ARTE E DI CULTURA NELLA MARSICA DI IERI ( Abate Salvatore Proja )

Salvatore Proja nato a Pescina il 9 di novembre del 1800, fece in patria gli studi elementari fino al 1° anno di filosofia. Recatosi quindi in Roma nel novembre del 1819 frequentņ ]’Universitą romana agli studi teologici, e nello stesso tempo quella di scienze matematiche, era possibile farlo prima della Bolla Leonina “Quod Divina Sapķentia”, che prescrisse pił regole per gli studi. Frequentņ l’Universitą medesima dal novembre 1819 a tutto il novembre 1825, ed ebbe nelle dette facoltą ģ gradi o magisteri, e concorse ai premi e medaglie, ed ebbe quella d’oro in fisica sacra e nei concorsi accademici. Nel luglio del 1824, avendo compiuto il corso teologico, fu in questa facoltą laureato a pieni voti, ed ottenne la pensione di scudi 30 annui, solita a conferirsi a chi maggiormente si era distinto nei sacri studi.

Nel 1822 prese la tonsura e gli ordini minori, e tra il 1823 e 1824 fu assunto al suddiaconato e diaconato. Nel sabato Santo, 17 di aprile del 1824, fu ordinato sacerdote nella Basilica Lateranense; quindi cominciņ il corso di legge, che interruppe, perché chiamato a Rieti da Monsignore Timoteo Ascensi, gią suo maestro di morale, dove fu nominato professore di filosofia nel seminario di quella cittą. Nel 1829 lasciando Rieti passņ ad insegnare filosofia nel seminario di Pescina, invitato dal Vescovo dei Marsi e pressato da amici e parenti. Continuņ l’insegnamento fino al 1833. Tornato nel dicembre dello stesso anno, stabilmente in Roma, fu nominato ripetitore di filosofia e teologia nel Collegio Pamphily. Nell’aprile successivo ebbe anche la nomina di cappellano dall’Ecc.ma Casa Doria Pamphily, patrona e sostenitrice di quel collegio in S. Agnese a Piazza Navona. Nel 1834 fu nominato sostituto alla cattedra di fisica sacra nell’Universitą la Sapienza, allora occupata dal professor D. Feliciano Scarpellini, cattedra che mai rģcoprģ, essendo stata soppressa con la morte del professore, avvenuta nel giorno 29 di novembre del 1840.

Nel gennaio del 1836 concorse ed ottenne l’impiego di registratore in S. Penitenzieria, e quindi quello di scrittore. Per una malattia agli occhi fu collocato a riposo nel 1844. Con rescritto del 7 settembre del 1838 il Pontefice Gregorio XVI di S. M., lo nominņ professore di algebra e geometria nella romana Universitą. Dall’Ecc.mo Arcicancelliere della Sapienza fu incaricato di fare una relazione intorno alla libreria Capri – Galanti, per l’acquisto che l’Universitą stava trattando e che poi fu fatto. Nel 1844, essendo egli stato condotto in Senigallia dal Cardinale Antonio Cagiano de Azevedo, allora Vescovo di quella cittą, al fine di riordinarne il seminario, se n’occupņ tanto nel materiale quanto nell’insegnamento, e compilņ a tale oggetto un programma per gli studi che fu inserito nella circolare pubblicata in occasione della riapertura del seminario stesso.

Nel giorno 26 agosto del 1852 fu nominato dalla commissione degli ospedali all’ufficio di bibliotecario della “Lancisiana”, incarico mantenuto fino alla sua morte. Per le produzioni del suo ingegno salģ in fama ed onoranza d’uomo sommamente erudito e sapiente, e perciņ fu “desiderato” socio dalle pił distinte Accademie. Nel 1850 fu iscritto all’Accademia Pontaniana di Napoli. Fu anche corrispondente dell’Accademia Pontificia Tiberina, dell’Accademia Reale di Scienze e Lettere di Palermo, ecc. e per i meriti, fu eletto fra i 30 membri ordinari dell’Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei il 22 luglio dell’anno 1849.

Con la soavitą dei modi e la dolcezza ed integritą dei suoi costumi, si guadagnņ la stima ed il rispetto di quanti lo conobbero. Per la limpidezza del merito, per la profonditą della dottrina e per la forbitezza dello stile, riportņ lo spontaneo encomio dei giudici competenti ed imparziali. Vari suoi lavori furono dati alla luce negli atti dell’Accademia Pontificia, ed in altre raccolte scientifiche. L’affetto del Proja verso l’Accademia, ed al Sommo Pontefice, venne da lui dimostrato chiaramente allorquando nella sessione del 5 marzo 1865 propose che fosse distribuita ad ogni Accademico la medaglia di bronzo propria dell’Accademia (coniata gią dall’anno 1847) affinché ricordasse ad ogni sguardo: il Sommo Pontefice Pio IX, la Linee (le cui effigie erano la prima sul diritto la seconda sul rovescio della medaglia), e la gratitudine verso il fondatore dell’Accademia.

Il principe D. Baldassarre Odescalchi nella sua opera intitolata “Memorie Istorico – critiche dell’Accademia dei Lincei, e del principe Federico Cesi”, scrive: L’insegna dell’Accademia fu una Lince (o sia lupo cerviero, come hanno detto il Fabri nelle note al Recchi, e lo Stelluti in quelle al suo Persio) in atto di lacerare coi piedi il cerbero infernale cogli occhi rivolti e colla testa al cielo, col motto “sagacius 27 ista” la quale insegna indicava che mentre studiavano, quelli Accademici, di penetrare pił addentro che per loro si potesse nei secreti della natura, intendevano di opprimere e quasi lacerare i vizi tutti ed i malvagi costumi, ma che dal cielo soltanto e da Dio ogni lume ed ogni scienza attendevano, la quale insegna č quella appunto che incisa si scorge nel frontespizio di queste memorie. Cosģ quei filosofi diversi assai da quelli dei giorni nostri, la religione consideravano non solo come la prima di tutte le scienze, ma di pił come l’unico fondamento sicuro, il principio e la vera fonte di ogni dottrina .

A queste dottrine ed a questi principi professati dagli antichi Lincei, il Proja uniformņ tutta la sua vita privata e pubblica, e le opere date alla luce ne costituiscono una prova evidentissima, fino alla tornata del 16 aprile dove partecipņ per l’ultima volta. La lenta malattia che lo consumņ, effetto forse dei prolungati studi, gli aprģ quasi senza sofferenza il sepolcro, munito dei conforti religiosi, si ricordņ dell’Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei alla quale si pregiava di appartenere, donando alla medesima per testamento due pregevoli opere della sua libreria privata. “La geologia e la Mineralogia nelle loro relazioni colla Teologia Naturale”, di Guglielmo Buckland (due volumi ben legati, adorni di molte tavole, in francese), ed “Esempi de’ metodi di calcolo differenziale ed integrale di D. F. Gregory (un volume ben legato, in inglese). Il dono lasciato all’Accademia dal defunto conferma quanto amava gli studi e il rispetto che aveva tra gli Accademici.

N.B. Per approfondimenti visitare la sezione personaggi del Comune di Pescina>