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Dove Sorse Supino

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Trasacco rivela il suo passato: scoperte archeologiche illuminano le origini pre-romane e la transizione di un popolo tra monti e lago Fùcino.

Nonostante alcune carte archeologiche dei popoli marsi collocano Supino sulle sponde del lago Fùcino, riteniamo che nel giro di soli due secoli non siano avvenute trasformazioni ambientali e culturali tali da obbligare i Marsi ad abbandonare i loro castelli montani per insediarsi nei pressi del lago. Le evidenze archeologiche rinvenute nel territorio suggeriscono che prima di fondare il centro di Trasacco, i Marsi si stabilissero a metà strada tra i monti e il lago, come testimoniato dalle iscrizioni funerarie di epoca imperiale scoperti nella zona, in cui non vi è traccia dell’alfabeto marso.

Nei dintorni di Trasacco sono state rinvenute diverse epigrafi, tra cui la più nota è quella dedicata a Mario Placido, conservata nel Museo civico dell’Aquila. Altre iscrizioni, come quella dedicata a un fanciullo di dieci anni e numerosi frammenti, confermano l’importanza di questo territorio. Si fa menzione anche della famiglia Torinius, i cui resti sono stati ritrovati nei pressi del colle Maiorano, suggerendo una presenza romana significativa.

Quando Claudio Nerone avviò il prosciugamento del Fùcino, scelse la zona di Trasacco come porto naturale, evidenziando l’importanza della navigabilità del lago in quel periodo. Tuttavia, non sono emersi indizi di insediamenti durante la guerra sociale, tutto il materiale archeologico conosciuto appartiene all’epoca imperiale, il che pone interrogativi sull’esistenza di Trasacco prima di Roma.

La vasta area attorno a Trasacco, nota come Valle Transaquana, porta nomi significativi come Spineto e Mole Secche. I resti megalitici presenti suggeriscono un’importante storia pre-romana; le strutture in pietra testimoniano l’evoluzione da un’insediamento italico a uno romano. Sono state rinvenute anche monete e altri artefatti, indicativi di una civiltà sannitica o di transizione verso l’epoca romana, dimostrando l’intensa attività locale. Numerosi oggetti, tra cui frecce di ferro e resti di tomba, rivelano il profondo rispetto che i Marsi avevano per i defunti, riflettendo un legame culturale e spirituale tra vivi e morti.

Infine, l’unico punto di acqua della Valle, indicato da fonti come Fontignana, costituiva un elemento fondamentale per la crescita di insediamenti agricoli. L’abbondanza di risorse idriche favorì la transizione da un’economia di caccia a una di agricoltura, supportando l’uso di mulini per la macinazione del grano. La presenza di resti architettonici e di un antico tempio italico sottolinea l’importanza di queste aree nel contesto storico della Marsica.

Riferimento autore: “Trasacco prima di Roma” a cura di Don Evaristo Evangelini.

(Testi tratti dal libro “Trasacco prima di Roma”)

(Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

È interessante notare come alcune carte archeologiche dei popoli marsi riportino Supino sulle sponde del lago Fùcino, nel luogo dove ora sorge Trasacco. Tuttavia, riteniamo che nel corso di soli due secoli, ammesso che l’epigrafe del VECOS SUPNA risalga alla vigilia della guerra sociale, sia poco plausibile che si siano verificati mutamenti tali da costringere i Marsi ad abbandonare i castelli montani per insediarsi vicino al lago. Le trasformazioni radicali avvengono gradualmente, il che ci porta a pensare che prima di stabilirsi a Trasacco, i Marsi potessero fermarsi a metà strada tra le montagne e il lago.

Questa ipotesi è supportata da vari fattori. Prima di tutto, tutte le epigrafi rinvenute nell’abitato di Trasacco e nei dintorni del lago appartengono all’epoca imperiale, senza tracce dell’alfabeto marso. Ad esempio, tre steli funebri, la prima delle quali è dedicata a Mario Placido e attualmente conservata nel Museo civico dell’Aquila.

La seconda, inedita e recuperata miracolosamente, è dedicata a un fanciullo di X anni e la terza, trovata vicino alla Torre di Nerone, è rovinata ma porta ancora tracce di dolcissima pietra calcarea. A queste si aggiungono altre epigrafi legate alla nota famiglia romana dei Torinius, identificabili grazie a un’epigrafe rinvenuta nel 1856 presso colle Maiorano e ad alcune testimonianze in frammenti in località la Mària.

È importante notare che quando Claudio Nerone lavorò al prosciugamento del Fùcino, scelse le sponde sotto Trasacco come porto naturale per il trasporto del legname necessario all’opera, suggerendo che l’acqua del lago era ancora alta e allagava buona parte dei terreni circostanti.

Inoltre, non sono stati rinvenuti indizi di un centro abitato nei dintorni di Trasacco durante il periodo della guerra sociale, mentre tutto il materiale archeologico conosciuto appartiene all’epoca imperiale. Ci si può quindi chiedere: perché parlare di Trasacco prima di Roma? La risposta sta nel fatto che i vari castelli disseminati nel territorio di Trasacco hanno contribuito alla formazione del nuovo abitato.

Procedendo lungo la strada da Trasacco verso Collelongo, a tre chilometri e mezzo, si estende una vasta zona che porta i nomi di Spineto, Mole Secche e Torricelle, tutti di grande significato storico. Qui si trovava Supino, visibile al presente nel suo passato. Solo pochi resti dell’antico centro italico emergono in superficie, tra cui murature formate da grossi massi di pietra e parti di abitazioni, il resto rimane sepolto e viene occasionalmente scoperto dall’aratura meccanica. Alcuni terreni rimangono incolti per il rischio di nascondere nuclei abitativi.

Diverse evidenze supportano la localizzazione di Supino in questa area. Il suo nome denota un centro adagiato tra il piano e le pendici di un monte, in contrasto con i nomi dei castelli montani, che evocano posizioni più aspre e strategiche. L’evidente spostamento linguistico dall’antico nome latino a Spineto è particolarmente significativo, con l’italianizzazione che riflette una continuità temporale.

Infine, la presenza di acqua, fondamentale per l’insediamento, era abbondante nelle vicinanze di Fontignana, dove oggi si trova un pozzo. Questa sorgente era cruciale per l’agricoltura dei Marsi, che abbandonando la caccia si dedicarono alla coltivazione di grano, costruendo un mulino grazie all’acqua utilizzata. Con il prosciugamento delle sorgenti, il mulino rimase all’asciutto e la località assunse il nome di Mole Secche.

Le strutture megalitiche, simili a quelle di Amplero, risalenti al periodo delle guerre sannitiche, persistono in zona. Ulteriori rinvenimenti, come monete di fattura sannitica e le modalità di sepoltura, indicano un periodo di transizione dalla civiltà marso-sannitica a quella romana. La presenza di un tempio italico, recentemente scoperto, ci invita a una protezione attiva delle testimonianze archeologiche, suggerendo la necessità di un atto di coraggio per dichiarare l’area come zona archeologica e avviare ricerche regolari e scientifiche.

Una testimonianza dal passato, citata dal Garrucci, parla degli Erenni di Supino nel alto medioevo, rintracciando l’uso del nome nel territorio marsicano. Inoltre, Carmine Mancini nei suoi scritti menziona epigrafi rinvenute intorno a Trasacco, indicando l’importanza della zona nel contesto archeologico e la continuità della presenza umana nel tempo.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

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