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Il Palazzo Ferrante

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Palazzo Ferrante, antico cuore di Civita d’Antino, rischia l’oblio: un patrimonio da salvare tra storia, arte e memorie di un’epoca gloriosa.

La storia della casata Ferrante è profondamente legata a quella di Civita d’Antino dalla metà del Cinquecento. Emblema di questa relazione è il Palazzo Ferrante, dove la famiglia ha abitato per secoli. Sebbene questo monumento architettonico di grande valore sia oggi in uno stato di abbandono, la sua importanza storica non è diminuita. L’attuale famiglia Ferrante non riesce più a sostenere le spese per il suo recupero e la sua manutenzione. Si auspica che venga acquistato dal Comune per preservare il patrimonio e trasformarlo in un Museo o Archivio, contribuendo così al rilancio turistico ed economico di una zona in difficoltà.

Indispensabili per la storia del Palazzo sono stati anche i giardini circostanti, celebri per la loro bellezza e conosciuti come i “giardini vaticani di Civita d’Antino“. Parte di questi giardini, attualmente noti come “La Pista”, furono espropriati ai Ferrante per diventare pubblici. Importanti scoperte archeologiche, come i resti del foro di Antinum, sono state rinvenute nei pressi del giardino pubblico, rivelando una pianificazione urbana che risale all’epoca imperiale e repubblicana.

Fino a qualche decennio fa, nel Palazzo era presente una biblioteca risalente al XVIII secolo, con volumi pregiati e antichi, messa temporaneamente a disposizione della Pro-loco. Tuttavia, il progetto non ha avuto successo e molti libri sono andati perduti. Un’altra significativa testimonianza è data dalla cappella gentilizia della Santissima Concezione, utilizzata dai civitani come unica sede di preghiera dopo il crollo della chiesa parrocchiale di Santo Stefano durante il terremoto del 1915.

Il Palazzo Ferrante ha ospitato notabili storici come Richard Keppel Craven e Edward Lear, che hanno descritto la sfarzosità degli interni e la generosa ospitalità di Antonio Ferrante. Craven nota l’ospitalità della famiglia e la ricchezza dei suoi arredi, mentre Lear sottolinea il contrasto tra l’aspetto esteriore di Civita d’Antino e la bellezza del Palazzo, ricco di arte e comfort. Tali testimonianze contribuiscono a un’immagine vivida della vita nella dimora dei Ferrante, evidenziando il rispetto e la sottomissione che la comunità mostrava per questa famiglia storica.

Oggi, la memoria dei Ferrante e del Palazzo è profondamente segnata dalla tragica distruzione portata dal terremoto del 1915, che ha portato alla rovina di molti edifici storici, tra cui il Palazzo Ferrante, un tempo ricco di arte e storie significative. La figura di Filippo Ferrante, un benemerito sindaco di Civita d’Antino vittima di questa catastrofe, è ricordata come simbolo di un’epoca di prosperità perduta.

Riferimento autore: Famiglia Ferrante, di Antonio Ferrante, maggio 1977.

La storia della casata Ferrante è indissolubilmente legata a quella di Civita d’Antino dalla metà del 1500 in poi. Un importante simbolo di questo legame è il Palazzo Ferrante, dove la famiglia ha vissuto e operato attraverso numerose generazioni. Questo edificio rappresenta una testimonianza storica di grande valore, nonostante oggi versi in uno stato di abbandono. La famiglia Ferrante, infatti, non è più in grado di sostenere le spese necessarie al recupero e alla manutenzione del Palazzo.

Se il Palazzo dovesse essere messo in vendita, sarebbe desiderabile che venisse acquistato dal Comune per preservare la propria storia. Potrebbe servire come sede per un museo, un archivio e per eventi culturali, contribuendo così al rilancio turistico ed economico di un’area fortemente depressa. Nel giugno-luglio 1990, alcuni responsabili di saggi archeologici a Civita d’Antino hanno suggerito la creazione di un Antiquarium, per conservare i materiali emersi da quelle campagne di scavo e promuovere la conoscenza delle origini e della storia del Municipio di Antinum.

I giardini che circondavano il Palazzo, noti come “giardini vaticani di Civita d’Antino” per la loro bellezza, sono anch’essi parte fondamentale della storia. Una sezione di questi giardini, oggi chiamata “La Pista”, è stata espropriata per diventare pubblica. Ulteriori scoperte archeologiche, come testimoniano fonti storiche, rivelano l’importanza di queste aree, collegando il Palazzo a resti significativi dell’antica Antinum.

In particolare, grazie agli studi del Letta, si ha notizia del foro del municipio antinate, evidenziato dalle basi onorarie di statue scoperte nel Settecento dai Ferrante nell’area dell’attuale Giardino Pubblico. Si ritiene che il foro, di epoca imperiale e forse anche repubblicana, si trovasse nell’area che abbraccia il pianoro attorno al Giardino Pubblico.

Il Palazzo ha ospitato una biblioteca di grande rilevanza, risalente alla seconda metà del Settecento, ricca di volumi antichi. Questa biblioteca fu messa a disposizione della Pro-Loco grazie alla cooperazione tra i Ferrante e l’On. Arnaldo Fabriani. Tuttavia, tale iniziativa ha subito delle difficoltà: molti volumi andati perduti e altri danneggiati hanno minato il rilancio culturale, specie tra le nuove generazioni.

Una parte significativa della storia del Palazzo è rappresentata dalla Cappella “gentilizia” della Santissima Concezione, alla quale si accede direttamente dall’edificio. Questa cappella è stata per quasi 40 anni l’unico luogo di preghiera per i cittadini di Civita d’Antino, in particolari momenti di crisi. La nuova chiesa, a pianta greca, fu costruita nel 1952, 37 anni dopo il terremoto del 1915 che aveva distrutto la chiesa parrocchiale di Santo Stefano.

Numerosi personaggi illustri hanno visitato il Palazzo, tra cui Richard Keppel Craven nel 1832, il quale ha descritto con ammirazione non solo l’ospitalità della famiglia Ferrante, ma anche la ricchezza e il lusso degli ambienti interni. I suoi racconti offrono una visione degli arredi, delle decorazioni e del rispetto che i civitani portavano al capofamiglia.

Edward Lear soggiornò nel Palazzo nel 1843, ribadendo l’ospitalità dei Ferrante e descrivendo la bellezza del Palazzo e dei suoi giardini. Lear testimonia anche l’importanza del vino locale, nonché l’affabilità e il calore della famiglia Ferrante che, nonostante le modeste apparenze, presentava una ricchezza interna notevole.

La storia tragica del Palazzo continua nel 1915, quando un articolo anonimo sottolinea la devastazione del terremoto. La caduta del Palazzo Ferrante è descritta come una perdita irreparabile, con la sua biblioteca e pinacoteca saturo di storia e cultura. La morte dell’Avvocato Filippo Ferrante, uno dei membri più stimati della famiglia, segna il triste epilogo per la storia del Palazzo e di Civita d’Antino.

Riferimento autore: Famiglia Ferrante, di Antonio Ferrante, maggio 1977.

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Ospitalità e servizi

La storia della casata Ferrante è indissolubilmente legata a quella di Civita d’Antino dalla metà del 1500 in poi. Un importante simbolo di questo legame è il Palazzo Ferrante, dove la famiglia ha vissuto e operato attraverso numerose generazioni. Questo edificio rappresenta una testimonianza storica di grande valore, nonostante oggi versi in uno stato di abbandono. La famiglia Ferrante, infatti, non è più in grado di sostenere le spese necessarie al recupero e alla manutenzione del Palazzo.

Se il Palazzo dovesse essere messo in vendita, sarebbe desiderabile che venisse acquistato dal Comune per preservare la propria storia. Potrebbe servire come sede per un museo, un archivio e per eventi culturali, contribuendo così al rilancio turistico ed economico di un’area fortemente depressa. Nel giugno-luglio 1990, alcuni responsabili di saggi archeologici a Civita d’Antino hanno suggerito la creazione di un Antiquarium, per conservare i materiali emersi da quelle campagne di scavo e promuovere la conoscenza delle origini e della storia del Municipio di Antinum.

I giardini che circondavano il Palazzo, noti come “giardini vaticani di Civita d’Antino” per la loro bellezza, sono anch’essi parte fondamentale della storia. Una sezione di questi giardini, oggi chiamata “La Pista”, è stata espropriata per diventare pubblica. Ulteriori scoperte archeologiche, come testimoniano fonti storiche, rivelano l’importanza di queste aree, collegando il Palazzo a resti significativi dell’antica Antinum.

In particolare, grazie agli studi del Letta, si ha notizia del foro del municipio antinate, evidenziato dalle basi onorarie di statue scoperte nel Settecento dai Ferrante nell’area dell’attuale Giardino Pubblico. Si ritiene che il foro, di epoca imperiale e forse anche repubblicana, si trovasse nell’area che abbraccia il pianoro attorno al Giardino Pubblico.

Il Palazzo ha ospitato una biblioteca di grande rilevanza, risalente alla seconda metà del Settecento, ricca di volumi antichi. Questa biblioteca fu messa a disposizione della Pro-Loco grazie alla cooperazione tra i Ferrante e l’On. Arnaldo Fabriani. Tuttavia, tale iniziativa ha subito delle difficoltà: molti volumi andati perduti e altri danneggiati hanno minato il rilancio culturale, specie tra le nuove generazioni.

Una parte significativa della storia del Palazzo è rappresentata dalla Cappella “gentilizia” della Santissima Concezione, alla quale si accede direttamente dall’edificio. Questa cappella è stata per quasi 40 anni l’unico luogo di preghiera per i cittadini di Civita d’Antino, in particolari momenti di crisi. La nuova chiesa, a pianta greca, fu costruita nel 1952, 37 anni dopo il terremoto del 1915 che aveva distrutto la chiesa parrocchiale di Santo Stefano.

Numerosi personaggi illustri hanno visitato il Palazzo, tra cui Richard Keppel Craven nel 1832, il quale ha descritto con ammirazione non solo l’ospitalità della famiglia Ferrante, ma anche la ricchezza e il lusso degli ambienti interni. I suoi racconti offrono una visione degli arredi, delle decorazioni e del rispetto che i civitani portavano al capofamiglia.

Edward Lear soggiornò nel Palazzo nel 1843, ribadendo l’ospitalità dei Ferrante e descrivendo la bellezza del Palazzo e dei suoi giardini. Lear testimonia anche l’importanza del vino locale, nonché l’affabilità e il calore della famiglia Ferrante che, nonostante le modeste apparenze, presentava una ricchezza interna notevole.

La storia tragica del Palazzo continua nel 1915, quando un articolo anonimo sottolinea la devastazione del terremoto. La caduta del Palazzo Ferrante è descritta come una perdita irreparabile, con la sua biblioteca e pinacoteca saturo di storia e cultura. La morte dell’Avvocato Filippo Ferrante, uno dei membri più stimati della famiglia, segna il triste epilogo per la storia del Palazzo e di Civita d’Antino.

Riferimento autore: Famiglia Ferrante, di Antonio Ferrante, maggio 1977.

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