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Collarmele… La Chiesa Di Santa Felicita

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Scopri la profonda spiritualità e le radici storiche del culto di Santa Felicita, cuore pulsante della comunità di Collarmele.

Il culto di Santa Felicita è vivo in vari luoghi, tra cui Collarmele, Cava dei Tirreni e Rocca San Felice. Una cerimonia particolarmente significativa si svolse il 26 Aprile 1982, quando il popolo di Collarmele si unì a quello di Rocca San Felice in un gemellaggio che celebrava la loro patrona comune.

La nuova chiesa parrocchiale è frutto dell’iniziativa di Don Gaetano Del Grosso, sacerdote pescinese che operò a Collarmele dal 1920 al 1946, anno della sua scomparsa. I lavori, completati nel 1940, culminarono con l’inaugurazione ufficiale avvenuta il 10 Luglio, coincidente con la festa di Santa Felicita. Prima della costruzione della nuova chiesa, furono utilizzati tre locali adattati per le funzioni sacre, tutti situati lungo l’odierna Via Vittorio Veneto.

Il progetto della nuova chiesa fu realizzato dall’architetto Angelini, il cui stile architettonico rispecchia l’essenzialità delle chiese ricostruite nella Marsica dopo il terremoto del 1915. Lo stile si caratterizza per la sua semplicità, che evita eccessi ornamentali, e per la funzionalità nel garantire spazi confortevoli per i fedeli.

La parrocchia di Santa Felicita è una delle più antiche della diocesi dei Marsi, che ha avuto tre sedi nel corso della sua storia. La prima fu Marruvio (l’odierna San Benedetto), dove esisteva già una chiesa nel sec. XI. Successivamente, la diocesi si trasferì a Pescina nel 1580 e infine ad Avezzano nel 1915, evento che suscitò malcontento tra la popolazione pescinese.

Durante la storia recente di Collarmele, si sono avvicendati vari parroci, tra cui Don Ciaglia Giustino e Don Alessandro Antonio. Importante è il ricordo di Padre Francesco Prosia, cappuccino e predicatore di fama, noto per le sue opere religiose e i suoi sermoni in occasione delle festività di Santa Felicita e della Madonna della Mercede.

Riferimento autore: Don Francesco Tudini.

Testi tratti dal libro “Collarmele (ieri…e…oggi)”

(Testi a cura di Don Francesco Tudini)

I principali luoghi dove tuttora è vivo e si pratica il culto di Santa Felicita, oltre a Collarmele, includono Cava dei Tirreni, in provincia di Salerno, dove, nelle vicinanze, esattamente nella basilica della famosa Badia, si conserva un busto argenteo del Quindicesimo secolo e una statua marmorea seicentesca, finemente lavorata. Altri luoghi significativi sono Rocca San Felice (Avellino).

La cerimonia del 26 Aprile 1982 a Collarmele è stata particolarmente suggestiva e commovente, poiché ha suggellato il gemellaggio tra il popolo collarmelese e quello di Rocca San Felice, nel nome di Santa Felicita, comune patrona invocata quotidianamente.

L’iniziativa per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale fu promossa da Don Gaetano Del Grosso, sacerdote pescinese di origine e parroco a Collarmele dal 1920 fino al 1946, anno della sua morte. I lavori furono ultimati nel 1940 e il 10 Luglio dello stesso anno si tenne l’inaugurazione ufficiale, che coincise con la festa solenne della Patrona, Santa Felicita, a cui la chiesa è ancora dedicata, come lo era stata la chiesa del vecchio paese terremotato.

In circa venticinque anni, prima della costruzione della nuova chiesa parrocchiale, furono utilizzati per le funzioni sacre tre locali diversi, tutti situati lungo l’odierna Via Vittorio Veneto. Questi erano locali modesti, adattati tra quelli costruiti dal Governo per le famiglie terremotate. L’ultimo di questi fu la sala lungo Via Valeria, oggi usata per raduni vari.

Angelini è l’architetto progettista della nuova chiesa, il cui stile architettonico, evidente nella struttura edilizia, è sostanzialmente simile a quello di molte altre chiese rifatte nella Marsica dopo il terremoto del 1915. Si pensi, per esempio, alle chiese parrocchiali di Gioia dei Marsi, Pescina Nuova, Cerchio, Paterno, San Pelino, Venere e Cappelle.

Questo stile è, a giudizio dei maestri nell’arte edilizia, caratterizzato da tre prerogative fondamentali: è semplice, in quanto l’adozione di materiali vari per abbellimento esclude ogni eccesso barocco e si limita all’essenziale. È conforme agli ideali di un luogo sacro, con la sua capacità di elevare lo spirito attraverso la struttura architettonica. Inoltre, è pratico, poiché le dimensioni geometriche della chiesa, insieme alla luce naturale che la illumina, rendono la presenza dei fedeli agevole e comoda, facilitando lo svolgimento delle funzioni sacre.

La parrocchia di Santa Felicita è tra le più antiche della diocesi dei Marsi. La diocesi, dalla sua fondazione a oggi, ha avuto tre sedi diverse. La prima fu Marruvio (l’odierna San Benedetto), con la cattedrale di Santa Sabina, di cui rimangono alcune tracce. Il protettore era San Sabiniano, commemorato il 29 Agosto. Questa sede ebbe inizio nel sesto secolo d.C. Una prova della sua esistenza è rappresentata da Giovanni Marsicano, Vescovo, che seguì papa Vigilio a Costantinopoli nel 551. In questo periodo, la chiesa parrocchiale di Collarmele esisteva già dal secolo XI, come attestano le Bolle pontificie di Pasquale II (1099 – 1118) e di Clemente III (1187 – 1191), dove si nomina espressamente la “Ecclesia Sanctae Felicitatis in Cerfennia”.

La seconda sede fu Pescina, con la cattedrale della Madonna delle Grazie, fissata da papa Gregorio XIII con la Bolla del 1 gennaio 1580. La sede attuale si trova ad Avezzano, trasferita da Pescina nel 1915 subito dopo il terremoto, ad opera di Mons. Marcello Bagnoli. Questo trasferimento causò rammarico e disapprovazione tra i pescinesi, tanto che Mons. Bagnoli, quando si recava a Pescina, richiedeva di essere scortato.

Tra i parroci che si avvicendarono a Collarmele prima e subito dopo il terremoto ci furono: Don Ciaglia Giustino, nativo di Collarmele, morto nel 1902; Don Alessandro Antonio, dal 1902 al 1920; Don Gaetano Del Grosso, nativo di Pescina, dal 1920 al 1946; Don Emilio Martorelli, nativo di Massa d’Albe e parroco a Collarmele dal 1947 al 1971; e Don Francesco Tudini, il parroco attuale dal 1971.

È doveroso ricordare i defunti parroci di Collarmele, tra cui il sacerdote orionino Don Candido Di Stefano e un altro ecclesiastico, Padre Francesco Prosia, cappuccino, morto nel 1948. Padre Prosia è ricordato non solo per le sue numerose opere ascetico-religiose, ma anche come predicatore rinomato in tutta la regione abruzzese per i suoi panegirici, alcuni dei quali ebbe l’onore di pronunciare nel suo paese natale in occasione delle solennità di Santa Felicita e della Madonna della Mercede, rispettivamente il 10 Luglio e il 24 Settembre. Inoltre, a Manoppello (provincia di Chieti) rimase per diversi anni come Rettore del noto Santuario del Volto Santo e diresse la rivista mensile omonima con il titolo “Il Volto Santo”.

Riferimento autore: Don Francesco Tudini.

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Testi tratti dal libro “Collarmele (ieri…e…oggi)”

(Testi a cura di Don Francesco Tudini)

I principali luoghi dove tuttora è vivo e si pratica il culto di Santa Felicita, oltre a Collarmele, includono Cava dei Tirreni, in provincia di Salerno, dove, nelle vicinanze, esattamente nella basilica della famosa Badia, si conserva un busto argenteo del Quindicesimo secolo e una statua marmorea seicentesca, finemente lavorata. Altri luoghi significativi sono Rocca San Felice (Avellino).

La cerimonia del 26 Aprile 1982 a Collarmele è stata particolarmente suggestiva e commovente, poiché ha suggellato il gemellaggio tra il popolo collarmelese e quello di Rocca San Felice, nel nome di Santa Felicita, comune patrona invocata quotidianamente.

L’iniziativa per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale fu promossa da Don Gaetano Del Grosso, sacerdote pescinese di origine e parroco a Collarmele dal 1920 fino al 1946, anno della sua morte. I lavori furono ultimati nel 1940 e il 10 Luglio dello stesso anno si tenne l’inaugurazione ufficiale, che coincise con la festa solenne della Patrona, Santa Felicita, a cui la chiesa è ancora dedicata, come lo era stata la chiesa del vecchio paese terremotato.

In circa venticinque anni, prima della costruzione della nuova chiesa parrocchiale, furono utilizzati per le funzioni sacre tre locali diversi, tutti situati lungo l’odierna Via Vittorio Veneto. Questi erano locali modesti, adattati tra quelli costruiti dal Governo per le famiglie terremotate. L’ultimo di questi fu la sala lungo Via Valeria, oggi usata per raduni vari.

Angelini è l’architetto progettista della nuova chiesa, il cui stile architettonico, evidente nella struttura edilizia, è sostanzialmente simile a quello di molte altre chiese rifatte nella Marsica dopo il terremoto del 1915. Si pensi, per esempio, alle chiese parrocchiali di Gioia dei Marsi, Pescina Nuova, Cerchio, Paterno, San Pelino, Venere e Cappelle.

Questo stile è, a giudizio dei maestri nell’arte edilizia, caratterizzato da tre prerogative fondamentali: è semplice, in quanto l’adozione di materiali vari per abbellimento esclude ogni eccesso barocco e si limita all’essenziale. È conforme agli ideali di un luogo sacro, con la sua capacità di elevare lo spirito attraverso la struttura architettonica. Inoltre, è pratico, poiché le dimensioni geometriche della chiesa, insieme alla luce naturale che la illumina, rendono la presenza dei fedeli agevole e comoda, facilitando lo svolgimento delle funzioni sacre.

La parrocchia di Santa Felicita è tra le più antiche della diocesi dei Marsi. La diocesi, dalla sua fondazione a oggi, ha avuto tre sedi diverse. La prima fu Marruvio (l’odierna San Benedetto), con la cattedrale di Santa Sabina, di cui rimangono alcune tracce. Il protettore era San Sabiniano, commemorato il 29 Agosto. Questa sede ebbe inizio nel sesto secolo d.C. Una prova della sua esistenza è rappresentata da Giovanni Marsicano, Vescovo, che seguì papa Vigilio a Costantinopoli nel 551. In questo periodo, la chiesa parrocchiale di Collarmele esisteva già dal secolo XI, come attestano le Bolle pontificie di Pasquale II (1099 – 1118) e di Clemente III (1187 – 1191), dove si nomina espressamente la “Ecclesia Sanctae Felicitatis in Cerfennia”.

La seconda sede fu Pescina, con la cattedrale della Madonna delle Grazie, fissata da papa Gregorio XIII con la Bolla del 1 gennaio 1580. La sede attuale si trova ad Avezzano, trasferita da Pescina nel 1915 subito dopo il terremoto, ad opera di Mons. Marcello Bagnoli. Questo trasferimento causò rammarico e disapprovazione tra i pescinesi, tanto che Mons. Bagnoli, quando si recava a Pescina, richiedeva di essere scortato.

Tra i parroci che si avvicendarono a Collarmele prima e subito dopo il terremoto ci furono: Don Ciaglia Giustino, nativo di Collarmele, morto nel 1902; Don Alessandro Antonio, dal 1902 al 1920; Don Gaetano Del Grosso, nativo di Pescina, dal 1920 al 1946; Don Emilio Martorelli, nativo di Massa d’Albe e parroco a Collarmele dal 1947 al 1971; e Don Francesco Tudini, il parroco attuale dal 1971.

È doveroso ricordare i defunti parroci di Collarmele, tra cui il sacerdote orionino Don Candido Di Stefano e un altro ecclesiastico, Padre Francesco Prosia, cappuccino, morto nel 1948. Padre Prosia è ricordato non solo per le sue numerose opere ascetico-religiose, ma anche come predicatore rinomato in tutta la regione abruzzese per i suoi panegirici, alcuni dei quali ebbe l’onore di pronunciare nel suo paese natale in occasione delle solennità di Santa Felicita e della Madonna della Mercede, rispettivamente il 10 Luglio e il 24 Settembre. Inoltre, a Manoppello (provincia di Chieti) rimase per diversi anni come Rettore del noto Santuario del Volto Santo e diresse la rivista mensile omonima con il titolo “Il Volto Santo”.

Riferimento autore: Don Francesco Tudini.

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