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Il Vescovo In Missione Sui Monti

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Sulle pendici di Candelecchia, la spiritualità si fonde con il legame comunitario in un ritiro che rinnova fede e fratellanza sotto lo sguardo di San.

Nel racconto di Candelecchia, un monte caro a Trasacco, si evince un forte legame tra spiritualità e comunità. In preparazione alla festa di San Michele Arcangelo, uomini di ogni età si riuniscono per un ritiro spirituale, dedicandosi a una fede profonda e genuina. Questo incontro non è solo un momento di preghiera, ma anche un’opportunità di crescita personale e riconciliazione, dove il termine “fratello” risuona come un legame profondo tra i partecipanti.

Il ritiro è caratterizzato da gesti di accoglienza e di comunità; i nuovi arrivati vengono salutati con affetto e rispetto, e ogni giorno è dedicato alla confessione e alla preghiera. L’atmosfera è carica di emozioni, culminando nel giorno delle riconciliazioni, dove chi è in conflitto viene invitato a perdonarsi reciprocamente, in segno di pace duratura.

Il ritiro si svolge all’aperto, in una situazione di condivisione e semplicità: i partecipanti dormono su paglia, richiamando alla mente la tradizione dei cinquemila francescani che si riunirono ad Assisi. Un ospite speciale è stato San E. Mons. Bagnoli, che ha deciso di partecipare all’intero evento, affascinato dall’atmosfera di Candelecchia.

Il Vescovo, partendo il cinque maggio, si rivolge alla folla promettendo che porteranno il “Verbo di vita” dal monte, sottolineando l’importanza di questo viaggio spirituale simile a quello di Mosè sul Sinai. Così, dimenticando il mondo per tre giorni, i partecipanti si dedicano esclusivamente alla vita del cielo.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

Testi tratti dal libro Trasacco e Candelecchia (Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

Sembra poesia o uno dei tanti racconti dei bei tempi apostolici, quando i Vescovi andavano in giro alla buona, contenti di dormire sotto il cielo, all’ombra di un albero, pur di riabbracciare la pecorella smarrita. Ma i tempi veramente non mutano: gli uomini, piuttosto. E infatti quanto è avvenuto a Candelecchia, in quel monte tanto caro a Trasacco, lo dimostra apertamente a chi dubitasse di questa verità.

Ogni anno, in preparazione alla prima festa di S. Michele Arcangelo, si radunano lassù centinaia di uomini in santi spirituali esercizi. Hanno il loro missionario, i confessori, tutto quanto occorre per un vero ritiro. Ma ciò che più importa, hanno una fede semplice, una pietà profonda e ingenua, una convinzione vivissima di quanto compiono.

È uno spettacolo che fa pensare: non solo ci commuove fino alle lacrime, ma ci serve di ammaestramento e forse di rimprovero. Vedere fanciulli, giovani, vecchi che, lasciate case, mamme, sorelle, spose, quasi dimenticati della terra, attendono solo alle cose del cielo, è un fatto non troppo comune e per questo degno di considerazione.

Un solo nome si ode lassù: fratello. E da fratelli vivono. Quando dal paese giunge un nuovo penitente, tutti gli muovono incontro, gli porgono a baciare la croce e poi si scambiano reciprocamente il bacio fraterno. Pregano a lungo, ascoltano compunti il missionario, confessano umilmente le colpe per ricevere poi, l’ultimo giorno, il Pane degli Angeli.

L’ultimo giorno è il giorno delle riconciliazioni. Se due sono divisi da discordie, vengono chiamati entrambi dal capo degli servizi dinanzi a tutti i fratelli, e con parole semplici, calde d’affetto si invitano al reciproco perdono. I due, qualche volta dopo un po’ d’esitazione causata piuttosto da commozione, finiscono con l’abbracciarsi in segno di pace. E la pace è duratura.

Si mangia all’aperto: le donne portano dal paese i cibi senza metter piede nella dimora degli Esercizianti. Dormono per terra sulla paglia, proprio come i cinquemila francescani che convennero ad Assisi pel Primo Capitolo Generale, detto appunto delle stuoie perchè non avendo dove alloggiare, ebbero per letto un po’ di paglia sul nudo terreno.

In questo monte, fra questi penitenti, è stato S. E. Mons. Bagnoli. Vi si recò l’anno scorso, il penultimo giorno, quasi improvvisamente. Ma quest’anno ha voluto partecipare a tutto il ritiro dal principio alla fine. Ne era rimasto troppo entusiasmato e quantunque sapesse come si dorme e come si mangia (tre giorni e mezzo di bivacco, senza minestra), pure il fascino di Candelecchia lo ha vinto ed è andato lassù.

Partì il cinque maggio, appena terminato il pranzo (era il giorno del suo onomastico) alla volta di Trasacco. Parlò in chiesa alla folla degli uomini e delle donne, parlò fuori il paese, a piè del monte, al momento della separazione, alle donne piangenti.

«Noi andiamo lassù», disse il Pastore, «sul monte santo come Mosè sul Sinai; noi andiamo a colloquio con Dio. Restate a pregare quaggiù. Tornando, vi porteremo il Verbo di vita». E andarono su tutti, con a capo il Vescovo, dimenticarono per tre giorni il mondo, per vivere la vita del cielo.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

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