato in posto all’interno della Grotta del Cervo. La vulcanite, datata circa 840.000 anni, è precedente, come messa in posto, ai processi più antichi di concrezionamento, aventi 350.000 anni, e a quelli principali di formazione del complesso carsico. Se già esistente, questo avrebbe rappresentato una via di espansione per il materiale vulcanico stesso.

Dal punto di vista granulometrico, a parte i clasti vulcanici, si hanno in prevalenza riempimenti fini a livello di silt. La scarsità di materiale grossolano è spiegabile con la presenza, all’esterno, di un bacino di decantazione nella valle chiusa a monte degli inghiottitoi, di cui attualmente è attivo solo quello dell’Ovito. È ipotizzabile che condizioni analoghe esistessero in passato anche per l’inghiottitoio della Grotta del Cervo, divenuto poi pensile in seguito a evoluzione morfologica.

Per la vulcanite, che rappresenta il motivo di maggiore interesse petrografico, non solo del complesso carsico ma dell’intera zona, è previsto un successivo studio particolare più approfondito. Gli autori ringraziano la prof.ssa Maria Pia Mantovani Uguzzoni dell’Istituto di Geologia dell’Università di Modena per le numerose determinazioni ed osservazioni micropaleontologiche fornite. Un ringraziamento va anche al prof. Giorgio Ferrara del Laboratorio di Geocronologia Nucleare dell’Università di Pisa per la datazione della vulcanite.

Inoltre, si desidera esprimere gratitudine al dott. Silvano Agostini della Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo per l’appassionata consulenza sul terreno. Si ringraziano anche i colleghi dell’Istituto di Mineralogia e Petrografia dell’Università di Modena, dott. Maurizio Mazzucchelli, dott.ssa Simona Bigi e le funzionarie tecniche Daniela Rabitti e Tina Giliberti per le determinazioni chimiche effettuate. Questo studio, condotto nell’ambito di ricerche di Petrografia del Sedimentario, è stato effettuato con fondi 60% del M.P.I.

Riferimento autore: L’area carsica di Pietrasecca, a cura di Bertolani M., Lugli S., Rossi A.

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Le cavità studiate, con inghiottitoio posto al contatto o in prossimità di esso, tra formazioni carbonate e formazioni prevalentemente silicatiche, presentano riempimenti eterogenei come composizione mineralogica. I motivi di questa eterogeneità derivano dal fatto che i sedimenti del bacino imbrifero hanno natura molto diversa da quelli di origine interna. Va aggiunto che anche questi ultimi hanno subito un’evoluzione composizionale per dissoluzione dei carbonati già prima di essere trasportati nelle cavità, dove si sono mescolati con i sedimenti residuali di percolazione interna.

Un fatto particolare che diversifica i riempimenti di questo sistema carsico da quelli, più comunemente presenti in grotta, è rappresentato dall’apporto di materiale vulcanico, identificato in posto all’interno della Grotta del Cervo. La vulcanite, datata circa 840.000 anni, è precedente, come messa in posto, ai processi più antichi di concrezionamento, aventi 350.000 anni, e a quelli principali di formazione del complesso carsico. Se già esistente, questo avrebbe rappresentato una via di espansione per il materiale vulcanico stesso.

Dal punto di vista granulometrico, a parte i clasti vulcanici, si hanno in prevalenza riempimenti fini a livello di silt. La scarsità di materiale grossolano è spiegabile con la presenza, all’esterno, di un bacino di decantazione nella valle chiusa a monte degli inghiottitoi, di cui attualmente è attivo solo quello dell’Ovito. È ipotizzabile che condizioni analoghe esistessero in passato anche per l’inghiottitoio della Grotta del Cervo, divenuto poi pensile in seguito a evoluzione morfologica.

Per la vulcanite, che rappresenta il motivo di maggiore interesse petrografico, non solo del complesso carsico ma dell’intera zona, è previsto un successivo studio particolare più approfondito. Gli autori ringraziano la prof.ssa Maria Pia Mantovani Uguzzoni dell’Istituto di Geologia dell’Università di Modena per le numerose determinazioni ed osservazioni micropaleontologiche fornite. Un ringraziamento va anche al prof. Giorgio Ferrara del Laboratorio di Geocronologia Nucleare dell’Università di Pisa per la datazione della vulcanite.

Inoltre, si desidera esprimere gratitudine al dott. Silvano Agostini della Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo per l’appassionata consulenza sul terreno. Si ringraziano anche i colleghi dell’Istituto di Mineralogia e Petrografia dell’Università di Modena, dott. Maurizio Mazzucchelli, dott.ssa Simona Bigi e le funzionarie tecniche Daniela Rabitti e Tina Giliberti per le determinazioni chimiche effettuate. Questo studio, condotto nell’ambito di ricerche di Petrografia del Sedimentario, è stato effettuato con fondi 60% del M.P.I.

Riferimento autore: L’area carsica di Pietrasecca, a cura di Bertolani M., Lugli S., Rossi A.

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