Nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, sul monte Tranquillo in territorio di Pescasseroli, si trova un piccolo Santuario noto come la «Madonna nera» per il colore dell’effigie venerata. Per raggiungerlo, si percorre una strada rotabile che, con diversi tornanti, s’inerpica lungo la montagna, seguita da impervi sentieri che conducono al piano della chiesa. Questo luogo è circondato da una meravigliosa bellezza naturale, dominata dalle cime del Marsicano, delle Cappelle, dell’Amaro e delle Camosciare.
Accanto al sacro edificio si trova un valico, condotto obbligato per le persone che si spostavano tra i versanti settentrionale e meridionale. Per affrontare le difficoltà di questo passaggio, pericoloso a causa delle tempeste e della presenza di lupi ed orsi, i Benedettini fondarono nelle vicinanze un ospizio, la cui funzione era evidenziata da un’iscrizione. In una cappella annessa fu collocata una statua lignea che rappresenta la Madonna col Bambino.
Una tradizione narra che la sacra icona provenne da Foggia, sottratta alla persecuzione iconoclasta. Alcuni la attribuiscono a una scuola francese del Quattrocento, mentre altri, giudicando più attendibile la seconda teoria, la considerano un esemplare di scultura in legno tipico dell’Abruzzo nei secoli XIV e XV. Dopo che l’anziano sacro edificio fu devastato durante l’ultima guerra, i Pescasserolesi lo ricostruirono nel 1956, integrandovi l’antica pietra che ne segnava l’ospitalità.
Il benemerito vescovo dei Marsi, mons. Domenico Valeri, utilizzando in parte un’automobile e poi un mulo, raggiunse il ristrutturato tempietto per compiere il rito della riconsacrazione e della riapertura al culto, cerimonia che attirò una grande affluenza di fedeli. La festa si celebra ogni anno nell’ultima domenica di luglio, con una Messa e una processione che porta la Madonna fino al valico. Anticamente, si narra che il simulacro venisse riportato a Pescasseroli accompagnato da devoti che portavano rametti di faggio, simbolo di fedeltà alla Vergine.
Oggi, dopo le celebrazioni religiose, gli intervenuti, provenienti non solo dall’Alto Sangro ma anche dalla Valle di Comino, si sdraiano sul verde adiacente al Santuario per consumare in compagnia cibi tipici, rendendo omaggio al folklore locale.


