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I Due Monasteri San Rufino E San Nicola

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Scopri i segreti dei monasteri medievali lungo la Via Valeria e i legami perduti con i viandanti di un tempo.

Le tre istituzioni religiose, secondo documenti storici, si trovavano lungo la consolare Via Valeria, in prossimità del valico odierno di Forca Caruso. Nel Medioevo, questo valico era noto come “Furca Ferrati”. Il monastero di San Nicola, delle cui tracce si possono ancora osservare i resti, sorgeva presso l’attuale “Piano di San Nicola”, mentre più vicino al valico di Forca Caruso si trovava il monastero di San Rufino, oggi ridotto a ruderi nei dintorni di Casale Masciola, proprietà di Pescina.

Le principali fonti storiche derivano da autori come Antonio Corsignani, autore della “Reggia Marsicana” pubblicata nel 1738, e Luigi Colantoni, che ha scritto “Pescina nella storia e nella leggenda”. Corsignani menziona il monastero di San Niccolò, identificato da un’epigrafe rimasta nei resti, che ne attesta l’antichità e il culto dedicato a San Nicola.

Quanto al monastero di San Rufino, le sue origini sarebbero databili all’VIII secolo d.C., come indicato da documenti storici. Queste istituzioni erano gestite dai monaci benedettini della Congregazione “cassinese”, un’importante suddivisione monastica dell’Ordine Benedettino. Gli edifici religiosi, che avevano un’importante vocazione apostolica, svolgevano un ruolo essenziale nel garantire l’assistenza sociale e spirituale per i viandanti lungo la Via Valeria.

Le istituzioni, purtroppo, vennero distrutte tra il IX e il X secolo a seguito delle invasioni di saraceni e ungari. Il monastero di San Nicola conobbe la sua definitiva distruzione il 20 settembre 1663, quando un’orda di ladri lo incendiò. Queste strutture non solo promuovevano la spiritualità e il culto, ma offrivano anche ricovero e assistenza ai pellegrini.

Post-distruzione, si ipotizza che i monaci rimanenti trovarono rifugio in un nuovo ospizio nella vicina Pescina. Alcuni ruderi del monastero di San Rufino erano ancora visibili fino al XVIII secolo, segno della rilevanza storica di queste comunità monastiche e dell’impatto duraturo che hanno avuto sulla Marsica.

Riferimento autore: Don Francesco Prosia.

Le tre istituzioni religiose, secondo documenti scritti, confermati da una lunga e costante tradizione, risultavano ubicati lungo la consolare Via Valeria, nell’area del “regio tratturo aragonese”, nei pressi del valico odierno di Forca Caruso. Questo valico, nel Medioevo, era noto come “Furca Ferrati” o “Forca di Ferrati”, sebbene non si conosca il motivo di tale denominazione. Più esattamente, il sito del monastero di San Nicola corrispondeva a quello che ora viene chiamato “Piano di San Nicola”, e contiguo a tale piano, in una piccola graziosa valle, più vicino al valico di Forca Caruso, sorgeva il monastero di San Rufino, di cui si vedono ancora i ruderi nei dintorni dell’attuale Casale Masciola, di proprietà pescinese.

Le fonti principali su cui si fondano le notizie derivano da documenti scritti di autori noti, come Antonio Corsignani, la cui opera più importante è la “Reggia Marsicana”, edita a Napoli nel 1738, e Luigi Colantoni, autore di “Pescina nella storia e nella leggenda”, oltre a Antonio Di Pietro, che ha scritto “Storia dei paesi della Marsica”.

Per quanto riguarda il monastero di San Nicola, Corsignani, nell’opera citata, riporta che vi erano le parole “VETUS MONASTER MONACH S. NICOL… COLLIS ARMENI… STRICTE DEO DICAT…”, che si traducono in “Vecchio Monastero dei monaci di San Nicola, del Colle Armeno e strettamente dedicato a Dio”.

La denominazione del monastero di San Rufino è specificata in un dattiloscritto intitolato “Scheda storica sul paese di Collarmele” del 9 maggio 1987, redatto dai proff. Giuseppe Grossi e Gianluca Tarquinio, in cui si afferma: “Questo monastero già ricordato in documenti del sec. VIII d.C. era edificato nel sito ove oggi si vedono i ruderi del Casale Masciola.” Inoltre, la terza istituzione, dipendente dai due monasteri, era una casa di accoglienza che conteneva una chiesa e un ricovero ospedaliero.

La Congregazione religiosa a cui appartenevano era quella dei monaci benedettini della Congregazione cassinese. Attualmente, i monasteri benedettini sono classificati in 15 Congregazioni diverse, e la Congregazione “Cassinese” è la prima nell’elenco.

Il periodo di origine dei due monasteri è collocabile intorno all’VIII – IX secolo d.C. I proff. Grossi e Tarquinio confermano che entrambi i monasteri sono menzionati nelle Bolle dei Papi Pasquale II (1115) e Clemente III (1118), mentre la loro fine è datata ai sec. IX e X, a causa delle invasioni dei Saraceni e degli Ungari.

Scopo primario delle tre istituzioni era la santificazione dei monaci attraverso la preghiera, il lavoro e il silenzio, seguendo la Regola benedettina del “SINE MORA ORA ET LABORA”. Contemporaneamente, esse perseguivano uno scopo sociale di tipo apostolico, specialmente con l’ospizio e il ricovero per i pellegrini lungo la Via Valeria.

Nel periodo immediatamente successivo alla distruzione dei monasteri, si ipotizza che i monaci di San Nicola e San Rufino trovassero rifugio in un novo ospizio nella vicina Pescina. Si racconta che i monaci del monastero di San Rufino continuassero a definirsi “monaci di Ferrato”.

Due elementi significativi riguardanti il monastero di San Nicola sono stati identificati nei secoli successivi alla sua distruzione. Nel 1860 rimaneva solo una piccola porzione delle mura della cucina, mentre la porta principale, abbellita con materiali di un arco di epoca romana, è stata oggetto di studio e ipotizzata come risalente al transito dell’imperatrice Livia.

Riferimento autore: Collarmele (ieri…e…oggi) (Testi a cura di Don Francesco Prosia).

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Le tre istituzioni religiose, secondo documenti scritti, confermati da una lunga e costante tradizione, risultavano ubicati lungo la consolare Via Valeria, nell’area del “regio tratturo aragonese”, nei pressi del valico odierno di Forca Caruso. Questo valico, nel Medioevo, era noto come “Furca Ferrati” o “Forca di Ferrati”, sebbene non si conosca il motivo di tale denominazione. Più esattamente, il sito del monastero di San Nicola corrispondeva a quello che ora viene chiamato “Piano di San Nicola”, e contiguo a tale piano, in una piccola graziosa valle, più vicino al valico di Forca Caruso, sorgeva il monastero di San Rufino, di cui si vedono ancora i ruderi nei dintorni dell’attuale Casale Masciola, di proprietà pescinese.

Le fonti principali su cui si fondano le notizie derivano da documenti scritti di autori noti, come Antonio Corsignani, la cui opera più importante è la “Reggia Marsicana”, edita a Napoli nel 1738, e Luigi Colantoni, autore di “Pescina nella storia e nella leggenda”, oltre a Antonio Di Pietro, che ha scritto “Storia dei paesi della Marsica”.

Per quanto riguarda il monastero di San Nicola, Corsignani, nell’opera citata, riporta che vi erano le parole “VETUS MONASTER MONACH S. NICOL… COLLIS ARMENI… STRICTE DEO DICAT…”, che si traducono in “Vecchio Monastero dei monaci di San Nicola, del Colle Armeno e strettamente dedicato a Dio”.

La denominazione del monastero di San Rufino è specificata in un dattiloscritto intitolato “Scheda storica sul paese di Collarmele” del 9 maggio 1987, redatto dai proff. Giuseppe Grossi e Gianluca Tarquinio, in cui si afferma: “Questo monastero già ricordato in documenti del sec. VIII d.C. era edificato nel sito ove oggi si vedono i ruderi del Casale Masciola.” Inoltre, la terza istituzione, dipendente dai due monasteri, era una casa di accoglienza che conteneva una chiesa e un ricovero ospedaliero.

La Congregazione religiosa a cui appartenevano era quella dei monaci benedettini della Congregazione cassinese. Attualmente, i monasteri benedettini sono classificati in 15 Congregazioni diverse, e la Congregazione “Cassinese” è la prima nell’elenco.

Il periodo di origine dei due monasteri è collocabile intorno all’VIII – IX secolo d.C. I proff. Grossi e Tarquinio confermano che entrambi i monasteri sono menzionati nelle Bolle dei Papi Pasquale II (1115) e Clemente III (1118), mentre la loro fine è datata ai sec. IX e X, a causa delle invasioni dei Saraceni e degli Ungari.

Scopo primario delle tre istituzioni era la santificazione dei monaci attraverso la preghiera, il lavoro e il silenzio, seguendo la Regola benedettina del “SINE MORA ORA ET LABORA”. Contemporaneamente, esse perseguivano uno scopo sociale di tipo apostolico, specialmente con l’ospizio e il ricovero per i pellegrini lungo la Via Valeria.

Nel periodo immediatamente successivo alla distruzione dei monasteri, si ipotizza che i monaci di San Nicola e San Rufino trovassero rifugio in un novo ospizio nella vicina Pescina. Si racconta che i monaci del monastero di San Rufino continuassero a definirsi “monaci di Ferrato”.

Due elementi significativi riguardanti il monastero di San Nicola sono stati identificati nei secoli successivi alla sua distruzione. Nel 1860 rimaneva solo una piccola porzione delle mura della cucina, mentre la porta principale, abbellita con materiali di un arco di epoca romana, è stata oggetto di studio e ipotizzata come risalente al transito dell’imperatrice Livia.

Riferimento autore: Collarmele (ieri…e…oggi) (Testi a cura di Don Francesco Prosia).

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