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Il Santuario Italico-Romano Di Carsoli

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Scoprendo Carsoli: tra antichi santuari e ritrovamenti secolari, un viaggio indietro nel tempo che riscrive la storia locale.

Il centro moderno di Carsoli, anticamente noto come Celle, deve il suo nome alla presenza di celle monastiche nei primi secoli del Medioevo e deriva dalla colonia romana di Carseoli, i cui resti si trovano nella località “Civita” di Oricola. L’area di Carsoli ha visto scarse indagini archeologiche, ad eccezione del noto Santuario di Carsoli, scoperto casualmente nel 1906 durante lavori agricoli, a soli tre chilometri dal sito della vecchia colonia romana.

Tra il 1908 e il 1909, il rinvenitore dei materiali votivi vendette quanto aveva trovato allo stato. A partire dal 1950, grazie all’opera di Antonio Cederna e grazie all’interessamento di Valerio Cianfarani, furono avviate tre campagne di scavi che portarono alla luce un ricco patrimonio di materiali votivi, tra cui monete, bronzi e ceramiche. Tali scavi, condotti sull’area dell’Angelini, tra la linea ferroviaria e la Tiburtina-Valeria, rivelarono anche parte di una struttura architettonica con murature a secco, databile tra la fine del VI e il IX secolo a.C., indicando una frequentazione cultuale risalente a un santuario equicolo, successivamente utilizzato dalla colonia carsolana.

Il periodo di massimo sviluppo del luogo di culto italico-romano è collocabile nel III secolo, in correlazione con la presenza coloniale romana. Tra i materiali ritrovati, spicca un deposito di circa 2.500 monete in bronzo, segno di contatti non solo con Roma, ma anche con città come Arinum, Messina, Neapolis e molte altre. È interessante notare che tra i materiali votivi vi sono frammenti di us rude e due frammenti di vasellame romano, che testimoniano la venerazione di divinità come Vesta e Giunone. Ciò suggerisce una possibile sovrapposizione dei culti romani a quelli delle divinità italiche locali, risalenti ai secoli IV e V.

Attualmente, i materiali recuperati dal santuario sono conservati nei depositi della Soprintendenza, in attesa di una corretta sistemazione nell’area di provenienza.

Riferimento autore: Marsica Guida storico-archeologica (a cura del Prof. Giuseppe Grossi).

Il nome del centro moderno, Carsoli, in origine si chiamava Celle, a causa della presenza nei primi secoli del medioevo di piccole celle monastiche. Questo nome deriva dalla colonia romana di Carseoli o Carsioli, i cui resti si trovano nella località di Civita, nel comune di Oricola. Il territorio di Carsoli è stato scarsamente indagato dalla scienza archeologica, ad eccezione del famoso Santuario di Carsoli, venuto alla luce casualmente durante lavori agricoli nel 1906. La scoperta avvenne nel terreno di Augusto Angelini, situato nelle vicinanze della stazione ferroviaria, a circa tre chilometri a est del sito della vecchia colonia romana.

Nel 1908-09, il rinvenitore vendette allo stato tutti i materiali votivi da lui posseduti. Nel 1950, grazie all’opera di Antonio Cederna e per l’interessamento del compianto Valerio Cianfarani, ebbe inizio l’esplorazione scientifica dell’area con tre campagne di scavi, svolte nel 1950-51, 1952 e 1953, nel terreno dell’Angelini, posto fra la linea ferroviaria e la sovrastante Tiburtina-Valeria.

Questi scavi riportarono alla luce numerosi materiali votivi, pezzi acroteriali, monete, bronzi e ceramica da mensa, tutti sparsi nell’aia dell’Angelini. Della struttura architettonica, probabilmente su terrazze, furono rinvenuti ambienti minori relativi a una costruzione con muratura composta da blocchi posti a secco. L’esame del materiale, condotto dallo stesso Cederna e, nel 1976, da Marinucci, ha permesso di datare la frequentazione dell’area cultuale, nel settore indagato, fra la fine del VI e il IV secolo a.C.

È pertanto evidente che il santuario fosse originariamente un luogo di culto equicolo, successivamente utilizzato dalla colonia carsolana. La fase di maggiore sviluppo, anche architettonico, del luogo di culto italico-romano è compresa nel I secolo, periodo in cui si registra una presenza coloniale romana.

Un aspetto interessante emerge dalla messe di monete in bronzo rinvenuta, che conta circa 2.500 pezzi. Questa grande quantità di monete attesta contatti, oltre che con Roma, anche con Arinum, Msernia, Neapolis, Suessa, Cales, Teannm, Compulteria, Arpi, Velia e Poseidonia. Inoltre, si segnalano ben 3 kg di us rude a frammenti.

I materiali votivi rinvenuti sono strettamente collegati con i depositi votivi dell’Italia centrale, ma soprattutto a quelli laziali e delle colonie latine. Da due frammenti di vasellame di tipo romano, classificati come pocula, si sono potuti identificare i nomi di due divinità onorate nel santuario: Vesta e Giunone. È probabile che, viste le tipologie di materiali databili al IV e V secolo, i culti romani si siano sovrapposti a divinità italiche locali.

Attualmente, i materiali del santuario sono conservati nei depositi della Soprintendenza, in attesa di una adeguata sistemazione nell’area di provenienza.

Riferimento autore: Marsica Guida storico-archeologica (Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi).

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Ospitalità e servizi

Il nome del centro moderno, Carsoli, in origine si chiamava Celle, a causa della presenza nei primi secoli del medioevo di piccole celle monastiche. Questo nome deriva dalla colonia romana di Carseoli o Carsioli, i cui resti si trovano nella località di Civita, nel comune di Oricola. Il territorio di Carsoli è stato scarsamente indagato dalla scienza archeologica, ad eccezione del famoso Santuario di Carsoli, venuto alla luce casualmente durante lavori agricoli nel 1906. La scoperta avvenne nel terreno di Augusto Angelini, situato nelle vicinanze della stazione ferroviaria, a circa tre chilometri a est del sito della vecchia colonia romana.

Nel 1908-09, il rinvenitore vendette allo stato tutti i materiali votivi da lui posseduti. Nel 1950, grazie all’opera di Antonio Cederna e per l’interessamento del compianto Valerio Cianfarani, ebbe inizio l’esplorazione scientifica dell’area con tre campagne di scavi, svolte nel 1950-51, 1952 e 1953, nel terreno dell’Angelini, posto fra la linea ferroviaria e la sovrastante Tiburtina-Valeria.

Questi scavi riportarono alla luce numerosi materiali votivi, pezzi acroteriali, monete, bronzi e ceramica da mensa, tutti sparsi nell’aia dell’Angelini. Della struttura architettonica, probabilmente su terrazze, furono rinvenuti ambienti minori relativi a una costruzione con muratura composta da blocchi posti a secco. L’esame del materiale, condotto dallo stesso Cederna e, nel 1976, da Marinucci, ha permesso di datare la frequentazione dell’area cultuale, nel settore indagato, fra la fine del VI e il IV secolo a.C.

È pertanto evidente che il santuario fosse originariamente un luogo di culto equicolo, successivamente utilizzato dalla colonia carsolana. La fase di maggiore sviluppo, anche architettonico, del luogo di culto italico-romano è compresa nel I secolo, periodo in cui si registra una presenza coloniale romana.

Un aspetto interessante emerge dalla messe di monete in bronzo rinvenuta, che conta circa 2.500 pezzi. Questa grande quantità di monete attesta contatti, oltre che con Roma, anche con Arinum, Msernia, Neapolis, Suessa, Cales, Teannm, Compulteria, Arpi, Velia e Poseidonia. Inoltre, si segnalano ben 3 kg di us rude a frammenti.

I materiali votivi rinvenuti sono strettamente collegati con i depositi votivi dell’Italia centrale, ma soprattutto a quelli laziali e delle colonie latine. Da due frammenti di vasellame di tipo romano, classificati come pocula, si sono potuti identificare i nomi di due divinità onorate nel santuario: Vesta e Giunone. È probabile che, viste le tipologie di materiali databili al IV e V secolo, i culti romani si siano sovrapposti a divinità italiche locali.

Attualmente, i materiali del santuario sono conservati nei depositi della Soprintendenza, in attesa di una adeguata sistemazione nell’area di provenienza.

Riferimento autore: Marsica Guida storico-archeologica (Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi).

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