Antichi insediamenti dei Marsi

Le più recenti ricerche svolte sugli antichi insediamenti dei Marsi sono state illustrate dal prof. Cesare Letta al convegno sul centenario del prosciugamento del Fucino, promosso dall’Ente Fucino-Ente di Sviluppo in Abruzzo, e sono riportate negli atti pubblicati a cura del Banco di Napoli (21). Emerge da queste ricerche che la zona comprendente S. Pelino, Paterno, Celano, S. Iona e Forme presenta numerose tracce di antichi insediamenti risalenti al IV secolo avanti Cristo e anche oltre. Tracce simili sono presenti anche intorno al Salviano e proseguono fino a Luco, continuando poi oltre, attorno alle coste del Lago e lungo le alture circostanti. Queste tracce sono state suddivise e classificate in due tipi diversi: oppida e vici, a seconda della dimensione e della funzione.

Gli oppida o castella costituivano delle vere e proprie rocche o recinti fortificati, dalle dimensioni per lo più modeste, i quali corrispondevano in molti casi ai primitivi nuclei abitati, anche se, nel complesso, svolgevano più una funzione militare che non abitativa. I vici o pagi invece costituivano dei veri e propri centri insediativi dalle dimensioni più ampie e quindi adeguate a tale funzione. La loro origine fu meno antica rispetto agli oppida, ma in compenso restarono attivi fino alla fine dell’epoca romana, Avezzano prima del terremoto con S. Pelino e Paterno sullo sfondo quando dei primi non restavano più che muri abbandonati.

Gli oppida erano situati in prossimità dei vici ed erano collegati e questi da una correlazione militare e difensiva. Scrive il Letta (22 ) che “Oppida e vici sembrano piuttosto coesistere in un sistema integrato (abbitato, più cittadelle militari per il controllo di direttrici viarie, pascoli terreni coltivati) fino alla guerra sociale, in seguito alla quale viene gradualmente meno l’importanza degli oppida frequentati solo per scopi culturali o in relazione ed alpeggi
estivi del bestiame, fino al completo abbandono nel corso e secolo d.c.. Per restare all’area che ci interessa, notiamo che nella zona di S. Pelino Paterno e Celano gli insediamenti antichi presentano delle caratteristiche non dissimili da quelli di indubbia origine marsa rinvenuti più a sud, nel cuore del territorio dei Marsi, e si presentano anzi correlati a quelli da un rapporto di continuità logistica e funzionale come tante parti di un unico reticolo insediativo e di un unico sistema difensivo. Anche qui e stata accertata la presenza contemporanea di due diversi modelli insediativi: gli oppida, con funzioni prevalentemente militari anche se in qualche caso corrisposero ai primi nuclei abitati, e i vici o pagi che erano i veri e propri centri abitati.

Gli oppida individuati in questa zona sono elencati nei numeri da 52 a 62 della esposizione e sono i seguenti:
52 – costone a quota 964 tra la Rocca di S. Pelino e Colle Lanciano al di sopra della villa romana di Panciano e dell’attuale S. Pelino;
53 – Monte Uomo (quota 1391 a Nord del precedente);
54- Quota 1380, tra il monte Uomo e i Tremonti;
55- I tre Monti (quota 1398 a NE dei precedenti sullo stesso crinale);
56 – Prati D’Oro (quota 1385 al margine NE dello stesso crinale);
57 – M. Mallevona (quota 1400 a N del precedente. Sovrasta da S.W. S. Iona);
58 – Fossette (quota 1400 a SE del monte “i colli” che sovrasta da sud il valico e il fontanile di Capo La Maina, sulla via Forme-S. Iona);
59 – Le Scurcole (quota 1260, subito a N del fontanile e del valico Capo la Maina). Domina a sinistra una mulattiera (antica)? che risale dalla zona di Alba all’altipiano delle Rocche a N di Ovindoli;
60 – Monte S. Vittorino (quote 1324 e 1343 a NE di Celano sotto la Serra di Celano).

A questi oppida corrispondono i seguenti vici, tutti situati nelle vicinanze dei primi, ma in zone meno impervie, più comode e quindi più idonee ad essere abitate:
A – S. Pelino, lungo il pendio situato sotto la Cuna;
B – Panciano, dove sembra che le tracce debbano corrispondere alla Villa di Vitellio;
C – Paterno Vecchio (località S. Silvestro sulle carte IGM);
D – Porciano, tra Paterno e Celano.
Gli oppida e i vici che troviamo in questa zona presentano la caratteristica di essere alquanto numerosi per un’area che invece si presenta piuttosto ristretta. Tanta concentrazione dimostra che la zona doveva essere proprio quella di confine tra la nazione dei Marsi e il bellicoso quanto inaffidabile popolo equicolano. E, in effetti, tanta concentrazione di vici e di oppida può trovare giustificazione solo nell’esigenza di difesa, sia delle popolazioni che del bestiame, dalle eventuali ma sempre possibili scorrerie che potevano partire dagli irrequieti vicini. Non si deve dimenticare infatti che in questa zona il confine dei Marsi si presenta aperto alla pianura e non e più protetto da quelle barriere naturali che sono rappresentate dalle montagne. Da qui la necessita di rafforzarne la difesa mediante gli insediamenti umani e le opere di fortificazione.

Gli oppida, in particolare, costituivano un valido rifugio sia per gli uomini che per il bestiame, nell’attesa dei rinforzi e del cessato pericolo. Riportando ora l’attenzione all’area sampelinese, che e quella che ci interessa da vicino, osserviamo che qui sono esistiti almeno due insediamenti significativi, oltre alla villa di Vitellio di cui si parlerà più avanti: l’antico oppido situato a quota 964 tra le “Collanelle” e il Colle Lanciano e il più recente vico adagiato lungo il pendio che si distende al disotto della Cuna e tra l’attuale S. Pelino e il paese vecchio.

Note
21) Fucino Cento Anni. 1877-1977, pagg. 99 e segg.
22) Letta in: F ucino Cento Anni 1877-1977; pagg. 131,132.

Pasquale Fracassi