Della vita di questo grande uomo di scienza rimane l’esempio di un’esperienza avversa all’opportunismo e all’arrivismo, ricca di valori di indipendenza e libertà, indispensabili per un uomo di scienza quale egli è stato. Il Cianciusi, nel ricordare il centenario della nascita dell’insigne botanico, ha citato le parole di Croce sull’archeologo Mancini di Collelongo, osservando che la descrizione si attaglia perfettamente a lui: un uomo di grande valentia, assai stimato e temuto per la sua severità, disdegnoso e fiero, nonostante la sua povertà. Strepitava come un’aquila al contraddittore, indossava abiti modesti e calzature da montagna, simbolo della sua austera personale filosofia.
Incapace di risolvere le molte deviazioni della natura umana, egli contrasta in modo originale individui che, a contatto con lui, si rivelano in tutta la loro essenza. Come botanico, tuttavia, affrontava con grande intuizione e altissima scienza il complesso rapporto tra l’uomo e la natura. L’ignoto paesello, come amava definirlo, ha voluto onorarlo intitolando la circonvallazione orientale alla sua figura di naturalista. Recentemente, è stato realizzato un busto in bronzo in sua memoria, affinché le generazioni future possano trarre insegnamento dalla sua opera e dalla sua figura.
Loreto non è uno studioso da dimenticare; la sua opera vive grazie ai semi da lui piantati, che potrebbero germogliare in un orto botanico, la cui istituzione dovrebbe essere un obiettivo per far conoscere la scienza naturale che il Grande ha onorato ampiamente.
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