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Il Periodo Italico E Romano

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Dalle necropoli ai santuari: come i Marsi hanno plasmato la Marsica tra crisi e rinascita, un viaggio attraverso secoli di storia e cultura.

Nel periodo italico, che inizia con la prima età del ferro (IX-VIII sec. a.C.), il territorio di Trasacco segna la fine degli insediamenti di pianura, segnando l’emergere di nuovi centri fortificati, i cosiddetti ocres, come “Balzone” di S. Rufino (Ortucchio), “Colle della Croce” (Collelongo) e la “Chiusa grande” (Monte Alto di Trasacco). Questi centri, dotati di necropoli con tombe a tumulo, rivelano l’appartenenza alla “cultura Fucense”, cruciale per la creazione dell’unità culturale “Safina”. La società che si forma è caratterizzata da una struttura guerriera e conflittuale, organizzata in città-stato governate da re e principi guerrieri.

Dal V secolo a.C. questa società entra in crisi, con la formazione di una comunità aristocratica repubblicana (touta o civitas). Le diverse “comunità” fucensi si uniscono probabilmente in uno stato federale noto come i Marsi. Entro la fine del secolo, le sepolture diventano più modeste, riflettendo un cambiamento verso una società più egualitaria. Le abitazioni dei centri fortificati si evolvono, e si sviluppano anche santuari urbani e rurali, mentre i marsi scambiano culture e risorse con le città greco-etrusche della Campania.

Nel IV secolo a.C. i Marsi entrano nell’orbita romana a seguito della sconfitta del 302 a.C. e stipulano un accordo con Roma, divenendo alleati. Nonostante la distruzione parziale di alcuni centri fortificati dai Romani, si assiste come risultato alla fioritura di nuovi insediamenti oppido-vicani. I vici si strutturano in nuovi centri abitati, mentre continuano ad emergere santuari e vita comunitaria, evidenti da iscrizioni e ritrovamenti archeologici.

Con l’epoca augustea e il Bellum Marsicum (91-89 a.C.), il territorio marso è integrato nella IV Regione d’Italia, e iniziano programmi di ripopolamento. A partire dal I secolo d.C., i vici e le villae mostrano una crescita, supportata anche dalla realizzazione dell’Emissario romano del Fùcino, che migliora la coltivabilità delle terre. La struttura municipale marcia si stabilizza, con nuovi magistrati affiancati a quelli repubblicani.

Con l’epoca imperiale, i Marsi e altre comunità lottano per mantenere la loro identità. La cultura e le tradizioni locali persistono, nonostante i cambiamenti, fino all’arrivo dei Longobardi, quando la provincia Valeria si afferma come una nuova entità, riconoscibile nell’ordine ecclesiastico come Marsia.

Riferimento autore: “Guida Turistica di Trasacco”, a cura del Prof. Giuseppe Grossi.

Nel periodo italico, che ha inizio con la prima età del ferro (IX-VIII sec. a.C.), il territorio di Trasacco avverte la fine degli insediamenti di pianura, sia vallivi che perilacustri. Questi non arrivano che ai primi apporti della cultura villanoviana, dando nascita a una nuova forma insediamentale che potremmo definire di “incastellamento”. Si tratta di nuovi insediamenti fortificati d’altura, gli ocres italici, ricordati nelle successive fonti storiche romane come oppida e castella. I centri fortificati di Balzone di S. Rufino (Ortucchio), Colle della Croce di Valle Canale (Collelongo) e la Chiusa grande (Monte Alto di Trasacco) hanno anche le loro necropoli di tombe a tumulo ubicate nella piana della Vallelonga nelle località Capo La Croce, Passarano e nell’interno dell’abitato moderno di Trasacco.

Dai materiali rinvenuti nelle sepolture, prevalentemente armi o difese di metallo, si evince l’appartenenza alla cultura Fucense, fondamentale nella creazione della grande unità culturale “Safina” che emerge nella prima età del ferro nelle conche interne dell’Appennino Centrale. I tre centri fortificati, dotati di recinzione muraria formata da grossi blocchi calcarei e racchiudenti un abitato di capanne straminee foderate di argilla, nonché le relative sepolture con armi in ferro, dischi-corazza in lamina di bronzo, carri da battaglia in legno rivestito di ferro e vasellame ed ornamenti in bronzo, sono la prova di una società guerriera ad economia polivalente estremamente conflittuale. Essa si struttura in tanti piccoli ocres, delle piccole “Città-Stato”, rette da re (raki) e principi guerrieri (nerf).

Nel corso del V secolo a.C., questa arcaica società italica entra in crisi con la nascita della comunità aristocratica di tipo repubblicano, i cui membri erano noti con il termine locale touta (civitas in latino), retta dal magistrato pubblico supremo eponimo (meddis tudicus) e corrispondente a un solo centro fortificato. L’insieme delle tante comunità di area fucense costituirà, probabilmente nella seconda metà del secolo, uno stato federale (nomen) ricordato dai Greci e Romani col nome dei Marsi.

Verso la fine del secolo e nel successivo, le prove di questo cambiamento sono confermate dall’apparizione di sepolture più “modeste”, come tombe a cassone di lastre calcaree della località Passarano, consone alla nuova realtà sociale più egualitaria. Le abitazioni dei centri fortificati avevano le basi in pietra e la copertura in tegolame di ceramica, mentre si sviluppano i santuari urbani e rurali, soprattutto con il contributo dei numerosi mercenari marsi locali al servizio delle città greco-etrusche della Campania e dell’intera Magna Grecia.

Questi legami storici vengono documentati dai ritrovamenti di bronzetti di Marte ed Ercole, numi titolari delle spedizioni mercenarie, nonché da monete in argento e bronzo, incluse quelle di Neapolis, Capua, Arpi, Phistelia, Paestum, databili entro la seconda metà del IV secolo a.C. e nella prima metà del secolo successivo. Anche durante questo periodo si attestano monete romane della serie fusa e romano-campane.

Alla fine del IV secolo a.C., lo stato federale di Marsi entra nell’orbita romana dopo la sconfitta del 302 a.C. e il relativo accordo (foedus) con Roma. Le popolazioni fucensi divengono così alleate (soccii), tenute a contribuire con uomini armati alle conquiste dello stato romano e controllati dalle vicine fondazioni coloniali. Alcuni dei centri fortificati della Vallelonga vengono in parte distrutti dai Romani, come dimostrato dal vicino ocre di “La Giostra” di Amplero di Collelongo, probabilmente occupato durante la II guerra sannitica.

Il III secolo a.C. segna la nascita nel territorio marso ed in quello di Trasacco di una nuova realtà insediativa del tipo “oppido-vicano”, con ocres sulle alture e vici (villaggi) sul piano. Solo in un caso si ha l’affermarsi di una sviluppata forma urbana, come la città di Anxa, che ospita il santuario federale del nomen marso dedicato ad Angitia. I villaggi si strutturano piani o su terrazze, rettificati da mura poligonali, con edifici in pietra, strade, acquedotti, cisterne e templi.

Nei vecchi ocres di Monte Alto, Balzone e Colle La Croce, si conservano ancora abitazioni, probabilmente luogo di residenza dei magistrati supremi della comunità locale. Sono conosciuti i nomi di soli due vici nel territorio di Trasacco: il vicus Fistaniensis, compreso nelle località Passarano e S. Angelo, a confine con Luco dei Marsi, e il vicus Supinum che si trova nell’area del nucleo centrale del centro storico di Trasacco. Altri vici sono individuabili nella valle Transaquana e Vallelonga.

Dalle iscrizioni rinvenute nei pressi del centro storico di Trasacco, è emerso che il vecus Supna(s) (vicus Supinum in latino) era amministrato da magistrati vicani, i qestur (queistores), magistrati di rango inferiore, probabilmente sottoposti al magistrato supremo della comunità (touta) dei Supinati, che risiedeva nell’ocri Supinas di Monte Alto.

Delle strutture murarie del villaggio italico-romano non rimane nulla di visibile, ma recenti scavi hanno riportato alla luce i resti di una piccola cisterna e stratigrafie con materiali di età repubblicana in Via della Torre. Altri resti, tra cui un impluvium di pietra, un rocchio di colonna e un capitello, sono stati trovati nella piazza del Municipio.

Ai margini del villaggio erano situati due santuari attestati da iscrizioni votive a partire dalla prima metà del III secolo a.C.. Uno era dedicato ad Aplone (Apollo) nella località “Madonnella” e l’altro vicino alla riva lacustre (ora “Rua Ranna”), dedicato alla dea Victorie (Vittoria). Un altro santuario si trovava invece nella località “Palaritti”, ora “Pretaritta”), lungo la via per Candelecchia, dedicato al dio del lago, Fougno (Fùcino).

Sulla sommità dell’ocre arcaico di Monte Alto, il santuario interno viene potenziato con l’erezione di un tempio, abbellite da cisterna intonacata internamente da opera signina. Il fondo della cisterna fu rinforzato da una struttura a gradino e decorato con lesene e colonne in pietra locale.

I rapporti fra le gentes marse locali e quelle romane nella fine del III secolo a.C. sono documentati da una famosa tessera hospitalis a forma di testa di ariete trovata nel 1895 lungo le rive del lago, nel territorio di Trasacco. Questa apparteneva a T.Manlius.T.f / hospes / T.Staiodius.N.f. Il secondo personaggio è un esponente della famiglia marsa dei Staiodii, attestati a Supinum in una dedica della prima metà del III secolo a.C., mentre il primo potrebbe essere T.Manlius T.f. Torquatus, console nel 235-234 a.C. e dittatore nel 208 a.C..

In età augustea, con la fine dell’autonomia dello stato federale dei Marsi, succeduta al Bellum Marsicum del 91-89 a.C., il territorio marso viene inserito nella IV Regione d’Italia (Sabina et Samnium), iscritto alla tribù Sergia e diviso in tre municipia (Marruvium, Anxa e Antinum).

Le distruzioni causate dalla Guerra Sociale e il successivo abbandono del territorio agrario portarono Roma a ripopolare i territori appenninici con l’immissione di genti di ambiente servile, soprattutto “liberti” (schiavi liberati) documentati nella Marsica e nella Vallelonga a partire dalla prima metà del I secolo a.C.. Il Vicus Supinum, come altri della Vallelonga, si troverà inserito, intorno alla prima metà del I secolo a.C., nel territorio municipale di Anxa, come documentato da iscrizioni e dalla centuriazione della Vallelonga.

Questo è il periodo in cui i vici, i santuari vicani e rurali vengono potenziati con ampie ristrutturazioni, mentre sorgono ville rustiche (fundi) nelle vicinanze, come quelle ancora individuabili nella località “S. Rufino”, “Passarano”, “Chiaffino”, “Panzano” e “Valobre” a confine con Collelongo. Qui si possono osservare muri in opera reticolata e grossi dolia interrati, con un probabile fundus Aurelianus. Ai queistores di età repubblicana si sostituiscono nuovi magistrati vicani (magistri vici) ed, in casi eccezionali, legati, come nel caso di Caio Mario Placido legatus vici F(i)staniensis.

Un ulteriore potenziamento della vocazione agricola delle popolazioni vicane perilacustri della Vallelonga avviene dopo il 52 d.C., anno dell’inaugurazione delle opere dell’Emissario romano del Fùcino e del prosciugamento parziale delle acque fucensi ad opera dell’imperatore Claudio. I vici del territorio trasaccano ebbero così una sistemazione definitiva dei piani agrari più vicini agli incostanti livelli lacustri e l’assegnazione di nuovi ed appetibili terreni sulla parte del piano prosciugato.

Le ulteriori opere di prosciugamento realizzate dai successivi imperatori Traiano ed Adriano permisero di avere a disposizione maggiori aree coltivabili. Dall’età augustea fino al II secolo d.C., gli abitati della Vallelonga, vici e villae, mostrano segni di espansione edilizia. Questi sono inseriti in un nuovo e più organico sistema viario, collegato a una migliorata centuriazione del territorio agrario documentata nel II secolo d.C..

Intorno alle vie che si avvicinano ai vici e villae sorgono ora grandi monumenti funerari, come quello dei Titecii, dei tribuni militum dell’esercito romano, posto sul colle dove ora sorge la chiesa Parrocchiale. Di questo monumento rimangono lastre di rivestimento decorate con fregi d’armi ed iscrizioni nella chiesa dei SS. Rufino e Cesidio. Altre necropoli con tombe a lastroni, a fossa o cappuccina di tegole, sono documentate sugli assi viari della centuriazione, anche nel centro storico di Trasacco e nei vici del territorio.

Testimonianze di monumenti funerari sono presenti, inoltre, nell’Oratorio della chiesa Parrocchiale. Qui sono state rinvenute lastre di rivestimento che raffigurano scene del mundus muliebris e una città turrita con combattimento di cavalieri. Notevole è la tomba a cassone di lastre, rinvenuta in Via Acqua dei santi, che presentava un affresco della fine del I secolo a.C., ora conservato nei depositi della Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo a Chieti, con raffigurazione di decstrarum iunctio.

Dalle iscrizioni votive e funerarie conosciamo diverse famiglie di Supino come gli Amaredii, Staiodii, Titecii, Salvii, Pacii, Cervii, Annaedii, Caesidii, Varecii, Atieii e Torinii. Queste famiglie sono presenti nel territorio a partire dal III secolo a.C.. Di Supino erano anche i tre fratelli Herennii (Publio, Tito e Sestio) che si definiscono “Supinati”, e che in età tardo-repubblicana svolgevano l’attività di costruttori edili, come evidenziato in una stele funeraria conservata nel giardino del palazzo del Genio Civile di Avezzano.

Probabilmente sono relativi al santuario di Ercole di Spineto (Colle Mariano) dei magistri Herculis di condizione servile, che ricostruiscono il teatro del santuario in piena età imperiale romana. Con la tarda età imperiale, il sistema municipale marso entra in crisi, mentre sembrano ancora vitali i vici e le piccole ville rustiche, grazie al permanere della libera proprietà contadina di tradizione repubblicana. L’ager Marsorum si trova ora, nell’età di Marco Aurelio, inserito nella Urbica Diocesis per poi passare, con Settimio Severo, nel distretto “Salaria-Tiburtina-Valeria” facente parte della res privata dell’imperatore.

Successivamente, sotto Aureliano fino al 350 circa, i Marsi vengono inseriti nella Valeria, una suddivisione del precedente distretto. Sul finire dell’Impero romano, fino all’arrivo dei Longobardi, i Marsi, i Sabini e parte dei Vestini costituiscono la provincia Valeria. Qui, i popoli del Fùcino rimasero anche dopo che la provincia era stata divisa in Nursia e Valeria: la Valeria divenne così fondamentalmente una provincia Marsorum, tanto da essere poi nell’ordinamento ecclesiastico definita Marsia.

Riferimento autore: “Guida Turistica di Trasacco”, a cura del Prof. Giuseppe Grossi.

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