Notifica
Notifica

Chiesa Della Madonna Del Carmine

Aggiungi qui il testo del titolo

Scopri la storia nascosta dell’antica chiesa della Madonna del Carmine a Carsoli, un gioiello perduto tra i segreti della Marsica.

Consultare i fondi dell’Archivio Centrale dello Stato a Roma può essere un’esperienza affascinante, soprattutto quando si scoprono notizie su luoghi ormai dimenticati. Un carteggio di inizio Novecento ha permesso di ricostruire l’antica chiesa della Madonna del Carmine a Carsoli, ora scomparsa, e il cui nome è legato a uno dei ponti sul fiume Turano. La chiesa si trovava fuori le mura, lungo la via Romana, all’epoca nota come Tiburtina Valeria, diretta verso Roma. Fondata dai padri Carmelitani nel Cinquecento, la chiesa originariamente era dedicata a San Nicola e accoglieva una comunità religiosa in contesa con i Minori Conventuali residenti a Poggio.

Nel corso del Seicento, sotto le direttive di papa Innocenzo X, i Carmelitani dovettero abbandonare il convento in obbedienza a provvedimenti che sopprimevano piccoli conventi. Una relazione del 1650 evidenziava la situazione patrimoniale e la storia del convento, che aveva visto la benevolenza di diversi canonici nel corso degli anni. Con il passare del tempo, la chiesa passò a chierici secolari e subì modifiche architettoniche, restando testimonianza di un passato sempre più lontano. G. De Vecchi Pieralice fornì nel tardo Ottocento notizie sull’edificio, corredate da un disegno della chiesa oramai in rovina.

Nel 1900, il Regio ispettore onorario per gli scavi e i monumenti, Francesco Lolli, riportava la presenza di affreschi nei pilastri d’ingresso e nel coro, risalenti tra il XV e il XVII secolo, ma non degni di grande pregio artistico. I resti di affreschi rivelano una Madonna in trono e scene sacre, nonostante la loro attuale condizione di degrado. Inoltre, nel contesto del culto per San Rocco, famoso per combattere la peste, l’oratorio esterno attestava l’importanza di un santuario “di passo” in una zona di intensa frequentazione.

Questa chiesetta rappresenta uno dei tanti tesori perduti della Marsica, costruita con la dedizione e i sacrifici della popolazione locale. È stata non solo un luogo di culto, ma anche un simbolo della cultura e della storia di Pescina e dei suoi abitanti.

Riferimento autore: Foglio di Lumen, cura della dott.ssa Paola Nardecchia.

Consultare i fondi della moderna sede dell’Archivio Centrale dello Stato a Roma può essere per tutti una piacevole avventura, specie quando si rintracciano notizie su luoghi di cui resta solo un flebile ricordo. Grazie ad un carteggio di inizio Novecento ivi depositato, integrato da un altro custodito presso l’Archivio di Stato di L’Aquila, ho potuto ricostruire l’aspetto dell’antica chiesa della Madonna del Carmine a Carsoli, oggi scomparsa, che diede il nome ad uno dei ponti sul fiume Turano, vicino all’area oggi detta la Fonte Vecchia.

Anche la fotografia di inizio Novecento che pubblichiamo sotto ci aiuta a localizzare l’edificio fuori le mura, lungo la via Romana, cioè lungo la Tiburtina Valeria diretta all’Urbe. Il nome invece deriva dall’annesso piccolo convento, abitato dallo scorcio del Cinquecento dai padri Carmelitani della Provincia Romana, non di quella d’Abruzzo, perché da sempre la nostra zona ha gravitato su Roma. I Carmelitani, in particolare, occuparono la sede dopo il plausibile abbandono dei Francescani Riformati, che sostennero una spinosa controversia con i Minori Conventuali residenti nel noto convento di San Francesco nella vicina Poggio. In quell’epoca però la nostra chiesa, annessa al convento di Carsoli, era titolata a san Nicola.

Anche i Carmelitani dovettero presto abbandonare la sede, obbedendo a disposizioni emanate da papa Innocenzo X Pamphili a metà Seicento riguardanti la soppressione dei piccoli conventi religiosi ritenuti incapaci di vita e osservanza regolare. Le sedi colpite dal provvedimento dovettero presentare nel 1650 una relazione, segnalando, oltre una breve storia dell’edificio, i tempi in cui si era costituita la comunità religiosa, la sua attuale composizione e la descrizione dei locali e della chiesa, compresa l’indicazione dello stato patrimoniale e finanziario negli ultimi sei anni. Trascurando quest’ultimo aspetto, il nostro convento risultava pigliato circa 50 anni prima dalla Bona memoria del Pr(ior)e R(everendissi)mo Sante Fantini, con il consenso dei canonici dell’allora collegiata di Santa Vittoria.

La chiesa, passata da allora in gestione di solerti chierici secolari, era per Zazza di pianta a croce greca, ma fu rimaneggiata a metà Cinquecento, quando sembra fosse anche fondato il conventino con il contributo della Societas Misericordiae. G. De Vecchi Pieralice, noto studioso del Carseolano, nel dare a fine Ottocento brevi notizie sull’edificio, accompagnava lo scritto con un disegno della chiesa allora diruta, la cui esattezza è corroborata dalla descrizione che ne fece nell’estate del 1900 il Regio ispettore onorario per gli scavi e i monumenti del circondario di Avezzano, avv. Francesco Lolli, persona di vasta cultura.

Il Lolli segnalava in particolare la presenza di affreschi nei pilastri dell’arcone e nelle pareti del coro, che si apre a forma di abside dietro l’altare maggiore. Non di gran pregio, li datava variamente dall’inizio del XV al XVII secolo inoltrato. Nella parete della navata sinistra accosto al coro si trovava un gruppo della Pietà, molto deperita e pressoché cancellata, mentre nella parete di fronte all’altare la Madonna siede in trono entro un altarino con pilastrini e fregi carichi d’ornamenti.

Nella parete a sinistra di chi guarda l’altare si trovava una composizione con la Morte della Madonna, anch’essa in deplorevole stato di conservazione e molto sbiadito. Tutte le suddette pitture vanno riferite al secolo XVI, e non presentano pregi, né per la connettezza del disegno, né per la bontà di espressione e di colorito. Si segnala inoltre la presenza di due dipinti visti nella strombatura di una finestra, uno rappresentante un santo vescovo e l’altro una santa con giglio, opere del secolo XV.

Per questi affreschi il curato della parrocchiale di Santa Vittoria, d. Proino Arcangeli, reclamava un congruo sussidio dallo Stato, utile a integrare le poche lire ricavate dalle elemosine dei privati e dalle offerte volontarie di alcuni enti. Si chiedeva un contributo residuo di £. 6.044, mentre dopo aver bloccato ogni intervento sui dipinti, furono erogate solo £. 300 nel maggio del 1902.

Probabilmente autori degli affreschi furono quei pittori recentemente studiati, attivi nel Carseolano tra XV e XVI secolo. Il culto a san Rocco, noto depulsore della peste, fu in auge proprio dal tardo Quattrocento, e ciò giustificherebbe la posizione dell’oratorio fuori le mura, lungo un asse di larga frequentazione. La chiesetta dunque appartiene alla serie dei gioielli perduti, costruita e decorata con la tenacia, i risparmi e la fede della gente del luogo.

Riferimento autore: Foglio di Lumen. Testi a cura della dott.ssa Paola Nardecchia.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Consultare i fondi della moderna sede dell’Archivio Centrale dello Stato a Roma può essere per tutti una piacevole avventura, specie quando si rintracciano notizie su luoghi di cui resta solo un flebile ricordo. Grazie ad un carteggio di inizio Novecento ivi depositato, integrato da un altro custodito presso l’Archivio di Stato di L’Aquila, ho potuto ricostruire l’aspetto dell’antica chiesa della Madonna del Carmine a Carsoli, oggi scomparsa, che diede il nome ad uno dei ponti sul fiume Turano, vicino all’area oggi detta la Fonte Vecchia.

Anche la fotografia di inizio Novecento che pubblichiamo sotto ci aiuta a localizzare l’edificio fuori le mura, lungo la via Romana, cioè lungo la Tiburtina Valeria diretta all’Urbe. Il nome invece deriva dall’annesso piccolo convento, abitato dallo scorcio del Cinquecento dai padri Carmelitani della Provincia Romana, non di quella d’Abruzzo, perché da sempre la nostra zona ha gravitato su Roma. I Carmelitani, in particolare, occuparono la sede dopo il plausibile abbandono dei Francescani Riformati, che sostennero una spinosa controversia con i Minori Conventuali residenti nel noto convento di San Francesco nella vicina Poggio. In quell’epoca però la nostra chiesa, annessa al convento di Carsoli, era titolata a san Nicola.

Anche i Carmelitani dovettero presto abbandonare la sede, obbedendo a disposizioni emanate da papa Innocenzo X Pamphili a metà Seicento riguardanti la soppressione dei piccoli conventi religiosi ritenuti incapaci di vita e osservanza regolare. Le sedi colpite dal provvedimento dovettero presentare nel 1650 una relazione, segnalando, oltre una breve storia dell’edificio, i tempi in cui si era costituita la comunità religiosa, la sua attuale composizione e la descrizione dei locali e della chiesa, compresa l’indicazione dello stato patrimoniale e finanziario negli ultimi sei anni. Trascurando quest’ultimo aspetto, il nostro convento risultava pigliato circa 50 anni prima dalla Bona memoria del Pr(ior)e R(everendissi)mo Sante Fantini, con il consenso dei canonici dell’allora collegiata di Santa Vittoria.

La chiesa, passata da allora in gestione di solerti chierici secolari, era per Zazza di pianta a croce greca, ma fu rimaneggiata a metà Cinquecento, quando sembra fosse anche fondato il conventino con il contributo della Societas Misericordiae. G. De Vecchi Pieralice, noto studioso del Carseolano, nel dare a fine Ottocento brevi notizie sull’edificio, accompagnava lo scritto con un disegno della chiesa allora diruta, la cui esattezza è corroborata dalla descrizione che ne fece nell’estate del 1900 il Regio ispettore onorario per gli scavi e i monumenti del circondario di Avezzano, avv. Francesco Lolli, persona di vasta cultura.

Il Lolli segnalava in particolare la presenza di affreschi nei pilastri dell’arcone e nelle pareti del coro, che si apre a forma di abside dietro l’altare maggiore. Non di gran pregio, li datava variamente dall’inizio del XV al XVII secolo inoltrato. Nella parete della navata sinistra accosto al coro si trovava un gruppo della Pietà, molto deperita e pressoché cancellata, mentre nella parete di fronte all’altare la Madonna siede in trono entro un altarino con pilastrini e fregi carichi d’ornamenti.

Nella parete a sinistra di chi guarda l’altare si trovava una composizione con la Morte della Madonna, anch’essa in deplorevole stato di conservazione e molto sbiadito. Tutte le suddette pitture vanno riferite al secolo XVI, e non presentano pregi, né per la connettezza del disegno, né per la bontà di espressione e di colorito. Si segnala inoltre la presenza di due dipinti visti nella strombatura di una finestra, uno rappresentante un santo vescovo e l’altro una santa con giglio, opere del secolo XV.

Per questi affreschi il curato della parrocchiale di Santa Vittoria, d. Proino Arcangeli, reclamava un congruo sussidio dallo Stato, utile a integrare le poche lire ricavate dalle elemosine dei privati e dalle offerte volontarie di alcuni enti. Si chiedeva un contributo residuo di £. 6.044, mentre dopo aver bloccato ogni intervento sui dipinti, furono erogate solo £. 300 nel maggio del 1902.

Probabilmente autori degli affreschi furono quei pittori recentemente studiati, attivi nel Carseolano tra XV e XVI secolo. Il culto a san Rocco, noto depulsore della peste, fu in auge proprio dal tardo Quattrocento, e ciò giustificherebbe la posizione dell’oratorio fuori le mura, lungo un asse di larga frequentazione. La chiesetta dunque appartiene alla serie dei gioielli perduti, costruita e decorata con la tenacia, i risparmi e la fede della gente del luogo.

Riferimento autore: Foglio di Lumen. Testi a cura della dott.ssa Paola Nardecchia.

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti