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Arte Arabo Normanna

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Trasacco, custode di un’eredità unica: l’architettura del Tempio di San Cesidio testimonia la storica grandezza della Marsica.

La peculiarità del campanile e gli altri elementi architettonici di Trasacco evocano momenti storici che testimoniano il suo predominio nella Marsica. L’architettura, sia interna che esterna del Tempio, racchiude uno stile unico, che non rientra nei canoni bizantini, romanici o gotici, ma risulta un QUID UNICUM nel panorama regionale, frutto di complessi eventi storici. Nel nono secolo, Trasacco si era già trasformato in un municipium fortificato, come attestano i suoi resti e le denominazioni popolari legate a porte e castelli, offrendo un’idea della sua importanza.

Durante questo periodo, la nobile famiglia dei Conti dei Marsi governava Trasacco, confermandone il ruolo di primo centro della Marsica. Dominava non solo sul territorio marsicano, ma possedeva anche beni nel sud Italia, mantenendo relazioni con l’Imperatore Ottone II e i monasteri meridionali, come i Benedettini di Cassino. Questo legame spiega la forte spiritualità del popolo e il culto di San Cesidio, manifestato ogni anno da gruppi di pellegrini. Le donazioni dei Conti alla chiesa di Trasacco dimostrano il loro attaccamento al Tempio.

Il Tempio di San Cesidio ospita opere di grande significato artistico, come l’edicola nell’Oratorio, che commemora la protezione della Madonna sui pescatori, un tema centrale in un’area prevalentemente legata alla pesca nel lago Fùcino. La colonna centrale del Tempio, risalente all’epoca dei Conti, presenta un design unico che non trova equivalenti nelle opere contemporanee. Invece, l’edicola di Santa Caterina d’Alessandria, seppur dotata di dettagli elaborati, appare pesante e priva della grazia riscontrata in altre opere.

Cambiamenti nell’architettura del Tempio sono avvenuti nel tempo, ma riflettono sempre l’influsso dell’arte arabo-normanna. L’originale pianta della chiesa, trasversale rispetto a quella attuale, sottolinea l’importanza del cristianesimo in un contesto romano. La ricostruzione della Basilica nel X secolo, segnata dall’attaccamento dei Conti a San Cesidio, ha dato vita a uno spazio che, pur presentando elementi di romanità, si caratterizza per influssi orientali, da considerare un’unica espressione artistica di quel periodo. La Torre dei Feboni, associata alla famiglia dei Conti, testimonia anch’essa questa preservazione della memoria storica e artistica di Trasacco.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

Se la strana forma del campanile è uno schiaffo imprevisto che richiama la prima attenzione di un qualsiasi amatore d’arte, non mancano altri elementi architettonici che lo hanno seriamente pensato, riportandolo a rivivere momenti storici, dai quali risulta l’indiscusso predominio di Trasacco sugli altri paesi della Marsica e della Regione. Questi elementi si osservano sparsi nell’interno e all’esterno del Tempio, alcuni conservati nella loro creazione originale, altri confuse in diverse strutture manipolate e sovrapposte nel corso dei secoli. Rivelano un indirizzo artistico che non può essere incluso né al periodo bizantino, né a quello romanico, né a quello gotico; formano piuttosto un complesso, un QUID UNICUM, una manifestazione spirituale isolata nella regione, inspiegabile se non si tengono presenti alcuni fattori storici di capitale importanza.

Già nel secolo IX, Trasacco aveva la sua forma perfetta di paese, o meglio di Municipium latinamente inteso, cioè di città fortificata e ben munita di mura e torrette di protezione contro le invasioni dei nemici vicini. Una pallida idea di quello che era Trasacco nel secolo IX la possiamo ricavare dalla rappresentazione pittorica che occupa tutta la volta della sacrestia. La concezione di Trasacco come centro abitato fortificato è stata tramandata attraverso i secoli e ricorre spesso nelle pitture, come nel primo quadro della Cappella del Santo Protettore.

In questo periodo regnava nella zona la nobile famiglia dei Conti dei Marsi, la quale, sebbene indicata col nome del territorio su cui ricadeva la podestà, propriamente risiedeva a Trasacco, come si legge nella Cronaca di Farfa riportata dal Muratori. Ciò conferma che Trasacco era allora il primo centro della Marsica, sia per strategia sia per potenza. Questa nobile famiglia, da cui dovevano nei secoli futuri uscire personaggi di primo ordine nella storia civile e religiosa, dominava interamente la Marsica e possedeva beni nella bassa Italia, per cui fu in stretto rapporto con l’Imperatore Ottone Secondo e con i grandi monasteri meridionali, specie con i Benedettini di Cassino.

Essi dominavano anche tutta la Val Comino e ciò spiega certamente la profonda devozione di quel popolo verso San Cesidio, per cui ogni anno non mancano di farsi rappresentare da un folto gruppo di pellegrini nelle feste patronali. Anche da questo fatto si può capire la ragione per cui i Benedettini fecero la loro comparsa nel territorio di Trasacco, più che altrove, precisamente sul colle San Martino, sul monte Maria, e sul monte Labrone in località S. Angelo. Dalle stesse fonti storiche risulta inoltre che i Conti dei Marsi, aiutati da un certo Trasamondo, Conte di Chieti, si vendicarono di una grande ekesa, sconfiggendo i nemici a Capua.

I Conti vennero a contatto con la civiltà arabo-normanna nei loro diretti rapporti con l’Italia meridionale e ne sfruttarono i valori artistici nell’abbellimento del Tempio di San Cesidio, al quale erano profondamente attaccati. I documenti dell’Archivio Parrocchiale ci riferiscono innumerevoli donazioni fatte dai Conti alla chiesa e al clero di Trasacco, al punto che tutto il territorio e il paese passarono sotto le dipendenze del clero della Basilica; i Conti si riservarono la Torre, che era luogo di giustizia, e il “palazzo” che è un po’ sopra l’attuale Largo della Caserma, precisamente quello confinante con la famiglia Ciofani e la famiglia Oddi.

Spiegato l’ambiente storico e l’origine dell’arte arabo-normanna nel Tempio, possiamo esaminare le singole opere. Iniziando dall’interno della Basilica, ci fermiamo prima di tutto a quella che forma l’opera più rappresentativa: l’edicola che si ammira nell’Oratorio, al centro dell’antica cantoria, tra i due archi che immettono al corpo della Basilica. Nel suo piccolo è un gioiello d’Arte difficilmente riscontrabile nella zona.

L’architettonicamente è divisa in due sezioni: la parte più bassa formata dalla colonna reggente nel centro un cornicione finemente lavorato che si estende in senso orizzontale per tutta la parete, comprese le rientranze dei due archi; e una parte superiore che parrebbe fare corpo a sé, se non ci fosse uno stemma gentilizio che la riunisce alla parte più bassa. In quest’opera vediamo raffigurata l’umanità sconvolta nel mare di questo mondo, rappresentato dalla colonna a ricami ondosi e dal cornicione corinzio dalle pieghe movimentate e contorte; su questa umanità guarda benigna la Madonna col suo Bambino, dall’alto del cielo reso più spazioso dagli archetti arabeschi che danno il senso dell’infinito. Questa interpretazione appare giustificata se rapportata all’ambiente e al tempo dell’opera.

Non si dimentichi che Trasacco nel secolo IX era un paese prettamente di pescatori e il Fùcino, per la sua configurazione geografica e per il livello dell’acqua relativamente basso, era un lago calmo, ma spesso furibondo e agitato ad ogni piccolo soffiar di vento, provocando disastri alle persone e alle cose; una delle cause che spinsero al suo prosciugamento.

Dalla realtà quotidiana all’applicazione in campo spirituale il passo è breve. Anche senza entrare in concetti di alta teologia mariana, l’artista ha voluto esprimere la protezione della Madre celeste sul duro, tenace lavoro quotidiano di quei poveri pescatori. La colonna è uno degli elementi di quest’opera che merita un primo esame e che si riporta indietro di giusto mille anni. Odorisio e Berardo Conti dei Marsi operarono infatti tra il 975 e il 995. Si sa che nel passaggio dall’arte bizantina a quella romanica operavano varie scuole, come i Cosmati e i Vassalletto, i quali erano famosissimi nel decorare chiese e chiostri.

Dopo aver analizzato quest’opera, passiamo ad esaminare l’edicola di Santa Caterina d’Alessandria, presente attualmente nella Cappella del Battistero, che probabilmente doveva essere posta in altro luogo nella originale struttura del Tempio. Manca delle due colonnine terminali, che probabilmente erano quelle che prima dei recenti restauri si potevano osservare ai lati estremi dell’altare Maggiore. Secondo quanto riferisce Febonio nel “Catalogo dei vescovi dei Marsi”, a pag. 33, l’edicola doveva appartenere alla chiesa di S. Caterina situata in località “Fossa della Villa”, la quale, solo nel 1385, passò alle dipendenze del clero della Basilica, dietro la donazione di Enrico De Enricis di Trasacco.

Quest’edicola, in relazione con quella della Madonna dell’Oratorio, appare senz’altro opera di secondo ordine, sebbene racchiuda elementi scultorei più netti e più precisi. Il tempietto dell’Oratorio è un autentico capolavoro per la sua linearità e semplicità, moltissima ispirazione; a mirarlo, ci si sente subito trasportati oltre la materia, a contatto con la realtà spirituale. Anche i ricami dentro le volute degli archetti sono così gentili e delicati da sembrare espressione d’amore e di gentilezza verso la Madre di Dio; chi La contempla si mette immediatamente a contatto con il cielo.

Nell’edicola di Santa Caterina, invece, si avverte un senso di materialità e pesantezza. Qui non ci sono divisioni di piani, l’opera è un tutt’uno senza interruzione e continuità, il che la rende più pesante; la complicata cimasa, con la sua grave fattura, richiama le figure umane laterali che la reggono. Le figure stesse, a dimostrare il peso a cui sono soggette, richiamano gli appoggi delle colonnine attualmente mancanti, come abbiamo detto in precedenza. Questa opera appare unitaria, ma di sproporzioni tali da far supporre sia creazione di un principiante, piuttosto che di un vero maestro.

Esaminando ulteriormente l’arte arabo-normanna all’interno della Basilica, si nota l’influsso dell’arte orientale. Entrando in chiesa, si osservano forme architettoniche spesse e pesanti, piuttosto che slanciate e leggere, proprie della tradizione gotica. Le chiavi di volta che riproducono la stella, simbolo orientale, sono l’indizio di un legame con l’arte arabo-normanna in un’epoca che si colloca al periodo ottoniano, dimostrando una ricca mistura di stili. Tali influenze sono state cruciali nella trasformazione della Basilica e delle sue opere, testimoniando l’evoluzione dell’arte e della cultura locali.

Si potrebbe tenere in considerazione anche la Torre dei Feboni, la quale, pur essendo stata oggetto di ulteriori restauri, mantiene molti legami con l’arte e la storia di Trasacco. La Torre, esistente nel secolo X, ha visto la sua importanza riconfermata dai documenti storici, inclusi i racconti della Cronaca di Farfa, che conferma la presenza dei Conti dei Marsi nel territorio. La Torre è stata testimone di epoche storiche, tra cui la residenza di Agrippina, moglie di Claudio Nerone, secondo le antiche tradizioni, alimentando l’interesse per il legame tra le architetture civili e sacre.

In questa analisi, si evidenzia come Trasacco non solo figura come centro religioso, ma anche come nodo di interconnessione culturale, dove le influenze artistiche e storiche si intrecciano, formando un patrimonio unico e prezioso per la storia della Marsica e dell’arte italiana.

Riferimento autore: Don Evaristo Evangelini.

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