Anna e Mazzarino

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Anna d’Austria, figlia di Filippo II Re di Spagna, era nata nel 1601, un anno prima di Mazzarino, e aveva sposato Luigi XIII a quattordici anni, divenendo regina di Francía. Dal marito non era stata amata, anzi tutti sapevano della freddezza con cui il re trattava la moglie; a questo si era aggiunta la ostilità e l’avversione prima della regina madre e poi del cardinal Richelieu. Anna si era rinchiusa in sé, rifugiandosi nella religione e conducendo una vita castigata. Si era parlato di un sentimento romantico della regina per il duca di Buckingham negli anni della giovinezza, ma non sembra che la relazione si fosse spinta oltre una cavalleresca simpatia.

Alla morte del marito Anna uscì fuori come una crisalide e divenne un protagonista nella corte e nella politica francese. Il miracolo lo aveva compiuto Mazzarino, e più ancora l’ammirazione, la stima, l’affetto che legarono la regina e il suo ministro per tutta la vita. I rapporti fra Anna e Mazzarino sono stati oggetto di allusioni e di illazioni piccanti fin dai giorni della reggenza e, ancora oggi, il fumettismo pornografico continua a sfruttarlo infischiandosi allegramente della storia e della realtà. Ma fra i due si deve parlare di un vero amore, al di lá della passione dei sensi, come si diceva al loro tempo; un amore che era diverso e molto di più dell’erotismo.

Anna era innamorata del suo ministro dal carattere fermo ma dolce e persuasivo, affabile, sincero con lei, colto, che in lei amava la donna e ammirava la regina. Mazzarino trovava in Anna il fascino di uno scopo intimo profondo personale da dare alla propria vita e alle proprie fatiche. Più di una volta egli confidò, anche per iscritto, quanto lavoro e quanta sofferenza gli costasse condurre avanti la politica francese, che in certe circostanze gli faceva versare – sono parole sue – « sangue e lacrime ». Egli non conoscerà momenti di riposo, costretto dagli intrighi, dalle calunnie e dalla violenza dei suoi nemici nell’interno, continuamente teso in un lavorìo di diplomazia e di imprese militari all’esterno, per fare della Francia uno Stato forte e una nazione grande.

Questa fredda e logorante attività che lo poneva, solo, al di sopra della complessa macchina politica e diplomatica di una Europa che non trovava pace, diveniva più umana, si ammorbidiva al calore dell’affetto e si trasformava in argomento amoroso, quando alla sera – e avveniva tutti i giorni – egli si recava dalla « sua » regina, da Anna, per riferire tutto, consigliarsi con lei, suggerirle la condotta da tenere decisioni da prendere.

Non sappiamo se Giulio Mazzarino, divenuto tra l’altro ricchissimo, abbia fatto dei regali alla regina, ma il dono che veniva offrendo ad Anna giorno per giorno era un regno solido sicuro rispettato, il cui prestigio durerà quasi centocinquant’anni, e sarà un giorno abbattuto non da avversari esterni, ma da forze interne, quando avrà esaurito il suo compito storico e nuove realtà, diversi bisogni, pressanti trasformazioni condurranno alla rivoluzione sul finire del secolo seguente. Basta scorrere la corrispondenza fra Mazzarino e la regina per rimanere almeno sorpresi nel trovare espressioni tenere e confidenziali, da adolescenti, nelle relazioni fra i due personaggi, che stavano tessendo la trama di un nuovo assetto politico in tutta Europa.

Mazzarino sembra porgere ad Anna i suoi successi diplomatici e le vittorie militari con la trepida baldanza dell’innamorato che offre un fiore raccolto quasi per caso. E non meno sorprendente appare il modo di proteggere il loro amore dall’indiscrezione dei pettegolezzi e dagli scandali in una corte e in un ambiente che vivevano di intrighi, di adulteri, di avventure galanti, di cinismo. Essi, i due innamorati, rifuggendo – si è tentati di dire – con pudore, dalla chiassosità degli amanti, arrivavano a comunicare fra loro con segni convenzionali, con linguaggio cifrato e simbolico, con segni particolari: « Le lettere della regina a Mazzarino sono tenerissime: preoccupazioni amorose, cifrario misterioso, segni cabalistici che significano «Cuor mio … vi adoro … abbiate fiducia . . .” fino al 1658-1660. Hanno quasi sessant’anni, ora. Sembra di sognare » (Boulanger).

L’amore di Anna per Mazzarino fu come l’orizzonte entro cui si stagliava la grandiosa costruzione, contrastata e sofferta, di uno Stato moderno, ammorbidita dai colori e dai riflessi di un amore totale e sincero, tenero ed esclusivo. Anna, per quanto ne sappiamo, non ebbe rivali, e Mazzarino dovette soffrire solo la lontananza a cui lo costringeva l’indefessa attività.