Notifica
Notifica

Il Capolavoro In Legno

Aggiungi qui il testo del titolo

Scopri i tesori nascosti nella Basilica di Trasacco: un viaggio tra capolavori lignei e affreschi che raccontano storie di fede e arte senza tempo.

Nel contesto della Basilica di Trasacco, le opere artistiche si rivelano un tesoro da scoprire. La sacrestia, in particolare, offre al visitatore un complesso ligneo straordinario, adornato da delicati intagli. L’altare a sinistra dell’ingresso, caratterizzato da una iconografia in legno dorato, si distingue per la sua grazia e probabilmente fu collocato dopo il 17 settembre 1684, quando furono ritrovati i resti dei SS. Martiri nelle catacombe. Le pitture che adornano l’altare ritraggono S. Cesidio, S. Rufino e altre figure martiriali, rimandando a un periodo artistico che sfuma nella prima metà del 1500, ispirato dalla pittura di Leone X e Giulio II.

La parte principale del complesso ligneo, estesa da un lato all’altro della parete ovest, incarna un capolavoro di finezza, con capitelli corinzi e scanellature che richiamano il polittico. Qui, la luce esalta la bellezza degli sportelli, ornati di intagli di rara delicatezza. La simmetria e la maestria nelle figure creano un’impressione quasi magica, tanto che il visitatore rimane rapito di fronte a tali opere d’arte. Ogni sportello è contrassegnato da angioletti, mentre le paraste sono arricchite da figure umane che si fondono con fantasiosi giochi di intaglio, creando un dialogo perpetuo tra arte e bellezza.

Il periodo di realizzazione del complesso ligneo si colloca tra il 1520 e il 1530, in coincidenza con una crescita artistica continua nella Basilica, stimolata dalla fervente fede dei Trasaccani e dalla generosità delle famiglie locali. La chiesa ha vissuto un’importante evoluzione sotto il dominio degli Aragonesi e successivamente dei Colonna, con un costante ritorno simbologico all’aquila, in particolare negli intagli della sacrestia, che richiama anche elementi iconografici presenti nella reggia dell’Aquila. Questo parallelismo si riflette nella masterizzazione artistica, che evidenzia legami profondi tra Trasacco e la tradizione artistica del tempo.

Tra le altre innovazioni artistiche, il pulpito ligneo, caratterizzato da una Pietà di chiara ispirazione michelangiolesca, offre un’ulteriore testimonianza dell’alto profilo artistico delle opere presenti. Anche se la presenza fisica di Michelangelo a Trasacco è materia di dibattito, l’influenza della sua scuola è percepibile, contribuendo a un’eredità artistica capace di attraversare i secoli. La basilica, quindi, non solo custodisce testimonianze di fede, ma diviene anche un palcoscenico di straordinarie creazioni artistiche che meritano di essere scoperte e celebrate.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

Testi tratti dal libro Trasacco e i suoi tesori (Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

A questo punto avremmo dovuto continuare a parlare delle altre pitture della Basilica dislocate in altri posti, ma immaginando di accompagnare un ipotetico visitatore, non l’avremmo certamente invitato ad uscire dalla sacrestia per andare a vedere la “Gloria del Santo”, creando in lui un vuoto per le altre ricchezze artistiche che si trovano nella stessa sacrestia. Girandosi e rigirandosi ad ammirare le lunette e la grande pittura della volta, l’ipotetico visitatore si sarà infinitamente volte urtato con il complesso ligneo che occupa tutto il perimetro inferiore, costituendo un insieme non ripetibile in tutte le chiese, almeno dell’Abruzzo.

Si potranno vedere altrove, specie nelle sacrestie conventuali o di chiese canoniche, lavori più vasti e di più grandi proporzioni, ma mai, credo, opera così fine e così delicata. Poco c’è da dire sul lungo maestoso armadio che occupa tutta la parete a destra di chi entra dalla parte del presbiterio; esso dà solo l’idea della ricchezza e qualità della suppellettile che serviva all’uso liturgico e della numerosità del clero officiante nella Basilica.

Cosi un discorso a parte merita l’altare che si vede immediatamente a sinistra della porta di chi entra nel presbiterio e che ha un’iconografia e uno stile tutto in legno indorato, di tanta grazia che ha fatto venire l’acquolina in bocca a più di un sovrintendente delle belle arti.

È evidente che questo altare nel suo insieme non fa parte del complesso della sacrestia e probabilmente è stato collocato nell’attuale posto allorché il sarcofago, di cui abbiamo parlato, dalle catacombe fu sistemato sotto l’attuale altare maggiore; ciò avvenne dopo il 17 settembre 1684, giorno in cui in modo straordinario furono rinvenuti i resti dei SS. Martiri nelle catacombe. Le quattro pitture rappresentano rispettivamente S. Cesidio, S. Rufino, le Sante Aquilina e Niceta e un altro martire, forse quell’Alessandro convertito da Cesidio e Rufino. Volendo azzardare a indicare il periodo dell’esecuzione di tutto il complesso ligneo, si è spinti a riportarlo verso la prima metà del 1500; così infatti l’architettura del polittico, le vesti dei santi, ma più di tutto l’impostazione rappresentativa di S. Cesidio che richiama le pitture dei due papi del tempo: Leone X e Giulio II.

Un’arte del tutto diversa si nota invece nella parte principale del complesso ligneo della sacrestia che va dall’una all’altra finestra della parete Ovest; non mancano dei riferimenti al polittico, come i piccoli capitelli corinzi con elemento ionico nella parte superiore, le ricorrenti quattro scanellature delle paraste e la cornice a quadretti intagliati, che è ripetuta immediatamente sotto i due piani. Qui ci si trova di fronte a un eccezionale capolavoro di ineguagliabile finezza e ricchezza.

Al gioco di luce dei riflettori risplendono nella loro fantasiosa fattura gli intagli degli sportelli della parte superiore, con disegni sempre differenti ma di tale delicatezza che uguagliano le opere di cesello; completa il capolavoro la fascia lignea con un medesimo ricamo. Ma dove le parole vengono meno nella descrizione è quando si passa ad esaminare la parte inferiore, dove l’occhio non sa se prima ammirare la perfetta simmetria delle figure o la stupenda fattezza delle figure stesse. Debbo confessare che non mi sono trovato mai così imbarazzato e confuso di fronte a questo miracolo dell’ingegno; forse chi mi ha visto infinite volte immobile ed estasiato mi avrà giudicato pazzo; ma c’è veramente da impazzire nel vero senso della parola.

Intanto cerchiamo di capirci qualche cosa. Il capolavoro è sicuramente uscito dalla mente di un solo grande genio ed è ideato con una simmetria che si intreccia nel più mirabile dei modi. La parete principale è suddivisa in sette specchi; al centro domina la figura di S. Cesidio, circondata da due rami di palma simbolo di martirio; ai due lati sono raffigurati rispettivamente a sud S. Rufino e a nord un’altra figura che verosimilmente vuole essere Alessandro; ci ritroviamo in tal modo con gli stessi soggetti del polittico prima considerato.

I due martiri ricorrono poi, con i medesimi elementi, in una parasta del lato sud. Al centro di ogni sportello si osservano facce di angioletti, delle quali una sola è completa con il fiocco terminale sotto il mento. Nelle otto paraste che dividono le sette riquadrature si ammirano figure umane ma con la parte inferiore sostituita con giochi fantasiosi di intaglio: è qui che la mente si smarrisce nel tentativo di gustare di più questi scherzi o la bellezza e finezza dei volti umani. Si lascia all’ammirato visitatore la libertà di godere le prime, immediate impressioni. Solo ci sia consentito riferire alcuni dati storici per indicare il periodo più o meno preciso in cui l’opera fu eseguita.

Più volte è stato affermato che nella nostra Basilica non c’è stata mai, attraverso i secoli, interruzione di espressioni artistiche, sia per la grande sempre crescente fede dei Trasaccani, sia per la munificenza delle famiglie più ricche del luogo.

Completata ormai nella metà del 1500 la parte muraria con gli altari laterali, non rimaneva che arricchire la Basilica di suppellettili per l’uso liturgico. Così abbiamo del 1562 l’urna e il busto di S. Rufino contenenti reliquie del Santo, con la scritta: CESARELLO CARROZZO E PIETRO ALOISIO CARACCIOLO DA SOLMONA 1562; come dello stesso periodo sono: la maestosa Croce processionale attribuita addirittura da alcuni a Nicola da Guardiagrele, la Croce piccola, il PAXTECUM, l’incensiere e tanti altri oggetti di minor proporzione.

Le famiglie che poterono esprimere la loro munificenza verso la Basilica sono molte e collegate con vincoli di parentela e di amicizia con altre non proprio di Trasacco; vanno citate quella dei Baronio, quella dei Febonio, quella dei Maccafani, originaria di Pereto, ma in stretti rapporti con quella di Trasacco. Va ricordato a proposito che il Vescovo Giacomo Maccafani</strong) morì qui a Trasacco nel dicembre del 1530, dove era venuto per rivedere la nipote Eleonora e che il nipote vescovo Angelo volle essere sepolto a Trasacco vicino allo zio.

Né va dimenticata la situazione politica del paese nella prima metà del 1500. Per un secolo esatto, cioè dal 1456 al 1559, Trasacco venne governato dagli Aragonesi, che lo sottrassero agli Orsini; e poi, proprio nel 1558, con la morte di Paolo IV, il successore PIO IV lo affidò ai Colonna.

È questo un dato storico importantissimo per spiegare il ritorno continuo dell’aquila negli intagli della sacrestia; una sola aquila si osserva nell’armadio principale e precisamente nella parete laterale a sud, mentre svariate volte è riprodotta in quell’altro capolavoro che ricopre tutta la parete a nord. Il simbolo appare sia come elemento singolo sia come elemento accoppiato; orbene è proprio quest’ultimo che ci riporta obbligatoriamente a confrontarlo con quello in pietra che si osserva all’ingresso del Castello dell’Aquila, completato appunto nel 1535; meraviglia la medesima impostazione, lo stesso ricamo, la corona che unisce le due teste; siamo quasi di fronte a una riproduzione fotografica.

Perciò possiamo dire che tutto il complesso ligneo fu eseguito tra il 1520 e il 1530. Al capolavoro della sacrestia va senza dubbio unito il pulpito, pure in legno, che prima dei recenti restauri era installato nel terzo pilastro a sud della navata centrale ed ora giace in un locale abbandonato alla polvere, ai topi e ai tarli. Rivela le stesse caratteristiche notate in sacrestia, ma in più porta scolpita nel pannello centrale una Pietà michelangiolesca. E qui vale la pena ricordare la secolare tradizione di una presenza in Trasacco del sommo artista.

Ci pare azzardato sostenere questa ipotesi, sebbene non del tutto scartabile, perché Trasacco rimaneva allora una oasi di pace e di riposo; e data la lunga permanenza del Baronio a Roma, si può ammettere una conoscenza di questi con Michelangelo e un invito a trascorrere le vacanze sulle deliziose rive del Fùcino.

Il Mezzadri, Luigi Degli Abbati ed altri scrittori di cose nostre accennano a questo fatto singolare e noi, a distanza di quattro secoli, se non abbiamo precise testimonianze di una presenza fisica di Michelangelo a Trasacco, ne possiamo constatare lo spirito e l’influenza della sua scuola. Il soggetto della Pietà è molto frequente nella Basilica; abbiamo la lunetta del portale “Degli Uomini”, la scultura lignea in oggetto, il PaxTecum, e dei pannelli in pietra che si riferiscono alla Passione e che probabilmente dovevano formare le Stazioni di una Via Crucis dislocata nel perimetro di tutto il sacro luogo; infatti, nelle riproduzioni antiche della Basilica, questi pannelli si vedono disposti fuori l’antico quadriportico; successivamente furono sistemati all’interno del Tempio ed ora alcuni di essi giacciono in abbandono, aspettando una mano pietosa che li sistemi in un luogo più degno.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti