La chiesa, datata da alcuni al 1461, sorge in un’area decentrata rispetto all’attuale abitato, in direzione al vicino sito, dove fino al XII secolo si trovavano le popolazioni di Cerfennia, diventata poi Colle Armeno e infine Collarmele. Mutazioni geopolitiche hanno avvicinato alternativamente la cultura locale a quella dello Stato Pontificio e a quella del Regno di Napoli. Dal Napoletano, in particolare, giunsero nella Marsica decoratori e pittori, che lasciarono numerose testimonianze nel territorio. Tali cambiamenti politici vanno considerati insieme a mutazioni urbanistiche e architettoniche, dovute a sconvolgimenti tellurici, verificatisi nella zona negli anni 1348, 1450, 1456, 1706 e 1915.
Ai terremoti è sopravvissuta S. Maria delle Grazie, che oggi si presenta, dopo gli ultimi due restauri, con una ricca facciata. Sulla facciata spiccano i rilievi della decorazione e le mezzelune tipiche della Famiglia dei Piccolomini, senese di origine, ma con i titoli di duchi di Amalfi, di Aragona e di Napoli. Questa famiglia resse il contado di Cèlano e la baronia di Pescina fino al 1591, quando i feudi furono venduti a Camilla Peretti, nipote di Sisto V. Fu dunque artefice della ricostruzione o, meglio, dell’ampliamento e dell’arricchimento decorativo di una più piccola costruzione, preesistente a base quadrata e destinata a essere luogo di culto per i viandanti lungo la Via consolare Valeria.
Successivamente, si può pensare a un prolungamento verso Sud-Est della semplice cappella votiva, con un’aula rettangolare adornata all’interno con numerosi affreschi ed all’esterno con l’attuale facciata, che porta gli emblemi dei Piccolomini, i quali vollero così firmare la nuova costruzione.
La facciata appare lineare, con una rigorosa distribuzione geometrica degli elementi ornamentali e funzionali. Un timpano con cornici modanate sporge superiormente dalla retrostante copertura e presenta un terzo elemento a sezione cilindrica sovrapposto al vertice superiore. Il rosone, ornato solamente con una cornice modanata, occupa l’intera altezza del timpano. È interessante notare che all’apertura esterna circolare ne corrisponde, internamente, un’altra circolare, ma con un diametro visibilmente ridotto.
Ciò si può spiegare per la copertura a capriata retrostante, che è poco più bassa dell’altezza massima del timpano. Per il rivestimento dell’area del timpano sono state impiegate mattonelle di terracotta invetriata, policrome, di forma e grandezza differente ed applicate in maniera diversa. Nell’angolo superiore una prima fascia, decorata con mattonelle quadrate di ridotte dimensioni, di colore indaco e giallo, forma un reticolo fitto.
Inferiormente, il medesimo reticolo continua a formare un motivo cruciforme, inquadrato da rettangoli più grandi ad ingrandire ed arricchire la decorazione. La zona sottostante, inquadrata lateralmente da semipilastri, presenta un raffinato elemento decorativo con rilievi di terracotta smaltata a motivi vegetali, circoscrivendo un ornamento centrale aggettante, ricordando il lavoro dei maestri campani, abili modellatori di maioliche.
In questa porzione di facciata, sono presenti due nicchie con statue raffiguranti i santi, avvolti in pesanti saii dai grevi panneggi. La decorazione è essenzialmente composta dalle mezzelune dello stemma Piccolomini e da altri simboli araldici. La parte inferiore della facciata poggia su un basamento di pietre squadrate, anch’essa delimitata da semipilastri, più grandi di quelli dell’ordine superiore.
È possibile individuare almeno due fasi costruttive. La prima fase riguarda la zona dell’altare maggiore e gli affreschi della Crocifissione, di San Sebastiano e della Madonna della Misericordia, risalente alla seconda metà del ‘400. La seconda fase ritarda il prolungamento dell’edificio, la facciata e il resto delle decorazioni pittoriche, architettoniche e ornamentali, eseguite in tempi diversi, ma tutte dopo la prima metà del ‘500.
L’interno dell’edificio è a navata unica con pianta longitudinale. È coperto a capriate fino alla zona dell’altare maggiore, dove c’è una volta con nervature. Questa differenza di copertura fa pensare a due fasi costruttive distinte, giustificate anche dalla presenza di un muro trasversale, definente una piccola porzione dell’edificio alle spalle dell’altare, costruito in epoca diversa rispetto ai muri perimetrali.
Gli affreschi con il ciclo della Passione di Cristo, dipinti sulle due porzioni di diversa lunghezza, dovrebbero essere coevi alla costruzione del muro stesso e presentano un carattere narrativo. Questi episodi offrono al fedele una rappresentazione immediata e sintetica della Passione, suggerendo meditazioni psicologiche secondo le intenzioni della Controriforma.
L’altare maggiore è decorato con motivi floreali e trecce, mentre l’affresco dell’altare è dedicato alla Madonna della Misericordia, tipico della pittura del ‘400. L’immagine, dove la Madonna accoglie e protegge i fedeli, è realizzata seguendo uno schema iconografico ricorrente in quel periodo.
Il palliotto dell’altare, eseguito ad intarsio marmoreo policromo nel 1724, presenta motivi ornamentali vari, fiori e una differente immagine della Madonna. L’altare di San Michele conserva un cartiglio simile, con la firma dell’autore e una statua del santo in legno, immagine frequente nelle chiese italiane, collegata a significati di protezione.
Infine, il tabernacolo, situato in prossimità dell’ingresso, è interamente in legno e presenta decorazioni di grande pregio. Tra gli affreschi parietali, spicca quello della Crocifissione e quello di San Rocco, il quale è associato al culto contro la peste, presentato secondo schemi iconografici classici.
Altri frammenti di affresco, come quello di un vescovo o di un religioso con un giglio, sono ancora visibili lungo le pareti. Questi elementi, sebbene frammentari, costituivano una ricca decorazione pittorica, evidenziando la storia e la cultura della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, un bene culturale da proteggere e studiare a fondo.
Riferimento autore: Claudio Mazzenga.