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Il Sarcofago

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La Basilica di Trasacco custodisce segreti artistici unici, tra cui un sarcofago del VII secolo che svela un incontro tra arte paleocristiana e bizantina.

Le espressioni artistiche della Basilica di Trasacco testimoniano una creazione continua, che si manifesta attraverso una scuola locale eccezionale. Questa tradizione artistica rappresenta la profonda devozione dei Trasaccani verso gli eroi del Cristianesimo, riempiendo il vuoto lasciato dall’assenza di documenti storici. Un esempio emblematico è il Sarcofago, situato nell’Altare Maggiore, che è stato ridotto in modo razionale a una vera mensa Eucaristica, lontana dalle sovrastrutture di gusto popolare.

Per comprendere appieno quest’opera, è utile analizzare i passaggi della scultura. I sarcofagi paleocristiani si ispirano a quelli romani, adattandosi con nuovi soggetti. Sotto l’influenza dell’arte bizantina, soprattutto a Ravenna, si è assistito a un distacco dalla figura umana, spostando l’attenzione verso simboleggiamenti più evocativi, tipici della mentalità orientale. Questo periodo si estende fino alla fine del secolo X, quando si riscontra un ritorno agli schemi romani in concomitanza con il Rinascimento carolingio di Carlo Magno e Ottone I.

Il sarcofago di Trasacco si colloca tra il VII e l’VIII secolo, presentando elementi di entrambe le epoche. Su un lato è visibile una scultura rudimentale che raffigura un vaso con catenine e un arco dentellato, simbolo paleocristiano collegato al primitivo Tabernacolo. Alcuni dettagli, come lettere sbiadite e una possibile croce, offrono indizi su un defunto, confermando la sua funzione funeraria nell’antica struttura della Catacomba.

Con il passare del tempo e lo spostamento del sarcofago in un’area più grande per la venerazione pubblica, la sua ornamentazione ha subito un’evoluzione significativa nel secolo VIII, caratterizzato dallo stile bizantino. La decorazione simmetrica presenta animali che interagiscono in modo statico, il cui significato rimane oscuro. La presenza di un cavallino marino e altri animali esotici, non originari della zona, solleva interrogativi sulla possibile origine dell’artista, che potrebbe essere stato importato dall’Oriente.

Questa interpretazione è condivisa da diversi studiosi, tra cui Montini, il quale sottolinea come le sculture bizantine in Italia siano spesso considerate reperti erratici. La presenza del sarcofago di Trasacco testimonia comunque la forte devozione della comunità verso i loro santi martiri, rimanendo un esempio affascinante della ricca eredità artistica di questa regione.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

Testi tratti dal libro “Trasacco e i suoi tesori” (Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

Più si scrive sulle espressioni artistiche secolari della Basilica di Trasacco e più rimane da scrivere, perché ci si accorge mano a mano di una creazione continua e mai interrotta. Questa conferma l’esistenza di una scuola locale veramente unica ed eccezionale attraverso i secoli e testimonia una devozione profonda e sentita dei Trasaccani verso gli eroi del Cristianesimo. Tale devozione supplisce e ricopre l’assenza di documenti storici scritti.

Ci si vuole riferire al Sarcofago, che oggi con maggiore evidenza si può ammirare nell’Altare Maggiore ridotto, con notevole criterio razionale, a vera mensa Eucaristica. Questo ha fatto man bassa di tutte quelle sovrastrutture apprezzate dal discutibile gusto popolare, ma insopportabili a chi considera il mistero nella sua essenzialità.

Per l’esatta comprensione dell’opera, è necessario accennare ai vari passaggi della scultura. Questo non avviene per dimostrare una scienza artistica, ma perché diversamente si capirebbe ben poco. I sarcofagi paleocristiani derivano nella struttura e nell’esecuzione da quelli romani, mutati naturalmente i soggetti. Con l’influsso dell’arte di Bisanzio in Italia e particolarmente a Ravenna, si ha un abbandono della figura umana e un sempre più accentuato passaggio al simbolo, tanto caro alla mentalità orientale.

Trascorso questo indirizzo artistico che sopravvive fino alla fine del secolo X, si ha un ritorno agli esemplari romani con la nascita umanistica di Carlo Magno e di Ottone I. Il nostro sarcofago rivela linee che lo pongono fra le due epoche e quindi va inserito tra il secolo VII e l’VIII. Inoltre, mostra su un lato una scultura tanto rozza da avvicinarsi al graffito.

Questa rappresenta un vaso con tre catenine affisse al centro di un arco dentellato, tentativo di volume. Il tema è prettamente paleocristiano: il vaso è il famoso Colombaio, cioè il primitivo Tabernacolo dove si conservava la S.S. Eucarestia. Nelle Catacombe, la tomba di un personaggio illustre era a forma di madia “SOLIUM” sormontata da un arco (Arcosolio).

Una delle due colonnine che sorreggono l’arco è nettamente spezzata e interrotta per ricavare uno spazio rettangolare dove certamente doveva essere indicato il nome del defunto. Dietro attenta osservazione si possono vedere delle lettere smozzicate, tra cui le classiche iniziali D. M., ma il resto è completamente consunto e non consente altre supposizioni.

Tra il rettangolo suddetto e l’altra colonnina a destra, è appena percepibile, in fotografia ingrandita, una testa umana con a sinistra dei segni indecifrabili che accennano a una croce. Essendo questa la primitiva scultura del sarcofago, il lato doveva essere l’unico visibile nella originale posizione nelle Catacombe. Ciò è spiegabile considerando la strettezza dell’Arcosolio sottostante l’Altare Maggiore.

Quando il sarcofago dall’Arcosolio fu spostato in un luogo più aperto e largo per la venerazione pubblica dei Martiri, esso fu ornato nella parte più larga tre secoli dopo. Infatti, si comprende il divario tra l’arte della prima e della seconda facciata più lunga che ci riporta al secolo VIII, epoca caratterizzata dallo stile prettamente bizantino.

La parete, divisa in due riquadri, presenta simboli disposti con simmetria e parallelismo perfetto. In quello a sinistra, sono rappresentati due leoni in lotta, mentre in quello a destra due cervi alla fonte. La decorazione vegetale circonda i quattro lati, mentre la mancanza dell’HORROR VACUI rende i simboli stagliati nella loro semplice astrazione metafisica.

Queste caratteristiche si accentuano nel quadro a destra, dove i simboli appaiono più fissi e statici. Nel quadro a sinistra, invece, si notano particolari perplessi: attorcigliati alle code dei leoni, si vedono un cavallino marino e un altro animale, che pare sia un delfino o un piccolo pinguino. Ci si chiede come si spieghi la presenza di tali animali in un sarcofago di intonazione cristiana.

Questa ultima supposizione è considerata da più di un autore di storia dell’arte. Ad esempio, Montini, a pagina 194 di “Arte e Fede”, scrive che le sculture bizantine nelle nostre chiese e nei nostri musei si devono considerare tutte come pezzi erratici, frutti di doni o di rapine, quando non si tratti di acquisizioni recenti.

Comunque, la presenza di tale opera a Trasacco dimostra la profonda devozione e l’indicibile attaccamento dei Trasaccani verso i loro SS. Martiri.

Riferimento autore: “Trasacco e i suoi tesori”, testi a cura di Don Evaristo Evangelini.

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