Era nativo di Cerchio Pietro Capocitto, abate generale dei Celestini, una carica prestigiosa ricoperta anch’essa da uno zio. Come descritto da Febonio, nel 1186, morì in Barletta Pietro Capocitto, considerato il riformatore dell’Ordine dei Celestini, una figura di primissimo piano nel mondo ecclesiastico dell’epoca.
Tutta la sua opera riflette lo spirito riformatore della controriforma e l’amore per il ripristino delle antiche regole celestiniane. Infatti, nel suo libro, pubblicato postumo a Bologna nel 1590 – Constitutiones Monachorum Ordinis Sacti Benedicti Congregationis Coelestiliorum, egli affermava: “La condizione particolare dei tempi esige che alle antiche Costituzioni si apportino delle Riforme… affinché i professori della Vita Monastica non solo siano riportati sulle vie dei Signore, ma possano progredire giorno per giorno…”. Nella lettera di presentazione afferma: ” … lo Pietro Capocitto … umile Abbate Generale, ho disposto di inserire e di concordare dei nuovi statuti con le antiche Ordinazioni della nostra Congregazione”.
Il Nostro nacque probabilmente intorno all’anno 1528 nel casale di Paziano, situato nel territorio del comune di Cerchio. Per il suo ingegno, fu scelto ben quattro volte come Generale dell’Ordine dei Celestini ed è ricordato per le numerose costituzioni da lui emanate, guadagnandosi il titolo di “il Riformatore”. Liberò l’intero Ordine dai debiti contratti, rinnovò a Roma il Monastero di S. Eusebio, ed infine, nel 1586 a Barletta, lo colse la morte.
Prima di lui, anche suo zio, con lo stesso nome, era stato eletto Generale dei Celestini. L’avezzanese Muzio Febonio, nella sua opera Historia Marsorum libri tres, descrive entrambi dicendo: “Non poco ornamento apportarono ad esso (Cerchio) l’uno e l’altro D. Pietro Capocitto che furono portati all’apice del generalato dei Celestini. Il più vecchio dei due era Abate in Siponto nello stesso periodo in cui il cardinale Del Monte ricopriva la sede arcivescovile. Nonostante la sua carriera, mantenne sempre la stima e l’osservanza della disciplina regolare”.
Pietro Capocitto, accettò la carica di Abate e, per sostenere la verga pastorale di tutta la Religione, si rivolse ai Padri il 5 novembre 1566 e fu sepolto nella chiesa di S. Spirito al Morrone.
L’altro Pietro Capocitto, nipote per parte di padre, emulò le virtù dello zio, emergendo per la sua magnificenza, prudenza ed accortezza, oltre che per la sua vasta conoscenza. Meritò di ascendere quattro volte alla cospicua carica di Generale e dedicò se stesso alle cure dell’ufficio pastorale. Con nuove costituzioni purgò le cose corrotte e restaurò la disciplina, guadagnandosi l’appellativo di riformatore dei Celestini.
Non solo liberò il suo Ordine dai debiti, ma accumulò molte ricchezze per usi futuri. Rinnovò il monastero di S. Eusebio di Roma, che si era rovinato a causa dell’antichità. A 58 anni, ricco di fama e virtù, fu strappato ai vivi nel 1586 a Barletta e fu trasferito nella chiesa di S. Spirito nel Morrone, nella cappella eretta da lui stesso poco prima della morte, da D. Donato Latona Tarentino, che lo succedette nel servizio pastorale l’16 febbraio 1596.
Perché non dedicare loro un monumento o intitolare una strada in Cerchio? Il Comune di Cerchio con deliberazione di Consiglio n. 32 del 7 febbraio 1992 ha intitolato al Nostro una strada.
Tratto da: Muzio Febonio.