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Le antiche donazioni dei Benedettini e i conflitti per il controllo delle terre marsicane rivivono nelle pagine della storia di Trasacco e Candelecchia.

Nel 1070, gran parte del territorio di Trasacco, compresa Candelecchia, apparteneva ai Benedettini di S. Maria di Luco, come attestato da una donazione di Berardo Conte dei Marsi. Questo atto, redatto nel monastero di Cassino, delineava i confini delle terre donate, dalla riva del Fùcino fino al monte Pinna e da lì al Monte Termine, conferendo i beni in perpetuo al convento. Nonostante la donazione, successivi successori non rispettarono l’atto, rivendicando il possesso, ma con il tempo, parte delle terre furono ridistribuite ai Benedettini e alla Chiesa di Trasacco.

Un’altra significativa donazione, datata 1098, vide Berardo, ancora una volta, insieme a sua madre Gemma, cedere alla chiesa di S. Rufino e San Cesidio in Trasacco tutte le loro terre e beni, confermando che nulla doveva escludere la loro abitazione presso la porta del paese. Da quest’atto risulta l’importanza della chiesa all’interno della comunità, protetta da eventuali dispute legali riguardo ai possedimenti.

Il racconto prosegue con una donazione più dettagliata del 1120, attribuita a Crescenzo Conte dei Marsi, il quale, per onorare Dio e i santi martiri Cesidio e Rufino, trasferì proprietà specifiche alla Chiesa di S. Cesidio, inclusi terreni per il culto e aree produttive, assicurando il sostentamento dei Chierici. Questa donazione, ricca di dettagli, dimostra l’affermarsi della Chiesa nel governo delle terre nella Marsica.

Particolare attenzione merita la tradizione riguardo l’origine del nome Candelecchia, che alcuni collegano a una voce dialettale, mentre altri, nel rispetto della documentazione storica, lo ricollegano a termini latini che si riferiscono a fonti d’acqua. La presenza del Santuario e della chiesa dedicata alla Santissima Vergine, famosa per le sue gelide sorgenti e il suo legame con la vita del popolo, riluce nella narrazione, mostrandosi come un fulcro di spiritualità e cultura per la comunità di Trasacco.

Infine, l’opera artistica che celebra la Madonna col Bambino nel Santuario di Candelecchia offre uno spaccato di profonda religiosità popolare. L’immagine, ricca di potere espressivo, si rivela un’incarnazione dei conflitti spirituali e affettivi, rappresentando una delle parti più alte della cultura artistica locale.

Riferimento autore: Trasacco e Candelecchia, a cura di Don Evaristo Evangelini.

Testi tratti dal libro Trasacco e Candelecchia (Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

Da premettere che nel 1070 tutto il territorio di Luco e la maggior parte del territorio di Trasacco, compresa Candelecchia, era di appartenenza dei Benedettini di S. Maria di Luco, come risulta da una donazione che qui vale la pena riportare nella traduzione di Cesidio Tarquini di S. Benedetto dei Marsi: “Nell’anno 1070, addi 9 Novembre, io Berardo Conte dei Marsi, figlio del Conte Berardo, nella sede del monastero di Cassino, presenti Desiderio abate dello stesso monastero con i suoi monaci, per la salute dell’anima mia e dei miei figli e per la redenzione delle anime dei miei Munti, offro a S. Benedetto la Chiesa di S. Maria di Luco con il Castello che sta sopra il monastero, e con tutte le sue pertinenze entro i confini che qui definiamo.”

Tale documento va considerato fondamentale poiché delineava i confini e conferiva la proprietà dell’area ai monaci. Da qui, la riva del Fùcino sale per il monte Pinna fino a Suinazzola, salendo al Monte Termine e allargando la sua estensione fino alla Serra di Longagna, per poi scendere alla località Canale e infine tornare alle rive del Fùcino.

Un aspetto cruciale di questa donazione è che chiunque tentasse di revocarla, ivi comprese le generazioni future, sarebbe incappato in severe penali: una multa di 100 once d’oro. Questo atto doveva rimanere stabile in perpetuo, come attesta anche la firma del noto Giovanni, notaio dell’epoca.

Negli anni successivi, tuttavia, gli immediati successori di Berardo non rispettarono la donazione. Rivendicarono il possesso dei beni, ma successivamente, tali beni furono ridistribuiti in parte ai Benedettini di Luco e in parte alla Chiesa di Trasacco.

Delle tre donazioni accennate, la terza concernente il diritto di pesca nel Fùcino non rientra nell’argomento qui trattato. La prima donazione, risalente al giugno del 1098, è particolarmente significativa. In essa Berardo Conte dei Marsi e sua madre Gemma donano alla Chiesa di S. Rufino e San Cesidio tutte le terre e le proprietà nel circondario di Trasacco, escludendo solo la loro abitazione presso la porta del paese.

In questo contesto, vi è un particolare riguardo ai diritti di proprietà, specificando che nulla di quanto concesso potesse essere rivendicato da soggetti al di fuori del clero della Chiesa. Se qualche controversia sorgesse, chi ne fosse coinvolto sarebbe sottoposto a sanzioni severe come descritto in precedenza. La dichiarazione fu firmata davanti a numerosi testimoni, consolidando la validità dell’atto.

Un’ulteriore donazione, più dettagliata, avvenne nel 1120 ad opera di Crescenzo Conte dei Marsi il quale, in onore di Dio e dei Santi Martiri Cesidio e Rufino, trasferì alla Chiesa di S. Cesidio beni e terre, incluso un’area specifica nella Valle chiamata Formentino. Si tratta di un’ulteriore conferma dell’importanza religiosa e culturale di quest’area.

In merito all’origine del nome Candelecchia, ci sono diverse teorie. Si ipotizza una derivazione dal latino “candida aqua”, mentre un’altra interpretazione attribuisce il nome a una voce dialettale. Tuttavia, è più plausibile che il nome si colleghi a tradizioni più antiche, come suggerisce il Febonio nel 1678 descrivendo una valle intersecata da monti che si estendono da Trasacco a Candelecchia.

Ulteriori fonti, come il Corsignani, evidenziano l’esistenza di una chiesa dedicata alla Beatissima Vergine a Candelecchia, nota per le sue gelide sorgenti e per i frutti di agrumi, contribuendo così alla fede e al culto di questo luogo.

Il cuore del Santuario di Candelecchia è una pregevole pittura della Madonna col Bambino, che racchiude la tradizione religiosa e popolare. In particolare, le descrizioni di S. Luca sono state richiamate per evidenziare l’importanza e la rivisitazione iconografica di questa opera nel corso dei secoli, tra la fede e l’arte.

La tradizione del Santuario è quindi avvolta da un’atmosfera di antica reverenza e devozione popolare, perfettamente sintetizzata nella profonda espressione di maternità della Madonna, enfatizzando il contrasto tra la gioia della nascita e il dramma della Passione.

Riferimento autore: Trasacco e i suoi tesori.

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