Testi tratti dal libro “Trasacco prima di Roma”
(Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)
Epigrafe N. II
La lettera S non presenta differenze sostanziali nei due testi; la struttura è a zig-zag, conforme al classico alfabeto marso. La lettera T, sebbene le due linee abbiano un’andatura indecisa, una è verticale e l’altra è orizzontale.
La lettera A, pur essendo evidentemente arcaica, mostra un’incisione abbastanza precisa. Non si notano differenze nella lettera I. La lettera E risulta di classica forma marsa nella prima variante, mentre nella seconda appari quasi normale. La lettera D è incantata da destra a sinistra nella prima versione, mentre la seconda è raddrizzata; entrambe sono di forma lunga e stretta.
La lettera V è di forma primitiva, con la linea sinistra più aperta della destra, e le linee che si congiungono in basso. La lettera L ha una forma arcaica, con una linea verticale e un’altra che ritorna verso l’alto; entrambe le linee sono unite.
La lettera C appare due volte, di cui una con curva tondeggiante, mentre la lettera U segue la stessa forma della V. La lettera R si distingue in modo significativo, con la parte destra ricurva all’insù. Infine, la lettera M è aperta, ma non eccessivamente.
Epigrafe N. I
Considerando la lettera S, il formato della lettera T risulta molto più rozzo, con la linea superiore inclinata dal basso in alto. L’incisione della lettera A appare assai incerta e rudimentale, mentre la lettera I non mostra differenze apprezzabili.
La lettera E non è rinvenuta nel testo; al suo posto ci sono due I in ben quattro parole. La lettera D compare una sola volta e si presenta molto panciuta, probabilmente a causa del maggiore spazio a disposizione.
Le due linee della lettera V convergenti non si uniscono in basso, rimanendo notevolmente separate, mentre le linee della lettera L mantengono la stessa movenza, ma restano abbastanza distaccate. Anche la lettera C ritorna due volte, ma con curva ovale molto marcata.
La lettera U segue il medesimo stile della V. Unica tra le lettere è la R, che si presenta in modo differente; la parte destra è ridotta a un semplice segno, e le due linee sono staccate, con quella a destra che si ferma a metà strada. La lettera M appare decisamente sguaiata.
Le non lievi differenze tra le due epigrafi suggeriscono che la N. 1 è molto più antica della N. 2. Se la N. 2 può essere datata al V o al IV secolo a.C., la N. 1 andrebbe collocata almeno due secoli più indietro.
Elementi grammaticali presenti in entrambi i secoli più indietro emergono nell’iscrizione al Dio Fùcino, che rivela quattro casi latini: il genitivo di STAIEDI e di SALVIEDI, il nominativo di PACIO(S), il dativo di FOUCNO e l’accusativo di ARAM.
Si nota dunque una scrittura tipicamente marsa abbinata a casi tipicamente latini. In contrasto, nella dedica a Ercole, si evidenziano due casi greci: il dativo di HIIRCLOI e l’accusativo di DONON.
Nella N. 2, non si giustifica l’aggiunta di OS dopo STAIEDI e SALVIEDI, come fa il Mommsen, poiché questa forma è già aggettivata con significato di provenienza. Il senso completo suggerisce che le lettere PO PACIO (non PE) presentano una notevole relazione con PACUIES MEDIS, indicandone chiaramente la connessione.
Giunti a questo punto, è opportuno rivedere le tappe raggiunte e prepararsi per l’ultima parte del viaggio, che è la più difficile e complessa, ricca di incognite. Abbiamo esaminato a sufficienza i motivi che ci portano a localizzare Supino, oggetto dell’epigrafe N. 5, nelle adiacenze di Valle Castagna.
Molto tempo prima delle guerre sannitiche, la popolazione di Civita d’Antino ebbe contatti con vari gruppi stranieri, tra cui Umbri ed Etruschi, che attraversavano i monti per conquistare terre nuove. Questo popolo indigeno, di civiltà latina ma non ancora romana, si era organizzato intorno al magistrato annuo, il MEDDIX TUTICUS, che ricopriva poteri civili e religiosi.
L’epigrafe già citata, rinvenuta a Civita d’Antino, fu eseguita dal condottiero Caio Comino, fondatore di Comino nella valle omonima, per riconoscenza della gentile accoglienza ricevuta dalla sua centuria: PA.VI. PACUIES MEDIS VESUNE. DUNOM DED C. S. CUMNIOS CETUR..
Il significato di questa epigrafe è: “A Pacuo Vibio di Pacuo, meddix di Vesona, offre Caio Comino, centurione.”
Per noi trasaccani, l’epigrafe presenta notevoli interessi. A parte differenze accidentali, si nota tra essa e quella al Dio Fùcino una sorprendente analogia letteraria. Entrambe contengono il nome personale Pacio (o Pacuo), in una rappresentato come suprema autorità civile: MEDDIX, nell’altra come suprema autorità religiosa: PONTIFEX.
La presenza di tutti e tre, in qualità di Pontefici, sottolinea la massima autorità religiosa nel dedicare l’ara al Dio Fùcino. Gli Umbri e gli Etruschi, mentre tentano di attraversare i nostri monti per raggiungere la Campania, incontrarono già in loco una popolazione autonoma e organizzata.
Questa civiltà, ancora da scoprire, non esclude un rapporto con quella greca, e l’epigrafe dedicata a Ercole ne rappresenta la testimonianza più antica e chiara. Ci si augura che studiosi di maggior rilievo possano fare luce su quanto è emerso dal nostro appassionato impegno.
Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.