Notifica
Notifica

I Portali

Aggiungi qui il testo del titolo

Scopri il portale Degli Uomini nella Basilica di Trasacco: un viaggio nella maestosità dell’arte romanica e i misteri della sua origine.

Esaminando le opere interne della Basilica, accenniamo alle porte di entrata, in particolare alla porta “Degli Uomini”, che offre spunti critici sulla possibile aggiunta della sigla del Nome di Gesù, riconducibile a un’opera di storiografia dell’arte. La presenza di questa aggiunta è oggetto di dibattito, dato che la datazione dell’opera è incerta, dato l’assenza di specifiche sul portale. Questo porta a riflettere sui cambiamenti nell’arte romanica, che ha un carattere duraturo nel tempo, e sugli sviluppi peculiari di ogni area.

Il periodo storico post-mille, caratterizzato dalla delusione rispetto alla fine del mondo, ha spinto l’umanità a rivalutare i valori terreni, mantenendo una sintesi tra sacro e profano. Questa unione si riflette nell’arte delle basiliche, dove animali e simboli diventano rappresentazioni vivi, espressione della bellezza della creazione, suggerendo la concezione di un nuovo paradiso terrestre. Il portale “Degli Uomini” è un’illustrazione di quest’arte romanica che non è solo decorativa, ma anche narrativa, capace di elevare lo sguardo verso il divino.

La maestosità di questo portale, in origine porta centrale della Basilica, testimonia un’importante trasformazione avvenuta nel secolo XII. Diversi studiosi hanno tentato di attribuirvi influenze artistiche di epoche diverse, affermando che il complesso presenta una grande unità stilistica, visibile nei capitelli e nei motivi floreali ripetuti. Ognuno dei soggetti presenti sembra orchestrato da un unico artista, suggerendo una forte coerenza e una visione condivisa nell’esecuzione di quest’opera monumentale.

La sigla del Nome di Gesù, presente al centro dell’arco esterno, viene attribuita all’influenza di San Bernardino da Siena, la cui predicazione potrebbe aver diffuso determinati simboli. Nonostante la mancanza di documenti certi, alcuni storici suggeriscono legami con i monaci benedettini che operavano nella zona durante l’alto medioevo, ipotizzando che il portale potesse derivare da una realtà artistica e culturale di quel periodo. Anche la presenza del portale dell’entrata “Delle Donne” suscita interrogativi, poiché sembra meno raffinate rispetto al portale “Degli Uomini”, rivelando la continua evoluzione artistica di questa storica Basilicata.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini, “Trasacco e i suoi tesori”.

Testi tratti dal libro “Trasacco e i suoi tesori” (Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

Esaminando le principali opere interne della Basilica, è necessario passare alle due porte d’entrata, quelle “Delle Donne” e “Degli Uomini”. Iniziamo con la seconda, poiché è la più completa e ci offre la possibilità di esprimere il nostro modesto parere sulla presunta aggiunta posteriore della sigla del Nome di Gesù, visibile al centro dell’arco. Questa aggiunta è sostenuta da diversi scrittori d’arte. L’esame critico e la valutazione storica in questo caso sono più complessi rispetto ad altri elementi esaminati. L’arte romanica ha un carattere nazionale ed europeo, che racchiude un indirizzo fiorente per secoli. Tuttavia, nella porta non vi è alcuna datazione precisa messa dall’artista, rendendo necessario attingere alle varie fasi dello sviluppo dell’arte romanica.

La vana attesa della fine del mondo e il mancato avverarsi della Leggenda del Mille hanno spinto gli uomini a focalizzarsi maggiormente su valori terreni e alla vita quotidiana, riscoprendo le infinite ricchezze del creato. L’umanità, sebbene in questa fase abbia riconsiderato il suo ruolo di protagonista della creazione, mantiene in sé l’alta carica di fede dell’età precedente, unendo in una straordinaria sintesi teologica elementi sacri e profani. Questo miracolo di sintesi, però, non si ripeterà in seguito e non è nemmeno presente oggi, dove si tende a dividere il divino dall’umano. L’arte romanica riporta in scena animali non solo come simboli, ma come esseri reali, in dolce compagnia dell’uomo, ripristinando l’atmosfera di un nuovo paradiso terrestre.

Esaminando i dettagli del portale “Degli Uomini”, notiamo un colpo d’occhio di rara bellezza, ogni elemento al suo posto, tutti orientati verso l’alto nella glorificazione del Nome di Gesù. Questo portale rappresenta la rivelazione plastica della new Romanesque art, che non è più mera decorazione, ma si fa costruttiva e narrativa. Il volume ritorna in maniera marcata, con magnifiche volute floreali delle quattro paraste e degli archi, tra i quali si intrecciano animali e putti in un gioco di nascondiglio.

Partendo da basi solide, il portale “Degli Uomini” si fa maestoso nella sua severità e regale preparazione per chi si appresta ad entrare nella Basilica monumentale. La grandiosità di questo portale, ora considerato secondario, trova spiegazione nel fatto che in origine era la porta centrale, quando la Basilica si estendeva da Nord a Sud, prima di assumere la nuova direzione Est-Ovest, trasformazione avvenuta nel secolo XII, a conferma di quanto diremo in seguito. In passato, alcuni hanno cercato di sezionare l’architettura come se fosse un cadavere, attribuendo singole parti a varie epoche. Tra questi il Piccirilli, che vede nel portale l’influsso di quattro secoli; ma sezionare un’opera è come cercare di scovare l’essenza di un uomo nelle ossa polverizzate.

Come si può sostenere una molteplice e plurisecolare influenza artistica, quando il complesso mostra una tale unità che la mancanza di un solo particolare lo renderebbe imperfetto? È sorprendente scoprire una bellezza eccezionale in un’opera così ben realizzata. Si osservi la base della struttura, continua e perfetta; si notino i capitelli identici nella forma e negli ornamenti floreali, con la presenza di un volto d’angioletto al centro. I putti alati sono tutti perfettamente simili. Anche le paraste esterne e interne riportano gli stessi motivi floreali e gli identici soggetti.

Non si può non considerare anche la rientranza del corpo centrale e tutto lo sviluppo esterno che si allinea con il muro maestro della Basilica. Infine, nelle pareti interne ci sono pitture databili al 1400, che confermano che l’opera è frutto di un’unica mente artistica in un solo momento storico. L’occhio esperto potrebbe identificare la parte centrale sormontata dall’architrave rispetto al resto, ma è noto come opere di tale grandezza venissero realizzate; il Maestro era unico e le parti più impegnative erano da lui eseguite, mentre ai discepoli appartenevano le parti secondarie, tutte vibranti di una sola idea.

Contrariamente a quanto sostiene il Piccirilli, che colloca il portale nel secolo XVI, ci si chiede dove questo compositore possa aver trovato tali aggiunte perfette e intonate all’insieme. Sarebbe stata un’intesa premeditata più unica che rara. Più verosimile il giudizio del Bindi, il quale, osservando con maggiore attenzione i particolari, riporta tutto al secolo XII. Molti critici attribuiscono il portale a un artista lombardo, ma questa attribuzione è discutibile. Infatti, lo stile lombardo è caratterizzato da ornamenti floreali decorativi piuttosto complessi e imprecisioni nella rappresentazione della figura umana.

Al contrario, nelle paraste del nostro portale, l’intreccio floreale si sviluppa in forme più semplici e i simboli, specialmente i putti, possiedono plasticità e vivacità straordinarie. Tenendo presente la ricerca di un notevole volume, sarebbe più giusto attribuire il portale a uno stile prettamente regionale, con influenze dell’arte pugliese, molto più viva rispetto a quella lombarda. Questo si spiega considerando che nel secolo XII a Trasacco erano presenti i Conti dei Marsi in diretto rapporto con l’Italia meridionale.

Alcuni storici marsicani, riflettendo sulla nostra Basilica e sulla forma monacale dell’abside, hanno supposto che essa sia stata retta da religiosi benedettini. Se questa ipotesi venisse confermata, si tenga presente che in quel periodo tutti i monasteri benedettini della Marsica dipendevano o da Casamari o da Montecassino, situazione che li poneva in relazione con l’Italia meridionale e l’arte pugliese. Tuttavia, nei documenti storici non si fa mai menzione di monaci nella nostra Basilica, ma solo di abati e canonici.

Ci si chiede dunque: chi ha realizzato un capolavoro simile? Due sono le possibilità. Nel secolo XII era attiva una comunità di benedettini cistercensi nella località chiamata “La Maria”. Oggi, tra i ruderi di quel monastero, si è rinvenuto un magnifico pezzo di un grande portale, del tutto simile in lavorazione a quello della Basilica. Pertanto, o il portale venne specificamente commissionato ai monaci per la Basilica, oppure, distrutto il monastero, il portale fu recuperato e sistemato dove ora si trova. In entrambe le ipotesi rimane innegabile l’unicità dell’opera, che è databile al secolo XII.

A questo punto, non si può fare a meno di considerare l’altro portale, quello all’entrata “Delle Donne”. Secondo l’Agostinoni, il Bindi e altri scrittori di storia trasaccana, questo risulta essere più antico e omogeneo rispetto a quello dell’entrata “Degli Uomini”. Sotto il profilo artistico, a nostro avviso, appare dello stesso stile e della stessa scuola del primo; si notano, è vero, delle parti più rozze e meno raffinate, ma non devono ingannare, poiché appartengono a opere diverse e sono state sistemate lì per valorizzarle. L’intero complesso è stato sistemato alla meglio, confermando come non fosse il suo posto originale. Infatti, i due stipiti sono più larghi rispetto all’architrave che li sovrasta; tale maggiorazione era necessaria per ampliare l’entrata, diventata principale dopo la trasformazione della chiesa.

Alcuni elementi, come i capitelli corinzi presenti tra l’architrave e gli stipiti, sono certamente quelli dell’Oratorio, essendo della stessa fattura. La colonna scanellata a sinistra proviene da un portale del quadriportico antico, come attestato da fotografie dell’Agostinoni. Si osservano ancora la presenza del leoncino, che doveva ornare l’antico battistero, similmente a quelli della cattedrale di Atri. Se volessimo ricostruire la originaria struttura dell’opera, elimineremmo i due capitelli corinzi e la cornice, posizionando direttamente l’architrave sugli stipiti e utilizzando parte dell’arco rinvenuto sulla “Maria”, per ottenere una unità identica alla parte centrale del portale “Degli Uomini”.

Ritornando a quest’ultimo, resta da chiarire la sigla del Nome di Gesù al centro dell’arco esterno. Trattandosi di uno stemma diffuso da San Bernardino da Siena, morto nel 1441, alcuni critici ritengono che sia stato inserito in un’epoca posteriore. Tuttavia, trascurano un fatto storico di capitale importanza: prima che il Santo di Siena scegliersse L’Aquila come residenza, in qualità di Vicario Generale dell’Ordine, trascorse molti giorni nella Marsica, come riportato dalla Cronica Senese. Non si può escludere che il Santo sia giunto a Trasacco per tenervi una predicazione e che, colpito dal magnifico stemma del Nome di Gesù, ne abbia fatto una sorta di bandiera; ciò non può essere dimostrato al cento per cento, ma nemmeno dimostrato il contrario. Se, come è giusto, l’intero portale appartiene al secolo XII, lo stemma risulterebbe anteriore al Santo di Siena. Infatti, il Nome di Gesù è diffuso nei portali di antiche case di Trasacco, con almeno una trentina di esemplari, anche in edifici antichissimi. Se così fosse, potremmo gloriarci del fatto che un particolare dell’arte della Basilica, attraverso la predicazione di San Bernardino, sia divenuto noto e diffuso in tutto il mondo e, infine, sia diventato lo stemma dei Gesuiti.


NOTE

(*) Un’importante scoperta. Mentre il libro viaggiava, leggendo l’opera del Prof. Umberto Jori, sembra sia stato rintracciato l’autore del portale. A pagina 47 in nota 20, Jori scrive: “Il Maestro Acuto, pure del secolo XII, nell’ambone di S. M. Maggiore di Pianella ha scolpito i simboli degli Evangelisti, accompagnando ogni simbolo con uno dei versetti del poeta latinocristiano Sedulio del V secolo.” È interessante notare come questi versi appaiano anche nel portale “Degli Uomini”. Si tratta di una coincidenza o di un indizio dello stesso artista? Una coincidenza che merita riflessione!

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti