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La Centrale Eolica…. Energia Dal Vento

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Scopri come i venti modellano il clima in Italia e quali regioni potrebbero sfruttare meglio l’energia eolica.

Il vento, risultato del riscaldamento differenziato della terra causato dal sole, è influenzato da vari fenomeni atmosferici. Questo movimento d’aria, definito venti freddi superficiali, si origina dai poli verso l’equatore per poi muoversi verso i poli in quota, creando una circolazione complessa. La rotazione terrestre contribuisce a deviare questi flussi: l’aria fredda scivola verso ovest e quella calda si sposta verso est, formando circolazioni antiorarie nell’emisfero settentrionale e viceversa nell’emisfero meridionale.

La morfologia del terreno, con rilievi e vallate, provoca ulteriori deviazioni locali che interessano solo gli strati bassi dell’atmosfera. Durante il giorno, la radiazione solare riscalda l’atmosfera e la superficie terrestre in modo variabile. Le grandi masse d’acqua, come oceani e laghi, accumulano energia termica e influenzano la densità dell’aria sopra di esse, creando un clima di differenze che si attenuano di notte, quando l’aria sulla terra si raffredda e quella sull’acqua riscalda.

Movimenti simili a quelli descritti avvengono lungo i pendii montuosi e nelle vallate, dove l’aria calda sale di giorno per poi essere sostituita dall’aria fredda durante la notte. In Europa, le regioni con maggiore densità di energia eolica includono la Gran Bretagna, la Danimarca, la Norvegia e l’Olanda. L’Italia presenta un regime di venti variabili, influenzato dalla sua posizione all’interno del bacino chiuso del Mar Mediterraneo, caratterizzandosi per assenza di venti forti e costanti.

Il potenziale eolico in Italia si manifesta soprattutto a altezze superiori a 800-1000 m sul livello del mare, nelle aree alpine, appenniniche e meridionali. I periodi più favorevoli per la produzione eolica si osservano durante l’inverno-primavera nel sud e nelle isole, mentre in primavera-estate le condizioni sono migliori nelle zone interne del nord e del centro.

Il vento deve la sua origine al sole. Quel trasferimento di masse di aria che chiamiamo vento nasce, infatti, a causa delle differenze di temperatura che si determinano tra zone diverse sulla terra. Il fenomeno è naturalmente più complesso: si può dire che il riscaldamento differenziato della terra determina spostamenti di aria, i venti freddi superficiali, dai poli all’equatore che vanno a sostituire masse di aria calda che salgono dalla fascia tropicale. Queste si muovono nella parte superiore della troposfera verso i poli.

A questo tipo di circolazione atmosferica si sovrappone l’effetto della rotazione terrestre: per inerzia, l’aria fredda superficiale tende a deviare verso ovest, mentre l’aria calda in quota si dirige verso est. Tutto ciò provoca una grande circolazione antioraria intorno alle zone di bassa pressione nell’emisfero settentrionale e viceversa nell’emisfero meridionale. La morfologia della superficie terrestre, compresi rilievi e vallate, provoca poi deviazioni locali di questo movimento che interessano solo gli strati bassi dell’atmosfera.

Durante il giorno, la radiazione del sole viene in parte assorbita e in parte riflessa dallo strato d’aria che ricopre la superficie terrestre. La quota riflessa riscalda l’atmosfera, mentre quella assorbita giunge alla superficie terrestre. Le grandi masse d’acqua, come oceani, mari e laghi, immagazzinano l’energia termica che ricevono o la utilizzano per il processo di evaporazione. Pertanto, al di sopra di esse, la temperatura rimane relativamente bassa e l’aria risulta più densa.

Di contro, al di sopra del terreno, l’aria si riscalda e diviene meno densa. Di notte, le masse d’acqua restituiscono il calore immagazzinato durante il giorno, così al di sopra di esse l’aria si riscalda mentre l’aria al di sopra del terreno si raffredda; la direzione della brezza così si inverte. Simili movimenti avvengono lungo i pendii delle montagne e nelle vallate: di giorno, l’aria calda tende a salire lungo tali pendii, a fare posto all’aria fredda degli strati alti; di notte, il fenomeno si inverte.

Per quanto riguarda la distribuzione dei venti, le maggiori intensità si riscontrano sugli oceani rispetto ai continenti, dove la vegetazione e i rilievi agiscono da elementi frenanti. In Europa, le aree ad alta densità di energia eolica sono la Gran Bretagna, la Danimarca, la Norvegia e l’Olanda, e in generale le zone costiere e insulari del mar Mediterraneo.

L’Italia, per la sua conformazione orografica e per la collocazione che ha all’interno di un bacino chiuso come il Mediterraneo, non è caratterizzata da venti costanti di particolare intensità, ma da un regime piuttosto variabile a livello locale. Il maggiore potenziale eolico si riscontra, oltre a località alpine e appenniniche a quote superiori a 800-1000 m s.l.m., in Italia meridionale e nelle isole.

I periodi più favorevoli si riscontrano durante l’inverno e la primavera al Sud, nelle isole e alle alte quote alpine e appenniniche, mentre la primavera e l’estate sono i periodi favorevoli nelle zone interne del Nord e del Centro.

Riferimento autore: La Centrale eolica di Collarmele – Dal Parco Regionale Sirente-Velino una proposta di energia pulita -1988 Edizioni Amaltea-.

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Il vento deve la sua origine al sole. Quel trasferimento di masse di aria che chiamiamo vento nasce, infatti, a causa delle differenze di temperatura che si determinano tra zone diverse sulla terra. Il fenomeno è naturalmente più complesso: si può dire che il riscaldamento differenziato della terra determina spostamenti di aria, i venti freddi superficiali, dai poli all’equatore che vanno a sostituire masse di aria calda che salgono dalla fascia tropicale. Queste si muovono nella parte superiore della troposfera verso i poli.

A questo tipo di circolazione atmosferica si sovrappone l’effetto della rotazione terrestre: per inerzia, l’aria fredda superficiale tende a deviare verso ovest, mentre l’aria calda in quota si dirige verso est. Tutto ciò provoca una grande circolazione antioraria intorno alle zone di bassa pressione nell’emisfero settentrionale e viceversa nell’emisfero meridionale. La morfologia della superficie terrestre, compresi rilievi e vallate, provoca poi deviazioni locali di questo movimento che interessano solo gli strati bassi dell’atmosfera.

Durante il giorno, la radiazione del sole viene in parte assorbita e in parte riflessa dallo strato d’aria che ricopre la superficie terrestre. La quota riflessa riscalda l’atmosfera, mentre quella assorbita giunge alla superficie terrestre. Le grandi masse d’acqua, come oceani, mari e laghi, immagazzinano l’energia termica che ricevono o la utilizzano per il processo di evaporazione. Pertanto, al di sopra di esse, la temperatura rimane relativamente bassa e l’aria risulta più densa.

Di contro, al di sopra del terreno, l’aria si riscalda e diviene meno densa. Di notte, le masse d’acqua restituiscono il calore immagazzinato durante il giorno, così al di sopra di esse l’aria si riscalda mentre l’aria al di sopra del terreno si raffredda; la direzione della brezza così si inverte. Simili movimenti avvengono lungo i pendii delle montagne e nelle vallate: di giorno, l’aria calda tende a salire lungo tali pendii, a fare posto all’aria fredda degli strati alti; di notte, il fenomeno si inverte.

Per quanto riguarda la distribuzione dei venti, le maggiori intensità si riscontrano sugli oceani rispetto ai continenti, dove la vegetazione e i rilievi agiscono da elementi frenanti. In Europa, le aree ad alta densità di energia eolica sono la Gran Bretagna, la Danimarca, la Norvegia e l’Olanda, e in generale le zone costiere e insulari del mar Mediterraneo.

L’Italia, per la sua conformazione orografica e per la collocazione che ha all’interno di un bacino chiuso come il Mediterraneo, non è caratterizzata da venti costanti di particolare intensità, ma da un regime piuttosto variabile a livello locale. Il maggiore potenziale eolico si riscontra, oltre a località alpine e appenniniche a quote superiori a 800-1000 m s.l.m., in Italia meridionale e nelle isole.

I periodi più favorevoli si riscontrano durante l’inverno e la primavera al Sud, nelle isole e alle alte quote alpine e appenniniche, mentre la primavera e l’estate sono i periodi favorevoli nelle zone interne del Nord e del Centro.

Riferimento autore: La Centrale eolica di Collarmele – Dal Parco Regionale Sirente-Velino una proposta di energia pulita -1988 Edizioni Amaltea-.

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