L’indagine sui centri abitativi di Collarmele si concentra su alcuni interrogativi fondamentali: quando e dove è nato il primo nucleo abitativo e quali condizioni hanno condotto alla sua formazione. Attualmente, le ricerche non forniscono risposte precise, se non qualche dato, peraltro scarso, a causa della mancanza di fonti affidabili, come la “Storia dei Marsi” di Muzio Febonio, che sembra andata perduta.
Tuttavia, è certo che Collarmele, nel corso della sua storia, ha avuto quattro configurazioni topografiche diverse: quella di Cerfennia, successivamente Collis Armelis, quella pre-terremoto del 1915 e l’attuale Collarmele, ricostruita dopo il sisma.
È accertato che Cerfennia esistesse prima del secolo I d.C., quando l’imperatore Claudio estese la Via Valeria da Cerfennia a Chieti. Ci si interroga sull’esistenza di Cerfennia sin dal secolo IV a.C., quando i Romani, nel tentativo di controllare l’Italia, sottomisero anche i Marsi.
La localizzazione di Cerfennia è confermata dall’Enciclopedia Treccani, che colloca la città nell’area dove oggi sorge Collarmele. In questa zona, oltre alla Via Valeria, nel Medioevo si sviluppò anche il Tratturo Cèlano – Foggia.
Ci si chiede se i primi abitanti di Cerfennia si stabilirono liberamente o per indicazioni esterne. I Romani fondarono colonie come Alba Fucense e Carsoli, con la probabile presenza di altri centri fortificati, inclusa Cerfennia.
Tre sono le ipotesi riguardo alla fine di Cerfennia: un’estinzione naturale per cause climatiche, una distruzione da invasori come Annibale durante la seconda guerra punica, o la devastazione causata da un terremoto, considerata l’ipotesi più credibile, poiché l’area è notoriamente sismica.
Nel caso di Collis Armelis, si ipotizza che il suo nucleo iniziale fosse formato da superstiti di Cerfennia. Nella vicina area di Collis Armelis, esistono altre località con nomi simili, come la fonte Armele. Questi indizi portano a supporre che gli abitanti, in cerca di un clima più favorevole, possano aver scelto la vallata di Armele.
Durante il Medioevo, le lotte tra le fazioni richiesero un’accoglienza difensiva in luoghi collinari. Questo spiega il significato del termine “collis” in Collis Armelis, il cui nome potrebbe derivare dalla fusione di dieci frazioni distinte secondo l’ipotesi dello storico Antonio Di Pietro.
Le dieci frazioni che avrebbero composto Collis Armelis includono Villa “Colle”, Villa “Armele”, Villaggio “Canzano”, Villaggio “Loreto”, Villaggio “Malliano”, Villaggio “Prata”, Casale “Luna”, Castello “Ceturo”, Castello “Marso” e Castello “Baulle”. Qui, i termini “Villa”, “Villaggio” e “Casale” indicano diverse configurazioni di insediamenti, variando da un gruppo di case su terreni privati a gruppi rustici gestiti da una pubblica amministrazione.
L’età feudale, databile ai secoli IX e X, rappresenta un periodo in cui queste frazioni emersero. I vassalli potevano variare di rango, influenzati dalla posizione e dal potere dei feudatari locali.
La riunificazione delle frazioni in un’unica entità, Collis Armelis, è datata al secolo XV, probabilmente in seguito al terremoto del 1450. Tuttavia, c’è chi sostiene che potesse avvenire durante l’età dei comuni, tra gli XI e XII secolo, quando le piccole comunità iniziarono a unirsi fortificandosi.
Le chiese, tra cui la parrocchiale di Santa Felicita, esistenti a Collarmele, sono catalogate anche in documenti papali, con funzioni che risalgono a Pasquale II e Clemente III. Oltre a Santa Felicita, vi erano altre chiese e oratori pubblici, tra cui l’ecclesia Sanctae Mariae in Ceturo. Quest’ultimo è stato recentemente ristrutturato e rinnovato dall’intera comunità di Collarmele.
Riferimento autore: “Collarmele (ieri…e…oggi)” a cura di Don Francesco Prosia.