Petronilla Paolini Massimi nacque a Tagliacozzo il 24 dicembre 1663 da Francesco Paolini, barone di Ortona dei Marsi, e Silvia Argoli. All’età di pochi anni, subì la perdita del padre, ucciso in circostanze oscure. Trasferitasi con la madre a Roma, la sua vita si rivelò complessa, poiché ben presto divenne oggetto di attenzioni e gelosie legate alla sua eredità. Grazie alla protezione di San Berardo e del papa Clemente X, Petronilla sposò a soli dieci anni Francesco Massimi, un uomo molto più anziano. Tuttavia, la vita coniugale si rivelò difficile e culminò nella sua separazione, dopo aver dato alla luce dei figli e aver perso uno di essi.
A seguito di questa separazione, la Paolini si ritirò in un monastero, dove poté dedicarsi allo studio delle lingue e alla poesia. Nel 1698, fu accolta nell’Accademia dell’Arcadia con il nome di Fidalma Partenide e cominciò a guadagnarsi una reputazione significativa tra i letterati romani. Partecipò ad altre importanti accademie e la sua abilità di improvvisazione venne paragonata a quella di Ovidio. Dopo la morte del marito nel 1717, tornò brevemente in Abruzzo, visitando città come Sulmona e Magliano, dove compose alcune canzoni legate a luoghi e leggende locali.
Morì il 3 marzo 1726 per una malattia e fu sepolta seguendo le richieste del suo testamento. Il cordoglio per la sua morte, acclamata da abate Michel Giuseppe Morei, evidenziò il rispetto che la poetessa aveva guadagnato nella sua vita. Petronilla Paolini Massimi lasciò un’importante eredità poetica, anche se gran parte della sua produzione rimase inedita. I suoi primi lavori risalgono all’età di diciotto anni, con opere come due oratori e un’ode, che ottennero un buon successo, sebbene ci fu una pausa nella pubblicazione a causa delle difficoltà familiari.
Verso la fine del secolo, ricominciò a scrivere e pubblicare sporadicamente, spesso senza perseguire una raccolta organica delle sue opere. Scopriamo grazie a P.A. Corsignani dell’esistenza di alcuni manoscritti inediti e della sua vasta produzione poetica, che spazia dalla poesia latina alla prosa. Tuttavia, la maggior parte delle sue opere è andata persa nel tempo. La poetessa ha saputo affrontare temi complessi e la sua scrittura riflette una vita di esperienze difficili.
Critici come Benedetto Croce e J. De Blasii riconobbero l’importanza di Petronilla nel panorama letterario, sottolineando la sua erudizione e la profondità dei sentimenti espressi nei suoi versi. Nonostante le sfide, la sua voce poetica continua a risuonare nel tempo, testimoniando un talento unico e una vita di resistenza e creatività.
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