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(Loreto Grande)

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Fùcino celebra la severità e l’indipendenza del suo botanico con un busto in bronzo, innalzando il suo insegnamento a eterno monito.

Della vita di questo grande uomo di scienza rimane l’esempio di un’esperienza avversa all’opportunismo e all’arrivismo, ricca di valori di indipendenza e libertà, indispensabili per un uomo di scienza quale egli è stato. Il Cianciusi, nel ricordare il centenario della nascita dell’insigne botanico, ha citato le parole di Croce sull’archeologo Mancini di Collelongo, osservando che la descrizione si attaglia perfettamente a lui: un uomo di grande valentia, assai stimato e temuto per la sua severità, disdegnoso e fiero, nonostante la sua povertà. Strepitava come un’aquila al contraddittore, indossava abiti modesti e calzature da montagna, simbolo della sua austera personale filosofia.

Incapace di risolvere le molte deviazioni della natura umana, egli contrasta in modo originale individui che, a contatto con lui, si rivelano in tutta la loro essenza. Come botanico, tuttavia, affrontava con grande intuizione e altissima scienza il complesso rapporto tra l’uomo e la natura. L’ignoto paesello, come amava definirlo, ha voluto onorarlo intitolando la circonvallazione orientale alla sua figura di naturalista. Recentemente, è stato realizzato un busto in bronzo in sua memoria, affinché le generazioni future possano trarre insegnamento dalla sua opera e dalla sua figura.

Loreto non è uno studioso da dimenticare; la sua opera vive grazie ai semi da lui piantati, che potrebbero germogliare in un orto botanico, la cui istituzione dovrebbe essere un obiettivo per far conoscere la scienza naturale che il Grande ha onorato ampiamente.

Tratto da: [fonte/autore].

Della vita di questo grande uomo di scienza rimane l’esempio di un’esperienza avversa all’opportunismo e all’arrivismo dei più forti e dei più furbi. Tuttavia, questa vita è anche ricca dei valori di indipendenza e di libertà, che ben si addicono, anzi, sono indispensabili all’uomo di scienza, quale egli è stato.

Il Cianciusi, nel ricordare il centenario della nascita dell’insigne botanico, ha riferito le parole del Croce sull’archeologo Mancini del vicino Collelongo. Ha osservato che la descrizione aderisce perfettamente al Grande, il quale è ritenuto « di molta valentia, assai stimato e direi temuto per la sua severità e scontrosità». Era un uomo rettissimo, disdegnoso e fiero, tuttoché poverissimo.

Infatti, strepitava come un’aquila, se solo qualcuno l’avesse contraddetto, vestiva abiti modesti e calzava scarponi, indispensabili alle sue escursioni, da montanaro schietto e austero. Il Grande è incapace di risolvere le molte deviazioni a cui va incontro la natura umana e contrasta in modo autentico ed originale gli individui che se ne fanno portatori al contatto con la sua persona.

Tuttavia, come botanico, egli risolve con grande intuizione ed altissima scienza il problema dei rapporti tra l’uomo e la natura, fra l’intera umanità e la totalità del mondo fisico. L’ignoto paesello, come Loreto usava chiamarlo, ha voluto onorarlo e consegnarlo alla storia locale, intitolandogli la circonvallazione orientale (sotto la costa), a ricordo della sua figura di naturalista.

Di recente è stato realizzato un suo busto in bronzo, affinché le future generazioni possano trarre il miglior insegnamento dalla figura e dall’opera del botanico illustre. Loreto non è uno studioso che possa essere dimenticato, né la sua opera seppellita; i semi da lui gettati possono germogliare in un orto botanico. Tale istituzione si dovrebbe por mano per far conoscere la scienza naturale, che il Grande ha ampiamente onorato.

Tratto da: [fonte/autore].

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Della vita di questo grande uomo di scienza rimane l’esempio di un’esperienza avversa all’opportunismo e all’arrivismo dei più forti e dei più furbi. Tuttavia, questa vita è anche ricca dei valori di indipendenza e di libertà, che ben si addicono, anzi, sono indispensabili all’uomo di scienza, quale egli è stato.

Il Cianciusi, nel ricordare il centenario della nascita dell’insigne botanico, ha riferito le parole del Croce sull’archeologo Mancini del vicino Collelongo. Ha osservato che la descrizione aderisce perfettamente al Grande, il quale è ritenuto « di molta valentia, assai stimato e direi temuto per la sua severità e scontrosità». Era un uomo rettissimo, disdegnoso e fiero, tuttoché poverissimo.

Infatti, strepitava come un’aquila, se solo qualcuno l’avesse contraddetto, vestiva abiti modesti e calzava scarponi, indispensabili alle sue escursioni, da montanaro schietto e austero. Il Grande è incapace di risolvere le molte deviazioni a cui va incontro la natura umana e contrasta in modo autentico ed originale gli individui che se ne fanno portatori al contatto con la sua persona.

Tuttavia, come botanico, egli risolve con grande intuizione ed altissima scienza il problema dei rapporti tra l’uomo e la natura, fra l’intera umanità e la totalità del mondo fisico. L’ignoto paesello, come Loreto usava chiamarlo, ha voluto onorarlo e consegnarlo alla storia locale, intitolandogli la circonvallazione orientale (sotto la costa), a ricordo della sua figura di naturalista.

Di recente è stato realizzato un suo busto in bronzo, affinché le future generazioni possano trarre il miglior insegnamento dalla figura e dall’opera del botanico illustre. Loreto non è uno studioso che possa essere dimenticato, né la sua opera seppellita; i semi da lui gettati possono germogliare in un orto botanico. Tale istituzione si dovrebbe por mano per far conoscere la scienza naturale, che il Grande ha ampiamente onorato.

Tratto da: [fonte/autore].

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