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Cappella Del Santo Patrono

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Scopri le pitture celate di Trasacco, dove misticismo e arte si fondono per narrare storie di fede e martirio in un’epoca di intensa spiritualità.

Il capitolo sulla struttura architettonica della cappella di Trasacco rivela trasformazioni significative, con pilastri rinforzati da aggiunte in pietra e archi di diverse forme. Tuttavia, ci concentriamo sulle pitture, oscurate dalla scarsa luce naturale e dalla loro recente esecuzione, che, col tempo, acquisiranno valore storico e artistico. Queste opere, risalenti alla fine del secolo scorso, sono state realizzate da un artista non identificato, Boccanera, secondo le testimonianze di Marinetti Marco, un appassionato di tradizione e vita cristiana.

Le pitture si sviluppano su tre piani, con i quattro Dottori della Chiesa (S. Girolamo, S. Agostino, S. Ambrogio e S. Gregorio Magno) rappresentati nei triangoli inferiori. L’artista ha saputo rendere le figure storicamente vere, come in S. Girolamo, il cui ritratto riflette una personalità intensa e inconciliabile, o in S. Agostino, ritratto in un momento di profonda riflessione esistenziale. In contrasto, S. Gregorio Magno è rappresentato in modo regale, segno della sua autorità. La bellezza dell’opera non risiede solo nei dettagli esteriori, ma nell’interpretazione profonda dei soggetti.

Il piano centrale presenta sei quadri significativi: dal miracolo di S. Cesidio in favore dei Tvasaccani nel 1592, che ha dato origine alla tradizionale processione di rinnovamento della fede, fino alla sua tragica uccisione da parte dei soldati romani, con una rappresentazione drammatica della calma dei martiri Aquilina e Niceta. Questa parte della narrazione 彦 ritrae il martirio e l’arresto dei santi, culminando con la loro liberazione e la visione dell’angelo.

Infine, la terza parte della pittura, che racconta la GLORIA di S. Cesidio, mostra il Santo elevato da angeli verso Dio, simboleggiato al centro della cupola. L’opera rappresenta un ultimo esempio di devozione da parte delle famiglie di Trasacco, esprimendo un’epoca di grande fede, che ci fa riflettere sulla spiritualità perduta nel tempo.

Riferimento autore: Trasacco e i suoi tesori (Testi a cura di Don Evaristo Evangelini).

Testi tratti dal libro Trasacco e i suoi tesori (Testi a cura di Don Evaristo Evangelini)

È evidente che, riguardo alla struttura architettonica della cappella, c’è stata una trasformazione significativa. I pilastri che la sorreggono sono stati rafforzati da un’aggiunta in pietra, che parte dalla base e si sviluppa con archi da due lati acuti e dal terzo a tutto sesto. Questo rinforzo laterale invita a un esame più attento della struttura muraria oltre la cupola attuale, ma al momento non abbiamo il tempo di approfondire, e forse dall’analisi emergerebbero elementi interessanti.

Ci concentriamo sulle pitture, che definiscono oscure, sia per la scarsa illuminazione naturale che le cela, sia per la loro recente età che le colloca in secondo piano rispetto agli altri valori artistici della Basilica. Queste opere, tuttavia, rappresentano l’ultimo anello di una lunga catena artistica e, col tempo, sicuramente acquisiranno meritato valore, confermando fatti tramandati dalla Storia e dalla tradizione.

L’intera opera pittorica è stata eseguita verso la fine del secolo scorso. Questa informazione non proviene da documenti, ma da testimonianze di persone di una certa età, in particolare di Marinetti Marco, uno dei volti più caratteristici “all’antica”, profondamente legato alla chiesa e alla vita cristiana. Marco ha indicato l’autore dell’opera, un certo Boccanera di Avezzano, che rimane in parte nell’immaginario di un bambino di allora mentre l’artista era concentrato nel suo lavoro.

L’opera è suddivisa in tre distinti piani. Al primo piano, la pittura si sviluppa nei quattro triangoli della cappella e in due lunette sopra gli archi NORD-SUD più bassi a EST. All’interno dei triangoli si possono ammirare i quattro Dottori della Chiesa Occidentale: S. Girolamo, S. Agostino, S. Ambrogio e S. Gregorio Magno. Il tema è consueto per cappelle artisticamente rilevanti, ma l’artista ha saputo rendere le caratteristiche delle figure accessibili al popolo.

In S. Girolamo, colpiscono gli occhi penetranti e il volto scarno, quasi africano, con i capelli corti e ricci. È presente anche il leone che si intravede sotto le sue vesti, simbolo del carattere forte e inflessibile del Santo. Una frase scritta ripresa dal Santo non è stata ben evidenziata dal restauratore Cencioni, che sembra avere la tendenza ad omettere dettagli simili.

La figura di S. Agostino presenta invece una manifestazione di potenza dello spirito e del pensiero. È impegnato a risolvere l’enigma dell’esistenza quotidiana, con il simbolo della dignità episcopale sulla testa. Dall’altro lato, S. Ambrogio è rappresentato senza segni di tragedia, incarnando la figura del “BONUS PASTOR” che indicava la via del Signore ai propri fedeli in modo semplice.

In S. Gregorio Magno, la figura regale e il triregno brillante comunicano la visione del pontefice riguardo all’autorità temporale. Nonostante le qualità dei personaggi siano ben espresse, si può affermare che l’artista non fosse da sottovalutare. L’opera non deve essere disciplinata unicamente agli elementi tecnici di un grande artista, ma si distingue nella sua capacità di interpretare l’animo dei soggetti.

Il primo piano è separato dal secondo da una fascia decorativa con versi latini, tra cui “O martir ad nos inclite”, richiamando la figura del martire e la sua protezione. La scritta “PASCHALIS CALABRESE ADDICTIQUE CESIDIO” nel dipinto rappresenta il devoto cittadino che ha finanziato i lavori per la cappella, la cui famiglia è responsabile della sua manutenzione.

Nel piano centrale, si trovano sei quadri di grandi proporzioni, alcuni recanti episodi miracolosi di S. Cesidio. Nel primo quadro, ad esempio, si vede la madre di BARGNIO che prega per la salute del suo bambino, mentre nel secondo, il Santo interviene per proteggere i Trasacani da un assalto brigantesco il 25 Aprile 1592.

In un altro dipinto, si fa riferimento al momento in cui soldati romani interrompono la celebrazione e il Santo subisce il martirio, evidenziando il pilastro centrale ristrutturato. La rappresentazione del martirio di due donne, Aquilina e Niceta, è colma di calma soprannaturale e ferocia, con l’angelo che incoraggia le martiri.

L’opera continua con il quinto quadro che ricorda l’arresto e la deportazione dei Santi, e il sesto quadro cattura la liberazione dal carcere per intervento di un angelo, mostrando un carcere e soldati fuggenti.

Infine, l’ultimo quadro mostra il secondo arresto di S. Rufino e la sua condanna a morte. Tra le due sezioni, un cornicione rinascimentale ripulito conferisce slancio alla terza parte della pittura, dedicata alla GLORIA di S. Cesidio, con il Santo sollevato verso Dio da angeli, simbolizzando meraviglia e stupore.

Nel complesso, l’autore si distingue per la brillantezza nella realizzazione del primo piano, mentre la parte successiva risulta meno riuscita nel rappresentare scene complesse. Tuttavia, questa opera rimane un’importante testimonianza dell’interesse che le famiglie di Trasacco avevano verso la loro chiesa e della genuina fede del passato.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

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