La famiglia Morichini, le cui origini risalgono alla Corsica, si stabilì a Civita prima del 1680, come attestato dai registri del “Catasto” di quell’anno. Domenico Morichini, nato il 22 settembre 1773, iniziò un brillante percorso di studi, frequentando il Seminario di Sora e il Collegio Tuziano. A soli quindici anni si trasferì a Roma per studiare medicina, conquistando a ventuno anni la cattedra di chimica in Università. Fu un pioniere nella disciplina, abbracciando le teorie di Lavoisier e contribuendo significativamente al rinnovamento delle scienze naturali in Italia.
In onore delle sue eccezionali conquiste nel campo della chimica, fu realizzato un busto marmoreo a suo nome nell’ospedale di S. Spirito a Roma, accompagnato dall’epigrafe che recita: “A Domenico Morichini, restauratore della chimica in Italia”. Riconosciuto per il suo contributo scientifico, Morichini godeva della stima di tre Pontefici e la sua opinione fu richiesta anche nella diagnosi dell’ultima malattia di Napoleone Bonaparte. Insignito di vari riconoscimenti, tra cui il titolo di Cavaliere di Danebrog dal Re di Danimarca, fu anche un membro attivo di numerose accademie scientifiche e letterarie.
Morichini si distinse non solo come chimico, ma anche come geniale sperimentatore e polemista, mantenendo la sua cattedra di Chimica per oltre trent’anni fino alla sua morte avvenuta nel 1836. I suoi lavori furono raccolti in volumi pubblicati nel 1852. Rispettato anche dai criminali, la sua bontà era tale che, durante un viaggio, fu risparmiato da una banda di briganti che lo riconobbe e mostrò deferenza nei suoi confronti.
Alla sua morte, i resti di Domenico Morichini furono sepolti nel sepolcro gentilizio di S. Marrello al Corso, e venne eretto un monumento a lui dedicato. Notoriamente, fu anche il Presidente dei “Babbioni”, un gruppo di intellettuali che si riunivano per discutere in un contesto più informale, giovando di un approccio più leggero alla cultura. Il primogenito di Morichini, Carlo Luigi, intraprese una carriera ecclesiastica di spessore, mentre lui stesso fu Ministro delle Finanze e poi cardinale, lasciando un’impronta indelebile nella storia del clero e della scienza in Italia.
Riferimento autore: Settimio Maciocia.


