Arte e cultura della Marsica

Il 20 dicembre 1973, alle 4 del mattino, a Roma, cessava « di battere il nobilissimo e forte cuore dell’ing. Federico Vittore Nardelli, alta figura rinascimentale di scienziato, inventore, filosofo, saggista, scrittore, pioniere dell’Aviazione ». Con queste poche parole, dettate dal suo grande amico Dante Pariset, l’indomani se ne dava l’annuncio sulle colonne dei necrologi de « Il Tempo ». Nardelli era morto nella sua casa romana, all’etą di 83 anni, dimenticato quasi da tutti. Eppure egli si era reso famoso con i suoi studi ed era stato caro ad uomini di prima grandezza quali, per citarne solo due nomi, Luigi Pirandello e il Papa Pio XII.

Per ricordarlo degnamente al mondo della cultura, di cui Nardelli era stato per lunghi anni un vero protagonista, lo stesso Dante Pariset, a pochi mesi dalla scomparsa, esattamente nel marzo del 1974, curava la pubblicazione di un opuscolo dal titolo Vita opere e fatti di F.V. Nardelli, avvalendosi della preziosa collaborazione di Marcella Bartoccini, unica erede dell’« ingegnere umanista », e di Maria Martoglio. Per quanto ridotta alle notizie essenziali, si tratta di una fonte bio-bibliografica d’inestimabile importanza per chiunque voglia, domani, disporre di una base sicura per addentrarsi nel mondo vasto e complesso di Nardelli. Di li noi stessi abbiamo attinto i dati necessari per stendere questo breve profilo. Federico V. Nardelli nacque ad Avezzano il 4 aprile 1891, da Raffaele (pugliese) e da Berenice Saccati (piemontese). Si rivelo subito quello che si dice un « enfant prodige »: a otto anni consegui la licenza elementare, a tredici quella ginnasiale. Poi, costretto ad interrompere gli studi per motivi di salute si presentņ da solo « ad un esame di ammissione alla classe terza liceale non avendo che sette giorni di tempo per prepararsi » (citiamo dai Ricordi inediti). In italiano fu esaminato dal Pietrobono, che resto ammirato alla lettura di un intero canto della Divina Commedia.

Pur essendo stato, alla licenza liceale, brillante in pari misura nelle discipline umanistiche e in quelle scientifiche, volle proseguire gli studi nella facolta di ingegneria, senza tuttavia trascurare mai la sua passionie per la letteratura, per la filosofia e materie collaterali. Non ci occuperemo, in questa sede, del Nardelli scienziato se non per accennare alle sue benemerenze di pił larga risonanza. Arruolato, a vent’anni, nell’Artiglieria da campagna e chiamato successivamente nel Battaglione Aviatori che si era appena costituito nella caserma Lamarmora di Torino, si distinse subito per la sua attitudine alle ricerche di meccanica, motoristica, fisica e meteorologia. Si offri volontario, con Brack Papa, che poi finirą Generale, ad effettuare rischiosissime prove in fabbrica sui primi apparecchi a motore fisso, facendo voli quasi radenti sul campo. Per nulla spaventato dai numerosi incidenti mortali verificatisi in precedenza, collaudo personalmente i primi novanta Farman, tra lo stupore e il giubilo di tutti.

Dopo la prima guerra mondiale, durante la quale aveva avuto il delicato compito di dirigere il settore tecnico dell’Aviazione al fronte, prese a interessarsi di urbanistica progettando per Roma i cosiddetti « parcheggi di transito » in vie sotterranee e addirittura delle « piazze verticali », idee rivoluzionarie destinate ad essere sfruttate in seguito. Dopo la seconda guerra mondiale, riprendendo sue vecchie intuizioni, si dedico allo studio delle frane naturali fino a inventare « un sistema geoelettrico che toglie vitalitą alle crete saponose che si sfaldano e ne arresta il fatale slittamento ». Severo banco di prova per la sua teoria furono le frane di Pian Castagnaio, dell’Acquedotto dell’alto Viterbese, di Roccabernarda (Catanzaro), di Agrigento, di Todi, della costa tra Ancona e Falconara. A seguito dei suoi geniali interventi, egli ebbe con speciale decreto interministeriale la nomina di esperto in elettrogeosmosi. Si occupo, tra l’altro, anche del cedimento della Torre di Pisa, ma negli ultimi anni della sua vita fu costretto ad abbandonare i suoi progetti perché afflitto, oltreché da assurde incomprensioni, da gravi malanni fisici. Le sue idee pił ardite si trovano riassunte in tre documenti: Roma con le sotterranee e piazze in verticale (in L’Economia, A.C.R., e in estratto degli Atti ufficiali della XII Conferenza di Stresa, 1955); Compimento di Roma, con i parcheggi « di transito » in piano regolatore sotterraneo, edizione con planimetrie (1966); Fermata delle frane con la corrente elettrica, studio per il Servizio Tecnico Centrale del Ministero dei LL. PP. (1966). Ma il Nardelli, come ebbe a riconoscere anche il gen. Crocco (padre, secondo alcuni, della missilistica), « univa la tecnica all’umanesimo, qualitą preziosa in uno scienziato militante ».

Si capisce dunque perché egli poté coltivare per tutta la vita anche gli studi letterari, filosofici, storici, cimentandosi addirittura nella narrativa e nella poesia e ottenendo sempre lusinghieri consensi. I suoi esordi ufficiali risalgono al 1918-19, quando comincio a collaborare a « Il Piccolo » e a « L’Illustrazione Italiana », con articoli e racconti. Nel dicembre del 1919, con La galoppata del silenzio, vinse il secondo premio per una novella in un concorso bandito dalla rivista « Novella ». Nel 1921 pubblico Il mondo senza pace (Editore Bemporad), un romanzo autobiografico in cui l’autore racconta « currenti calamo chi crede di essere lui, come vide, e vede, il mondo circostante, quel che gli accadde durante e dopo la guerra, infischiandosi d’apparire sublime eroico o sacrificato » (F. Paolieri, « Il Giornale d’Italia », 24 febbraio 1922). Fu unanime il favore dei critici, tra cui ricordiamo C. G. Viola, L. Tonelli, C. Giachetti e O. Giacobbe. I consensi crebbero con Nicewo [Niente] (Ed. Bemporad, 1924), romanzo d’ambiente russo che, per la sua bellezza, dette a Guido da Verona l’impressione che dalla penna di Nardelli potesse « venir fuori, oggi o domani, l’opera d’arte che non si cancella » (« Corriere Italiano », aprile 1924); e con La Panarda (Ed. Treves, 1927), lungo racconto ambientato nella Marsica, che Enrico Piceni defini « libro vigoroso, ricco, personalissimo, che mette il Nardelli in prima fila tra i giovani (« Rivista d’Italia », 15 maggio 1927). Del 1930 e la sua prima raccolta di poesie, un po’ strana nel titolo e nel contenuto: Earopa, 33 sonetti profetici su ciņ che ne sarebbe morto, in novenari (Editrice « Novisisima »).

Se ne occuparono in molti: tra tutti, Lipparini vi noto « un’abilita istintiva » e « un’arte consumata » (« Corriere della Sera », 9 luglio 1930); Titta Rosa vi scoprģ « l’aspirazione a una puritą primigenia, a una vita vergine, moralmente integra »(« L’Italia Letteraria », 3 agosto 1930); Sarazani parlo di poesia sonora di « certi ritmi dolorosi e umani, di certi toni modernissimi, nuovi e veri »(« Tre », rivista mensile di varietą, agosto 1930), Nel 1931 Nardelli da la sua prima grande prova di saggista con L’Arcangelo, vita e miracoli di Gabriele D’Annunzio (Alberto Stock editore, Roma), tradotto nello stesso anno in Inghilterra (Jonatan Cape, Londra) e in America (Harcourt and Brace, New York). L’opera suscito qua e lh molto scalpore perché sembrava fatta, come ebbe a rilevare Andre Levinson, «pour derouter le lecteur et pour, causer a l’auguste victime une perplexite assez penible. Apotheose ou parodie? » (« Je suis partout », 18 aprile 1931). Nell’incertezza di una precisa risposta, lo stesso D’Annunzio fece pressione direttamente su Mussolini affinché il libro fosse ritirato dalla circolazione. La cosa fu fatta immediatamente, ma in gran segreto, cioe senza ricorrere ad un sequestro ufficiale.

Nardelli reagģ lasciando l’Italia e trasferendosi a Parigi, dove si strinse d’intima amicizia con un altro grande irrequieto, Luigi Pirandello, dal quale ebbe le confessioni che furono alla base di una nuova biografia destinata anch’essa a suscitare clamore: L’uomo segreto, vita e croci di L. Pirandello (Ed. Mondadori, 1932; Gallimard, Parigi 1937; nuova edizione, Vito Bianco, Roma 1962). L’opera fu oggetto di recensioni e commenti in Europa e in America: gli articoli, tutti elogiativi pur con qualche riserva, recavano firme illustri (G. Bellonci, E. M. Fusco, E. Possenti, E. Allodoli, B. Cremieux, Ph. Vieuban, M. Hochdorf, M. Castro e tanti altri). I rapporti avuti con Pirandello e l’approfondita conoscenza del suo pensiero dovettero spingere Nardelli a cimentarsi anche nel teatro, ma con un’opera che apparve a .molti « antipirandelliana », nel senso che rifiutava il sentimento drammatico del grande maestro: l’opera, una commedia in tre atti, s’intitolo appunto Antitragica e fu scritta in collaborazione con Fabrizio Sarazani. Edita nel giugno del 1934 sulla rivista « Dramma », era stata rappresentata con successo, dopo la prima al Teatro Verdi di Firenze nel febbraio, in varie cittą italiane. Silvio D’Amico la definģ « un gioco critico e… percio assai intelligente » (La Tribuna, 9 maggio 1934); Luigi Antonelli, « volutamente ingrata e asprigna, volutamente meccanica per due atti affinché il contrasto con l’ultimo apparisse ancora pił umano » (« Il Giornale di Italia », 9 maggio 1934). Nel 1934 Nardelli pubblicava un’altra raccolta di versi dal titolo Poesia (Ed. « Novissima »: 66 brevi componimenti, che formano « come un poemetto lirico, organico, ispirato » (F. Surico, « Le Lettere », luglio ’35); « Poesia senza inutili immagini, senza abbandoni oltrepassati » (« Giornale d’Oriente », Cairo, 22 giugno 1934).

Seguirono, dieci anni dopo, altri versi, riuniti sotto il titolo Orsa e stampati fuori commercio (Fratelli Bocca Editori). Del 1944 e una nutrita raccolta di « aperture di terza pagina », pił precisamente novelle ed elzeviri gia apparsi su « Il Giornale d’Italia » tra il 1925 e il 1941. Nel dicembre dello stesso anno Nardelli tenne un ciclo di conferenze al Palazzo Massimo, alla Sala Capizucchi e al Teatro Eliseo, alla presenza di eminenti personalitą del mondo culturale, sullo Schema di una biografia di Dio, portando « in pubblico i suoi altissimi pensieri che vogliono essere i cardini del Movimento Universalista » per il progresso degli studi morali e religiosi (« Ricostruzione », 15 dicembre 1944). Le conferenze o « lezioni », come altri le chiamo, furono poco dopo raccolte e ampliate nel grosso volume Biografia di Dio (Editrice Cosmopolita, 1945), che ottenne i pił vasti consensi sia tra i cattolici che tra i laici indipendenti. Felice corollario di detta fatica furono le « cinque teorie parlate » apparse col titolo Arte di vivere (ivi, 1947), a cui bisognerą aggiungere il corposo volume Eternitą di oggi (Ed. Fratelli Bocca, 1953), una modernissima e tuttavia ortodossa lettura e versione dell’Apocalisse, che « L’Osservatore Romano » del 6 maggio 1956 defini « veramente bella, piena di fulgurazioni ideali, di palpitanti verita ». Tra storiologia e teologia bisogna collocare altre opere di Nardelli: da Antiscoperta della origine degli Etruschi (Ed. C.M. Lerici, 1959) a Il futuro ti guarda (Editoria degli Atti della Compagnia del Futuro, Roma 1962), Apologia dell’uomo, una fisica della teologia per definirlo (ivi, 1962), Appuntamenlo coi secoli, con prefazione di G.A. Crocco (ivi, 1966), Il 2000! E dopo? (Libreria Frattina Editrice, 1968), Catechismo a mezza oia e l’artescienza della creazione o Ctisitecnosofia, ultima fatica intesa a delineare la « Universitą del nuovo millennio RRR, ringhiera religiosa razionale » (Tipografia Artigiana, Roma, s.d., edizione fuori commercio).

Sarebbe indubbiamente lacunoso questo profilo di Federico Vittore Nardelli, se non accennassimo sia pure di sfuggita alla sua straordinaria attivith oratoria, che molto contribuģ a rendere il suo nome famoso tra il grosso pubblico cosi come tra larga parte dei giovani e degli intellettuali che ebbero occasione di ascoltarlo. Memorabili, per la sua voce calda e per la sua parola suadente, i discorsi che pronuncio in decine di occasioni, come ad esempio quelli che tenne dalla Tomba del Milite Ignoto per la P.O.A., dal Colosseo illuminato a bengala, dalla basilica di Massenzio (in sette lingue), alle Madri dei caduti (circa 10.000), al Teatro Eliseo, al Cinecorso per il lancio della Civilta italica, al Palazzo Massimo per la Cosmopolita, alla Casa di Dante sulla Divina Commedia, al Palazzo delle Nazioni, ecc. ecc. A giudizio degli intenditori, Nardelli e stato uno dei pił grandi oratori del nostro tempo. Bisogna ormai concludere e ci e gradito farlo con alcune parole del Pariset: « Quanta e quante attivitą! Eppure in favore del Nardelli non erano in parecchi a soffiare nelle trombe della grande pubblicitą moderna. Del resto, l’ingegnere umanista non accettava di porsi in vetrina. Si sa che volle fossero collocate in un fazzolettone a quadri, di quelli dei contadini della Marsica, le decorazioni e le onorificenze tributategli, in modo che non se ne parlasse mai pił. Ne rispettiamo l’alto volere ».

Anche noi vogliamo rispettarlo e ci guardiamo bene dal riprendere e spiegare quel fazzolettone, pur essendo tentati di fare una sorta di verifica di quanto contiene. Ma le opere e le idee portate in pubblico, ormai, non possono essere un segreto per nessuno; ed e, anzi, nostro dovere conoscerle e forse anche discuterle, per far si che non vengano ingiustamente dimenticate.

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ARTE E DI CULTURA NELLA MARSICA DI IERI ( Federico Vittore Nardelli )
ARTE E DI CULTURA NELLA MARSICA DI IERI ( Federico Vittore Nardelli )

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