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Il Gioiello Di Collarmele… La Chiesa Della Madonna Delle Grazie

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Scopri la storia e i misteri della chiesa di Santa Maria delle Grazie, cuore spirituale e rifugio tra le vie del Regio Tratturo.

In mezzo al Regio Tratturo, a nord di Collarmele, si trova la chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, conosciuta anche come Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Questa chiesetta, eretta in due fasi successive, presenta una parte antica quadrata con volta sostenuta da pilastri ottagonali. L’altare maggiore è preceduto da quattro gradini e al suo interno si trova un affresco della Madonna della Misericordia, circondata da angeli. Sul paliotto sono rappresentati rami e fiori, insieme a due affreschi raffiguranti la flagellazione e la crocifissione di Gesù Cristo.

La chiesa, ampliata nel 1561 per volere della famiglia Piccolomini, conserva un altare ligneo con la statua di San Michele Arcangelo, un’altra dedicata alla Madonna del Rosario, e numerosi affreschi di San Rocco, San Nicola di Bari, e San Sebastiano. Purtroppo, il passare del tempo e l’incuria hanno compromesso molti di questi affreschi, anche se, recentemente, sono stati eseguiti lavori di restauro che hanno riportato alla luce la bellezza di queste opere.

La chiesa non solo serve come luogo di culto, ma anche di rifugio per i viandanti che affrontano il passo difficile di Forca Caruso, noto per i suoi pericoli, tra i quali bufere di neve e rapine. Durante il terremoto del 1915, la struttura subì danni significativi, ma, grazie all’impegno della comunità, è stata gradualmente restaurata. Negli anni più recenti, diverse iniziative hanno permesso di ripristinare l’impianto elettrico e di migliorare gli interni, favorendo la frequentazione da parte dei residenti.

Una leggenda narra di un fatto accaduto a un carrettiere, il quale raccolse l’aiuto della Madonna dopo un incidente durante il tragitto per Pescina e promise di costruire una cappella. Anche se non ci sono prove documentali, questa tradizione testimonia il profondo legame della popolazione con il sacro. Inoltre, c’è un racconto di un’incursione francese nel 1799, in cui si narra di una apparente visione della Madonna e di San Michele che avrebbero spaventato le truppe nemiche, salvando Collarmele dalla distruzione.

(Testi a cura di Teodosio del Fiacco)

In mezzo al Regio Tratturo, adiacente la Tiburtina Valeria, a Nord dell’abitato di Collarmele, si trova una bella chiesetta di campagna dedicata alla Madonna delle Grazie, comunemente chiamata dalla popolazione. Le carte riportano il nome di Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Questa chiesetta è stata realizzata in due tempi successivi. La parte più antica è a forma quadrata e la sua volta scarica il peso su piccoli pilastri ottagonali collocati ai quattro spigoli. Questa sezione è elevata rispetto al resto della costruzione e vi si accede tramite quattro gradini che conducono all’altare maggiore.

Nella parte superiore di questa sezione si trovano due piccole finestre murate, una a destra e una a sinistra. La restante parte, più recente, è rettangolare e presenta una navata unica con copertura a capriata lignea. Quattro finestre ai lati, di forma e dimensioni simili a quelle murate, lasciano filtrare una luce fioca all’interno della chiesa. Il campanile, incorporato nella chiesa, è del tipo a vela. Sull’altare maggiore si trova un’affascinante rappresentazione della Madonna della Misericordia, con le mani congiunte in atto di pregare a protezione del popolo visibile in basso. Due angeli, nella parte superiore, sorreggono un fiorito mantello.

La parte anteriore dell’altare (paliotto) è decorata con rami, foglie e fiori vari, con l’aggiunta di alcuni uccelli simbolici. Ai lati della Madonna della Misericordia, si trovano due affreschi: quello a sinistra rappresenta la flagellazione di Gesù Cristo, mentre quello a destra illustra la sua crocifissione. Sugli architravi delle due porte che immettono nella sagrestia si trova uno stemma del comune di Collarmele con la scritta “Collis Armelis”, e nell’altro si presenta lo stemma dei Piccolomini, con incisa la data 1561.

A destra dell’altare maggiore, sotto l’affresco della crocifissione, si nota un altro affresco che mostra due angeli che sorreggono il velo e l’immagine del Volto Santo; sotto di essa vi è una cassetta per le elemosine. Sulla parete di destra del presbiterio si trova un affresco rappresentante la Madonna del Rosario. Qui, la Madonna è seduta sul trono, con il Bambino sostenuto dal braccio destro e il rosario nella mano sinistra. Tutt’intorno, si vedono i fedeli in atto di invocare la Madonna, con due figure principali: S. Domenico a destra e S. Caterina a sinistra, nell’atto di ricevere il Rosario.

Altri affreschi ritraggono le icone di S. Rocco, S. Nicola di Bari, S. Antonio da Padova e S. Sebastiano, ognuno con i propri simboli caratteristici. Su un affresco a sinistra del paliotto si rappresenta Gesù in Croce, sotto il quale si trovano due donne. Analizzando i vari affreschi, si osservano colori smaglianti e un’ottima conoscenza dell’arte della pittura da parte degli artisti coinvolti.

Purtroppo, il passare del tempo, l’incuria e l’abbandono hanno danneggiato alcuni affreschi, attenuando i colori. Recentemente si è proceduto al restauro di alcune opere, rivelando la loro indubbia bellezza. Sondaggi effettuati da personale specializzato hanno rivelato la presenza di molte altre pitture sulle pareti, ricoperte da malta a seguito di interventi di restauro o di danni causati da disastri tellurici. Sul lato sinistro della navata, si trova un altare ligneo finemente lavorato, con la statua di S. Michele Arcangelo, rappresentata mentre tiene in mano una lancia pronta a colpire un drago, e una bilancia simboleggiante la giustizia divina.

Il soggetto dell’altare è di grande interesse, purtroppo danneggiato a causa della vetustà. Un acquasantiera, situata all’entrata a destra, è formata da un basamento, uno stelo e un catino in pietra scolpita con iscrizioni in latino. A sinistra dell’ingresso, si trova un altro altare ligneo, molto complesso, che era originariamente decorato con bassorilievi delle fasi della Via Crucis e statue di santi. Anch’esso ha subito furti e necessita di urgenti interventi di restauro.

È importante sottolineare che questo altare non appartiene alla chiesa, ma proviene dalla chiesa madre accanto alla torre, crollata a seguito del terremoto del 1915. Questo altare ha subito un incendio e, dopo il terremoto, è stato trasferito a Roma per restauro, per poi essere depositato a Castel S. Angelo. Su forte pressione dei cittadini, l’altare è tornato a Collarmele e collocato nel sito attuale. La facciata della chiesa presenta due finestrini quadrati nella parte inferiore, mentre la parte superiore è ornata da piastrelle polierome in terracotta, dai colori vivi, con giallo e blu predominanti.

Le mattonelle, di diverse forme geometriche e dimensioni, rappresentano gigli, mezze lune, sirene e aquile. Al centro, si trova una corona di fiori e frutta, suggellando l’appartenenza a un’arte tipica della famiglia dei Piccolomini. È probabile che gli artisti responsabili delle piastrelle fossero originari di Siena e Amalfi, vista l’ascendenza senese della famiglia Piccolomini e i loro legami con Napoli. La facciata presenta, in simmetria con le mattonelle policrome, due nicchie con le statue di S. Pietro e S. Paolo, mentre un rosone cilindrico decorato sovrasta il tutto.

Il Gavini nota che la chiesa di Collarmele fu edificata per devozione della principessa Piccolomini e la considera un caposaldo significativo per la storia dell’architettura abruzzese. La chiesa dovrebbe essere stata un luogo di raccoglimento per i viandanti prima di affrontare il difficile passo di Forca Caruso, usato intensamente dato che la Tiburtina Valeria collegava i due mari.

Alcuni aneddoti storici riferiscono che la chiesa fungeva non solo da luogo di culto, ma anche da rifugio per i pellegrini. Il Corsignani, nel citare la chiesa, sottolinea la sua frequentazione da parte del popolo e il legame con la famiglia Piccolomini risalente al 1461. Inoltre, vi sono segnali di costruzione della parte successiva datati 1561, come riportato nella scritta sopra l’architrave che immette nella sacrestia.

La chiesa ha resistito a numerosi disastri tellurici dal momento della sua costruzione, inclusi i gravi terremoti del 1703 e del 1915. Nel 1962, grazie all’interessamento di Luigi Marinacci, furono effettuati lavori di restauro, ma l’abbandono successivo ha causato danni, tra cui infiltrazioni e atti vandalici. Negli ultimi anni, sono stati intrapresi interventi mirati dalle autorità locali e cittadini, restaurando alcuni affreschi e ripristinando l’impianto elettrico.

Racconti locali narrano di un quadro appeso in chiesa che ritrae un carretto trainato da un cavallo imbizzarrito, con un uomo intrappolato sotto una ruota. Questo quadro, secondo le testimonianze degli anziani, narra un evento accaduto a un carrettiere che percorreva frequentemente la strada di Forca Caruso e che, in un momento critico, vide apparire la Madonna, promettendo di costruire una cappella in segno di gratitudine. Un’altra leggenda suggerisce che, durante la dominazione francese, gli abitanti, temendo un ritorsione dopo aver ucciso due esattori, posero le statue della Madonna della Mercede e di S. Michele Arcangelo fuori dalla chiesa, fuggendo sulle montagne.

Contrariamente alle loro aspettative, il paese non subì danni. Alcuni riferiscono che l’esercito francese, scorgendo un grande esercito guidato da una regina e un cavaliere, fuggì. I collarmelesi credettero che la regina fosse la Madonna e che il cavaliere fosse S. Michele, un’interpretazione che storicamente affascina il popolo locale.

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Ospitalità e servizi

(Testi a cura di Teodosio del Fiacco)

In mezzo al Regio Tratturo, adiacente la Tiburtina Valeria, a Nord dell’abitato di Collarmele, si trova una bella chiesetta di campagna dedicata alla Madonna delle Grazie, comunemente chiamata dalla popolazione. Le carte riportano il nome di Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Questa chiesetta è stata realizzata in due tempi successivi. La parte più antica è a forma quadrata e la sua volta scarica il peso su piccoli pilastri ottagonali collocati ai quattro spigoli. Questa sezione è elevata rispetto al resto della costruzione e vi si accede tramite quattro gradini che conducono all’altare maggiore.

Nella parte superiore di questa sezione si trovano due piccole finestre murate, una a destra e una a sinistra. La restante parte, più recente, è rettangolare e presenta una navata unica con copertura a capriata lignea. Quattro finestre ai lati, di forma e dimensioni simili a quelle murate, lasciano filtrare una luce fioca all’interno della chiesa. Il campanile, incorporato nella chiesa, è del tipo a vela. Sull’altare maggiore si trova un’affascinante rappresentazione della Madonna della Misericordia, con le mani congiunte in atto di pregare a protezione del popolo visibile in basso. Due angeli, nella parte superiore, sorreggono un fiorito mantello.

La parte anteriore dell’altare (paliotto) è decorata con rami, foglie e fiori vari, con l’aggiunta di alcuni uccelli simbolici. Ai lati della Madonna della Misericordia, si trovano due affreschi: quello a sinistra rappresenta la flagellazione di Gesù Cristo, mentre quello a destra illustra la sua crocifissione. Sugli architravi delle due porte che immettono nella sagrestia si trova uno stemma del comune di Collarmele con la scritta “Collis Armelis”, e nell’altro si presenta lo stemma dei Piccolomini, con incisa la data 1561.

A destra dell’altare maggiore, sotto l’affresco della crocifissione, si nota un altro affresco che mostra due angeli che sorreggono il velo e l’immagine del Volto Santo; sotto di essa vi è una cassetta per le elemosine. Sulla parete di destra del presbiterio si trova un affresco rappresentante la Madonna del Rosario. Qui, la Madonna è seduta sul trono, con il Bambino sostenuto dal braccio destro e il rosario nella mano sinistra. Tutt’intorno, si vedono i fedeli in atto di invocare la Madonna, con due figure principali: S. Domenico a destra e S. Caterina a sinistra, nell’atto di ricevere il Rosario.

Altri affreschi ritraggono le icone di S. Rocco, S. Nicola di Bari, S. Antonio da Padova e S. Sebastiano, ognuno con i propri simboli caratteristici. Su un affresco a sinistra del paliotto si rappresenta Gesù in Croce, sotto il quale si trovano due donne. Analizzando i vari affreschi, si osservano colori smaglianti e un’ottima conoscenza dell’arte della pittura da parte degli artisti coinvolti.

Purtroppo, il passare del tempo, l’incuria e l’abbandono hanno danneggiato alcuni affreschi, attenuando i colori. Recentemente si è proceduto al restauro di alcune opere, rivelando la loro indubbia bellezza. Sondaggi effettuati da personale specializzato hanno rivelato la presenza di molte altre pitture sulle pareti, ricoperte da malta a seguito di interventi di restauro o di danni causati da disastri tellurici. Sul lato sinistro della navata, si trova un altare ligneo finemente lavorato, con la statua di S. Michele Arcangelo, rappresentata mentre tiene in mano una lancia pronta a colpire un drago, e una bilancia simboleggiante la giustizia divina.

Il soggetto dell’altare è di grande interesse, purtroppo danneggiato a causa della vetustà. Un acquasantiera, situata all’entrata a destra, è formata da un basamento, uno stelo e un catino in pietra scolpita con iscrizioni in latino. A sinistra dell’ingresso, si trova un altro altare ligneo, molto complesso, che era originariamente decorato con bassorilievi delle fasi della Via Crucis e statue di santi. Anch’esso ha subito furti e necessita di urgenti interventi di restauro.

È importante sottolineare che questo altare non appartiene alla chiesa, ma proviene dalla chiesa madre accanto alla torre, crollata a seguito del terremoto del 1915. Questo altare ha subito un incendio e, dopo il terremoto, è stato trasferito a Roma per restauro, per poi essere depositato a Castel S. Angelo. Su forte pressione dei cittadini, l’altare è tornato a Collarmele e collocato nel sito attuale. La facciata della chiesa presenta due finestrini quadrati nella parte inferiore, mentre la parte superiore è ornata da piastrelle polierome in terracotta, dai colori vivi, con giallo e blu predominanti.

Le mattonelle, di diverse forme geometriche e dimensioni, rappresentano gigli, mezze lune, sirene e aquile. Al centro, si trova una corona di fiori e frutta, suggellando l’appartenenza a un’arte tipica della famiglia dei Piccolomini. È probabile che gli artisti responsabili delle piastrelle fossero originari di Siena e Amalfi, vista l’ascendenza senese della famiglia Piccolomini e i loro legami con Napoli. La facciata presenta, in simmetria con le mattonelle policrome, due nicchie con le statue di S. Pietro e S. Paolo, mentre un rosone cilindrico decorato sovrasta il tutto.

Il Gavini nota che la chiesa di Collarmele fu edificata per devozione della principessa Piccolomini e la considera un caposaldo significativo per la storia dell’architettura abruzzese. La chiesa dovrebbe essere stata un luogo di raccoglimento per i viandanti prima di affrontare il difficile passo di Forca Caruso, usato intensamente dato che la Tiburtina Valeria collegava i due mari.

Alcuni aneddoti storici riferiscono che la chiesa fungeva non solo da luogo di culto, ma anche da rifugio per i pellegrini. Il Corsignani, nel citare la chiesa, sottolinea la sua frequentazione da parte del popolo e il legame con la famiglia Piccolomini risalente al 1461. Inoltre, vi sono segnali di costruzione della parte successiva datati 1561, come riportato nella scritta sopra l’architrave che immette nella sacrestia.

La chiesa ha resistito a numerosi disastri tellurici dal momento della sua costruzione, inclusi i gravi terremoti del 1703 e del 1915. Nel 1962, grazie all’interessamento di Luigi Marinacci, furono effettuati lavori di restauro, ma l’abbandono successivo ha causato danni, tra cui infiltrazioni e atti vandalici. Negli ultimi anni, sono stati intrapresi interventi mirati dalle autorità locali e cittadini, restaurando alcuni affreschi e ripristinando l’impianto elettrico.

Racconti locali narrano di un quadro appeso in chiesa che ritrae un carretto trainato da un cavallo imbizzarrito, con un uomo intrappolato sotto una ruota. Questo quadro, secondo le testimonianze degli anziani, narra un evento accaduto a un carrettiere che percorreva frequentemente la strada di Forca Caruso e che, in un momento critico, vide apparire la Madonna, promettendo di costruire una cappella in segno di gratitudine. Un’altra leggenda suggerisce che, durante la dominazione francese, gli abitanti, temendo un ritorsione dopo aver ucciso due esattori, posero le statue della Madonna della Mercede e di S. Michele Arcangelo fuori dalla chiesa, fuggendo sulle montagne.

Contrariamente alle loro aspettative, il paese non subì danni. Alcuni riferiscono che l’esercito francese, scorgendo un grande esercito guidato da una regina e un cavaliere, fuggì. I collarmelesi credettero che la regina fosse la Madonna e che il cavaliere fosse S. Michele, un’interpretazione che storicamente affascina il popolo locale.

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