Arte e cultura della Marsica

Bisogna rilevare che le ricerche di Radmilli in Abruzzo, ed in particolare nel Fucino, hanno rappresentato, nella seconda metà degli anni ’50, uno dei momenti più avanzati della ricerca paletnologica italiana anche se spesso non riconosciuto nel suo pieno valore da chi non ha saputo o voluto comprendere i validi parametri di carattere naturalistico e ambientale necessari alla ricostruzione della storia dell’uomo, considerando magari come novità alcuni modelli teorici relativamente recenti.

L’indagine sistematica di un territorio definito veniva infatti ora per la prima volta accompagnata dalla prima utilizzazione delle date radiometriche e dall’analisi di tutti i dati necessari alla ricostruzione paleoambientale, quali ad esempio lo studio della sedimentazione ciclica del pietrisco, della granulometria, delle variazioni delle linee di riva del lago, dei mutamenti delle faune, tutti elementi che portarono a tracciare un quadro, ancora oggi valido, della storia delle successioni umane nel Fucino e delle cause che determinarono i mutamenti culturali. L’opera di Radmilli va inquadrata in un momento storico in cui agivano in Italia personalità quali Paolo Graziosi, Piero Leonardi, Ezio Tongiorgi, Gian Alberto e Alberto Carlo Blanc, legati alla tradizione della scuola fiorentina che aveva dato origine, prima con Paolo Mantegazza e poi con Aldobrandino Mochi, al Comitato per lo studio della Paleontologia Umana, in cui forte era l’apporto delle scienze naturali e che per la prima volta aveva coniato il termine di Ecologia preistorica.

Nella scia di questa tradizione si era formato appunto Radmilli e la sua opera ha preceduto di molti anni quelle che in tempi recenti sono apparse come novità metodologiche di scuola anglosassone: intendo proprio le metodologie legate all’Ecologia preistorica che non limitava le ricerche ad un singolo sito od aspetto culturale ma intendeva aprire una più vasta visione del rapporto uomo ambiente nelle varie epoche in diversi territori. Radmilli lavoro in molte regioni italiane ma scelse soprattutto l’Abruzzo come regione ideale per le ricerche, sia perché era una regione a lui cara per motivi familiari, sia perché aveva capito le enormi potenzialità di questo territorio cosi variato e praticamente inesplorato, se si eccettua la Valle della Vibrata, esplorata da Concezio Rosa alla fine del 1800. Fu costituito in quegli anni, assieme al Sovrintendente Valerio Cianfarani, il Comitato per le Ricerche preistoriche in Abruzzo ed inizio quindi un’attività intensa di ricerche mirate e di scavi, condotti con mezzi e difficolta oggi inimmaginabili, in collaborazione con un’altra importante figura di studioso, cioè Gianni Leopardi.

Grazie alle esplorazioni nelle grotte Di Ciccio Felice, Maritza, Ortucchio, La Punta, Tronci e Maurizio, La Cava e San Nicola, fu possibile a Radmilli tracciare un quadro delle successioni umane dai 18000 anni da oggi all’epoca romana, viste nel quadro più ampio dei mutamenti climatico ambientali e dei relativi adattamenti dei diversi gruppi umani alle modificazioni dell’ambiente (GRIFONI e RADMILLI 1964) Per quanto riguarda il paleolitico superiore, le importanti sequenze stratigrafiche di queste grotte diedero un quadro abbastanza completo dell’epigravettiano nel suo aspetto definito bertoniano, quale tipica variante regionale. Inoltre, attraverso accurate analisi dei dati naturalistici, del rapporto tra resti ossei e manufatti e, all’interno di questi ultimi, tra strumenti e scarti di lavorazione, fu possibile ricostruire le diverse fasi e le modalità di frequentazione del territorio da parte dei cacciatori bertoniani, nonché le connessioni che questi stabilirono con altre aree contigue, quali il Parco. Proprio dagli studi sulle grotte del Fucino e su quelle della penisola sorrentina ebbe origine la nuova interpretazione data negli anni ’60 del mesolitico come fenomeno dovuto alle diverse risposte date dall’uomo ai fenomeni del tardiglaciale, interpretazione allora soggetta a critiche e oggi alla base degli studi sul mesolitico (RADMILLI 1960).

Radmilli, nelle ricerche sulla Marsica, dovette partire praticamente da zero in quanto, eccettuata qualche segnalazione di A. Graziani ed i bronzi rinvenuti nei lavori di bonifica, non si conosceva nulla relativamente alla preistoria del territorio ma in poco tempo riuscì a dare un quadro del popolamento dal paleolitico all’età storica: inoltre egli presto attenzione anche ai problemi del neolitico e dell’età dei metalli, ed evidenzio, oltre ai dati della cultura materiale, gli aspetti legati al mondo spirituale, analizzando i rituali funerari, le manifestazioni artistiche e quelle cultuali, di cui si occupo particolarmente per la Grotta Maritza (Grifoni e Radmilli 1964). Il quadro da lui delineato nel 1964 e stato poi ampliato dalle successive ricerche degli allievi e collaboratori: tra le scoperte più rilevanti va ricordata la scoperta di industrie del paleolitico medio (IRTI 1991), l’individuazione di industrie sauveterriane a Ortucchio strada 28-29 (Cremonesi 1962) e alla Grotta Continenza liv. 25-27 (Grifoni Cremonesi 1986). Industrie analoghe sono state rinvenute in seguito anche a Grotta di Pozzo (Agostini et A1.1993) e le datazioni delle due grotte corrispondono: I nuovi dati confermano l’esistenza di un’economia di caccia e raccolta di molluschi terrestri, di pesca stagionale alle trote e di una diversificata serie di fonti di approvvigionamento della selce.

Anche per il paleolitico superiore ci sono state numerose novità dalla Grotta Continenza e cioè l’individuazione di una serie di livelli con epigravettiano finale a dorsi e troncature, non rilevata nelle altre grotte (Barra e Grifoni Cremonesi 1991, Bevilacqua 1994), la scoperta delle due sepolture in circoli di pietre datate a 10000 da oggi (Grifoni Cremonesi Al. 1996, Grifoni Cremonesi 1998) e le recenti scoperte di focolari strutturati e fosse di combustione in livelli datati attorno agli 11000 anni, con aree diversificate di lavorazione della selce e di consumo dei pasti. Mancano ancora i dati sul mesolitico recente, come del resto in quasi tutta l’Italia centro meridionale e molto incerti, ancora allo studio, sono alcuni dati dai livelli 24-23 della Continenza, con fauna selvatica, trapezi e lame tipo Montbani, ma anche qualche frammento di ceramica: il contesto e troppo povero e in parte disturbato perché si possa affermare la presenza di mesolitici recenti nel Fucino.

Molto interessanti sono i dati emersi negli ultimi anni sul neolitico antico, scarsamente rappresentato in tutte le grotte scavate in precedenza: ricordo brevemente le importanti sepolture della Grotta Continenza, sia a cremazione che a inumazione (Barra et A1.1989-90), i villaggi di Santo Stefano (Radi e Wilkens 1989), Paterno (PESSINA 1991), Rio Tana (Agostini e D’Ercole 1993), nonché vari rinvenimenti di superficie da Ortucchio a Collelongo, dovuti all’intensa attività di ricerca di U. Irti (Irti 1987, 1991), che attestano un popolamento della zona molto più ampio di quanto non facessero supporre le grotte. Importanti sono i dati che permettono di cogliere i rapporti intercorsi con le genti della costa abruzzese e della Puglia, confermati dalla presenza di ceramiche a rocker e dalle analogie delle industrie litiche. Alla Grotta Continenza in particolare e stato possibile vedere una differenza tra le industrie litiche microlitiche a trapezi dei tagli inferiori, analoghe a quelle di Santo Stefano, e le industrie a strumenti più grandi dei tagli superiori. Le datazioni disponibili, dalla Continenza, Santo Stefano e Rio Tana si pongono tra i 6700 e i 6200 B.P.

Meno noti sono ancora i momenti successivi del neolitico: scarse ceramiche di Catignano, Ripoli, Serra d’Alto e Diana sono variamente distribuite nelle grotte Continenza, San Nicola, La Punta, Maritza, La Cava (RADMILLI 1977, GRIFONI CREMONESI 1988): negli ultimi anni sono pero stati individuati un sito con Ripoli classico a Paterno, con pozzetti aventi funzione di silos (Pessina 1991) e, sempre a Paterno, livelli con Ripoli tardo (aspetto Fossacesia, presente anche alla Grotta Maritza e a Misola presso Ortucchio); si ha quindi una continuith di insediamento che culmina con l’aspetto del neolitico finale denominato appunto di Paterno, documentato anche a Ortucchio Misola e Ortucchio La Madonnella (DI FRAIA 1970, Cremonesi 1986, IRTI 1991a) Molto importanti sono i recenti rinvenimenti riguardanti l’eneolitico: al villaggio di Ortucchio e ai resti nella Grotta Maritza, vanno aggiunti ora il villaggio di Le Coste presso Pescina, numerose segnalazioni da parte di U .Irti di ceramiche a squame (IRTI 1991a), tra cui piuttosto rilevante il complesso di Ortucchio (RADI e VENTURA 1994), le tombe di San Rufino e la sepoltura recentemente scoperta da Umberto Irti presso Avezzano: si tratta di inumazione in una grotticella naturale e le ceramiche rinvenute la fanno attribuire ad un momento tardo dell’eneolitico o agli inizi dell’età del bronzo (Irti 1993).

A Le Coste, oltre a strutture di abitato, sono presenti sia ceramica a squame che ceramiche decorate a incisioni e ceramiche del Gaudo, giunte probabilmente dai valichi verso il Lazio e la Campania: questo aspetto, datato a 4535~ 65 B.P., si differenzia da Ortucchio e mostra l’esistenza di vari momenti e aspetti durante l’eneolitico abruzzese in un quadro abbastanza composito e vivace (Radi 1995 e in questo volume). Ancora più complesso diviene il discorso per l’età del bronzo, all’epoca di Radmilli poco nota da scarsi resti nelle grotte e dal sito di Collelongo (Grifoni Cremonesi 1973): la potenziale ricchezza di insediamenti ipotizzata da R.Peroni in base alla ricchezza dei bronzi rinvenuti durante la bonifica (Peroni 1961) e ora confermata dai numerosi insediamenti dislocati lungo il perimetro del lago e individuati da Umberto Irti (IRTI 1991),che attestano la continuità di vita nel Fucino dagli inizi dell’età del bronzo fino all’età del ferro e di cui cito solo i più notevoli e scavati: Le Coste, dove il livello del bronzo medio si sovrappone a quelli eneolitici (RADI 1995), Trasacco piana con bonifica e palificazioni (Radi 1991 ), Celano Paludi ( D’ERCOLE 1991 ).

Per quest’ultimo sito va ricordata in particolare la scoperta dell’esistenza di un complesso protoappenninico. Queste nuove scoperte hanno quindi permesso una più ampia ricostruzione delle vicende culturali durante l’età del bronzo nel territorio fucense e hanno fornito indicazioni di estremo interesse sulle dislocazioni degli abitati in rapporto alle sponde del lago lungo le quali gravitavano e sulle diverse tipologie di insediamento, in particolare quelle palafitticole, che si inseriscono in un modello ben noto nei bacini lacustri dell’Italia centrale. Sembra quindi che l’area perilacustre fucense abbia sempre esercitato, con diversa intensità nei vari periodi, un ruolo di polo di attrazione grazie alle particolari condizioni ambientali dovute alla presenza del lago che la distinguono nettamente dalle circostanti zone montuose: si colgono tuttavia numerosi elementi che testimoniano i continui contatti che ci furono tra la fascia montana più elevata e le aree situate a quote inferiori, contatti da esaminare secondo la problematica relativa ai rapporti tra aree di montagna, collina e pianura, comune a tutta la dorsale appenninica e che diviene particolarmente complessa in Abruzzo.

Il Fucino risulta dunque un’area privilegiata per la ricerca archeologica: si tratta di un’area chiave per la comprensione di numerosi fenomeni relativi al formarsi e allo svilupparsi di diversi modelli economici e sociali. in una varietà di ambienti favorevoli a diversi modi di sussistenza e collegati ad altre cerchie culturali attraverso una ricca rete di percorsi e di scambi. Gli ultimi anni, come si e visto, hanno notevolmente arricchito il quadro delineato da Radmilli, pur lasciandone inalterata la validità, ed il miglior auspicio e che la sua opera possa proseguire ancora in futuro, migliorando sempre di più le nostre conoscenze.

Renata Grifoni Cremonesi

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ARTE E DI CULTURA NELLA MARSICA DI IERI E DI OGGI ( Antonio Radmilli )
ARTE E DI CULTURA NELLA MARSICA DI IERI E DI OGGI ( Antonio Radmilli )

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