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Cenni Storici

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Scopri la resilienza di Morino: dal cataclisma del 1915 alla rinascita tra tradizione e innovazione, un viaggio attraverso storia e natura.

Il nome di Morino, a volte documentato come Moreno, potrebbe derivare dalla morena, il materiale di sfacelo causato dalla glaciazione. Geologicamente, le valli a destra del Liri presentano origini glaciali; prima del 1915, Morino era situato su un colle, il cui materiale fu in parte distrutto dal terremoto di quell’anno. Dopo il terremoto, il paese si spostò nella valle attraversata dal Romito.

Morino è citato in documenti storici, come nel 1089 quando Ratterio di Antena lo donò al monastero di Montecassino, menzionando la chiesa di San Pietro. Nel 1173, il feudo di Morino apparteneva a Ruggero, conte d’Albe, con circa 375 abitanti. Attorno al 1185, era già nota la chiesetta della Madonna del Pertuso. In passato, una zona di Morino, Villa di Morino, è documentata nel suo sviluppo e nella tradizione legata al granaio dei certosini di Trisulti, da cui derivò il nome di Grancia, utilizzato dal XIV al XVIII secolo.

Durante il XV secolo, Morino ebbe contrasti con i comuni limitrofi, specialmente Guarcino e Alatri, e fu sotto l’influenza degli Orsini e dei Colonna. Nel XVIII secolo, nel territorio di Morino si aprì una ferriera, fondamentale per la produzione di ferro, sfruttando l’energia dell’acqua dello Schioppo. Il Catasto di Morino è registrato nel 1743, e il suo stemma, un simbolo dei Colonna, riflette la dominazione secolare che subì.

Dopo l’unità d’Italia, Morino tornò ad essere un comune autonomo nel 1831. Situato a 440 m di altitudine, offre panorami mozzafiato, soprattutto nella valle che conduce al Schioppo. Negli ultimi anni, Morino ha visto miglioramenti urbani e un incoraggiamento alla comunità, nonostante gli alti e bassi demografici, complice l’emigrazione in cerca di lavoro. Attualmente, il paese conserva vive tradizioni, soprattutto durante le feste patronali, quando i morinesi lontani fanno ritorno.

Il passato demografico di Morino riporta a circa 395 abitanti ai tempi di Carlo V e picchi di popolazione nel 1779. Tuttavia, il tragico terremoto del 1915 ridusse drasticamente la popolazione, portando a 110 vittime. Nonostante le difficoltà, Morino ha mantenuto le tradizioni, anche nei periodi di emigrazione, con attività agricole e allevamenti che riflettono la comunità resiliente che lo abita.

Riferimento autore: Valle Roveto nella geografia e nella storia, a cura di Gaetano Squilla.

Morino, noto anche come Moreno in documenti antichi, trae probabilmente il suo nome dalla parola morena, che si riferisce ai materiali di sfacelo accumulati dall’azione erosiva dei ghiacciai. Geologicamente, le piccole valli e i colli a destra del Liri sono di origine glaciale. Prima del terremoto del 1915, Morino sorgeva su un colle, dove sono ancora visibili i ruderi delle antiche case. Dopo il terremoto, il paese si spostò verso un piano nella valletta che ospita il Romito, un fiumicello fresco alimentato dalle sorgenti montane.

La storia di Morino è ricca; il paese compare in una donazione del 1089 da parte di Ratterio di Antena al monastero di Montecassino, riguardante la chiesa di S. Pietro in territorio morinese. Nel 1173, nel Catalogo dei Baroni, Morino è documentato come feudo di Ruggero, conte d’Albe, con circa 375 abitanti. A tre miglia dal paese, è nota la chiesetta della Madonna del Pertuso, oggi chiamata Madonna del Cauto, meta di pellegrinaggi da secoli.

Anticamente, vicino a Morino, si trovava un gruppo di case noto come Villa di Morino, documentato in pergamene conservate nell’Archivio della Certosa di Trisulti. Questa località cambiò nome in Grancia quando divenne il granaio dei certosini di Trisulti dal XIV al XVIII secolo. Grancia fungeva da centro di raccolta per i prodotti delle terre dei monaci, mentre nelle pergamene di Trisulti si documenta anche la presenza delle Taverne di Morino, situate non lontano dall’attuale centro abitato.

Si può ritenere che Morino fosse un pagus durante l’epoca di Antino, vista la conferma di ritrovamenti di lapidi romane nel suo territorio. L’antico Morino aveva una posizione elevata per ragioni di sicurezza e difesa. Nel 1316, Morino figurerà nella Contea d’Albe.

Sotto gli Orsini e poi i Colonna, Morino e il suo territorio furono al centro di dissidi tra i comuni circostanti, come Guarcino e Alatri. Un registro vaticano del XV secolo menziona le liti civili che coinvolgevano Morino e Alatri, con quest’ultima contrapposta al primo paese in una causa risoltasi a favore di Morino. Il comune, divenuto ricco grazie agli estesi boschi, dovette però affrontare il problema dell’emigrazione, un fenomeno che ha caratterizzato anche Valle Roveto.

Nel XVIII secolo, fu aperta nel territorio di Morino una ferriera gestita dallo Stato, che operò fino al 1861. I boschi di Morino fornivano anche tonnellate di carbone. L’archivio del Catasto di Morino risale al 1 luglio 1743 e il suo stemma reca la colonna, simbolo dei Colonnesi, con la scritta Universitas Terre Morini.

Dopo il 1806, Morino fu unito al Comune di Civita d’Antino e tornò ad essere autonomo solo nel 1831. La frazione di Grancia si trova a 480 m di altitudine, mentre Morino a 440 m.

La valle che si estende da Morino verso la montagna è nota per la freschezza del Romito, e le sue bellezze naturali incantano visitatori durante la primavera e l’estate. Oggi, la strada che da Morino conduce alla località di Schioppo consente di ammirare spettacolari salti d’acqua.

Negli ultimi anni, Morino ha visto infrastrutture migliorate, con nuove strade, asili infantili e monumenti ai caduti. Tuttavia, la popolazione ha subito fluttuazioni significative: dai 395 abitanti ai tempi di Carlo V fino a 1166 nel 1838. La tragedia del terremoto del 1915 portò a un drammatico calo demografico, con 110 vittime.

La comunità morinese mantiene vive le tradizioni religiose e culturali, festeggiando il 25 aprile e l’8 settembre ogni anno. Molti morinesi, anche se lontani, sentono la nostalgia per il loro paese natale. Diverso tempo fa, la pesca era una pratica comune nel Liri e nelle acque chiare del Romito, ma ora è diventata sempre più rara.

Oggi si pratica l’allevamento di alberi da frutta e pioppi, ma il suolo non è fruttuoso come in altre regioni, producendo principalmente grano, granturco, patate e legumi. Come in gran parte di Valle Roveto, gli abitanti devono spesso cercare opportunità al di fuori del paese per sostenere le proprie famiglie.

Riferimento autore: Valle Roveto nella geografia e nella storia. Testi a cura di Gaetano Squilla.

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