Notifica
Notifica

Cenni Storici

Aggiungi qui il testo del titolo

Colli Montebove rivendica l’autonomia comunale: un percorso eroico tra storia, leggi e invasioni, subito estinto dal fascismo.

Nel 1919 e 1920, mi sono dedicato al rilancio di Colli Montebove come comune autonomo, presentando una relazione il 10 marzo 1919 ai deputati e senatori dell’epoca. Questo documento tracciava un bilancio delle origini e della storia del paese, evidenziando la sua individualità. Il 4 agosto 1920, su iniziativa del deputato Erminio Sipari, la Camera dei deputati approvò all’unanimità il progetto di legge, ma a causa dello scioglimento della Camera, esso decadde, accelerato dall’avvento del regime fascista, contrario alla creazione di nuovi comuni.

Colli Montebove, già conosciuto come Colli Catena, ha origini ancorate all’antica Carseoli, fungendo da punto strategico per rifornimenti. La costruzione della Via Valeria da parte di Valerio Massimo nel periodo romano valorizzò ulteriormente il territorio, collegandolo a Roma e alla riviera adriatica. Durante la dominazione longobarda nel 591, Colli fece parte del ducato di Spoleto. Il suo nome è legato anche alla figura di San Berardo, vescovo e cardinale venerato come protettore della frazione.

La chiesa di Colli è dedicata a San Nicola di Mira, rispecchiando una tradizione monastica orientale, mentre la leggenda di Montebove rievoca gli eroi del medioevo, come Orlando, il quale, secondo la tradizione, da quel sito controllava le invasioni saracene. Colli subì numerose incursioni, come sottolineato nel 916, quando i saraceni furono sconfitti tra Carsoli e Colli, e le invasioni ungheresi fra il IX e X secolo.

Durante il regno di Carlo I D’Angiò, Colli si vede protagonista di un’importante tassa di transito sui beni e il commercio, evidenziata dalla “tarifa” riportata dal professor Giacinto Pieralice. La catena di passaggio, simbolo di un passato governato da leggi e tasse, cessò di essere attiva a partire dall’invasione del 1799. Per secoli, Colli divenne un feudo di varia nobiltà, fino a giungere alla famiglia Colonna. Oggi, diverse famiglie, come i Panegrossi, continuano a tener viva la memoria storica del paese.

Riferimento autore: Achille Laurenti.

Mi sono deciso a scrivere anche su quest’altra frazione di Carsoli, specie perché nel 1919 e 1920, mi interessai per il ritorno a una vitalità propria, con la sua erezione a comune distinto. Pubblicai in quell’occasione una relazione a stampa, con la data del 10 marzo 1919, che fu distribuita ai deputati e senatori di allora. In essa, dopo un succinto esame sulle origini e sulla storia del paese, dimostrai con il tracciato di un bilancio preventivo, corredato da calcoli e certificati, che ne giustificavano le cifre, la spiccata sua individualità e le ragioni che consigliavano il provvedimento.

Nella seduta del 4 agosto 1920, su proposta di iniziativa di S. E. l’onorevole ingegnere Erminio Sipari, la Camera dei deputati prese in considerazione il progetto di legge, che nella tornata del 25 novembre dello stesso anno, relatore l’onorevole Riccio, veniva unanimemente approvato.

Ma, prima che il Senato convalidasse la legge, la Camera elettiva fu sciolta e, di conseguenza, con mio sommo rammarico, il progetto decadde. Successivamente assurse al potere il regime fascista, il quale è per l’agglomeramento e non per la disgregazione dei comuni e ne abbandonò l’idea.

Colli Montebove fu comune autonomo, sino alla legge 8 dicembre 1806, che la riuniva coattivamente a Carsoli; nel 1820 da sola, e nel 1827, con Tufo e Pietrasecca, domandava di essere separata e successivamente, nel 1836 e 1837, chiese di essere creata comune di seconda classe. Ripeterò qui poche notizie storiche, riguardanti l’ospitale paese, a cui sono legato da numerosi vincoli di fraterna amicizia, dispiacente che le mie modeste forze non furono sufficienti a restituirle l’anelata sua autonomia.

Colli Montebove, già Colli Catena, ebbe origine da uno dei posti avanzati dell’antica Carseoli; fu punto strategico e servì per i rifornimenti. Sulla traccia di un’antica via, Valerio Massimo fece costruire la Valeria, importante arteria che valorizzò il paese, il quale veniva così posto in comunicazione con tutti i popoli che si succedevano da Roma alla riviera adriatica.

Avvenuta la dominazione longobarda, nel 591, con re Agilulfo, anche questo paese fece parte del ducato di Spoleto. Succedette il dominio dei franchi, e Colli fu dei Berardi, dai quali nacque S. Berardo, vescovo e cardinale, rimasto venerato come protettore di quella frazione.

La Chiesa di Colli è consacrata al culto di S. Nicola di Mira, secondo la tradizione del monacismo orientale. In quei luoghi si riallaccia la memoria del moltiforme mito di Orlando, paladino di Carlo Magno. Il nome della montagna Montebove, secondo la leggenda, che si fece strada in qualche mente accesa del medioevo, ebbe origine da Bovo d’Antona, altro paladino compagno di Orlando. Sul culmine di detto monte, in contrada Portella, si trova uno scoglio aperto, non so per quale scopo, dalla mano dell’uomo.

Da lì i due eroi spiavano l’avvicinarsi dei saraceni, e Orlando, in atto di feroce impazienza, con ripetuti colpi della fatata sua durlindana, spaccò il macigno per una larghezza che eguagliava quella delle sue spalle e li dormì. D’allora quella località sarebbe stata denominata Guardia di Orlando.

Ma riandando alla storia, come già dissi, purtroppo qui si ebbero ripetute scorrerie di saraceni, fintantoché questi non furono sbaragliati, nel 916, tra Carsoli e Colli. Si ebbero pure, verso la metà del secolo X, i danni delle invasioni degli ungheresi, sino alla loro sconfitta nei pressi di S. Maria in Cellis. I conti dei Marsi, tra il nono e decimo secolo, vi edificarono una rocca quadrata, per premunirla dalle possibili invasioni.

Il re Carlo I D’Angiò importò in questi luoghi sue genti. Il nome di Colli si associa a quello di una certa catena che inibiva colà il passaggio di bestiame e di mercanzie, se prima non si corrispondesse una tassa di transito. Ecco perché Colle Montebove, sino a pochi anni or sono, si chiamava Colli Catena.

Il professor Giacinto Pieralice, nella Guida storica artistica sulla linea Roma-Sulmona, ne scrisse all’articolo di Colli e riportò la seguente tariffa. “Carolus Dei Gratia Rex. Filippus Columna Princeps Romanus-Dux et princeps Palliani, Dux Tacacotti eccetera, Regni Napolitani Magnus-Comestabiles Hispanarum primae Classis Magnates, et Velloris auri.” La tariffa data dalla Regia Camera per l’estrazione del Passo di Colli prevedeva diversi valori per le merci e gli animali.

“E non è a credere,” prosegue Pieralice, “che rimaneva colà lettera morta. La era viva e operante, perché i gabellieri, i quali traevano una catena di ferro attra verso la via, proprio dove è quella fonte senz’acqua entro il paese, con un bel frontone di pietra scalpellata a pilastrini e archi, e non si passava se quella catena non si toglieva, e non si toglieva se non si ungeva la serratura con l’unzione della riportata tariffa, che senza dubbio doveva essere affissa colà, a vista di tutti i passanti, per assicurare che la Maestà del Re e Sua Altezza il duca Filippo pensavano o avevano pensato e si ricordavano dei viaggiatori, procurando loro tutto il bene e gli aiuti possibili”.

La catena più non si tese dall’invasione del 1799, da parte delle truppe dello Championnet e forse da prima. Colli un tempo fu feudo di Amatrice, che ebbe nel 1536 la concessione di tutti i privilegi e franchigie. Nel 1538, Amatrice fu concessa ad Alessandro Vitelli, dal quale per successione, nel 1554, passò a suo figlio Giacomo e nel 1586 alla figlia Beatrice, coniugata a Virginio Orsini, a cui successe Latino Orsini e poi Alessandro Maria Orsini, morto nel 1591.

Successivamente il feudo fu nelle mani dell’eccellentissima Casa Colonna. Cospicua e importante fu la famiglia Panegrossi, ormai scomparsa da Colli Montebove: ne discende il professor Giuseppe, primario negli ospedali di Roma, ed emerito specialista delle malattie nervose. I fratelli Matteo, Benedetto e Filippo Caroli, miei carissimi amici, sono attualmente i maggiori censiti del paese.

Riferimento autore: Oricolae Contrada Carseolana nella storia di Nostra Gente (Testi a cura di Achille Laurenti).

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Mi sono deciso a scrivere anche su quest’altra frazione di Carsoli, specie perché nel 1919 e 1920, mi interessai per il ritorno a una vitalità propria, con la sua erezione a comune distinto. Pubblicai in quell’occasione una relazione a stampa, con la data del 10 marzo 1919, che fu distribuita ai deputati e senatori di allora. In essa, dopo un succinto esame sulle origini e sulla storia del paese, dimostrai con il tracciato di un bilancio preventivo, corredato da calcoli e certificati, che ne giustificavano le cifre, la spiccata sua individualità e le ragioni che consigliavano il provvedimento.

Nella seduta del 4 agosto 1920, su proposta di iniziativa di S. E. l’onorevole ingegnere Erminio Sipari, la Camera dei deputati prese in considerazione il progetto di legge, che nella tornata del 25 novembre dello stesso anno, relatore l’onorevole Riccio, veniva unanimemente approvato.

Ma, prima che il Senato convalidasse la legge, la Camera elettiva fu sciolta e, di conseguenza, con mio sommo rammarico, il progetto decadde. Successivamente assurse al potere il regime fascista, il quale è per l’agglomeramento e non per la disgregazione dei comuni e ne abbandonò l’idea.

Colli Montebove fu comune autonomo, sino alla legge 8 dicembre 1806, che la riuniva coattivamente a Carsoli; nel 1820 da sola, e nel 1827, con Tufo e Pietrasecca, domandava di essere separata e successivamente, nel 1836 e 1837, chiese di essere creata comune di seconda classe. Ripeterò qui poche notizie storiche, riguardanti l’ospitale paese, a cui sono legato da numerosi vincoli di fraterna amicizia, dispiacente che le mie modeste forze non furono sufficienti a restituirle l’anelata sua autonomia.

Colli Montebove, già Colli Catena, ebbe origine da uno dei posti avanzati dell’antica Carseoli; fu punto strategico e servì per i rifornimenti. Sulla traccia di un’antica via, Valerio Massimo fece costruire la Valeria, importante arteria che valorizzò il paese, il quale veniva così posto in comunicazione con tutti i popoli che si succedevano da Roma alla riviera adriatica.

Avvenuta la dominazione longobarda, nel 591, con re Agilulfo, anche questo paese fece parte del ducato di Spoleto. Succedette il dominio dei franchi, e Colli fu dei Berardi, dai quali nacque S. Berardo, vescovo e cardinale, rimasto venerato come protettore di quella frazione.

La Chiesa di Colli è consacrata al culto di S. Nicola di Mira, secondo la tradizione del monacismo orientale. In quei luoghi si riallaccia la memoria del moltiforme mito di Orlando, paladino di Carlo Magno. Il nome della montagna Montebove, secondo la leggenda, che si fece strada in qualche mente accesa del medioevo, ebbe origine da Bovo d’Antona, altro paladino compagno di Orlando. Sul culmine di detto monte, in contrada Portella, si trova uno scoglio aperto, non so per quale scopo, dalla mano dell’uomo.

Da lì i due eroi spiavano l’avvicinarsi dei saraceni, e Orlando, in atto di feroce impazienza, con ripetuti colpi della fatata sua durlindana, spaccò il macigno per una larghezza che eguagliava quella delle sue spalle e li dormì. D’allora quella località sarebbe stata denominata Guardia di Orlando.

Ma riandando alla storia, come già dissi, purtroppo qui si ebbero ripetute scorrerie di saraceni, fintantoché questi non furono sbaragliati, nel 916, tra Carsoli e Colli. Si ebbero pure, verso la metà del secolo X, i danni delle invasioni degli ungheresi, sino alla loro sconfitta nei pressi di S. Maria in Cellis. I conti dei Marsi, tra il nono e decimo secolo, vi edificarono una rocca quadrata, per premunirla dalle possibili invasioni.

Il re Carlo I D’Angiò importò in questi luoghi sue genti. Il nome di Colli si associa a quello di una certa catena che inibiva colà il passaggio di bestiame e di mercanzie, se prima non si corrispondesse una tassa di transito. Ecco perché Colle Montebove, sino a pochi anni or sono, si chiamava Colli Catena.

Il professor Giacinto Pieralice, nella Guida storica artistica sulla linea Roma-Sulmona, ne scrisse all’articolo di Colli e riportò la seguente tariffa. “Carolus Dei Gratia Rex. Filippus Columna Princeps Romanus-Dux et princeps Palliani, Dux Tacacotti eccetera, Regni Napolitani Magnus-Comestabiles Hispanarum primae Classis Magnates, et Velloris auri.” La tariffa data dalla Regia Camera per l’estrazione del Passo di Colli prevedeva diversi valori per le merci e gli animali.

“E non è a credere,” prosegue Pieralice, “che rimaneva colà lettera morta. La era viva e operante, perché i gabellieri, i quali traevano una catena di ferro attra verso la via, proprio dove è quella fonte senz’acqua entro il paese, con un bel frontone di pietra scalpellata a pilastrini e archi, e non si passava se quella catena non si toglieva, e non si toglieva se non si ungeva la serratura con l’unzione della riportata tariffa, che senza dubbio doveva essere affissa colà, a vista di tutti i passanti, per assicurare che la Maestà del Re e Sua Altezza il duca Filippo pensavano o avevano pensato e si ricordavano dei viaggiatori, procurando loro tutto il bene e gli aiuti possibili”.

La catena più non si tese dall’invasione del 1799, da parte delle truppe dello Championnet e forse da prima. Colli un tempo fu feudo di Amatrice, che ebbe nel 1536 la concessione di tutti i privilegi e franchigie. Nel 1538, Amatrice fu concessa ad Alessandro Vitelli, dal quale per successione, nel 1554, passò a suo figlio Giacomo e nel 1586 alla figlia Beatrice, coniugata a Virginio Orsini, a cui successe Latino Orsini e poi Alessandro Maria Orsini, morto nel 1591.

Successivamente il feudo fu nelle mani dell’eccellentissima Casa Colonna. Cospicua e importante fu la famiglia Panegrossi, ormai scomparsa da Colli Montebove: ne discende il professor Giuseppe, primario negli ospedali di Roma, ed emerito specialista delle malattie nervose. I fratelli Matteo, Benedetto e Filippo Caroli, miei carissimi amici, sono attualmente i maggiori censiti del paese.

Riferimento autore: Oricolae Contrada Carseolana nella storia di Nostra Gente (Testi a cura di Achille Laurenti).

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti