Testi tratti dal libro La Chiesa di Santo Stefano in Civita d’Antino
(Testi a cura di Don Gaetano Squilla)
Prima che si procedesse alla ricostruzione, la Chiesa si presentava come può vedersi dalle fotografie qui riprodotte. Interamente scomparso il campanile e i muri perimetrali della Chiesa, smozzicati e ridotti a modesta altezza, contenevano a fatica l’enorme cumulo di macerie costituite dalla caduta della cupola, del tiburio e del cornicione. Il terremoto del 13 gennaio 1915 l’aveva certo danneggiata gravemente, ma gli affreschi che la tradizione orale attribuiva a Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino (1660-1740), erano salvi in buona parte. Se, in attesa dei lavori sostanziali, si fosse provveduto a una copertura provvisoria dello squarcio provocato dalla caduta di una campana sulla cupola, il danno del terremoto forse si sarebbe potuto ridurre a modeste proporzioni.
Invece, il tempio rimase interamente abbandonato all’inclemenza delle stagioni dal 1915 al 1950. Le crepe e le brecce ingrandirono; caddero dorature, stucchi, affreschi, intonaci. Altri terremoti, anche se meno violenti, e le intemperie provocarono i crolli finali. La vecchia porta verdastra era sbarrata e gravida dalla gran mole di macerie che la premeva dall’interno. Sul lato maggiore della piazza si affacciavano, tra grossi cespi d’ortiche, lussureggianti piante di sambuco. Erano scomparsi anche i piccioni selvatici che innumeri avevano scelto per casa la Chiesa.
L’intervento dello Stato, che il parroco Don Giovanni Fabriani non era riuscito ad ottenere per difficoltà burocratiche e soprattutto per la insufficiente legge sul terremoto, che limitava il contributo dello Stato per la ricostruzione delle Chiese solamente al 50% della spesa, potette aversi finalmente, grazie all’interessamento tenace e appassionato del civitano On. Arnaldo Fabriani e alla collaborazione fattiva e intelligente del Genio Civile, della Soprintendenza aquilana ai Monumenti e del Comune di Civita.
Si deve soprattutto alla collaborazione della Soprintendenza ai monumenti dell’Aquila (Dott. Umberto Chierici e Dott. Antonio De Dominicis) se la Chiesa parrocchiale, singolare esempio di arte barocca nella regione, poté risorgere nello stesso luogo, con le stesse linee architettoniche originali, abbellita da opere d’arte moderna e da un arredamento nuovissimo. Il fonte battesimale è costituito da una bella e originale pila settecentesca, trasportata qui di lontano loco, e nel vano campeggia una interessante e vigorosa scultura in bronzo di Pio Iorio, autore delle formelle della Via Crucis che decorano le pareti della Chiesa. I candelabri degli altari, secenteschi, sono in gran parte frutto di un minuto e paziente lavoro di restauro.
Nell’autunno del 1959, per iniziativa dell’Associazione Pro-loco, si è iniziata l’imponente decorazione pittorica dell’intera Chiesa per opera del pittore Pasquale Di Fabio. Il lavoro è in corso. Finora sono state eseguite ad olio quattro figurazioni, relative alla vita di S. Lidano, sui quattro scomparti dell’abside. Le scene rappresentano: S. Lidano che, giovanetto, lascia Civita e la casa paterna per recarsi al monastero ai Montecassino; S. Lidano che, nel fulgore della giovinezza, segna ai frati manuales il tracciato per la bonifica pontina; S. Lidano che, in abiti pontificali, parla ai contadini che affluiscono alla Chiesa di S. Cecilia, da lui edificata nella piana di Sezze Romano; S. Lidano morente che benedice la bonifica attuata e la terra ricca di messi.
Le successive decorazioni saranno eseguite tutte ad affresco e comprenderanno una Pentecoste, un Battesimo di Cristo nel fiume Giordano, una Crocifissione, una Natività, quattro figurazioni sulla presenza di Cristo nel mondo operaio, e cioè: il Signore che esce per chiamare al lavoro gli uomini; la seconda chiamata; la paga agli operai… a tutti la stessa paga; la pesca miracolosa; angeli oranti.
Alla lunga, faticosa e intelligente opera di preparazione dei disegni, dei bozzetti, dei cartoni, l’affettuosa assistenza materiale e morale nel delicato periodo di esecuzione dell’impegnativo e grandioso ciclo pittorico, presiede a fianco del giovane e bravo pittore, dedicatosi come per voto a questo importante lavoro e fiducioso più che nelle proprie forze, indubbiamente considerevoli, nell’alto della Provvidenza, il Presidente dell’Associazione Pro-loco, On. Arnaldo Fabriani.
Bisogna aggiungere che dei vecchi dipinti che ornavano la Chiesa, tre sono ritornati al loro posto dopo un accurato restauro, e precisamente le seguenti pale d’altare: la lapidazione di S. Stefano (dipinto secentesco); La Madonna del Rosario (dipinto settecentesco); la Maddalena (mediocre dipinto di un decoratore ai primi di questo secolo).
La Soprintendenza ai monumenti dell’Aquila ha concesso in deposito alcuni oggetti sacri di buona fattura, che contribuiscono anch’essi a rendere più bella e preziosa la suggestiva Chiesa, come un grande Crocifisso settecentesco, due statuine in legno pure del ‘700, due cibori, di cui uno del 1500, e due belle croci d’argento. Si sta pensando anche a un restauro della copertura della Chiesa che, forse per la sua leggera pendenza, permette pericolose infiltrazioni di acqua.
Riferimento autore: Don Gaetano Squilla.