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Chiesa Di Santa Maria In Cellis

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Scopri la storia millenaria del monastero di Sancte Marie in Cellis, cuore spirituale e architettonico della Marsica fin dal 1000.

Il 1 febbraio 1000, il conte dei Marsi Rainaldo II, figlio di Berardo I, fondò il monastero di Sancte Marie in Cellis, situato nel territorio del Carseolano, e nominò come abate Dodone. Contrariamente a quanto sostenuto da alcune ipotesi, questa non è la chiesa che divenne, tra 1050 e 1056, la cattedrale della breve Diocesi Carseolana del vescovo Attone. La vera sede episcopale si trovava nella vicina Sancta Maria in Carseolo, costruita sulle rovine dell’antica città romana di Carseoli. Nel dicembre 1060, il monastero passò definitivamente sotto il controllo dei monaci di Montecassino, rimanendovi fino all’inizio del XVII secolo.

Alla fine del Quattrocento, il priorato fu assegnato in commenda a preti secolari, i quali versavano un tributo di 12 ducati d’oro a Montecassino. L’ultimo priore noto fu don Annibale Caracciolo di Albe, nominato il 3 novembre 1600. Durante l’età rinascimentale, la chiesa fu abbellita da un porticato, ma intorno alla metà del 600 subì danni gravi a causa dell’abbandono. Ciò portò all’annullamento dell’area presbiteriale e a modifiche strutturali, comprese le riaperture delle tre arcate, che furono sostituite da monofore e un portale centrale. I portali laterali furono sistemati nel 1676 sulla facciata di Santa Maria della Vittoria a Carsoli.

Oggi, la chiesa si erge con la sua ristrutturazione del 700, caratterizzata da una facciata divisa da una cornice. La parte inferiore presenta un portale e due monofore, mentre la parte superiore è segnata da una finestra tardo-rinascimentale. Il portale, risalente al XII secolo, è decorato con abbellimenti vegetali e zoomorfi, oltre a un architrave con l’Agnus Dei e i simboli dei quattro evangelisti. Alla sinistra sorge una maestosa torre campanaria, la più ben conservata della Marsica, il cui basamento è composto da blocchi romani provenienti da monumenti funerari originariamente posti lungo la Via Valeria.

Internamente, la chiesa presenta una navata unica divisa in due campate da un arco sostenuto da pilastri parietali. Sul retro, nel cimitero adiacente, si possono notare i resti di una campata, probabilmente terminante in un’abside semicircolare. Di particolare rilievo è l’ambone poligonale del XII secolo, decorato con l’aquila evangelica e motivi vegetali. Nonostante le modifiche, rimangono testimonianze dell’originalità dell’ambone e dei battenti lignei datati 1132, nonché della scultura in legno policromo della Madonna con Bambino del XIII secolo, oggi conservata al Museo di Arte Sacra di Cèlano.

Riferimento autore: Marsica Guida storico-archeologica (Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi).

Il primo febbraio del 1000, il conte dei Marsi Rainaldo II, figlio di Berardo I, fondò il monastero di Sancte Marie in Cellis, situato nel territorio Carseolano, e vi insediò come abate Dodone. Le ipotesi che identificano questa chiesa con quella che divenne, dal 1050 al 1056, cattedrale della nuova e breve Diocesi Carseolana del vescovo Attone, figlio del Conte dei Marsi Oderisio II, sono senza fondamento. In realtà, la sede episcopale va riconosciuta nella vicina Sancta Maria in Carseolo, eretta sulle rovine dell’antica città romana di Carseoli, come già accennato nel capitolo dedicato alla città antica.

Nel dicembre del 1060, il monastero passò definitivamente tra i possedimenti dei monaci di Montecassino, rimanendovi fino agli inizi del XVII secolo. Alla fine del Quattrocento, il priorato fu dato in commenda come beneficio semplice a preti secolari, i quali pagavano una tassa a Montecassino di 12 ducati d’oro. L’ultimo priore di cui si conosce il nome è don Annibale Caracciolo di Albe, nominato il 3 novembre del 1600.

Durante l’età rinascimentale, la chiesa fu ornata da un porticato sulla facciata. Tuttavia, intorno alla seconda metà del ‘600, la chiesa, in fase di abbandono, subì un dissesto strutturale che portò all’annullamento dell’area presbiteriale e all’avanzamento dell’ingresso sul porticato, con il tamponamento delle tre arcature. Su di esse furono reimpostate due monofore e il portale centrale. I due portali laterali furono, nel 1676, sistemati sulla facciata di Santa Maria della Vittoria di Carsoli.

Attualmente, la chiesa, situata sul fianco destro del cimitero di Carsoli, si presenta nella sua risistemazione del ‘700. La facciata orizzontale è divisa da una cornice che separa la parte inferiore, decorata da un portale e due monofore (con porticato cinquecentesco tamponato), dalla parte superiore, caratterizzata dalla murata finestra tardo-rinascimentale. Il portale, databile al XII secolo, mostra notevoli decorazioni vegetali e zoomorfe, con un architrave decorato da un Agnus Dei centrale e i simboli dei quattro evangelisti sui lati.

Sul lato sinistro s’innalza la maestosa torre campanaria, la meglio conservata della Marsica, con aperture composte da monofore, bifore e trifore. La base è costituita da grossi blocchi figurati, provenienti da monumenti funerari romani, originariamente posizionati lungo il vicino percorso della Via Valeria.

L’interno presenta una navata unica divisa in due campate da un arco impostato su due pilastri parietali e una ridotta sagrestia dietro l’altare. Sul retro, nel sito cimiteriale, si notano gli attacchi murari di un’altra campata, che terminava probabilmente con un’abside semicircolare. Di notevole interesse all’interno è l’ambone poligonale del XII secolo, ornato da un’aquila evangelica e decorazioni a girali vegetali. Questo ambone è arrivato a noi rimaneggiato: non sono originali le colonne e la scala di accesso; era probabilmente pensile e posto in un’altra parte della chiesa.

Dall’edificio cultuale provengono i battenti lignei datati 1132, relativi a parti di due porte, e la scultura in legno policromo della Madonna con Bambino del XIII secolo, ora conservata al Museo di Arte Sacra di Cèlano.

Riferimento autore: Marsica Guida storico-archeologica (Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi).

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Il primo febbraio del 1000, il conte dei Marsi Rainaldo II, figlio di Berardo I, fondò il monastero di Sancte Marie in Cellis, situato nel territorio Carseolano, e vi insediò come abate Dodone. Le ipotesi che identificano questa chiesa con quella che divenne, dal 1050 al 1056, cattedrale della nuova e breve Diocesi Carseolana del vescovo Attone, figlio del Conte dei Marsi Oderisio II, sono senza fondamento. In realtà, la sede episcopale va riconosciuta nella vicina Sancta Maria in Carseolo, eretta sulle rovine dell’antica città romana di Carseoli, come già accennato nel capitolo dedicato alla città antica.

Nel dicembre del 1060, il monastero passò definitivamente tra i possedimenti dei monaci di Montecassino, rimanendovi fino agli inizi del XVII secolo. Alla fine del Quattrocento, il priorato fu dato in commenda come beneficio semplice a preti secolari, i quali pagavano una tassa a Montecassino di 12 ducati d’oro. L’ultimo priore di cui si conosce il nome è don Annibale Caracciolo di Albe, nominato il 3 novembre del 1600.

Durante l’età rinascimentale, la chiesa fu ornata da un porticato sulla facciata. Tuttavia, intorno alla seconda metà del ‘600, la chiesa, in fase di abbandono, subì un dissesto strutturale che portò all’annullamento dell’area presbiteriale e all’avanzamento dell’ingresso sul porticato, con il tamponamento delle tre arcature. Su di esse furono reimpostate due monofore e il portale centrale. I due portali laterali furono, nel 1676, sistemati sulla facciata di Santa Maria della Vittoria di Carsoli.

Attualmente, la chiesa, situata sul fianco destro del cimitero di Carsoli, si presenta nella sua risistemazione del ‘700. La facciata orizzontale è divisa da una cornice che separa la parte inferiore, decorata da un portale e due monofore (con porticato cinquecentesco tamponato), dalla parte superiore, caratterizzata dalla murata finestra tardo-rinascimentale. Il portale, databile al XII secolo, mostra notevoli decorazioni vegetali e zoomorfe, con un architrave decorato da un Agnus Dei centrale e i simboli dei quattro evangelisti sui lati.

Sul lato sinistro s’innalza la maestosa torre campanaria, la meglio conservata della Marsica, con aperture composte da monofore, bifore e trifore. La base è costituita da grossi blocchi figurati, provenienti da monumenti funerari romani, originariamente posizionati lungo il vicino percorso della Via Valeria.

L’interno presenta una navata unica divisa in due campate da un arco impostato su due pilastri parietali e una ridotta sagrestia dietro l’altare. Sul retro, nel sito cimiteriale, si notano gli attacchi murari di un’altra campata, che terminava probabilmente con un’abside semicircolare. Di notevole interesse all’interno è l’ambone poligonale del XII secolo, ornato da un’aquila evangelica e decorazioni a girali vegetali. Questo ambone è arrivato a noi rimaneggiato: non sono originali le colonne e la scala di accesso; era probabilmente pensile e posto in un’altra parte della chiesa.

Dall’edificio cultuale provengono i battenti lignei datati 1132, relativi a parti di due porte, e la scultura in legno policromo della Madonna con Bambino del XIII secolo, ora conservata al Museo di Arte Sacra di Cèlano.

Riferimento autore: Marsica Guida storico-archeologica (Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi).

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