La prima forma del Santuario dovette essere ben modesta, poco più di un’edicola per la protezione del quadro miracoloso. Successivamente, con l’entrata in possesso del luogo da parte del Capitolo di S. Cesidio dopo la donazione del Conte Crescenzo nel 1120, subì una prima trasformazione. Questo si può vedere dal muro originale rimasto verso il lato NORD, nel quale si conserva una piccola, ma graziosissima finestra ad arco trilobato.
Per tre secoli tacciono le testimonianze storiche; esse riemergono nel preciso anno 1500 con una breve e concisa lapide. Secondo il Febonio, era posta sul muricciuolo che proteggeva la fonte primitiva:
M. C. (Mariae Caldelecchiae)
CAPITULUM S. CESIDII
A. D. 1500
A Maria di Candelecchia, il Capitolo di S. Cesidio nell’anno del Signore 1500.
Questa lapide, mentre conferma l’interesse costante dei trasaccani per il sacro luogo, è una testimonianza di un fenomeno che si è verificato nel circondario: l’abbassamento delle sorgenti montane, il che rese necessario il lavoro per captare, raccogliere e incanalare le residue polle. Scorrono gli anni, cresce il fervore religioso, e i pellegrini aumentano. Ci ritroviamo così tra la fine del 1600 e la metà del 1700, un periodo d’oro per il Santuario, grazie anche alle testimonianze rimaste scolpite sulla pietra e ai vari interventi della Curia vescovile intenti a regolarizzare il servizio religioso.
Il Mezzadri riporta una lapide, ora introvabile:
IDEM CAPITULUM S. CESIDII
RESTAURARE FECIT
AD USUM TRANSAQUENTIUM
A. D. 1741.
Lo stesso Capitolo di S. Cesidio fece restaurare ad uso dei Trasaccani nell’anno del Signore 1741. Nel centro della chiesa, sul pavimento, leggiamo un’epigrafe dalle strane abbreviazioni:
S.M. C.
TRANSAQ’R TRAE
CAPI’UM S. CESIDII
HU’C MIHI TRIBUET LOC
UT
DORMIA’ RESURRECTURO
A. D. 1743
Santa Maria di Candelecchia della terra di Trasacco. Il Capitolo di S. Cesidio mi concederà questo luogo affinché riposi in attesa della Risurrezione. Se questa epigrafe sia da attribuire a un personaggio specifico o esprima il desiderio generico di ogni trasaccano, non si sa. Tuttavia, non spicca nessuna persona di rango meritevole di tanta onorevole sepoltura attorno al 1743.
Sul frontespizio dell’altare maggiore leggiamo: Capitulum S. CESIDII TRASAQAE TERRAE restauravit 1747. In questo stesso periodo registriamo i vari interventi della Curia Vescovile di Avezzano. Negli annali delle visite pastorali, si rileggono notizie riguardanti Candelecchia dal 1692 alla fine dell’800. I Visitatori si spostavano col calessino e rimanevano in parrocchia per vari giorni, controllando minuziosamente ogni angolo.
Al Santuario ci si saliva a piedi o con la cavalcatura; eppure tutti i Vescovi succedutisi nel tempo hanno visitato il sacro luogo, emanando disposizioni relative all’eremita, alle suppellettili, ai lavori di restauro e alla celebrazione dei sacri riti. Con il crescente concorso di fedeli, nacque la necessità di affiancare al Santuario un locale per protezione dalle intemperie. Una buona occasione si presentò all’inizio di questo secolo.
Da tempo immemorabile, gli uomini di Trasacco si portavano dal 4 all’8 maggio in quel di Balsorano per partecipare a un breve ma nutrito esercizio spirituale denominato « S. Angelo » dalla grotta omonima, dove si svolgono tutt’oggi.
Nonostante la lontananza e i contrasti, i trasaccani decisero di allargare il Santuario di Candelecchia per continuare in paese la bella Tradizione. Promotore dell’opera fu il sacerdote Don Ercolano Ciofani, i cui resti riposano in chiesa a sinistra quando si entra. Tutto il paese rispose all’unanimità e ci fu una vera gara nel disimpegno delle varie mansioni.
La chiesa fu portata alle attuali dimensioni, furono realizzati uno spazioso dormitoio con sottotetto, una modesta cucina e una camera per il riposo dei sacerdoti. Nei giorni precedenti, si posavano le incisioni più svariate, tra cui la più ricorrente è la scortecciatura a torciglione.
Al « Riposa Cristi » si sosta mentre una staffetta va ad avvisare il parroco che è tutto pronto per « l’incontro ». Suonano le campane a stormo. La gente si raduna in chiesa e da qui parte un’altra processione con le statue di S. Michele e di S. Pasquale.
Alla « Pretaritta » avviene « l’incontro »; c’è un generale bacio di pace. Le donne sono leste ad alleggerire mariti e figli dai pesi ingombranti. Si ricompone la processione al canto delle litanie e tutti si dirigono in chiesa, dove la funzione termina.
Purtroppo, nel 1902, ci scappò il morto. Mentre Annibale Febonio lanciava contro il muro della chiesa le « schiopparelle », inciampò, cadde e il pacco che aveva sottobraccio subì un forte attrito con conseguente scoppio. Il povero Annibale rimase completamente dilaniato. Sul posto, ora giace in ricordo una lapide con la seguente iscrizione:
FEBONIO ANNIBALE
N. 1860
M. B. 1902
IL FIGLIO
È doveroso ricordare coloro che hanno ricoperto le più alte cariche nella Congrega di Candelecchia, tra cui i Prefetti Giovanni Lobene, Pasquale Calabrese, Agostino Marinetti e Loreto Ciofani, e i Vice Prefetti Pasquale Calabrese, Agostino Marinetti, Loreto Ciofani e Carmine Marinetti.
Riferimento autore: Trasacco e Candelecchia, testi a cura di Don Evaristo Evangelini.