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Il Monumento Ai Caduti Di Tutte Le Guerre

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Collarmele custodisce un gioiello di storia e memoria: scopri il monumento che racconta gli eroismi e le tragedie della Marsica.

Un pezzo fondamentale per ricostruire il patrimonio artistico di Collarmele è il monumento ai caduti di tutte le guerre, una scultura marmorea su piedistallo situata nelle vicinanze della piazza principale, lungo la via Tiburtina Valeria (via Nazionale). Questa opera rappresenta l’Italia turrita, adornata da una corona reale, con i nomi dei caduti locali dei due conflitti mondiali incisi sul piedistallo. Inoltre, una composizione di oggetti quotidiani del soldato, come una sciabola e un fucile incrociati, è collocata sotto un elmetto, simboleggiando il sacrificio dei combattenti.

La storia del monumento è punteggiata da eventi significativi: inizialmente destinato a una cittadina umbra, il suo posizionamento fu bloccato dalla casa reale, in quanto il soggetto evocava chiaramente ideali repubblicani. I costruttori, in contatto con notabili locali, decisero quindi di trasferirlo a Collarmele, a condizione che il comune si occupasse delle spese di trasporto. Così, il 9 luglio 1921, la statua venne inaugurata e l’oratore Padre Francesco da Collarmele lessi un discorso toccante, tanto che anche gli ufficiali presenti non poterono trattenere le lacrime.

Questa opera non solo aumentò il vanto della popolazione, fiera di possedere uno dei primi monumenti della Marsica, ma suscitò anche un profondo sentimento nazionale tra i collarmelesi, anticipando un progresso di una comunità notoriamente legata alla terra. Nel 1989, sul piedistallo, è stata aggiunta un’altra lapide dedicata ai martiri della seconda guerra mondiale, completando così il monumento con i nomi di tutti i caduti nati in paese.

Oggi, a distanza di ottant’anni, il monumento resiste alle intemperie, allo smog e a piccoli atti vandalici. È diventato un simbolo di storia d’Italia e un luogo di incontro per persone di tutte le età, testimone di innumerevoli storie, sia tristi che felici, dei compaesani. Se solo ci fermassimo a contemplarlo, l’Italia turrita potrebbe raccontarci molto.

Riferimento autore: Antonio del Fiacco.

(Testi a cura di Antonio del Fiacco)

Un elemento di fondamentale importanza per ricostruire il puzzle artistico di Collarmele è senza dubbio il monumento ai caduti di tutte le guerre. Questa scultura marmorea, posizionata su un piedistallo, si trova nelle vicinanze della piazza principale, incastonata tra la via Tiburtina Valeria e la via Nazionale. L’opera rappresenta l’Italia turrita, adornata da una corona reale. Sul piedistallo sono incisi i nomi dei caduti collarmelesi durante i due conflitti mondiali. Scendendo verso il basso, si evidenziano una composizione di oggetti di uso quotidiano per un soldato: una sciabola ed un fucile incrociati, sovrapposti da un elmetto.

La storia del monumento è ricca di vicissitudini. Inizialmente, l’opera era destinata ad una cittadina umbra, ma la sua installazione fu vietata dalla casa reale, in quanto il soggetto era di chiara ispirazione repubblicana. L’Italia turrita è, infatti, simbolo di Repubblica; pertanto, i costruttori, che avevano rapporti con due notabili del nostro paese, decisero di installare l’opera a Collarmele, a patto che il comune si facesse carico delle spese di trasporto. Così, il 9 luglio 1921, la statua venne inaugurata.

Per l’occasione, Padre Francesco da Collarmele, un celebre frate oratore di origine collarmelese, pronunciò un solenne discorso. Le sue parole furono così commoventi che gli ufficiali presenti, pur mantenendo una posizione impettita e composta, non riuscirono a trattenere le lacrime mentre rendevano onore al monumento. L’orazione possedeva una poeticità di rara incisività e basta leggerne qualche riga per coglierne la profondità: “Vola l’anima dell’Italia su quelle gloriose tombe che sono gli altari della Patria…”

Questo monumento, oltre a soddisfare l’orgoglio della popolazione, orgogliosa di avere uno dei primi monumenti della Marsica, generò nei collarmelesi un forte sentimento nazionale. Ciò comportò un significativo progresso per una comunità che, in origine, era profondamente legata alla terra e sotto l’influenza di una legge antica, che era molto più forte.

Nel 1989, sul piedistallo è stata installata una nuova lapide, in omaggio ai martiri della seconda guerra mondiale, completando così il monumento con tutti i nomi dei caduti nati nel nostro paese. Oggi, dopo ottant’anni, il monumento resiste ancora alle inclemenze del clima della nostra terra, allo smog delle auto che circolano nella via principale e ai piccoli atti vandalici.

Il monumento non è solo una testimonianza della storia d’Italia, ma è diventato anche un luogo d’incontro tra persone di tutte le età. Si pensi a quanti amori sono sbocciati su quelle panchine! L’Italia turrita infatti potrebbe raccontare innumerevoli storie, sia antiche che moderne, tristi e felici, dei nostri compaesani, se solo ci fermassimo a contemplarla per un momento.

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(Testi a cura di Antonio del Fiacco)

Un elemento di fondamentale importanza per ricostruire il puzzle artistico di Collarmele è senza dubbio il monumento ai caduti di tutte le guerre. Questa scultura marmorea, posizionata su un piedistallo, si trova nelle vicinanze della piazza principale, incastonata tra la via Tiburtina Valeria e la via Nazionale. L’opera rappresenta l’Italia turrita, adornata da una corona reale. Sul piedistallo sono incisi i nomi dei caduti collarmelesi durante i due conflitti mondiali. Scendendo verso il basso, si evidenziano una composizione di oggetti di uso quotidiano per un soldato: una sciabola ed un fucile incrociati, sovrapposti da un elmetto.

La storia del monumento è ricca di vicissitudini. Inizialmente, l’opera era destinata ad una cittadina umbra, ma la sua installazione fu vietata dalla casa reale, in quanto il soggetto era di chiara ispirazione repubblicana. L’Italia turrita è, infatti, simbolo di Repubblica; pertanto, i costruttori, che avevano rapporti con due notabili del nostro paese, decisero di installare l’opera a Collarmele, a patto che il comune si facesse carico delle spese di trasporto. Così, il 9 luglio 1921, la statua venne inaugurata.

Per l’occasione, Padre Francesco da Collarmele, un celebre frate oratore di origine collarmelese, pronunciò un solenne discorso. Le sue parole furono così commoventi che gli ufficiali presenti, pur mantenendo una posizione impettita e composta, non riuscirono a trattenere le lacrime mentre rendevano onore al monumento. L’orazione possedeva una poeticità di rara incisività e basta leggerne qualche riga per coglierne la profondità: “Vola l’anima dell’Italia su quelle gloriose tombe che sono gli altari della Patria…”

Questo monumento, oltre a soddisfare l’orgoglio della popolazione, orgogliosa di avere uno dei primi monumenti della Marsica, generò nei collarmelesi un forte sentimento nazionale. Ciò comportò un significativo progresso per una comunità che, in origine, era profondamente legata alla terra e sotto l’influenza di una legge antica, che era molto più forte.

Nel 1989, sul piedistallo è stata installata una nuova lapide, in omaggio ai martiri della seconda guerra mondiale, completando così il monumento con tutti i nomi dei caduti nati nel nostro paese. Oggi, dopo ottant’anni, il monumento resiste ancora alle inclemenze del clima della nostra terra, allo smog delle auto che circolano nella via principale e ai piccoli atti vandalici.

Il monumento non è solo una testimonianza della storia d’Italia, ma è diventato anche un luogo d’incontro tra persone di tutte le età. Si pensi a quanti amori sono sbocciati su quelle panchine! L’Italia turrita infatti potrebbe raccontare innumerevoli storie, sia antiche che moderne, tristi e felici, dei nostri compaesani, se solo ci fermassimo a contemplarla per un momento.

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