Lo spettacolare salto delle acque dello Schioppo. Il fiume Liri, i monti e la strada nazionale. Storia di ieri e di oggi.
La Valle Roveto, come molte altre, ha una formazione geologica che risale a tempi molto lontani. Circa dodicimila anni fa, la sollevazione delle Alpi e degli Appennini portò alla formazione di enormi blocchi in forma cubica o parallelepipeda. Durante queste sollevazioni, si formarono le valli, dove si verificarono pendenze che permisero alle acque di scorrere al basso. Alla base di queste formazioni c’è l’operato delle acque nel corso dei millenni, incidendo maggiormente durante i periodi di disgelo.
Le formazioni montagnose dei Simbruini e degli Ernici hanno dato origine agli scavi che hanno portato alla nascita dei fiumi Liri e Aniene, i quali sono arricchiti da affluenti torrentizi che scorrono con fresche e chiare acque. Si può passare dall’un versante all’altro della valle tramite il Passo di Sant’Antonio, situato tra Capistrello e Filettino, a 1650 metri di altitudine. I boschi che ricoprono i due versanti offrono una panoramica eccezionale, rivelando una vegetazione mediterranea che fornisce ossigeno, ma che oggi è minacciata da incendi, molti dei quali di origine dolosa.
Le acque abbondanti e rumorose richiamano l’attenzione dei visitatori, invitandoli a sorseggiare e a scoprire le rive, coperte da erbe gonfie con foglie ampie e fusti carnosi. Lo Schioppo, affluente del Liri, è famoso per il suo straordinario salto, il più alto delle acque dell’Appennino. Questo spettacolo naturale è visibile da chi viaggia in treno sulla linea Avezzano-Sora e può essere facilmente raggiunto da Morino, inoltrandosi in un lungo sentiero laterale che conduce al cuore del gruppo montuoso degli Ernici. Oltre Grancia, il panorama si fa ancora più suggestivo con il manto boscoso che riveste i fianchi dei monti.
Da Civita D’Antino, conosciuta come il balcone della valle, la vista si estende maestosa, e nel fondo, avvolta da nebbie, si scorge la lingua argentea dell’acqua che precipita. Questa valle un tempo fu la via di transito per i greggi dei Marsi che si dirigevano a svernare nella Campagna Romana. La strada conduce anche a Guarcino e Fiuggi, passando per Valmontone e raggiungendo i Colli Albani.
La limpidezza dell’acqua, che scorre formando rivoli biancheggianti dopo un salto dalle rocce, è eccezionale. In estate e durante le festività, molte persone si recano qui per trascorrere ore felici. La natura circostante esplode in una bellezza rara, offrendo ambienti salutari e tonificanti per il corpo. Oggi, questa zona è protetta da leggi che garantiscono la sua incontaminazione.
Dal punto di vista storico, la Valle Roveto ha sempre rappresentato un’importante porta di accesso alle terre montane. Essa costituì una delle vie che hanno visto transitare gli Indo-Europei, così come gli abitanti autoctoni che si stabilirono nel Fùcino. Nella storia più recente, ma pur sempre antica, la valle fu un passaggio facile per i Greci che cercavano di entrare in contatto con i Equi e i Marsi.
Gli Etruschi tentarono di frenare l’avanzata greca verso Nord fortificando diverse città, le cui mura sono ancora visibili, fino al Circeo. Anche i Marsi eressero ostacoli con le fortificazioni di Antinum (Civita D’Antino) e di Lucus. Esisteva una strada che collegava, attraverso le montagne, le due città, che rimase transitabile fino all’Ottocento e fu percorsa dal viaggiatore inglese Lear.
I Romani risalirono la valle nell’anno 408, inseguendo i Volsci e i Marsi fino a un castello sul Fùcino (Lucus), dove catturarono tremila prigionieri. Durante la Guerra Sociale (91-89 d.C.), gli eserciti romani che bloccavano la valle furono guidati da Messalla e poi da Sulpicio; le loro operazioni e movimenti sono legati alla storia di Castronovo, Civitella Roveto, Capistrello e di altri centri. Secondo lo storico Appiano, qui avvenne la prima battaglia tra il console Rutilio (legato di Caio Mario) e il condottiero italico Vetio Scatone, anche se vi sono opinioni contrastanti riguardo al luogo, che alcuni collocano a Carsoii, sul Turano.
Infine, la valle rappresentò anche la strada percorsa dai volontari di Garibaldi, che, dirigendosi verso i Campi Palentini, riuscirono a mettere in fuga il capitano borbonico La Grange, il quale stava martoriando Magliano dei Marsi e si diresse poi verso Tagliacozzo, in cerca di supporto da parte dei rivoluzionari liberali. La strada statale 82 del Liri ha visto circa un secolo dopo, il passaggio delle truppe tedesche dirette al fronte di Cassino. Una strada che ha alle spalle secoli di storia e da anni attende di essere sostituita da un’arteria a scorrimento veloce, potendo così i centri commerciali di Avezzano e Sora, insieme alla Marsica e alla Ciociaria, trarre vantaggi economici significativi.
Riferimento autore: Radar-Abruzzo. Testi a cura di Guido Amiconi.