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(Antonio Falcone)

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Dall’infanzia marsicana alla stima internazionale: scopri la straordinaria vita di Antonio Falcone, emblema letterario abruzzese.

Con affetto e stima, l’illustre M. Eylaud, Presidente dell’Accademia Montesquieu, ha dedicato una copia del suo romanzo Pied’s et Poivgs a Antonio Falcone, un significativo scrittore abruzzese. Nato ad Avezzano il 3 dicembre 1893, Falcone visse un’infanzia serena in una famiglia modesta, il cui padre era impiegato all’Archivio Notarile. Gli studi ginnasiali si svolsero a Avezzano e al Liceo di Lanciano, dove conobbe l’insegnante Ettore Allodoli, che lo incoraggiò e apprezzò la sua passione per la letteratura, spronandolo a superare gli esami di licenza con una valutazione di « nove », pur tra curiose vicende scolastiche. Durante il suo periodo liceale, pubblicò una poesia su un giornale locale e tenne una conferenza sul « Volo di Icaro », guadagnando l’affetto di molti al di fuori dell’ambiente scolastico.

Falcone poté così entrare in contatto con personalità di spicco del mondo culturale italiano, lavorando come traduttore per la Casa Editrice Carabba. Dopo aver conseguito la licenza liceale, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza a Roma, ma la sua vita fu drammaticamente segnata dal terremoto del 1915, che distrusse Avezzano e costò la vita alla sua famiglia. La chiamata alle armi lo portò a prestare servizio prima come soldato semplice e poi come caporale, durante il quale subì una grave frattura a causa di un azione di guerra, scrivendo nel mentre un articolo polemico pubblicato dal Gazzettino.

Dopo la guerra, studiò con profitto all’Università di Perugia, laureandosi con lode grazie a una tesi sui « plagi letterari », ricevendo il plauso della Commissione. Tornato in Abruzzo, intraprese la carriera legale a Pescara, guadagnandosi una reputazione come avvocato. Durante la Seconda guerra mondiale, fu richiamato e combatté in diverse località, ma la letteratura non lo abbandonò mai, contribuendo con romanzi e saggi, tra cui Tempo di ieri e Fiori di carta, quest’ultimo premiato con una speciale menzione al Premio « D’Annunzio » nel 1970.

La produzione di Antonio Falcone, sebbene non copiosa, rivela un’alta qualità di studioso e narratore. L’ultima raccolta di racconti, Fiori di carta, esprime la ricchezza del suo mondo interiore e la sua attitudine all’arte della scrittura. La Giuria del Premio lo ha descritto come esempio di narrativa attuale, evidenziando la sincerità e l’onestà come valori fondamentali per lo scrittore. Nonostante le difficoltà, Falcone ha saputo mantenere viva la sua passione per la letteratura e potrebbe, con il dovuto impegno, riservarci altre sorprese letterarie.

Tratto da: [fonte/autore].

Con affetto e stima profonda, il professor M. Eylaud, Presidente dell’Accademia Montesquieu, ha dedicato una copia del suo romanzo Pied’s et Poivgs al nostro Antonio Falcone. Voleva così riconoscere la qualità del suo lavoro e la sua persona. La scoperta di questo scrittore abruzzese ha rappresentato una delle sorprese più piacevoli per chi si occupa di letteratura regionale, e appare doveroso tracciare un breve profilo della sua vita.

Nato ad Avezzano il 3 dicembre 1893, Antonio Falcone proviene da una famiglia stimata e modesta. Suo padre, impiegato all’Archivio Notarile, era reduce dalla guerra etiopica. Dopo aver completato gli studi ginnasiali nella sua città natale, si trasferì al Liceo di Lanciano, dove il suo insegnante di italiano, Ettore Allodoli, notò subito la sua passione per la letteratura. Lo spronò a sostenere gli esami di licenza, che Falcone affrontò senza nemmeno informare i genitori. Nella prova di italiano ricevette un punteggio alto che, per gravità di vicissitudini scolastiche, venne ridotto.

Durante il liceo, Falcone pubblicò una poesia su « Il fuoco » e tenne una conferenza sul Volo di Icaro in presenza di personalità come il De Titta e gli Illuminati. Questi eventi gli procurarono molti elogi anche al di fuori dell’ambiente scolastico. Lanciano era, all’epoca, un centro culturale vivace grazie alla Casa Editrice Carabba, permettendogli di incontrare noti scrittori come Papini e Palazzeschi. Falcone lavorò per Carabba come traduttore dal francese, mentre si preparava per la licenza liceale.

La sua vita subì una svolta tragica con il terremoto che devastò Avezzano e la Marsica, in cui perse tutta la sua famiglia, trovandosi immerso in una solitudine opprimente. Fu arruolato nell’esercito e, privo di documenti sul suo titolo di studio, servì come soldato semplice, e poi come caporale. Durante una ferita in guerra, fu ricoverato all’Ospedale di Venezia e, in quel periodo, scrisse un articolo molto critico sulla guerra che venne pubblicato dal « Gazzettino », diretto dal senatore Talamini.

In ospedale, frequentò la Biblioteca Marciana, dove conobbe due scrittori stranieri, Hebert J. Welles e Emery Bottle. Quest’ultimo propose di emigrare negli Stati Uniti, offerta che Falcone rifiutò. Conobbe anche E.M. Gray, il quale mantenne con lui un’amicizia epistolare. Nel 1956, Gray gli regalò una sua pubblicazione firmando il frontespizio in modo affettuoso.

Dopo essere stato dimesso, Falcone fu inviato al Corso Allievi Ufficiali, dove venne riconosciuto come studente universitario. Nella guerra si trovò a combattere sul fronte di Siena e Perugia, dove riprese gli studi universitari, superando tutti gli esami in dieci mesi. Si laureò con lode in diritto penale, discutendo una tesi sul plagio letterario, un tema attuale in quel periodo, per via delle polemiche riguardanti D’Annunzio.

Dopo la laurea, Falcone tornò in Abruzzo e si dedicò alla professione forense, prima ad Avezzano e poi a Pescara, dove acquisì notorietà come patrocinante in Cassazione. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, fu richiamato in servizio, comandando un reparto di mitraglieri in Albania, poi in Grecia e Calcidica.

Nonostante le sue esperienze in guerra, Falcone non abbandonò mai la letteratura, continuando a scrivere romanzi, saggi e novelle. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: nel 1931 Tempo di ieri, edito da Campitelli; nel 1933 Na’im, la tua verità, edito da Clet; e nel 1934 La folla criminale, edito da Corbaccio. La sua raccolta di racconti Fiori di carta avrebbe meritato una particolare attenzione al Premio D’Annunzio del 1970, dove si distinse nonostante il bando del concorso non prevedesse segnalazioni.

Il giudizio della Giuria, presieduta da Carlo Bo, sottolineò come nel libro di Falcone si avvertisse un reale valore dell’esperienza quotidiana. Egli seppe rimanere fedele alla tradizione, offrendo così un esempio tangibile di autenticità e sincerità di fronte all’arte. Si nota che la sua produzione, seppur non copiosa, lascia trasparire la qualità di studioso e narratore. La sua ultima raccolta, Fiori di carta, offre un’istantanea profonda del suo mondo interiore e della sua attitudine all’arte della scrittura.

Antonio Falcone ha tanto da raccontare, e ci auguriamo che possa darci altre sorprese come novelliere e romanziere. La sua fervida fantasia, la profondità dei suoi sentimenti e il dono di uno stile limpido e vario sono qualità che non possono rimanere inespresse. Egli ha un libro pronto per la stampa, ambientato nella Marsica del primo dopoguerra, nel quale si propone di rivivere le triste vicende dei terremotati. Ci aspettiamo con ansia le sue prossime opere.

Tratto da: [fonte/autore].

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Con affetto e stima profonda, il professor M. Eylaud, Presidente dell’Accademia Montesquieu, ha dedicato una copia del suo romanzo Pied’s et Poivgs al nostro Antonio Falcone. Voleva così riconoscere la qualità del suo lavoro e la sua persona. La scoperta di questo scrittore abruzzese ha rappresentato una delle sorprese più piacevoli per chi si occupa di letteratura regionale, e appare doveroso tracciare un breve profilo della sua vita.

Nato ad Avezzano il 3 dicembre 1893, Antonio Falcone proviene da una famiglia stimata e modesta. Suo padre, impiegato all’Archivio Notarile, era reduce dalla guerra etiopica. Dopo aver completato gli studi ginnasiali nella sua città natale, si trasferì al Liceo di Lanciano, dove il suo insegnante di italiano, Ettore Allodoli, notò subito la sua passione per la letteratura. Lo spronò a sostenere gli esami di licenza, che Falcone affrontò senza nemmeno informare i genitori. Nella prova di italiano ricevette un punteggio alto che, per gravità di vicissitudini scolastiche, venne ridotto.

Durante il liceo, Falcone pubblicò una poesia su « Il fuoco » e tenne una conferenza sul Volo di Icaro in presenza di personalità come il De Titta e gli Illuminati. Questi eventi gli procurarono molti elogi anche al di fuori dell’ambiente scolastico. Lanciano era, all’epoca, un centro culturale vivace grazie alla Casa Editrice Carabba, permettendogli di incontrare noti scrittori come Papini e Palazzeschi. Falcone lavorò per Carabba come traduttore dal francese, mentre si preparava per la licenza liceale.

La sua vita subì una svolta tragica con il terremoto che devastò Avezzano e la Marsica, in cui perse tutta la sua famiglia, trovandosi immerso in una solitudine opprimente. Fu arruolato nell’esercito e, privo di documenti sul suo titolo di studio, servì come soldato semplice, e poi come caporale. Durante una ferita in guerra, fu ricoverato all’Ospedale di Venezia e, in quel periodo, scrisse un articolo molto critico sulla guerra che venne pubblicato dal « Gazzettino », diretto dal senatore Talamini.

In ospedale, frequentò la Biblioteca Marciana, dove conobbe due scrittori stranieri, Hebert J. Welles e Emery Bottle. Quest’ultimo propose di emigrare negli Stati Uniti, offerta che Falcone rifiutò. Conobbe anche E.M. Gray, il quale mantenne con lui un’amicizia epistolare. Nel 1956, Gray gli regalò una sua pubblicazione firmando il frontespizio in modo affettuoso.

Dopo essere stato dimesso, Falcone fu inviato al Corso Allievi Ufficiali, dove venne riconosciuto come studente universitario. Nella guerra si trovò a combattere sul fronte di Siena e Perugia, dove riprese gli studi universitari, superando tutti gli esami in dieci mesi. Si laureò con lode in diritto penale, discutendo una tesi sul plagio letterario, un tema attuale in quel periodo, per via delle polemiche riguardanti D’Annunzio.

Dopo la laurea, Falcone tornò in Abruzzo e si dedicò alla professione forense, prima ad Avezzano e poi a Pescara, dove acquisì notorietà come patrocinante in Cassazione. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, fu richiamato in servizio, comandando un reparto di mitraglieri in Albania, poi in Grecia e Calcidica.

Nonostante le sue esperienze in guerra, Falcone non abbandonò mai la letteratura, continuando a scrivere romanzi, saggi e novelle. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: nel 1931 Tempo di ieri, edito da Campitelli; nel 1933 Na’im, la tua verità, edito da Clet; e nel 1934 La folla criminale, edito da Corbaccio. La sua raccolta di racconti Fiori di carta avrebbe meritato una particolare attenzione al Premio D’Annunzio del 1970, dove si distinse nonostante il bando del concorso non prevedesse segnalazioni.

Il giudizio della Giuria, presieduta da Carlo Bo, sottolineò come nel libro di Falcone si avvertisse un reale valore dell’esperienza quotidiana. Egli seppe rimanere fedele alla tradizione, offrendo così un esempio tangibile di autenticità e sincerità di fronte all’arte. Si nota che la sua produzione, seppur non copiosa, lascia trasparire la qualità di studioso e narratore. La sua ultima raccolta, Fiori di carta, offre un’istantanea profonda del suo mondo interiore e della sua attitudine all’arte della scrittura.

Antonio Falcone ha tanto da raccontare, e ci auguriamo che possa darci altre sorprese come novelliere e romanziere. La sua fervida fantasia, la profondità dei suoi sentimenti e il dono di uno stile limpido e vario sono qualità che non possono rimanere inespresse. Egli ha un libro pronto per la stampa, ambientato nella Marsica del primo dopoguerra, nel quale si propone di rivivere le triste vicende dei terremotati. Ci aspettiamo con ansia le sue prossime opere.

Tratto da: [fonte/autore].

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