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(Rosato Sclocchi)

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Dall’ambizione giovanile ai vertici della politica: la straordinaria vita di Rosato Sclocchi, tra diritto, storia e onorificenze regali.

Nato a Pescina dei Marsi il 7 Dicembre 1828 da Tommaso e Carolina Sanbenedetto, proprietari terrieri, Rosato Sclocchi compì i primi studi con il Parroco di S. Sebastiano, vicino a Pescina. Dopo un periodo di formazione con i Gesuiti in L’Aquila, dove studiò Umanità e Retorica, si trasferì all’Università di Napoli per laurearsi in legge. Qui, nonostante l’astensione dalla politica del tempo, iniziò a praticare come avvocato dopo la morte del padre Tommaso, gestendo il patrimonio di famiglia.

Con la nascita del Regno d’Italia, Sclocchi ricevette la nomina a Sindaco di Pescina, ma declinò l’incarico. Questo non ostacolò la sua carriera politica: nel 1877 fu eletto Consigliere e Deputato Provinciale, mantenendo la carica fino al 1883. Durante il suo mandato, nominò importanti figure come il pittore Teofilo Patini come Direttore della Scuola di “Arti e Mestieri” dell’Aquila e il Prof. Enrico Casti come bibliotecario.

Sclocchi si distinse anche nel mondo culturale e accademico, partecipando come membro dell’Accademia e venendo insignito dalla Corona con la Croce di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro. A partire dal 1887, fu tra i fondatori della Società di Storia Patria degli Abruzzi, contribuendo con saggi e interventi a congressi storici, come quello nazionale di storia del 1892 a Genova.

Marito di due donne, la prima di nobile origine, Maria Jacobucci, e la seconda, Luisa Pucci Sclocchi, he morì nel 1912, Sclocchi morì all’età di 85 anni il 26 Gennaio 1913. Le sue opere, come “Storia dei Marsi”, frutto di intense ricerche negli archivi, e l’Elegia al Lago Fùcino, riflettono il suo profondo legame con la terra e la cultura marsicana. La sua epigrafe, curata dal nipote Mariano Jacobucci, riassume la sua vita e il suo impegno per la storia della sua patria.

Tratto da: [fonte/autore].

Nasce a Pescina dei Marsi il 7 Dicembre 1828 da Tommaso e Carolina Sanbenedetto, proprietari terrieri. Giovinetto compì i primi studi presso il Parroco di S. Sebastiano, nelle vicinanze di Pescina. Il padre, notando il suo profitto negli studi, lo indirizzò presso i Gesuiti a L’Aquila, dove insegnava il famoso P. Gandolfi. Qui studiò con impegno Umanità e Retorica. Successivamente si trasferì all’Università di Napoli, dove si laureò in legge, frequentando nel contempo lo studio del grande giurista Giambattista Pica.

Negli anni che precedettero l’Unità d’Italia, si astene da coinvolgimenti politici, pur vivendo nella borbonica Napoli. Dopo la morte del padre Tommaso, tornò a Pescina, dove si occupò dell’amministrazione del patrimonio di famiglia e iniziò a esercitare la professione di avvocato in cause civili e penali. Con la costituzione del Regno d’Italia, venne nominato Sindaco di Pescina, ma, probabilmente sotto consiglio dello zio Vincenzo Sclocchi, non accettò l’incarico.

Nel 1877, fu eletto Consigliere e Deputato Provinciale, carica che mantenne fino al 1883. Riconfermato nel 1887, ricoprì l’incarico fino al 1889. Dal mese di aprile al mese di dicembre del 1889, assunse anche ruoli nella Giunta Provinciale. Fu membro della Giunta Provinciale di Statistica dal 1887 al 1910, e della Commissione di Vigilanza della Scuola di “Arti e Mestieri” dell’Aquila nello stesso periodo.

Durante il suo mandato, nominò il pittore Teofilo Patini come Direttore della scuola e il Prof. Enrico Casti quale bibliotecario della Biblioteca Provinciale. Fu anche membro del Consiglio Provinciale Scolastico dal 1894 al 1903, diventando delegato scolastico per il mandamento dell’Aquila. Nominato Regio Provveditore agli Studi, presenziò all’inaugurazione ufficiale del Ginnasio di Avezzano. Venne inoltre insignito da S.M. il Re d’Italia della Croce di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Nel 1887, fu tra i primi quaranta firmatari della Costituzione della Società di Storia Patria degli Abruzzi, risultando Socio Fondatore in data 3 Febbraio 1888 con il numero di matricola 28. Il 4 Novembre 1888, partecipò alla prima Assemblea Generale presieduta dal Conirri Giuseppe Rivera, durante la quale la “Società di Storia Patria degli Abruzzi” venne ufficialmente costituita e nominò Primo Presidente il Marchese Giulio Dragonetti.

Nel Settembre 1892, come membro della suddetta società, intervenne al V° Congresso Nazionale di Storia, in occasione del IV° centenario Colombiano, svoltosi a Genova e presieduto dal Comm. Paolo Boselli, ministro della Pubblica Istruzione. L’anno seguente, dal 19 al 27 Settembre 1893, partecipò al VI° Congresso Storico Italiano a Roma, discutendo il tema del “Riconoscimento in Enti Morali delle Società di Storia Patria e sugli Archivi Provinciali”.

Il 14 Luglio 1902, collaborò con un saggio sul Bollettino della Società di Storia Patria in occasione del III° Centenario della nascita del Cardinale Giulio Raimondo Mazzarino, nacque a Pescina il 14 Luglio 1602, intitolando l’opera: “III° Centenario della nascita di Giulio Mazzarini 14 Luglio 1602”. Nel 1905, intervenne al I° Congresso Storico Abruzzese a Chieti. Il 10 Agosto 1892, venne nominato Deputato della divenuta Regia Deputazione di Storia Patria degli Abruzzi.

Rosato Sclocchi ebbe due mogli; la prima, di nobile famiglia, D. Maria Jacobucci, morì giovanissima il 19 novembre 1870; la seconda, D. Luisa Pucci Sclocchi, figlia di proprietari pescinesi, morì a Pescina il 25 Ottobre 1912. Rosato Sclocchi morì all’età di 85 anni il 26 Gennaio 1913, alle ore 6 del mattino, nella sua abitazione in Piazza Duomo al numero 16 di Pescina, venendo tumulato nella cappella cimiteriale della Madonna dei Rosari, dove è ancora possibile vedere la lapide che lo ricorda.

In questa epigrafe, il nipote Mariano Jacobucci ribadisce i concetti principali della vita dello zio. Cavaliere Mauriziano, avvocato e scrittore di una “Storia dei Marsi”, morì il 26 Gennaio 1913, nelle seste calende del mese di Febbraio. La Regia Deputazione di Storia Patria degli Abruzzi lo commemorò nell’Assemblea Generale del 9 Settembre 1913, svoltasi a L’Aquila.

Rosato Sclocchi visse una vita ricca di incarichi importanti e di lavoro nei tribunali. Ritiratosi dall’attività, si dedicò alle ricerche storiche. Nella prefazione del primo volume della sua “Storia dei Marsi” scrisse: “In età grave, libero da uffici pubblici e da cure forensi, io sentii il bisogno di confrontare la mia vecchiaia con altri studi, che valessero a sostenermi ancora in qualche servizio alla patria…”. Questa dedizione lo portò a divenire uno scrupoloso ricercatore, esplorando numerosi archivi, tra cui la Biblioteca del Seminario Vescovile di Pescina, l’Archivio Capitolare Vescovile dei Marsi, l’Archivio Comunale di Avezzano, e l’Archivio del Vaticano.

Rosato consultò vari autori antichi, come Livio, Plinio e Ovidio, e moderni, tra cui Leosini, Colucci, Antinori, per arrivare a completare i tre volumi della “Storia dei Marsi” dalle età più antiche al 1911, di cui due pubblicati postumi dai nipoti.

Oltre alle sue opere, Rosato realizzò “L’Elegia al Lago Fùcino”, dedicata all’antico lago, il cui prosciugamento avvenne proprio nei suoi anni. Elegie malinconiche e storiche esprimono l’amore per la propria terra e una certa avversione verso chi ha danneggiato la natura. Dalle sue opere traspare un contrasto tra il benessere di nuove terre e la miseria della pesca.

Notizie su altre opere risultano nella prefazione del libro “Storia dei Marsi”, dove il Dott. Luigi Paolucci menziona titoli come “Le Elegie per il prosciugamento del Lago Fùcino”, “L’Inno al Marsi” e una “Monografia su Mazzarino”, fra le altre. Dalla pubblicazione di Rossana Reale, “Annali della tipografia Aquilana del XIX secolo”, si ha notizia di un’”Ode Epitalamica” pubblicata nel 1879.

La speranza rimane quella di trovare ulteriori testimonianze sulla vita e sulle opere di Rosato Sclocchi, affinché questo illustre personaggio abbia un posto di rilievo tra gli storici e gli uomini di cultura non solo a Pescina, ma in tutto l’Abruzzo. Che la memoria possa sempre essergli fedele.

Tratto da: [fonte/autore].

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Nasce a Pescina dei Marsi il 7 Dicembre 1828 da Tommaso e Carolina Sanbenedetto, proprietari terrieri. Giovinetto compì i primi studi presso il Parroco di S. Sebastiano, nelle vicinanze di Pescina. Il padre, notando il suo profitto negli studi, lo indirizzò presso i Gesuiti a L’Aquila, dove insegnava il famoso P. Gandolfi. Qui studiò con impegno Umanità e Retorica. Successivamente si trasferì all’Università di Napoli, dove si laureò in legge, frequentando nel contempo lo studio del grande giurista Giambattista Pica.

Negli anni che precedettero l’Unità d’Italia, si astene da coinvolgimenti politici, pur vivendo nella borbonica Napoli. Dopo la morte del padre Tommaso, tornò a Pescina, dove si occupò dell’amministrazione del patrimonio di famiglia e iniziò a esercitare la professione di avvocato in cause civili e penali. Con la costituzione del Regno d’Italia, venne nominato Sindaco di Pescina, ma, probabilmente sotto consiglio dello zio Vincenzo Sclocchi, non accettò l’incarico.

Nel 1877, fu eletto Consigliere e Deputato Provinciale, carica che mantenne fino al 1883. Riconfermato nel 1887, ricoprì l’incarico fino al 1889. Dal mese di aprile al mese di dicembre del 1889, assunse anche ruoli nella Giunta Provinciale. Fu membro della Giunta Provinciale di Statistica dal 1887 al 1910, e della Commissione di Vigilanza della Scuola di “Arti e Mestieri” dell’Aquila nello stesso periodo.

Durante il suo mandato, nominò il pittore Teofilo Patini come Direttore della scuola e il Prof. Enrico Casti quale bibliotecario della Biblioteca Provinciale. Fu anche membro del Consiglio Provinciale Scolastico dal 1894 al 1903, diventando delegato scolastico per il mandamento dell’Aquila. Nominato Regio Provveditore agli Studi, presenziò all’inaugurazione ufficiale del Ginnasio di Avezzano. Venne inoltre insignito da S.M. il Re d’Italia della Croce di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Nel 1887, fu tra i primi quaranta firmatari della Costituzione della Società di Storia Patria degli Abruzzi, risultando Socio Fondatore in data 3 Febbraio 1888 con il numero di matricola 28. Il 4 Novembre 1888, partecipò alla prima Assemblea Generale presieduta dal Conirri Giuseppe Rivera, durante la quale la “Società di Storia Patria degli Abruzzi” venne ufficialmente costituita e nominò Primo Presidente il Marchese Giulio Dragonetti.

Nel Settembre 1892, come membro della suddetta società, intervenne al V° Congresso Nazionale di Storia, in occasione del IV° centenario Colombiano, svoltosi a Genova e presieduto dal Comm. Paolo Boselli, ministro della Pubblica Istruzione. L’anno seguente, dal 19 al 27 Settembre 1893, partecipò al VI° Congresso Storico Italiano a Roma, discutendo il tema del “Riconoscimento in Enti Morali delle Società di Storia Patria e sugli Archivi Provinciali”.

Il 14 Luglio 1902, collaborò con un saggio sul Bollettino della Società di Storia Patria in occasione del III° Centenario della nascita del Cardinale Giulio Raimondo Mazzarino, nacque a Pescina il 14 Luglio 1602, intitolando l’opera: “III° Centenario della nascita di Giulio Mazzarini 14 Luglio 1602”. Nel 1905, intervenne al I° Congresso Storico Abruzzese a Chieti. Il 10 Agosto 1892, venne nominato Deputato della divenuta Regia Deputazione di Storia Patria degli Abruzzi.

Rosato Sclocchi ebbe due mogli; la prima, di nobile famiglia, D. Maria Jacobucci, morì giovanissima il 19 novembre 1870; la seconda, D. Luisa Pucci Sclocchi, figlia di proprietari pescinesi, morì a Pescina il 25 Ottobre 1912. Rosato Sclocchi morì all’età di 85 anni il 26 Gennaio 1913, alle ore 6 del mattino, nella sua abitazione in Piazza Duomo al numero 16 di Pescina, venendo tumulato nella cappella cimiteriale della Madonna dei Rosari, dove è ancora possibile vedere la lapide che lo ricorda.

In questa epigrafe, il nipote Mariano Jacobucci ribadisce i concetti principali della vita dello zio. Cavaliere Mauriziano, avvocato e scrittore di una “Storia dei Marsi”, morì il 26 Gennaio 1913, nelle seste calende del mese di Febbraio. La Regia Deputazione di Storia Patria degli Abruzzi lo commemorò nell’Assemblea Generale del 9 Settembre 1913, svoltasi a L’Aquila.

Rosato Sclocchi visse una vita ricca di incarichi importanti e di lavoro nei tribunali. Ritiratosi dall’attività, si dedicò alle ricerche storiche. Nella prefazione del primo volume della sua “Storia dei Marsi” scrisse: “In età grave, libero da uffici pubblici e da cure forensi, io sentii il bisogno di confrontare la mia vecchiaia con altri studi, che valessero a sostenermi ancora in qualche servizio alla patria…”. Questa dedizione lo portò a divenire uno scrupoloso ricercatore, esplorando numerosi archivi, tra cui la Biblioteca del Seminario Vescovile di Pescina, l’Archivio Capitolare Vescovile dei Marsi, l’Archivio Comunale di Avezzano, e l’Archivio del Vaticano.

Rosato consultò vari autori antichi, come Livio, Plinio e Ovidio, e moderni, tra cui Leosini, Colucci, Antinori, per arrivare a completare i tre volumi della “Storia dei Marsi” dalle età più antiche al 1911, di cui due pubblicati postumi dai nipoti.

Oltre alle sue opere, Rosato realizzò “L’Elegia al Lago Fùcino”, dedicata all’antico lago, il cui prosciugamento avvenne proprio nei suoi anni. Elegie malinconiche e storiche esprimono l’amore per la propria terra e una certa avversione verso chi ha danneggiato la natura. Dalle sue opere traspare un contrasto tra il benessere di nuove terre e la miseria della pesca.

Notizie su altre opere risultano nella prefazione del libro “Storia dei Marsi”, dove il Dott. Luigi Paolucci menziona titoli come “Le Elegie per il prosciugamento del Lago Fùcino”, “L’Inno al Marsi” e una “Monografia su Mazzarino”, fra le altre. Dalla pubblicazione di Rossana Reale, “Annali della tipografia Aquilana del XIX secolo”, si ha notizia di un’”Ode Epitalamica” pubblicata nel 1879.

La speranza rimane quella di trovare ulteriori testimonianze sulla vita e sulle opere di Rosato Sclocchi, affinché questo illustre personaggio abbia un posto di rilievo tra gli storici e gli uomini di cultura non solo a Pescina, ma in tutto l’Abruzzo. Che la memoria possa sempre essergli fedele.

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