Ai tempi dei Normanni

Intorno all’anno mille, nella Marsica si verificarono eccezionali avvenimenti, favoriti dalla presenza dei Gran Conti dei Marsi, che si distinsero per potenza, coraggio e anche per religione. S. Berardo, vera glorìa marsicana, vescovo di Marruvio, e attuale patrono dei Marsi, fu figlio di Berardo VI. Il capostipite dei Conti dei Marsi fu Berardo, cavaliere francese valoroso e saggio, che capitò in ltalìa al seguito di Ugo di Provenza, incoronato a Pavia re d’Italìa nel 926.
Berardo ricevette in dono tutta la contea dei Marsi che poi trasmise ai suoi successori per più secoli.

Grazie a questi Gran Conti, la Marsica fu più volte visitata da illustri personaggi che dominarono la storia medioevale. Nell’anno 970, dobbiamo registrare nella Marsica la presenza di Ottone I, non si sa se per diporto o per motivi di guerra, il quale tenne un placito in una località chìamata Castici, presso la città di Marsia. Undici anni dopo, nel 981, Ottone Il visitò la Marsica, anzi, siccome rimase incantato dalla bellezza del luogo e dalla mitezza del clima, vi rimase tutta l’estate del 981, assieme alla madre Adelaide, alla moglie Teofanìa e al figlioletto Ottone III. Durante il soggiorno di Ottone li, si tennero nella Marsica due placiti: uno in S. Felice di Padulo e l’altro nel campo Cedici, dove si trovava edificata la stessa casa di Ottone. Da tutto ciò si evince che anche le terre di Paterno furono interessate a questi avvenimenti accaduti sotto gli Ottoni. Nel territorio di Paterno, infatti, esiste una località chiamata Paduli; più a nord, verso Porciano, come asserisce il CantELMI (1), esisteva la chiesa di S. Felice. Quindi, il placito del 1 agosto del 981 si è tenuto nel tratto compreso tra Paduli e Porciano, nei pressi della chiesa dì S. Felice, mentre l’altro placito fu tenuto nel campo Cedici.

Albe e, siccome al re spettava un cavaliere per ogni 150 abitanti, la popolazione di Paterno era di 450 anime. In questo periodo a Rainaldo, nella sua qualità di feudatario in capite, come risulta dalla cronaca cassinese, fu restituita dall’abate di Montecassino la chiesa di S. Ambrogio che si trovava in uno dei villaggi che costituivano la terra di Paterno: Saconsano. Un’altra chiesa vi era in detto villaggio: quella di S. Adriano che, come risulta dai registri di Farfa pubblicati da don Giovanni Fatteschi, fu data da un certo Pietro, abitante di Saconsano, alla Badia di Farfa con tutti i beni che possedeva nel locale detto allora Placidisco.

Dai registri di Farfa risulta ancora che, nell’anno 1074, Alberto del fu Letone di Celano donasse alla badia di Farfa molti terreni nel tenímento del paese Auretino « in loco ubi dicitur super Sanctura Severinum ». In questo registro è notata non solo la chiesa di San Severino, ma sono anche indicati, come già abbiamo detto, i casali addetti ad Auretino coi nomi di Cantalupo, Gualdo, Molinario ed Orbente (6), C’è da aggiungere che in questo periodo iniziò la decadenza dei monasteri, perché i Normanni favorirono il clero secolare: ai benedettini subentrarono quasi dovunque i parroci, che vennero chiamati abati.

NOTE
I. A. Cantelmi: « Storia di Celano », Ferretti, Pescara, 1976, pag. 23.
2. A.L. Antinori: « Annali – Manoscritti nella Biblioteca Provinciale dì L’Aquila ».
3. « Chronìca Anonima Casinensis », riportata dal Brogi, op. cit., pag. 177.
4. T. Brogi: op. cit., pag. 180.
5. R. Sclocchi: op.cit., p. 11, pag. 13.
6. A. Di Pietro: op. cit., pagg. 159, 160.

Il paese Paterno…monografia storica di un centro della Marsica

Mario Di Berardino