Comune di Gioia Dei Marsi

Testi a cura di Leucio Palozzi maggiori info autore
Nell’intento di contribuire alla realizzazione di un primo strumento per la conoscenza storica dei Casalí d’Aschi, proponiamo alcuni profili di ricerca che possono gettare qualche luce sul passato, più o meno recente, di questo Centro marsicano. Oggi, forse più di ieri, sembra necessario un impegno in tale direzione per ritrovare nel passato quel patrimonio essenziale di civiltà e tradizione che conferisce identità culturale alla vita di un popolo e ne orienta lo sviluppo. t anche una presa di coscienza delle radici e un momento, non meno significativo, per ripensare alle vicende umane svoltesi in questi luoghi e al travaglio delle esperienze vissute dagli antenati.

Lo specifico contributo di ricerca che presentiamo ricostruisce l’immagine di Aschi nella esperienza feudale e nella dimensione della sua popolazione. Il periodo storico preso in considerazione – dal 1150 al 1815 – è troppo esteso e, ovviamente, nei limiti di questo saggio, permette di evidenziare soltanto alcuni aspetti e alcune fonti.

Innanzitutto, è necessario premettere che nel suddetto periodo – medioevale e moderno – il centro abitato è stato identificato con la dizione Aschi mentre la nuova denominazione Casali d’Aschi è un’acquisizione contemporanea, assunta a séguito della formazione del Regno d’Italia. In ogni caso, nel testo del saggio il riferimento alla denominazione sarà sempre fedele alla dizione in corso nel periodo preso in considerazione. Inoltre, per facilitare la comprensione della terminologia feudale, viene allegato un dizionarietto esplicativo a pag. 72, relativamente ai soli termini citati nel corso della ricerca.

Come quasi tutti i Centri della Marsica, così anche Aschi si è costituito intorno alla fine del primo millennio, raggruppando alcune piccole popolazioni già stanziate sul territorio circostante. Durante il corso del XII secolo si era formato nell’Italia meridionale il Regno di Sicilia con la dinastìa dei Normanni. Il popolo nordico, stanziatosi in Italia, ebbe un posto di rilievo nelle crociate per la difesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

La necessità di contrastare l’alleanza, formata dopo la seconda crociata, tra Corrado III di Germania e l’Imperatore bizantino Manuele Commeno, indusse il Re normanno Ruggero II a istituire un registro della straordinaria forza di difesa arruolata nell’Italia meridionale. Il registro, denominato Catalogo dei Baroni, fu compilato nel 1150 e aggiornato nel 1167. Si tratta di un elenco di Conti e Baroni che ottennero dal Re la concessione di terre (feudi), sulla base di un impegno a far prestare il servizio militare a un numero di militi corrispondente al valore del feudo. In questa antichissima leva militare risulta che Asclum (1 milite) fu assegnato al Conte Rainaldo di Celano, unitamente a Celanum (12 militi), Focem (4 militi), Agellum (3 militi), Piscinam (8 militi), Venerem (5 militi), Ortonam in Marsi (8 militi) e Gorianum Siccum in Balba (3 militi) 1.

Il predetto Conte Rainaldo, a séguito della concessione di Aschi, assicurò il servizio di un milite che, secondo gli usi del tempo, doveva essere seguìto da due scudieri o armigeri, tutti convenientemente muniti di armi e cavalli, e da un certo numero di servienti a piedi (fanti). La rendita annua del feudo poteva essere di circa venti once d’oro, corrispondenti al lavoro di circa 24 villani e rispettive famiglie. Secondo l’Antinori, la dizione originaria di Aschi, riportata sul Catalogo dei Baroni, doveva essere Asculum, anziché Asclum,e questa abbreviazione fu decisa, sempre secondo lo storico abruzzese, per evitare possibili equivoci con Ascoli 2.

Dopo il declino della monarchia normanna, il Regno di Sicilia venne ereditato dalla Casa Sveva, il cui ultimo Re, il quindicenne Corradino, fu sconfitto dall’esercito di Carlo d’Angiò il 23 agosto 1268 a Tagliacozzo. L’angioino si insediò al Regno di Sicilia e trasferì la capitale da Palermo a Napoli costituendo il Regno di Napoli. Nel 1272 Carlo I divise il territorio abruzzese in due parti: l’Abruzzo Ulteriore, a sinistra del fiume (Aterno) Pescara rispetto a Napoli, e l’Abruzzo Citeriore, a destra del fiume sempre rispetto a Napoli. In relazíone alla nuova suddivisione dell’Abruzzo, fu compilato, nell’anno successivo, un elenco contenente tutti i nomi delle terre ubicate nell’una o nell’altra parte dei due Abruzzi e Asclum fu compreso nell’Abruzzo Ulteriore 3.

I feudi in quel tempo avevano una doppia dipendenza; infatti, gli abitanti utilizzavano le terre regie assegnate al Conte o al Barone, ma anche quelle di cui disponevano le Chiese. Sicché, dovevano corrispondere, sia le collette (tasse sulla rendita) ai feudatari – che in quota parte le avrebbero riversate, quale adoa, alla Real Camera – sia le decime (tasse sul raccolto) ai parroci, che in quota parte le avrebbero riversate alla Santa Sede, tramite il Vescovo della Diocesi. A questo riguardo, nell’anno 1324, il registro delle decime pagate al Vescovo dei Marsi presenta l’annotazione dei rettorí, delle chiese e dei chierici di Asclum. Nell’elenco delle chiese marsicane risulta citata la Chiesa di S. Salvatoris de Asculo, dipendente dalla Chiesa di S. Donato 4. Sulla fine del secolo XIII, in altro elenco di chiese marsicane dipendenti dal Monastero di Montecassino, è citata la Chiesa di S. Benedicti in Asculo 5.

Nei documenti civili, invece, fra i beni del Conte Ruggero di Celano, relativo all’anno 1387, sono indicati gli homines castri Ascli che dovevano pagare la colletta di S. Maria in castro Vici’. Quest’ultima colletta, denominata anche colta dei panni, perché originariamente fu imposta per vestire il feudatario, che fosse Barone o Conte, fu poi chiamata colletta di S. Maria, perché veniva pagata il 15 agosto di ogni anno. Aschi, però, doveva avere anche sulfeudi, cioè terre regie dipendenti dalla sua Università (Comune), in quanto nel 1411 per queste terre dovette pagare l’adoa, cioè la speciale tassa feudale dovuta alla Real Camera 7.

Dopo l’avvento degli aragonesi al Regno di Napoli (1442) e la temporanea assegnazione della Contea di Celano a Lionello Acclozamora (1445), l’angioino che il Re Alfonso d’Aragona non era riuscito ad espellere dal Regno, numerose terre marsicane vennero assegnate ad Antonio Píccolomini (1463) e poi detenute dai suoi successori per poco più di un secolo.

La Marsica è stata una sede storica della grande feudalità e sul finire del XVI secolo è stata interessata da numerose successioní e vendite di feudi. Il patrimonio dei Piccolomini si dissolse a favore di altri feudatari. Nel 1572, Costanza Piccolomini, unica ed ultima crede del ramo di Antonio Piccolomi ni, effettuò la vendita a suo zio Giovanni Piccolomini per le terre di Aschi (Asci), Pescina, Venere, Ortucchio, Lecce, Bia, San Sebastiano, Cocullo, Speronasino, Collelongo e Vilsegn lavallelonga (Villa Collelongo) Tuttavia, Costanza vendette allo zio, in modo definitivo, soltanto le terre di Collelongo e Villavallelonga (Villa Collelongo) fra quelle sopracitate ‘. Infatti, dopo pochi anni si accordò con Camilla Peretti per il trasferírnento dei restanti beni della Contea di Celano e Baronia di Pescina.

Nella procura all’acquisto, fatta da Camilla Peretti il 4 aprile 1591, sono citate le terre « Celani, Colle Armeli, Ayello, Sancto Petito et Sancto Iona, Rovere et Ovindolo », inoltre « Piscina, civitate Marsici diruta, Aschi, Venere, Cucullo, Lecce, Gioia, Bisegna, Santo Sebastiano, Ortucchio et Sperone » ‘l. In tale procura vennero precisati anche gli introiti derivanti dal possesso delle terre in discussione e per Aschi (Asckio) si stabili quanto segue:
« L’università paga ogn’anno per la colletta di Santa Maria a mezo agosto . . . . D. 30
Per la cera di Vico paga ogn’anno detta università
Per l’adoha paga ogn’anno più et meno ut
supra . . . . . . . . . . . D. 5.0.6
Più pezzi di terreno in diversi luoghi di detta terra quali s’affittano a grano, orgío et farro ogn’anno uno più dell’altro, conforme al conto de li mastro massari di detta terra.
Terzaríe et scadenze di beni gentileschi ut supra » 12.
Donna Camilla doveva esigere nel mese di agosto, come precisato nella medesima procura, che l’Università (Comune) di Aschi consegnasse 37 some di grano del valore di 155 ducati `. Questi privilegi erano stati originariamente concessi ad Antonio Piccolomini con l’investitura dello « Stato di Celano » in modo analogo alle concessioni, fattegli dal Re Ferdin arido, per il Ducato di Amalfi.

L’assenso reale per la vendita della Contea di Celano e Baroffia di Pescina porta la data del 15 settembre 1592 e la Peretti poté entrate in possesso dei beni acquistati depositando 160.000 ducati sui 183.000 che doveva corrispondere ai Piccolomini. Successivamente le terre della Peretti furono trasferite ai Savelli (1656) e agli Sforza Cesarini (1742) che, fra le altre terre, ricevettero anche Aschi col casale di Vico 14.

Nello « stato dei capitali di Cabrera Bobadílla (Sforza) dal 12 agosto al dicembre 1744 » venne attríbuita ad Aschi una rendita di ducati 13,34,5, come dal seguente prospetto: Spese: adoa pagata alla Real Camera
(annui ducati 24,06,9)…. ……………………….ducati 8,02,3
Entrate: per terza baronale (annui ducati 96,33,4)…..ducati 16,00,0
. . . per terzaría terreni gentileschi……………………….ducati 5,3 6,8.
-…………………………………………………………………..Entrata 21,36,8
-………………………………………………………………….. Uscita 8,02,3
…………………………………………….Supera l’entrata ducati 13,34,5 (15)
Nel bilancio del 1765 risultò che ad Aschi la rendita per zecca e portolania fu di ducati 96,33,04; inoltre, per i terreni gentíleschi dì circa 19.826 coppe la rendita fu di ducati 34,20, mentre per adoa si pagarono ducati 24,06 16.
Nel 1806, finalmente, dopo secoli di abusi e imposizioni feudali, i cittadini furono liberati dagli ingiusti vincoli del feudatario che aveva goduto i privilegi plurisecolari trasmessi con l’acquisto o la successione ereditaria del feudo. In coincidenza con l’eversione feudale, ottenuta in applicazione degli ordinamenti francesi nell’Italia meridionale, i Comuni (denominati Università nel periodo feudale) si resero protagonisti nella gestione delle risorse del territorio e ai cittadini furono riconosciuti gli usi civici e il diritto ad ottenere le terre feudali.
Dopo avere descritto, sia pur sinteticamente, alcuni aspetti feudali che hanno caratterizzato le condizioni di vita e l’esperienza esistenziale della comunità di Aschi, proponiamo, al secondo passaggio della disamina, un antico profilo della popolazione di questo luogo, nell’intento di ricostruire la dimensíone del popolamento, interpretandone le variazioni più significative dal quattrocento ai primi dell’ottocento.

NOTE PAGINA

1 JAMISON E. (a cura di), Catalogus Baronum, Roma 1972, 364 pp., p. 214, numerazione 1105. Sul significato del prezioso documento normanno, preso in considerazione nell’ambito di una situazione di omonimìa verificata per due Centri marsicaní – Villavallelonga e Roccacerro di Tagliacozzo -, cfr. anche PALOZZi L., Un interessante caso di omonimìa fra le Rocche di Cerro della Marsica medioevale, in « Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria », annata LXX (1980), vol. II, pp. 407-426.

2 ANTINORi A.L., Corografia storica degli Abruzzi, manoscritti presso la Biblioteca Provinciale di L’Aquila «Giustino Fortunato», vol. 26, p. 97.

3 FARAGLIAN. F., Saggio di corografia abruzzese medioevole, in « Archivio Storico per le Province Napoletane », XVI, Napoli 1891, p. 734.

4 SELLA P., Le decime dei secoli XIII e XIV: Aprutium-Molisium, Città del Vaticano 1936; dati tratti dall’Archivio Segreto Vaticano in Collectanea 161 e 162. Nella decima del 1304 si legge il versamento di tarini 8 effettuato dai chierici della Chiesa di S. Salvatoris de Esculo, che riteniamo si riferisca ad Aschi. Infatti, subito dopo sono citati anche i chierici di Bisegna con tariní 6, i chierici di Pescina con un’oncia e tarini 18, i chierici di Gioia con tarini 12.

5 ARCHivio ABAZIA MONTECASSINo, Elenco di Cbiese, Marsia, capsula 51, fascicolo III, n. l.

6 ARCHivio BARBERINI, in Biblioteca Apostolica del Vaticano, Feudi e Stati di Regno, Celano e Piscina, Indice 11, 1944 (a-b). Fra le gabelle (imposte) del secolo XVI viene segnalata in castro Ascli … turrim unam in cassaro.
op.cit., vol. 26, p. 98.

7 ANTINORI,Napoli 1797-1805, 13 tomi, tomo IV, p. 89; dati desunti dall’Archivío di Stato di Napoli, Quinternione di Abruzzo Ultra, n. 106, f. 22. L’Au
tore ritiene Aschí una terra antica, anzi riferisce di avere appreso che un tempo fu chiusa da muraglie con sette torri, delle quali nel 1800 si vedevano i segni; aveva due porte che fino al 1710 sono state custodite e chiuse.

9 INCARNATo G., Il possesso feudale in Abruzzo Ultra dal 1500 al 1670, in « Archivio Storico per le Province Napoletane », anno X, 1971, pp. 221-288, p. 281; l’Autore fissa al 1582 la vendita tra Costanza e
Giulio Piccolomini, collocandola fra le vendite di feudi e feudatari che risultano falliti o in difficoltà economica a 1 partire dal 1570.

10 PALOZZI L., Storia di Víllavallelonga – Centro del Parco Nazionale
d’Abruzzo e Rocca medioevale dei Marsi, Edizioni dell’Urbe, Roma 1982, 320 pp., p. 80.

11 CELANi E., Una pagina di feudalesimo, Típ. Lapí, Città di Castello 1893, 199 pp., p. 18, 23 e 44. Nella procura i luoghi citati vengono erroneamente ubicati « in provincia Aprutii Citra », anziché in Abruzzo Ulteriore.

12 CELANI, op.cit., p. 23.
13CELANI, op.cit., p. 44.

14 A proposito del collegamento fra Aschi e Vico il Giustiniani riferisce (cfr. nota n. 8) che il passaggio per queste due terre era molto pericoloso ín tempi di neve o di vento; infatti il 22 febbraio 1731 vi perirono sette giovinette,

15CELANI, Op. Cit., p. 161.
16CFLANI, Op. Cit., P. 191.

17 DA MOLIN G., La popolazione del Regno di Napoli a metà quattrocento (Studio di un focolario aragonese), Adriatica ed., Bari 1979, 102 pp., p. 49; l’Autore trae i dati dal Liber focorum Regni Neapolis, un manoscritto cartaceo conservato nella Biblioteca civica di Genova.

18 ARCHIVIO SEGRETO VATICANO, Collectanea scripturarum diversarum Neapolis usque ad annum 1709, Arm. XXXV, vol. 59; contiene il prezioso documento con il Reassunto del numero de’ preti del Regno di Napoli.

19 DONVITo L. – PELLEGRINO B., L’organizzazione ecclesiastica degli Abruzzi e Molise e della Basilicata nell’età postridentina, Sansoni, Firenze 1973, 106 pp., p. 78.

21 PALOZZI L., Dati statistici e problemi demografici di Gioia dei Marsi dal quattrocento al 20 DE RENZI S., Osservazioni sulla topografia medica del Regno di Napoli, Napoli 1828-30, vol. III, p. 35.novecento, p. 18, in Breve viaggio a Gioia dei Marsi e dintorni di PALOZZi L. – CIANCIUSI W. – MELCHIORRE A., Edizioni dell’Urbe, Roma 1982, 126 pp. (Cfr. anche Censimenti 1881 e 1936).

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Aspetti feudali e fonti demografiche
Aspetti feudali e fonti demografiche

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