Nella Marsica, alla fine del 1988, è stato pubblicato un libretto straordinario intitolato “La luce dentro”, scritto da Loda Santilli e curato dalla Caritas dei Marsi. Ciò che rende questo libretto eccezionale non è solo lo stile, che sebbene chiaro può apparire inadeguato, ma il suo contenuto, talmente profondo da dare una nuova luce alla scrittura stessa. La narrazione si focalizza sulla storia di una donna originaria di San Benedetto dei Marsi, di nome Sabina Santilli, che perde la vista e l’udito a causa di un attacco di meningite all’età di sette anni e riesce, con una sorprendente intelligenza, a rompere l’isolamento e riconnettersi con il mondo circostante in modo quasi miracoloso.
Il vero miracolo, per comprendere la vicenda di Sabina, è immaginare la sua condizione dopo la malattia: una porta sbattuta e il silenzio che segue. Non è facile valutare l’impatto emotivo e la difficoltà di risalire verso una vita normale in tali condizioni. Crescendo, Sabina sviluppa una sensibilità unica, riscoprendo l’intimo legame con gli esseri umani e il mondo naturale, cercando di comunicare il bene ad altri che vivono esperienze simili, sostenuta da una carità e una fede profonde.
È doveroso riferirsi a lei non solo come Sabina, ma come una “donna” la cui anima si interconnetta con quella delle cose, ricostruendo il mondo giorno dopo giorno. La cecità può essere una grande sventura, ma unita alla sordità è una prova ancor più pesante. Eppure, la donna di cui parla Loda Santilli riesce a elevare la sua vita a un livello quasi poetico, percependo e creando continui momenti di pace e comunione divinamente ispirati, simili allo sbocciare dei fiori.
In questo contesto, anche i membri della famiglia di Sabina, come i genitori, le sorelle, il fratello e i nipoti, si configurano come figure eccezionali. A loro si uniscono anche ex compagne di scuola, come il maestro Augusto Romagnoli, un indimenticabile non vedente. La rete di supporto si allarga a includere la Lega del filo d’oro e altre istituzioni, fino a ricondurre Sabina nella sua Marsica, alla Caritas di Avezzano. Qui, il cerchio si chiude, riportandola alla sua città natale, dove un’altra Sabina, martire di fede, è onorata da una cattedrale i cui resti sono ancora simbolo di venerazione.
Tratto da: Loda Santilli.


