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Il Filo Della Memoria. Ricerca D’Identità

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Scopri come il terremoto del 1915 ha trasformato Morino, attraverso le voci di chi ha vissuto la sua storia e le sue tradizioni.

Queste pagine cercano di fare luce su quanto accadde a Morino a seguito del terremoto del 13 gennaio 1915, esplorando le tracce di una società che appare trasformata. La ricerca, nata durante il Primo Cantiere Internazionale Morino nel 1999, si basa su interviste con anziani del borgo che raccontano storie e tradizioni del passato. Il gruppo di ricerca, composto da Serena Di Fabio, Omerita Ranalli, Agnese Tollis e Andrea Chiti, ha raccolto testimonianze significative che offrono uno spaccato della vita a Morino prima e dopo il catastrofico evento.

Gli intervistati, sia giovani che anziani, hanno dimostrato un forte attaccamento al patrimonio culturale del paesino, evidenziando il desolante stato di abbandono dei ruderi di Morino Vecchio. Tutti concordano sul limitato numero di visitatori, segnalando la necessità di un intervento per ripulire e preservare il borgo, saccheggiato per anni per costruire Morino Nuovo e Grancia. La difficoltà di trasmettere la memoria storica è acuita dal numero ridotto di informatori disposti a condividere le loro esperienze.

La ricerca ha anche esplorato la vita quotidiana, dalle piazze e le attività economiche alle tradizioni culinarie. A Morino Vecchio c’erano due piazze e un forno dove si cuoceva il pane. La dieta tipica includeva specialità come la pizza roscia, preparata con farina di polenta e accompagnata da carne di pecora o mucca. Risulti che l’acqua era scarsa e veniva prelevata dal fiume, mentre gli uomini si ritrovavano in cantina per giocare a morra.

Le testimonianze raccolte, unitamente a documenti storici dall’archivio ecclesiastico e comunale, offrono un quadro importante sulle tradizioni, le abitudini e l’organizzazione socio-economica del passato. Dall’archivio comunale, che purtroppo versa in uno stato precario, si sono ottenuti dati demografici dall’Ottocento fino al terremoto, insieme alle figure lavorative locali. Viene tracciata una società in cui il passaggio di notizie e tradizioni avveniva all’interno di nuclei familiari, evidenziando l’importanza della comunità.

Questo cantiere ha anche portato alla raccolta di materiali di produzione artigiana, in parte esposti durante la festa di fine cantiere. I residenti del paese hanno gentilmente messo a disposizione numerosi oggetti, dalle pentole e scaldaletto in rame a miniature di falegnameria, offrendo un’istantanea della vita e delle tradizioni di Morino.

Riferimento autore: Ambulanti a Morino.

Poche parole su come, quando e perché nasce questo lavoro. E forse con un po’ di presunzione che queste pagine tentano di ricostruire o almeno di fare luce su quanto accadde a Morino in seguito al terremoto del 13 gennaio 1915, e su cosa è rimasto, nelle nuove generazioni, di quella società all’apparenza del tutto modificata. Se non altro, si spera che questa ricerca, nata durante il Primo Cantiere Internazionale Morino, organizzato da A.A.d’a nell’agosto del 1999, possa porsi come introduzione e dare lo spunto ad approfondimenti successivi.

Il gruppo, formato da Serena Di Fabio, Omerita Ranalli, Agnese Tollis, Andrea Chiti, ha raccolto informazioni sul vecchio borgo di Morino intervistando gli anziani abitanti del paese, nati negli anni immediatamente precedenti il terremoto. Questi testimoni sono ancora in grado di raccontare storie e abitudini del vecchio abitato, di aiutare a comprenderne la struttura materiale e sociale, le attitudini produttive e le tradizioni storiche.

Accanto a un preciso numero di anziani intervistati, sono stati coinvolti nel lavoro di ricerca anche altri “informatori”, personaggi più o meno giovani, donne e uomini incontrati in strade e piazze o attorno ai tavoli del bar. È emersa una generale concordanza nell’affermare che, allo stato attuale, sono pochi i visitatori di tale luogo, prevalentemente podisti e raccoglitrici di more. C’è stata anche la richiesta di una “ripulitura” dei ruderi e la speranza per un maggiore rispetto nei confronti del borgo, saccheggiato per più di ottanta anni per ricostruire gli abitati di Morino Nuovo e Grancia.

Da conferma di leggende e tradizioni oramai dimenticate, è emersa una scarsa conoscenza di luoghi e fatti da parte dei giovani. Nonostante ciò, si è notato un impegno notevole degli abitanti nel dirigerci verso anziani, nel raccogliere fotografie, oggetti di artigianato, storie e proverbi capaci di far luce su una realtà di macerie e dimenticanza. Coloro che hanno vissuto il terremoto hanno mostrato un particolare interesse nell’ascoltare le nostre domande, scavando nella memoria racconti altrimenti perduti e ricostruendo angoli e strade del paese, nomi, feste, canzoni e attività.

La ricerca d’archivio e sul campo sono state avviate durante il cantiere nel 1999 e svolte nei mesi successivi. Già precedentemente erano stati raccolti materiali necessari all’indagine antropologica, un primo tentativo di avvicinamento e comprensione della vita della popolazione morinese prima e dopo il terremoto. Per la ricerca sul campo abbiamo utilizzato un registratore portatile, per riportare correttamente tutte le informazioni delle interviste, cercando di rispettare forme e contenuti del parlare locale.

Le principali difficoltà incontrate sono state legate al numero esiguo di informatori e allo stato di salute precario di alcuni di loro. Va sottolineato che la memoria storica del paese sta svanendo, poiché gli abitanti del borgo sono quasi tutti deceduti, senza lasciare documentazioni scritte sul loro vissuto. Gli attuali testimoni, a loro volta, hanno vissuto a Morino solo i primissimi anni della loro infanzia.

Le informazioni fornite da testimoni come Maria Taradei, don Vincenzo Lecce, Angelina Tenerini, Concetta D’Amico, Biagio Baldassarre e gli altri sono state integrate da documenti messi a disposizione dal parroco di Morino, don Maurice, e da altri provenienti dall’archivio comunale del paese.

Per chi arriva a Morino dalla superstrada Avezzano-Sora, è possibile notare sulla destra, bene mimetizzate nella vegetazione, le macerie del vecchio abitato. È stato dunque necessario contattare i più anziani per avere notizie dirette, sulla struttura del paese e sulla vita che vi si svolgeva. Abbiamo scoperto che a Morino Vecchio c’erano due piazze, e che il piazzale di San Rocco era già considerato periferico prima del terremoto.

Le tradizioni alimentari del passato rivelano che per lo più i morinesi non mangiavano pane, ma pizza roscia, fatta con farina di polenta. Vi erano anche attività, come il lavoro nei campi e nei frantoi, e un’osteria dove gli uomini si riunivano per giocare. La vita quotidiana era caratterizzata da un’organizzazione basata su un fermo nucleo familiare, dove i contatti hanno garantito un passaggio generazionale di notizie e tradizioni.

Durante il cantiere sono stati raccolti materiali di produzione artigiana, gentilmente messi a disposizione dagli abitanti del paese. Questo includeva oggetti in rame e falegnameria, nonché una panoramica sull’alimentazione tradizionale e contenitori di produzione locale, ancora in uso. La significativa documentazione raccolta potrà servire per meglio comprendere la storia e la cultura di Morino.

Riferimento autore: Ambulanti a Morino (Testi a cura dell’A.A.d’a).

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