Notifica
Notifica

(Sigfrido De Vincentis)

Aggiungi qui il testo del titolo

Sigfrido De Vincentiis: il genio poetico marsicano spezzato in gioventù, una vita e un’arte da riscoprire attraverso le sue migliori poesie.

Nato a San Benedetto dei Marsi nel 1876, Sigfrido De Vincentiis completò gli studi liceali a L’Aquila, dove si trasferì stabilmente, avviandosi alla carriera forense dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Roma. Già in giovane età, mostrò attitudini poetiche che coltivò con passione, partecipando a un cenacolo letterario locale con talentuosi professionisti come Aurelio Ugolini e Mario Chini.

Purtroppo, morì prematuramente a soli 33 anni, nel marzo del 1909. La sua opera poetica, sebbene cospicua, è rappresentata principalmente dalla raccolta “Dieci Sonetti”, pubblicata in suo onore dai suoi amici. Essi descrissero in un’introduzione la sua prematura scomparsa e l’importanza delle sue poesie, lasciando un ricordo indelebile in chi lo conobbe.

Sigfrido De Vincentiis si dedicò anche a traduzioni dal greco e dal latino, a testimonianza del suo talento e della sua erudizione. Tra i giudizi critici che ne hanno accompagnato la figura, quello di Enea Merolli, che nei suoi scritti sottolinea la gamma limitata dell’ispirazione poetica di De Vincentiis, caratterizzata dall’amore e dalla contemplazione del mondo esterno, ma sempre permeata da un profondo senso artistico. Malgrado il terremoto del 1915, che distrusse gran parte della sua opera, la sua eredità poetica continua a vivere.

Serafino Macarone, un suo contemporaneo, ricorda come fosse considerato un erudito e un geniale poeta classico durante i suoi studi, evidenziando la stima e il rispetto che De Vincentiis suscitava. La sua poesia, come quella presente nel componimento “Meridie”, continua a brillare, rivelando il temperamento ardente e l’abilità artistica che lo contraddistinguevano.

Tratto da: “Sigfrido De Vincentiis poeta marsicano”.

Nacque a San Benedetto dei Marsi nel 1876. Compi gli studi liceali a L’Aquila, dove si trasferì definitivamente per avviarsi alla carriera forense, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Roma.

Rivelò ben presto non superficiali attitudini alla poesia, che continuò a coltivare con fervido amore pur sotto l’austerità della toga. Frequentò assiduamente un piccolo cenacolo letterario, costituito nel capoluogo abruzzese, di cui facevano parte giovani professionisti dotati di sicuro talento, come Aurelio Ugolini, Mario Chini, Rodolfo Ludovici e Massimo Bontempelli.

Purtroppo, colpito da un male improvviso e inesorabile, morì a poco più di trent’anni, nel marzo del 1909. Della sua attività poetica, che dovette essere cospicua, ci resta una raccolta di “Dieci Sonetti” (Prem. Stab. Tip. B. Vecchioni & Figli, Aquila, 1909).

Gli amici che curarono la pubblicazione vi premisero una noterella introduttiva che recita: “Nel giorno 8 marzo di quest’anno moriva in San Benedetto dei Marsi, all’età di anni 33, SIGFRIDO DE VINCENTIIS. In memoria dell’amico indimenticabile, rapito all’amore di tutti nel fiore della giovinezza, degli ardimenti e delle speranze, volemmo che, nel trigesimo della sua morte, fossero pubblicate quelle, tra le sue poesie, che egli, in uno scritto confidato ad uno di noi, reputava migliori.”.

Seguirono i nomi di Ubaldo Bafile, Mario Chini, Guido Ciarletta, Federico Fabrocini, Vincenzo Gentile, Alessandro Gentile, Angelo Lelj, Rodolfo Ludovici, Giovanni De Marchis e Ettore De Vincentiis.

In aggiunta, Sigfrido eseguì anche delle ottime traduzioni dal greco e dal latino. Siamo riusciti a recuperarne soltanto due e siamo ben lieti di pubblicarle per la prima volta: vi si può trovare una “conferma – come ebbe a dire il Merolli – del sicuro dominio da lui raggiunto, in ancor si giovane età, degli strumenti della sua arte, squisita e duttile”.

Giudizi critici

Enea Merolli scrisse: “Sigfrido mi aveva sempre mandato le sue poesie, volta per volta, come le tirava fuori dalla fucina. E io gliene mandavo il mio giudizio, ora ammirativo, ora irto di riserve a seconda dei casi. A questo modo, io ebbi la raccolta completa, o quasi, di tutta la produzione poetica dell’amico. Ma, purtroppo, più tardi, al terremoto del 1915, tutto andò disperso, con mio sommo rammarico.”

Continuò nel suo giudizio, affermando che la gamma della sua ispirazione non era molto ampia: “Alcuni sentimenti fondamentali, nella loro elementarità: l’amore, soprattutto, nella sua turgescenza un po’ sensuale, un po’ pagana, ma sanissima; gli aspetti del mondo esteriore, colti con una singolare virtù individuante, e goduti con un appagamento pieno e schietto; a volte qualche ombra fuggevole di malinconia. Ma egli era soprattutto un artista, nel senso che il De Sanctis dette alla parola.” Inoltre, riflettendo su come avrebbe reagito Sigfrido De Vincentiis alle nuove correnti letterarie, Merolli concluse: “Non lo sappiamo, perché la vita non glielo consentì. Ma egli era un classicista e tradizionalista per istinto, per bisogno originario della sua natura. E penso che, nonostante tutto, tale sarebbe rimasto.”

Questo giudizio apparve su “Il Tempo“, il 2 agosto 1959.

Un altro elogio venne da Serafino Macarone: “Durante il periodo dei miei studi liceali in Aquila (1900-1903) io ebbi a conoscerlo personalmente… Per di più il nostro dottissimo professore di latino e greco, Francesco Ferrari, ce lo segnalava in classe come un vero erudito di letteratura e geniale poeta classico nel più squisito senso della parola”. (Da una lettera al Merolli del 6-8-59).

MERIDIE

Trema l’ardore su le stoppie e splende: stanca traendo la greggia affannosa alla populea riva si distende, mentre il pastor fischiando si riposa;

grave il bianco mastin giace e protende l’arida lingua ansando e la noiosa con le zanne talor mosca sorprende; zefiro tace sonnolento e posa.

Tra la barbuta saracina messe nell’imo solco avido Coridone mesce con Galatea baci e parole;

piegano intorno le pannocchie oppresse e all’amorosa fervida tenzone ride dall’alto sfavillando il sole.

Tratto da: “Sigfrido De Vincentiis poeta marsicano”.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Nacque a San Benedetto dei Marsi nel 1876. Compi gli studi liceali a L’Aquila, dove si trasferì definitivamente per avviarsi alla carriera forense, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Roma.

Rivelò ben presto non superficiali attitudini alla poesia, che continuò a coltivare con fervido amore pur sotto l’austerità della toga. Frequentò assiduamente un piccolo cenacolo letterario, costituito nel capoluogo abruzzese, di cui facevano parte giovani professionisti dotati di sicuro talento, come Aurelio Ugolini, Mario Chini, Rodolfo Ludovici e Massimo Bontempelli.

Purtroppo, colpito da un male improvviso e inesorabile, morì a poco più di trent’anni, nel marzo del 1909. Della sua attività poetica, che dovette essere cospicua, ci resta una raccolta di “Dieci Sonetti” (Prem. Stab. Tip. B. Vecchioni & Figli, Aquila, 1909).

Gli amici che curarono la pubblicazione vi premisero una noterella introduttiva che recita: “Nel giorno 8 marzo di quest’anno moriva in San Benedetto dei Marsi, all’età di anni 33, SIGFRIDO DE VINCENTIIS. In memoria dell’amico indimenticabile, rapito all’amore di tutti nel fiore della giovinezza, degli ardimenti e delle speranze, volemmo che, nel trigesimo della sua morte, fossero pubblicate quelle, tra le sue poesie, che egli, in uno scritto confidato ad uno di noi, reputava migliori.”.

Seguirono i nomi di Ubaldo Bafile, Mario Chini, Guido Ciarletta, Federico Fabrocini, Vincenzo Gentile, Alessandro Gentile, Angelo Lelj, Rodolfo Ludovici, Giovanni De Marchis e Ettore De Vincentiis.

In aggiunta, Sigfrido eseguì anche delle ottime traduzioni dal greco e dal latino. Siamo riusciti a recuperarne soltanto due e siamo ben lieti di pubblicarle per la prima volta: vi si può trovare una “conferma – come ebbe a dire il Merolli – del sicuro dominio da lui raggiunto, in ancor si giovane età, degli strumenti della sua arte, squisita e duttile”.

Giudizi critici

Enea Merolli scrisse: “Sigfrido mi aveva sempre mandato le sue poesie, volta per volta, come le tirava fuori dalla fucina. E io gliene mandavo il mio giudizio, ora ammirativo, ora irto di riserve a seconda dei casi. A questo modo, io ebbi la raccolta completa, o quasi, di tutta la produzione poetica dell’amico. Ma, purtroppo, più tardi, al terremoto del 1915, tutto andò disperso, con mio sommo rammarico.”

Continuò nel suo giudizio, affermando che la gamma della sua ispirazione non era molto ampia: “Alcuni sentimenti fondamentali, nella loro elementarità: l’amore, soprattutto, nella sua turgescenza un po’ sensuale, un po’ pagana, ma sanissima; gli aspetti del mondo esteriore, colti con una singolare virtù individuante, e goduti con un appagamento pieno e schietto; a volte qualche ombra fuggevole di malinconia. Ma egli era soprattutto un artista, nel senso che il De Sanctis dette alla parola.” Inoltre, riflettendo su come avrebbe reagito Sigfrido De Vincentiis alle nuove correnti letterarie, Merolli concluse: “Non lo sappiamo, perché la vita non glielo consentì. Ma egli era un classicista e tradizionalista per istinto, per bisogno originario della sua natura. E penso che, nonostante tutto, tale sarebbe rimasto.”

Questo giudizio apparve su “Il Tempo“, il 2 agosto 1959.

Un altro elogio venne da Serafino Macarone: “Durante il periodo dei miei studi liceali in Aquila (1900-1903) io ebbi a conoscerlo personalmente… Per di più il nostro dottissimo professore di latino e greco, Francesco Ferrari, ce lo segnalava in classe come un vero erudito di letteratura e geniale poeta classico nel più squisito senso della parola”. (Da una lettera al Merolli del 6-8-59).

MERIDIE

Trema l’ardore su le stoppie e splende: stanca traendo la greggia affannosa alla populea riva si distende, mentre il pastor fischiando si riposa;

grave il bianco mastin giace e protende l’arida lingua ansando e la noiosa con le zanne talor mosca sorprende; zefiro tace sonnolento e posa.

Tra la barbuta saracina messe nell’imo solco avido Coridone mesce con Galatea baci e parole;

piegano intorno le pannocchie oppresse e all’amorosa fervida tenzone ride dall’alto sfavillando il sole.

Tratto da: “Sigfrido De Vincentiis poeta marsicano”.

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti