ARTE E CULTURA NELLA MARSICA DI IERI E DI OGGI ( i musicisti )

Atiro marsicano
Viene ricordato dal Corsignani, che a sua volta riprende l’informazione da un’opera di Aldrovandi, come un valido incantatore di serpenti in epoca arcaica (8) .

Giovanni Armonio de’ Crocicchieri.
Nacque probabilmente a Tagliacozzo, oppure a Celano, tra il 1475 e il 1480. La sua provenienza marsicana, oltre che dal soprannome di Harmodius Marsus, e dimostrata anche da M. A. Sabellico che lo definisce ”accola piscosi Fucini”. Non si hanno notizie della sua giovinezza e di quando si sia trasferito a Venezia dove entro a far parte dell’Ordine dei Crociferi. E comunque certo, che gia nel 1500 viveva nel capoluogo veneto in quanto Pietro Bembo, scrivendo ad A. Gabrieli per invitarlo nella sua villa padovana, aggiungeva ”sed vellem etiam Harmonium poetam (9). L’Armonio fu socio dell’Accademia musicale di Venezia e nel 1516 divenne organista della Cappella di S. Marco. IL suo stipendio, all’inizio di 60 ducati l’anno, con decreto del 15 luglio 1530 fu elevato ad 80 che aggiunti alle gratificazioni delle feste più importanti come Pasqua e Natale (20 ducati ciascuna), portavano la somma a 120 ducati annui, abbastanza importante per quell’epoca.

Pur ricoprendo un posto musicalmente prestigioso, contemporaneamente collaborando con Pietro De Fossis, Adriano Willaert e Cipriarno de Rore (10), al momento dell’Armonio non si e rintracciata alcuna sua composizione il che farebbe ipotizzare che come compositore non ebbe molto credito pur ricoprendo l’incarico marciano per ben trentasei anni, fino al 22 novembre 1552, quando venne sostituito da Annibale Padovano e beneficiato di un vitalizio di 70 ducati annui. Certamente e stato molto più importante per la sua produzione letteraria. Con ogni probabilità e da identificarsi con l’autore dei versi pubblicati nelle Rime diverse di molti eccellentissimi autori (Venezia 1548). Compose anche una poesia latina, musicata e cantata sempre a Venezia dal De Fossis, eseguite durante il ricevimento in onore della regina Anna d’Ungheria e successivamente inserita nel Libellus hospitalis munificentiae Venetorium in excipienda Anna regina Hungariae, Venetiis 1502 di A. Gabrieli. La sua opera più importante, pero, e la commedia Stepahniurn, rappresentata dallo stesso Armonio nel chiostro dei frati carmelitani di S. Stefano: loannis HarmoniE’ Mar/si comoedia Stepha/nivm vrbis Vene/tae genio p/blice reci/tata”. Questa commedia e divisa in cinque atti, ”in metro senario giambico, situazioni e intrecci del teatro palatino”, e ricca di aspetti di intelligente ironia e di elementare comicità che probabilmente riflettevano la vita ed il carattere dell’Armonio (11).

Antonio Marsi
Di questo musicista non si conosce assolutamente nulla della sua vita ed anche l’attribuzione alla Marsica, quale luogo di origine potrebbe essere dubbia. E’ citato da Alfred Einstein (12), ”Neapolitan Antonio Marsi”, come autore di un dramma pastorale dal titolo Ceccaria, rappresentato presumibilmente a Firenze nel 1521 e successivamente stampato dodici anni dopo, nella stessa occasione nella quale il celebre Orlaodo di Lasso presento una sua composizione: Dicesi che la morte.

Francesco Orso da Celano (13)
Francesco Orso dovrebbe essere nato a Celano agli inizi del Cinquecento e morto dopo il 1571 in una località imprecisata. La fonte più autorevole sul musicista celanese e quella di Henry W. Kaufmann (14) dalla quale sono state attinte molte delle informazioni biografiche occorse per una tesi di laurea discussa da Laura Demaria nel 199l (15) . Il Kaufmann, dopo aver spiegato il perché considera la stessa persona quel Francesco Orso autore di un Primo Libro di Madrigali a cinque voci (Venezia 1567) e quel Francesco Celano, a sua volta autore di sette Canzon Aapoletane a tre voci inserite nelle due raccolte antologiche curate da Nicolo Roicoeradent Borgognone (Venezia, 1566), si sofferma ad analizzare la lettera dedicatoria presente nell’opera del 1567
che, oltre a farci conoscere di un soggiorno napoletano del musicista, ci indica anche la sua condizione in quanto il ”Don” che precede il nome non deve essere inteso come un titolo onorifico bensì come l’indicazione della sua professione di sacerdote; questa affermazione e avvalorata anche da un atto notarile del 10 ottobre 1573, rogato proprio a Napoli.

Ancor più importante e un documento nel quale il musicista marsicano risulterebbe essere il priore del monastero di San Pietro a Maiella fondato dai monaci Celestini, primo perché nello stesso abitato di Celano, fin dal 1396, esisteva una importante presenza di questo ordine nella chiesa di S. Angelo, nella quale vi si trasferirono dal convento di San Marco alle Foci di Celano, e secondo perché il marchese Hernando d’Alarcon, dedicatario della composizione di Orso del 1567, aveva rapporti molto stretti con il monastero di San Pietro a Maiella, anch’esso dei padri celestini e che, almeno fino al 1570, la sua famiglia viveva in un palazzo attiguo allo stesso insediamento monastico. Il documento in questione riguarda l’attività del Tribunale dell’Inquisizione a Napoli e si riferisce all’elenco dei processati dove figura quello contro ”&. Francesco Cilano (sic) priore di San Pietro a maiella”. è presente una lunga ed importantissima lettera-premessa indirizzata ”A gli lettori” nella quale Orso spiega il perché si e servito dell’alterazione cromatica del diesis e di come ha usato le alterazioni in genere. Dalla lettera emergono altri due importanti informazioni: la prima che Orso doveva trovarsi in età avanzata, o che almeno era abbastanza anziano, quando compose questa opera visto che ricorda le sue ”forze deboli” ed anche per il clima di disarmo che si legge tra le ultime righe.

L’altra notizia, e che forse doveva trovarsi in polemica con quei ”benevoli professori di quest’arte” come potrebbe intuirsi dalle ultime frasi. Nei due madrigali cromatici nel fine, il n. XXVII e il n. XXVIII, il musicista riesce a produrre ”esuberanti melodie attraverso catene di semitoni ascendenti e discendenti che rafforzano l’impressione del ricercato, anche se armonicamente parlando formano dei veri e propri accordi perfetti”. Altre composizioni di Orso figurano nei due volumi di Canzon Napolitane edite a Venezia nel 1566 e mai ristampate. Nel prono si trovano le canzoni Cosi scolpita e Come poss’io morir, oltre a quelle scritte da Giovan Leonardo de l’Arpa, Joan Dominico da Nola, Cesare Todino, Don Giovan Antonio, Le Roy (Bartolomeo), Stefano Lando, Joan Antonio Ferrelle e cinque canzoni di autori ignoti. Nel secondo volume le opere di Orso sono cinque: 1Von mi pensava mai, Donna tanto mi fai, Poiche non spero, Donna quanto ti veggio, A’ovo strano; gli altri compositori presenti nella raccolta sono Lando (Stefano), Di Nolla (Giovan Domenico), Ferrello (o Ferrelle Giovan Antonio), Todino Cesare, Don Fiolo, lo stesso Roiccerandet (Nicolò), Roy (Le) Bartolomeo, Joan Domenico Fior, Matee e un’altra di un compositore anonimo (16) .

Bonafacio Graziani (17)
Contemporaneo di Giacomo Carissimi e quasi suo concittadino, Bonifacio Graziani nacque tra il 1604 e il 1605 a Rocca di Botte, nella piana del Tavoliere ed e considerato un sostenitore della scuola polifonica romana e spesso avvicinato al Mazzocchi, al Foggia nonche allo stesso Carissimi. Finora tutti i dizionari di musica lo davano nato a Marino nel Lazio, ma durante le mie ricerche ho rinvenuto ne1l’archivio della parrocchia di Rocca di Botte un importante manoscritto, di Domenico Pierantoni (sec. XVIII) con il quale e stato possibile fugare qualsiasi dubbio sull’origine marsicana del Graziani. Per la verita, Luigi Ferdinando Tagliavini, autore di una corposa nota su Bonifacio Graziani, nella relativa voce del ”MGG” (pp. 743-749), riporta anche il paese di Rocca di Botte come luogo natale del musicista, basandosi sulle opere di Pietro Antonio Corsignani le quali, purtroppo, non sono suffragate da nessun documento (18). Dal manoscritto del Pierantoni apprendiamo che Bonifacio Graziani, di carattere Gioviale, Liberale e Cortese, perciò da tutti stimato ed amato, figlio di Lorenzo, homo molto devoto, nacque a Rocca di Botte e che all’età di cinque anni si trasferì con la famiglia a Marino.

In questa cittadina laziale, ebbe i primi insegnamenti musicali e vi ricopri la carica di maestro di Cappella, carica che successivamente ebbe anche a Frascati dove evidentemente si era trasferito e dove si distinse per le sue capacita contrappuntistiche. Gli studi musicali furono condotti sotto la guida di un tal Cerranico, definito celebre nel manoscritto e a sua volta alunno di Pierluigi da Palestrina. Trasferitosi a Roma, presso la chiesa del Gesù, e nel Seminario Romano, per meglio svolgere la sua attività di maestro di Cappella, gli venne affiancato, in veste di organista, il Pio e Dotto compositore D. Giulio Reggi di Subiaco. Come compositore il Graziani fu apprezzato dai suoi colleghi romani come Carissimi, Giuseppe Corsi da Celano, Orazio Benevoli, Antonio Maria Abbatini, Barnabei ed altri. Oltre ai ventiquattro libri, ripieni d’ogni genere di sacre composizioni, in gran parte date alle stampe, nel volume XXI, conservato nell’archivio comunale di Trevi nel Lazio, a p. 43, si cita un inno dedicato a S. Pietro, scritto da Fabrizio de Britijs e musicato da Bonifacio Graziani; la musica e purtroppo andata perduta ed e rimasto soltanto il seguente testo: ”Nemorum Beate Cultor/ Rabidi furoris ultor/ Petulantium luporum/ Petre sola spes tuorum/ Age dive de protervis/ Stygis horridis catenis/ Patrias tuere tuas/ Nitidia astra dum pererras.Amen”.

Questo inno fu scritto e musicato con ogni probabilith prima del 1621 perché già compare in una immagine raffigurante S. Pietro Eremita, opera del trebano Giacomo de Carolis o de Carli, risalente proprio a tale anno. Che il Graziani abbia musicato quest’inno prima del trasferimento a Roma, lo si deduce da un altro manoscritto del Pierantoni (vol. XXI, pp. 43-44, citato in Zinanni): ”Segue poi un inno di due strofe composte da p. Fabritio de Britijs, figlio del detto Alessandro, e posto in musica dal famoso D. Bonifacio Gratiani di Rocca botte (poco doppo) maestro di cappella del Giesu a Roma e del Seminario Romano, morto in Marino nel 1664”. Tra gli allievi del Graziani si ricorda quel Clemente Antoni che il 6 gennaio 1654 scrisse da Innsbruck ai musici della Cappella Pontificia chiedendo di partecipare al concorso per la sostituzione del soprano Giuseppe Bianchi e del quale era venuto a conoscenza ”Per lettera del s.r Bonifacio Gratiani mio maestro” (19).

Giuseppe Corsi da Celano
E’ certamente il maggior musicista marsicano. Attivo in molte città italiane, e autore di importanti composizioni ricche anche di straordinari procedimenti armonici. Nato a Celano, probabilmente nel maggio del 1630, verso i trent’anni (1659) fu ordinato sacerdote, forse a Roma dove si era trasferito e dove aveva studiato con Giacomo Carissimi del quale era uno degli allievi prediletti. Circa l’ordinazione a sacerdote del Corsi, emergono delle contraddizioni con quanto riportato da Giuseppe Ottavio Pitoni, che a proposito del musicista marsicano, maestro di cappella in S. Maria maggiore, di anni 26 circa, ricorda anche la moglie Anna di due anni più giovane, che vivevano insieme a F. Margherita d’Amati di anni 40 circa (forse una domestica?) e con due fanciulli (forse allievi del Corsi), Agostino Calderi, soprano, di anni 13 circa e Gio.Batta Cofani, anch’esso soprano, ma di circa 12 anni (20). Nel 1659 era maestro di cappella presso la basilica di S. Maria Maggiore e, successivamente, dal 1661 al 1665, in quella di S. Giovanni in Laterano dove vi torno nel 1677. Nello stesso periodo ricopri lo stesso incarico nelle chiese di S. Apollinare e in S. Maria in Vallicella. Il 29 febbraio 1668 fu chiamato a succedere ad A. M. Abbatini come maestro di cappella presso la Santa Casa di Loreto dove vi rimase per sette anni fino all’11 novembre del 1675.

Ritornò a Roma che però, dopo un periodo di carcerazione, dovette subito abbandonare perché bandito da papa Innocenzo XI che lo relego a Narni dal momento che aveva diffuso alcuni libri messi al bando dal Vaticano. Trasferitosi in Emilia Romagna, presso la chiesa della Steccata di Parma, il 20 giugno fu chiamato dal duca di quella città per prestare servizio nella la sua corte con uno stipendio di 12 dobloni spagnoli. Giuseppe Corsi conservo tale incarico fino al 17 ottobre 1688 quando ottenne la necessaria dispensa di abbandonare il posto perché non aveva ottenuto l’aumento di stipendio richiesto.

Il marsicano fu anche un valido insegnante e riusci a formare una ”scuola” dalla quale, tra gli altri, usci anche G. A. Perti. Era anche molto stimato nell’ambiente musicale bolognese e con G. B. Vitali prese parte alla controversia sorta tra G. P. Colonna, maestro di cappella in S. Petronio, ed A. Corelli ”in seguito alle critiche sorte a proposito di una successione di quinte parallele che compare in un passo dell’Allemanda della Sonata terza dell’opera seconda pubblicata da Corelli nel 1685 (21). L’ultima informazione che si ha sul musicista celanese riguarda una lettera di commissione del 26 dicembre 1690 del principe Ferdinando de’ Medici. Giuseppe Corsi mori presumibilmente a Modena forse al servizio di tale corte medicea. Il Pitoni, infine, ricorda un episodio particolare e curioso avvenuto a Napoli quando, a seguito di aspre critiche rivolte alle capacita esecutive del Corsi da parte di una fazione di compositori a lui avversa, il musicista” si vendicò componendo una cantata irta di difficoltà per i numerosi cambiamenti di tonalità, di ritmo e per la continua varietà. di modulazioni più ardite che misero in difficoltà. i suoi rivali (22) La cantata, Era la notte e lo stellato cielo, circolo in varie raccolte d’epoca con il titolo La stravaganza e le difficoltà in essa contenute suscitarono l’ammirazione anche dello storico Corsignani che 1a ricordo in un suo lavoro (23). Le sue numerose composizioni sono sparse in moltissime biblioteche ed archivi sia italiani che europei; un oratorio considerato perduto dal Meloncelli, Santi Alessandro e Antonina martiri, e stato invece rintracciato dallo scrivente in una biblioteca romana che attualmente e anche riuscito a censire ben cinquanta composizioni del musicista celanese, ma la ricerca non e ancora conclusa (24).

Orazio (?) Mattei
Avezzanese, nel 1749 compose il dramma musicale Ester che venne rappresentato per la prima volta a Luco dei Marsi per l’inaugurazione deHa nuova chiesa di S. Giovanni Battista. occasione per il quale il dramma musicale stesso venne composto (25).

Francesco Saverio Sipari
Nato a Pescasseroli ne1 1828, e vissuto cinquantasei anni essendo morto nel 1874’ (26) . Nulla si sa dei suoi studi musicali espletati probabilmente in ambienti napoletani dove sono state pubblicate le tre romanze per voce e pianoforte che ho rintracciato: Elegia d’aprile (versi di Clara Barra e dedicata alla sorella Lucrezia), Prece profana (versi di Augusto Cerri), Io non lo dico.

Raffaele Resta
Sacerdote. ”Nacque a Tagliacozzo nel 1885 e mori a Roma nel marzo del 1921. Visse a cavallo tra i due secoli, ma la sua produzione e prettamente di marca ottocentesca. Studio pianoforte con Giovanni Sgambati e composizione con Eugenio Terziani. Si dedicò principalmente all’insegnamento. Scrisse varia musica per pianoforte tra cui: Preludio, Tarantella, Idillio, Leggiadra serenata (27).

Gaetano Resta
Nato a Tagliacozzo. ”Conte della Torre, ricevitore distrettuale in Avezzano fino al 1861. Ebbe molto trasporto per la musica. scrisse Sinfonie e Messe, &a le quali quella ”in piena orchestra” in occasione del centenario deHa coronazione di Maria SS. di Oriente, nell’agosto 1843. Mori in Avezzano il 18 agosto 1876 (28) .

Gaetano Mancini
Nato a Tagliacozzo. ”Per civiltà e gentilezza vero tipo di galantuomo. Al suo sindacato deve la patria diverse opere pubbliche. Dilettante di musica, compose anch’egli una Messa per orchestra in occasione della trip1icata festa del predetto centenario (dell’incoronazione di Maria Santissima dell’Oriente, ). Morì a Roma il di 11 ottobre 1887 (29).

Cesare Perrotti
Nacque ad Avezzano il 1878, studio pianoforte col padre, armonia con il M’ Daniele Napoletano, contrappunto e fuga con Paolo Serrao, composizione con il fratello Emilio. Al Liceo Rossini di Bologna prese il diploma in composizione e strumentazione per banda ed in canto corale. A 18 anni vinse il primo concorso per la direzione della banda musicale di Civitella del Tronto. Passo poi alla Scuola normale di Foggia come insegnante di canto. Vinse il posto di direttore della banda si S. Maria Capua Vetere. Ando poi a dirigere la banda della IV Fanteria. Poco dopo vinse il concorso di direttore della banda comunale di Padova e, successivamente, di Reggio Calabria. Ha insegnato canto nella Scuola normale di Pomigliano d’Arco. Scrisse musica da camera e per banda (30) .

Emilio Perrotti
Fratello di Cesare, nato anche lui ad Avezzano. Ha scritto varia musica da camera e l’opera il Sahha, un prologo in tre atti su libretto di Vincenzo Cafaro, rappresentato a Napoli, a Teatro San Carlo, ne1 1914 (31).

Raffaele Manari
All’attività di Raffaele Manari, un compositore, didatta e musicologo certamente da rivalutare, e legata la nascita del Pontificio Istituto di Musica Sacra a Roma, una del1e maggiori istituzioni specialistiche del settore a livello internazionale. Nato a Carsoli il 21 aprile 1887, dove tornava spesso per le ferie estive, per nove anni frequento il Seminario Vaticano sviluppando anche le sue innate qualità musicali iniziando a studiarla sotto la guida di don Raffaele Casimiri e successivamente dedicandosi anche allo studio dell’organo con il maestro Remigio Renzi. Nel frattempo si teneva in stretto contatto con l’Associazione Italiana di S. Cecilia (AISC), ”madre” dell’Istituto di Musica Sacra. H suo debutto come organista avvenne nell’aprile del 191G in occasione del primo raduno laziale dell’AISC. Nel 1912 consegui la laurea in Diritto Canonico mentre, più o meno nello stesso periodo, si ha un giudizio molto lusinghiero sulla sua validità musicale: ”Assai abile nell’insegnare il canto gregoriano, di cui e capacissimo come pochi altri in Roma, nel dirigere e anche comporre musica sacra e specialmente nel suono dell’organo”.

Raffaele Manari si diplomò in organo presso l’Accademia di S. Cecilia nel 1913 e nello stesso anno entro a far parte del corpo docente della Scuola di Musica Sacra in Vaticano, scuola che ebbe il riconoscimento ”Pontificia” da parte di Pio X il 10 luglio 1914. Tre anni dopo divenne titolare della cattedra superiore di organo e successivamente Prefetto della stessa Scuola; tra i suoi allievi si ricordano, in particolare, Ferruccio Vignanelli e Fernando Germani. Terminato il primo conflitto mondiale, l’attività del Manari all’interno della Scuola di Musica Sacra riprese con maggiore fervore e regolarità, inizio una serie di congressi con AISC su tematiche legate alla musica e al canto gregoriano, dal 1920 fu organista in S. Giovanni Laterano specializzandosi nell’esecuzione delle musiche di J. S. Bach si dedico anche al recupero, a1 restauro e alla meccanica di organi antichi e moderni (grande entusiasmo si ebbe in occasione dell’inaugurazione de1l’organo della cattedrale di Messina. il 4 agosto 1930. dove lo stesso Manari suono anche una sua composizione), e prese fattivamente parte ai convegni dell’Associazione degli Organari italiani, in particolare in quello tenutosi a Trento nel luglio 1930. Nel 1923 diede inizio alle serie dei ”Concerti storici” per un totale di venti stagioni, fino al 1926.

Il 4 maggio 1931 la Scuola di Musica Sacra, della quale Raffaele Manari era una delle anima guida, ebbe un altissimo riconoscimento: con la Costituzione Apostolica ”Deus Scientiarum Dominus” venne elevata a Pontificio Istituto di Musica Sacra a carattere internazionale e di conseguenza, parificato alle Università. La produzione musicologia del Manari. pur essendo abbastanza contenuta, e di altissima qualità. tra essa: Appunti di legislazione ecclesiastica sulla musica sacra (dattiloscritto inedito). L ’arte della registrazione (1931), Organi e organisti in Chiesa (inedito, perso ?), L’esecuzione musicale organistica in rapporto alla costruzione dell’organo (inedito, perso?). La produzione musicale a stampa e ridotta alla Fantasia Siciliana per grande organo, allo Scherzo per graride organo e allo Studio da concerto per grande organo. Dopo aver inaugurato il grande organo dell’Istituto Pontificio di Musica Sacra (22 marzo 1933). lungamente voluto dallo stesso Manari, il musicista-sacerdote spiro a Roma il 21 aprile dello stesso anno e venne inumato nella sua città di origine (32).

Filippo Berardini
Nato a San Sebastiano dei Marsi il 10 dicembre 1898 e morto a città S. Angelo il 22 febbraio 1950. ”Ha studiato pianoforte e composizione presso il Conservatorio S. Pietro a Maiella sotto la guida di Florestano Rossomandi. diplomandosi a pieni voti. La sua produzione e andata perduta e quella che resta consiste in romanze da camera per canto e pianoforte, da. una visione completa della vasta cultura musicale e del suo animo nobile e sensibile. Conoscitore profondo della lirica da camera ottocentesca, si allinea con quella folta schiera di compositori che hanno popolato il mondo musicale italiano del primo novecento. Egli pero, nonostante che il linguaggio musicale si fosse evoluto, e rimasto ancorato alla tradizione-e questo e uno dei motivi per cui la sua produzione non ha amto larga diffusione. Ha scritto alcune operette come Sogno di Principe e Vaso di Pandora su libretto di Giovanni Iannucci e un gran numero di romanze per canto e pianoforte, &a cui: Torna a sognare, Perché, Alba d’amore, Notti di maggio, I.a canzone del crepuscolo, Serenata, Deiusione e moltissime altre (33).

Umberto Rubeo
Nato a Tagliacozzo e vissuto in quest’ultimo secolo. ”Compose l’opera Anima e vari brani di musica per banda come la Marcia Sirifonica n. 14 e Rinascita Nazionale (34) .

Fortunato Bisegna
Nato a Gioia dei Marsi nel 1904 ed ivi morto nel 1978. ”Autodidatta con spiccate attitudini artistiche ed autentica passione per la cultura. fu promotore, organizzatore ed attore (insieme con altri gioiesi) di filodrammatiche che portarono sulle scene dei diversi centri marsicani opere come l’Otello. Ma la musica fu il campo ove egli rivelo le doti più singolari. Ne ebbe le prime nozioni da un componente della banda locale: continuo da solo. e presto si trovo, giovanissimo, a dirigere la banda del paese; completo la sua preparazione con approfonditi studi di armonia e composizione e, superata brillantemente la prova, fu iscritto alla Societh Italiana Autori ed Editori. Compose moltissima musica: da chiesa, per banda, per voci ed orchestra. Le sue canzoni furono trasmesse dall’EIAR prima e dalla RAI dopo. Le più belle interpretazioni delle sue canzoni furono eseguite dal Coro folkloristico di Gioia. I suoi motivi cantano Oioia. la sua storia. la sua gente: Funtanella me, Tarantella Avezzanese iVico/a e Cannela, Catari, Oili Oila, e Vecchia Gioia, una melodia dolcissima che ha fatto il giro O’Italia. perché ripetutamente trasmessa dalla RAI e perché recepita da aItri Cori folkioristici che l’hanno ripetutamente inserita nei loro repertori canori (35). In un componimento poetico del Berardini, Storia dei paesi antichi di Gioia e di tutti gli antenati benefattori, alla quartina 103 l’autore ricorda il maesto musicale D. Achille Giannantoni perito nel terremoto del 1915 (36) .

Nino Mai
E’ nato ad Avezzano 1 11 gennaio 1933. Si e diplomato in composizione presso il Conservatorio di Pescara nel 1971 dove ha studiato con R. Toscano. Dal 1986 e organista titolare presso la Cattedrale dei Marsi in Avezzano. collabora da diversi anni con la rivista didattica ”Gioia Vera” di Firenze e per lungo tempo e stato insegnante di educazione musicale nelle scuole marsicane. E autore prevalentemente di musiche per organo come Toccate, Fughe, Corali e Preludi tra cui il Preludio Pontificale Te es Petrus, eseguito per la prima vo1ta in occasione della visita di papa Giovanni Paolo II ad Avezzano nel 1985. la Fantasia Exultet iam angelica turba caelorum, ricavata dal tema dell’Exultet del XII secolo che si conserva presso l’Archivio vescovile avezzanese e, tra quelle maggiormente eseguite, la Fantasia Tota pulchra es Maria (37). Da diversi anni si dedica anche alla ricerca sugli Organi e organari della Marsica.

Ada Gentile
E’ una delle maggiori compositrici di questo secolo. Nata ad Avezzano nel 1947, si e diplomata in pianoforte e in composizione presso il Conservatorio di S. Cecilia a Roma conseguendo, nel 1975-76, il diploma del corso di perfezionamento in composizione con Goffredo Petrassi. Si e affermata in diversi concorsi internazionali come ad Amsterdam e a Budapest, le sue opere sono state eseguite sia in Europa che negli Stati Uniti d’America, Canada, Australia e Giappone ed e stata invitata ai più importanti Festival di musica contemporanea internazionali. Ha ottenuto diverse commissioni dalla RAI di Roma, Napoli e Milano, dal Ministero della Cultura Francese, dall’Accademia di S. Cecilia, ecc. Nel 1988 e stata insignita dell’onorificenza ”Al merito della Cultura” da parte del Ministero della Cultura polacco. Per il biennio 1986-1988 e stata direttore artistico dell’orchestra da camera ”. Petrassi” e da oltre dieci anni ha lo stesso incarico per la rassegna ”Nuovi Spazi Musicali”. Nel 1993 e stata nominata membro del Consiglio direttivo della Biennale di Venezia. Attualmente e docente presso il conservatorio di S. Cecilia. I suoi lavori per orchestra sono stati affidati alla direzione di V. Fedoseyev, L. Markiz, G. Taverna, M. Panni, A. Kriger, E. Epple ed I. Karabtchevsky. Notevole e anche la sua produzione cameristica e importante quella discografica (38) .

VEDI NOTE

Testi del prof. Gianluca Tarquinio